"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

martedì 21 settembre 2010

200mila giovani argentini si consacrano alla Vergine per un mondo migliore

Una moltitudine di circa 200 mila persone ha partecipato lo scorso fine settimana al 31º pellegrinaggio giovanile verso la Basilica di Nostra Signora di Itatí (Corrientes, in Argentina), avente per tema “Insieme a Maria, continuiamo a costruire la civiltà dell’amore”.

L’Arcivescovo di Corrientes, Mons. Andrés Stanovnik, ha accompagnato i giovani lungo il percorso di 70 chilometri che separano il capoluogo di provincia dal Santuario dedicato alla Madonna. Al termine della peregrinazione, i partecipanti hanno potuto assistere ad una solenne celebrazione eucaristica, concelebrata da tutti i vescovi della Regione.

Durante l’omelia, il Vescovo di Puerto Iguazú, Mons. Marcelo Martorell ha detto: “Viviamo in una società sfilacciata, con delle crepe che fanno sempre più male, una società che si autodistrugge con sempre più forza, rovinando la vita dei bambini e dei giovani, confondendoli perché nega i valori spirituali e morali”.

Da qui l’invito ai giovani ad essere “discepoli missionari” e a dare testimonianza “viva e storica del progetto di grandezza e di amore che Dio ha per il mondo, in particolare per l’uomo, che è sua immagine e somiglianza”.

Per l’occasione i presenti hanno preso l’impegno davanti alla Madonna “a non chiudere gli occhi di fronte alle necessità del prossimo”, a “muovere braccia e piedi per andare incontro a quei giovani che cercano di dare un senso alle loro vite e non conoscono il Signore”, a “non vivere passivamente di fronte alla realtà di un paese cieco verso i veri valori”.

E ancora, a “non abituarsi a vedere la fame nei nostri fratelli, l’ingiustizia e l’intolleranza al nostro intorno e la corruzione nei nostri ambienti”, a “non lasciare che migliaia di giovani non coltivino sogni, speranze, opportunità educative e lavorative” e ad “annunciare e difendere il matrimonio formato da un uomo e una dopo, che poi saranno il fondamento di una autentica famiglia cristiana”.

Il pellegrinaggio giovanile si è dunque concluso con un “Si alla vita, all’amore come vocazione umana, alla solidarietà, alla libertà, alla verità e al dialogo, alla partecipazione, allo sforzo costante per la pace, al rispetto delle culture, della natura e del primato della vita umana su qualunque altro valore o interesse”.

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