"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
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mercoledì 21 novembre 2018

Videomessaggio di Papa Francesco ai giovani in preparazione alla GMG di Panama 2019




Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A presto.


21 novembre 2018

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

* * *

Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

lunedì 20 giugno 2016

ALTRO da dire, come comunicare il bene e generare speranza


"Ci sono uomini che passano e non vanno oltre. Si chinano sulle sofferenze e da esse si lasciano interpellare. Osano sognare il futuro, generano Speranza… Tra loro tanti consacrati, sulle frontiere, liberi da tutto, per comunicare l’Altro".

Si presenta con queste parole il progetto informativo ALTRO da dire, testimoniare, condividere, ideato e coordinato da Laura Galimberti e sostenuto dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della Conferenza Episcopale Italiana.

Il sito web, presentato in maniera snella, rilancia "le risposte concrete delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari alle tante frontiere del disagio, per fare rete nella Rete, moltiplicare la buona notizia e seminare nuova Speranza".

Tra le sezioni che giornalmente vengono popolate di storie e testimonianze: migranti, povertà, giovani, famiglia, cultura, disabili... temi tutti letti in chiave di bontà e bellezza.

Un posto da frequentare assolutamente!

venerdì 4 settembre 2015

Crescere per attrazione: l'esperienza delle "cellule parrocchiali di evangelizzazione"

Dalla Corea, con il pastore Paul Yonggi Cho, è nata una formula, un metodo di evangelizzazione che si chiama "le cellule in casa". Un prete americano, padre Michael Eivers, lo ha, in certo qual modo, “cattolicizzato” e lo ha importato con successo nella sua parrocchia, in Florida, assegnando un posto speciale all’adorazione perpetua 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel 1987 Don Pigi, il parroco di Sant’Eustorgio a Milano, è andato a visitare quella parrocchia dietro consiglio di un amico e ne è tornato entusiasta e radicalmente convertito. A seguito di questa visita, ha chiamato una quarantina di fedeli per condividere l’impegno di fare della sua parrocchia una comunità animata da una fede ardente e dedicata all’evangelizzazione. L’esperienza si è diffusa rapidamente, come per contagio, prima nella parrocchia di Sant’Eustorgio a Milano, poi progressivamente in numerose altre parrocchie, in Italia e all’estero. Don Pigi ha organizzato oltre venti seminari di formazione che hanno avuto effetti in tutto il mondo. Il Pontificio Consiglio per i laici si è accorto che tale metodo rendeva fertile le parrocchie in tutti e cinque i continenti per cui ha proposto a don Pigi di creare un organismo internazionale perché la Chiesa continuasse a vivere questa grazia.
A che cosa si può attribuire la diffusione del Sistema delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (SCPE) nel mondo?
La presenza sui cinque continenti è accertata. Sono bastati solo venti anni alle cellule per svilupparsi nel mondo. Ciò può essere attribuito, soprattutto, al bisogno di avere un metodo per tradurre nei fatti quel desiderio di evangelizzazione che Giovanni Paolo II ha ridato alla Chiesa. Partendo dall’«Evangelii nuntiandi» di Paolo VI, la Chiesa è stata percorsa da tutta una corrente di evangelizzazione. Così le cellule diventano una possibilità di trasformare la pastorale ordinaria in una pastorale missionaria per quei parroci che non hanno un movimento nuovo per sostenerli; ciò che attira nel metodo delle cellule è proprio questo: la possibilità di continuare la pastorale ordinaria facendone anche una pastorale missionaria.

lunedì 24 agosto 2015

"Essere famiglia con chi non ce l'ha": la missione della Comunità Papa Giovanni XXIII, diffusa in tutto il mondo

"Siamo una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista:
nelle case famiglia presenti in tutto il mondo, nelle comunità terapeutiche, nelle cooperative sociali, nelle case d’accoglienza per i senzatetto, nelle case di preghiera e fraternità.
Qui giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri. 

Per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine e sentire che il Signore ci chiama tutti a percorrere lo stesso cammino di giustizia e santificazione, per mettere la spalla sotto la croce del fratello 
e portarla insieme cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia"
(P. Giovanni Ramonda)

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio.

Fondata nel 1968 da don Oreste Benzi è impegnata da allora, concretamente e con continuità, per contrastare l'emarginazione e la povertà. La Comunità lega la propria vita a quella dei poveri e degli oppressi e vive con loro, 24 ore su 24, facendo crescere il rapporto con Cristo perché solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri.

La condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Una strada che una volta intrapresa affascina, cattura, conduce ad abbandonare i falsi miti che troppo spesso portano all’infelicità.

Oggi la Comunità siede a tavola, ogni giorno, con oltre 41 mila persone nel mondo, grazie a più di 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, famiglie aperte e case di preghiera. La Comunità opera anche attraverso progetti di emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, ed è presente nelle zone di conflitto con un proprio corpo nonviolento di pace, "Operazione Colomba".

Ulteriori informazioni

sabato 22 agosto 2015

Un Centro pastorale per cristiane e musulmane, a Ramallah (Palestina) l'oasi della speranza

«Iniziammo con una sola famiglia, tre donne. Poi piano piano ci siamo allargate: sono arrivate le cugine, le cognate, le zie. Oggi coinvolgiamo 250 donne di Ramallah e di una decina di villaggi delle vicinanze». 

Così, Helen animatrice del Centro pastorale melchita di Ramallah racconta gli esordi di una esperienza che è diventata un’oasi di speranza e di solidarietà in una realtà segnata da anni di guerra e sofferenza. 

Ogni giorno il centro pastorale è frequentato da decine di donne, cristiane e musulmane. A guidare la struttura due italiane e una francese, che appartengono all’Associazione fraterna internazionale (Afi), organismo laicale cattolico fondato nel 1937 dalla belga Yvonne Poncelet, su ispirazione di padre Vincent Lebbe, missionario in Cina e pioniere del dialogo interculturale e interreligioso. 

venerdì 21 agosto 2015

Si chiama #CatholicStuff, ed è un modo divertente per evangelizzare i giovani

Si chiama Catholic Stuff ed è una iniziativa di evangelizzazione-apostolato-formazione promossa in Spagna dai Servi del Focolare della Madre (http://www.siervoshmfilms.com/), caratterizzata da alcune produzioni video realizzate con umorismo.

Ecco un esempio sul tema Uomini&Donne:




Il target è formato da giovani che, pur ritenendosi credenti, non praticano molto la propria fede e si fermano ai suoi aspetti più basici, e a quelli che, praticandola, vogliono andare più a fondo. Il programma, una serie di videoclip sui temi della fede, è utile ai catechisti che hanno bisogno di qualche mezzo innovativo e divertente per svolgere il proprio lavoro apostolico.

Ogni programma dura dai 5 agli 8 minuti ed è disponibile completamente gratis su Youtube.


Catholic Stuff ha anche una 
fanpage su Facebook e un account su Twitter.


I produttori di queste serie televisive sono giovani che decidono di dedicare un anno della propria vita alla  causa evangelizzatrice, e ricevono in cambio formazione sia tecnica (sull'uso dei mezzi di comunicazione, e in particolare la produzione televisiva) che spirituale (con Messa, Adorazione e Rosario quotidiani e Corsi di ritiro).


In pochi mesi i filmati realizzati hanno già ottenuto migliaia di visualizzazioni su Youtube. 

giovedì 20 agosto 2015

Un #Dio da restituire: la rivoluzione silenziosa degli #oratori di Giugliano e Scampia

L’oratorio a Scampia«Una terra da liberare non solo dalla camorra, ma dalla rassegnazione che ha strutturato nella gente, inducendo un sentimento di resa al male in tutte le sue forme». Parla così Giusy Orlando del suo mondo, periferia di cui Secondigliano e Scampia sono i nomi più noti. Vicepreside nella scuola dei Fratelli Maristi a Giugliano in Campania, è una donna che ha scelto da che parte stare. Il suo impegno si intreccia con quello di molti altri cristiani che, pur tra grandi difficoltà, offrono ai giovani un’educazione integrale, in cui Vangelo e istruzione si proiettano nella vita, diventando modo di essere: una rivoluzione silenziosa. 

giovedì 16 ottobre 2014

I centesimi delle suore

mercoledì 4 dicembre 2013

Francesco e la gioia del Vangelo e dell'evangelizzazione


Qui potete leggere online la prima Esortazione Apostolica di Papa Francesco, intitolata Evangelii gaudium, "sull'annuncio del Vangelo nel mondo attuale".


Qui invece potere scaricare il file PDF

Buona lettura!

mercoledì 28 agosto 2013

Francesco: Dio conservi nel nostro cuore l'inquietudine spirituale di cercarlo sempre

Estratti dell'omelia di Papa Francesco nella Messa di apertura del 184° Capitolo generale ordinario dell’Ordine di Sant’Agostino (Agostiniani), mercoledì 28 agosto.

"Inquietudine". Questa parola mi colpisce e mi fa riflettere.  orrei partire da una domanda: quale inquietudine fondamentale vive Agostino nella sua vita? O forse dovrei piuttosto dire: quali inquietudini ci invita a suscitare e a mantenere vive nella nostra vita questo grande uomo e santo?

* L’inquietudine della ricerca spirituale. Agostino vive un’esperienza abbastanza comune al giorno d’oggi: abbastanza comune tra i giovani d’oggi. (...) Agostino è un uomo "arrivato", ha tutto, ma nel suo cuore rimane l’inquietudine della ricerca del senso profondo della vita; il suo cuore non è addormentato, direi non è anestetizzato dal successo, dalle cose, dal potere.

* Agostino non si chiude in se stesso, non si adagia, continua a cercare la verità, il senso della vita, continua a cercare il volto di Dio. (...) E in questo modo scopre che Dio lo aspettava, anzi, che non aveva mai smesso di cercarlo per primo.

* Vorrei dire a chi si sente indifferente verso Dio, verso la fede, a chi è lontano da Dio o l’ha abbandonato, anche a noi, con le nostre "lontananze" e i nostri "abbandoni" verso Dio, piccoli, forse, ma ce ne sono tanti nella vita quotidiana: guarda nel profondo del tuo cuore, guarda nell’intimo di te stesso, e domandati: hai un cuore che desidera qualcosa di grande o un cuore addormentato dalle cose?

* Il tuo cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca o l’hai lasciato soffocare dalle cose, che finiscono per atrofizzarlo? Dio ti attende, ti cerca: che cosa rispondi? Ti sei accorto di questa situazione della tua anima? Oppure dormi? Credi che Dio ti attende o per te questa verità sono soltanto "parole"?

* L’inquietudine della ricerca della verità, della ricerca di Dio, diventa l’inquietudine di conoscerlo sempre di più e di uscire da se stesso per farlo conoscere agli altri. E’ proprio l’inquietudine dell’amore.

* (...) E Agostino si lascia inquietare da Dio, non si stanca di annunciarlo, di evangelizzare con coraggio, senza timore, cerca di essere l’immagine di Gesù Buon Pastore che conosce le sue pecore (cfr Gv 10,14), anzi, come amo ripetere, che "sente l’odore del suo gregge", ed esce a cercare quelle smarrite.

* Il tesoro di Agostino è proprio questo atteggiamento: uscire sempre verso Dio, uscire sempre verso il gregge… E’ un uomo in tensione, tra queste due uscite; non "privatizzare" l’amore… sempre in cammino! Sempre in cammino, diceva Padre, Lei. Sempre inquieto! E questa è la pace dell’inquietudine.

* Possiamo domandarci: sono inquieto per Dio, per annunciarlo, per farlo conoscere? O mi lascio affascinare da quella mondanità spirituale che spinge a fare tutto per amore di se stessi? Noi consacrati pensiamo agli interessi personali, al funzionalismo delle opere, al carrierismo.

* Mah, tante cose possiamo pensare… Mi sono per così dire "accomodato" nella mia vita cristiana, nella mia vita sacerdotale, nella mia vita religiosa, anche nella mia vita di comunità, o conservo la forza dell’inquietudine per Dio, per la sua Parola, che mi porta ad "andare fuori", verso gli altri?

* E veniamo all’ultima inquietudine, l’inquietudine dell’amore. Qui non posso non guardare alla mamma: questa Monica! Quante lacrime ha versato quella santa donna per la conversione del figlio! E quante mamme anche oggi versano lacrime perché i propri figli tornino a Cristo! Non perdete la speranza nella grazia di Dio!

* (...) Quello per cui lei piangeva, Dio glielo aveva dato abbondantemente! E Agostino è erede di Monica, da lei riceve il seme dell’inquietudine. Ecco, allora, l’inquietudine dell’amore: cercare sempre, senza sosta, il bene dell’altro, della persona amata, con quella intensità che porta anche alle lacrime.

* Come siamo con l’inquietudine dell’amore? Crediamo nell’amore a Dio e agli altri? O siamo nominalisti su questo? Non in modo astratto, non solo le parole, ma il fratello concreto che incontriamo, il fratello che ci sta accanto!

* Ci lasciamo inquietare dalle loro necessità o rimaniamo chiusi in noi stessi, nelle nostre comunità, che molte volte è per noi "comunità-comodità"? A volte si può vivere in un condominio senza conoscere chi ci vive accanto; oppure si può essere in comunità, senza conoscere veramente il proprio confratello: con dolore penso ai consacrati che non sono fecondi, che sono "zitelloni".

* L’inquietudine dell’amore spinge sempre ad andare incontro all’altro, senza aspettare che sia l’altro a manifestare il suo bisogno. L’inquietudine dell’amore ci regala il dono della fecondità pastorale, e noi dobbiamo domandarci, ognuno di noi: come va la mia fecondità spirituale, la mia fecondità pastorale?

* Chiediamo al Signore per voi, cari Agostiniani, che iniziate il Capitolo Generale, e per noi tutti, che conservi nel nostro cuore l’inquietudine spirituale di ricercarlo sempre, l’inquietudine di annunciarlo con coraggio, l’inquietudine dell’amore verso ogni fratello e sorella. Così sia.

FRANCESCO

martedì 31 luglio 2012

Giovane Chiesa in Spagna: l'ingresso al noviziato di 13 Serve del Focolare della Madre

Il 16 luglio, Festa della Madonna del Carmelo, nella Chiesa Parrocchiale di San Nicola di Bari a Priego (Cuenca, Spagna), si è celebrato l'ingresso al noviziato di
13 Serve del Focolare della Madre.
Ecco il video che riassume l'intensità e la bellezza della celebrazione.
 

martedì 24 aprile 2012

Un ponte del primo maggio alternativo: con i giovani della Comunità Missionaria di Villaregia


Cinquecento giovani provenienti da tutta Italia, tre giornate da trascorrere insieme, cinquanta missionari e missionarie, un vescovo, due fondatori, un villaggio della solidarietà, sette missioni del sud del mondo che saranno rappresentate grazie a testimonianze e racconti: sono questi i numeri del secondo Raduno Nazionale dei Giovani promosso dalla Comunità Missionaria di Villaregia, associazione internazionale di diritto pontificio, che si svolgerà a Lonato del Garda (Brescia) dal 28 aprile al primo maggio.

Un “ponte alternativo” che chiama in causa giovani, dai 17 ai 30 anni, per ritrovarsi insieme per fare amicizia, riflettere, pregare e ascoltare le testimonianze dei loro coetanei e dei missionari. Il tema: essere evangelizzatori e testimoniare la propria fede a tutti, ai vicini e ai lontani, agli amici e ai colleghi, per giungere fino ai più poveri e agli estremi confini del mondo. Lo slogan, infatti, “Andate e ditelo a tutti”, ben richiama l’importanza e la bellezza di trasmettere la propria esperienza di Dio davvero a tutto il mondo.

martedì 6 settembre 2011

Le Missioni del Movimento di Vita Cristiana: 25 ragazzi impegnati in un campo di lavoro in Perù

Per tre settimane, nel mese di luglio, 25 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 18 anni hanno partecipato ad un campo di lavoro in Perù, facendo un'esperienza missionaria insieme al Movimento di Vita Cristiana, un'associazione internazionale nata in Perù nel 1985 per iniziativa di giovani universitari che si caratterizza per la solidarietà verso i poveri e i malati.

In zone di estrema povertà. Nel 2006 Missioni MVC sbarca in Italia su iniziativa di Fernando Lozada; da allora fino ad oggi, durante i mesi estivi hanno partecipato alle opere di volontariato in Perù più di 100 ragazzi (italiani soprattutto, ma anche spagnoli e svizzeri). 

Quest'anno è partito per 20 giorni un gruppo formato da 25 ragazzi e ragazze tra i 15 e i 18 anni. Durante la prima settimana di lavoro, dal 4 all'8 luglio, il gruppo ha lavorato nell'Asentamiento Humano di Pamplona Alta, una favela a sud della città di Lima. È una zona di povertà estrema, priva di servizi di base come l'acqua e la luce, dalla conformazione aspra, a causa del clima umido e del terreno scosceso. Qui, il gruppo ha costruito una scala di più di cento gradini, che oltre facilitare la circolazione delle persone che devono salire in alto per arrivare alle case (prima c'era solo un sentiero sul quale la gente si inerpicava senza scarpe, con i bimbi in braccio, in mezzo a fanghiglia mista a letame), ottempera a uno dei requisiti che il Comune di Lima esige per normalizzare la situazione di questa zona, occupata dagli anni sessanta da famiglie arrivate dalle montagne per costruirsi un futuro migliore nella capitale.

La seconda settimana.
Un futuro che non si è mai materializzato, visto che la condanna quotidiana di queste famiglie è arrivare a fine giornata, avendo mangiato almeno una volta, riuscire a proteggersi dal freddo e avere in qualche modo cura della propria salute, viste le precarie condizioni igieniche; centinaia di migliaia di persone vivono qui, e chi lavora tira avanti facendo mestieri umili e malpagati. Durante la seconda settimana i ragazzi hanno condiviso la vita di tutti i giorni dei bambini con distrofia muscolare ed altre disabilità nella scuola La Alegría del Señor.

Un momento fondamentale della giornata era dar da mangiare ai bambini che non sono in grado di mangiare da soli: un'esperienza di incontro con la fragilità umana che si è rivelata sconvolgente, per dei ragazzi abituati a una vita di agi e sicurezza e che per la prima volta si trovavano a toccare con mano la miseria e la sofferenza altrui.  "Una sola ora con quei bambini è stata sufficiente a cambiare il mio modo di guardare alle cose  -  racconta un ragazzo. -  Ho capito che non sarei stato più lo stesso di prima".

La terza settimana. E' stata dedicata alla costruzione di case prefabbricate per i terremotati, che si attendevano dal lontano 2007. Si lavorava nel paesino di Santa Barbara, a Cañete, a poco più di un'ora in macchina a sud di Lima, dalla mattina presto fino a che non c'era più luce per poter andare avanti. Il gruppo ha eretto otto case per altrettante  famiglie che prima vivevano in ripari di fortuna.

Coinvolte tutte le famiglie, con il padre che piantava chiodi, la madre che offriva frutta e bevande, i bambini che tra giochi e scherzi passavano gli attrezzi ai volontari. Oltre l'aspetto del volontariato, i ragazzi hanno potuto approfittare del weekend per conoscere la città di Cuzco e la splendida Macchu Picchu.

Il prossimo anno. Per il prossimo anno sono in programma tre spedizioni: un viaggio di solidarietà per ragazzi e ragazze tra i 15 e i 18 anni, un viaggio missionario per universitari, un viaggio di solidarietà per adulti.

"E' stata una esperienza molto positiva: per la prima volta nella vita ho avuto la sensazione di fare qualcosa di utile per gli altri", racconta Elisa, 15 anni. - La cosa che mi ha più colpito è la povertà assoluta, mai vista prima, inimmaginabile, e la solidarietà fra queste persone e nei nostri confronti: anche se da mangiare avevano solo un pezzo di pane, lo offrivano ed erano pronti a condividerlo".

"Aiutare queste persone nel bisogno, costruire le loro case è stato motivo di grande fierezza  -  racconta Benedetta, 16 anni. - E' un'esperienza che vorrei ripetere, non per la gratificazione personale, ma perché mi ha permesso di capire meglio altri aspetti della vita".

-Repubblica-
 
Per ulteriori informazioni sulle Missioni del Movimento di Vita Cristiana: http://www.missionimvc.com/

lunedì 27 giugno 2011

In Africa tanti progetti a sostegno di ragazzi in difficoltà

In molti paesi africani per decenni le comunità dei villaggi hanno garantito aiuto e protezione all'infanzia, soprattutto nelle aree rurali, dove i minori, in caso di assenza dei genitori, venivano affidati ai membri anziani o ai parenti più prossimi. 

La situazione attuale, che vede emergere i problemi dell'urbanizzazione incontrollata, delle sanguinose guerre civili e dell'Aids, espone i bambini e i giovani alle realtà più difficili. Per loro lavorano instancabilmente i Salesiani e le Salesiane Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA). 
Come rende noto l'agenzia Ans, in Uganda, a Kampala-Namugongo, dal 2007 i Salesiani curano un centro che accoglie circa 150 bambini e ragazzi di strada. Obiettivo del progetto è la promozione sociale di questi giovani svantaggiati, a cui vengono offerti pasti, vestiti, accesso alle cure mediche e all'istruzione. 

La Procura di Torino, insieme alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha sviluppato anche altri progetti di sostegno all'infanzia abbandonata in Africa. Tra questi le opere di Kasama, in Zambia; e di Namaacha, in Mozambico.
 
Nell'opera di Kasama le FMA ospitavano da tempo ragazze vittime di violenze ed abusi sessuali, orfane o ragazze povere, ma la struttura in cui vivevano era ormai fatiscente. Raccolti i fondi necessari si è proceduti all'acquisto e ristrutturazione di un edificio adiacente alla struttura delle suore, che è diventato una casa sicura per le ragazze. Qui le suore sostengono le ragazze nell'educazione e nello sviluppo delle singole individualità e sensibilità, le aiutano a divenire responsabili e ad emanciparsi dagli archetipi culturali dominanti. 

A Namaacha, invece, data la scarsità di scuole presenti nelle zona e le difficoltà per le giovani di frequentarle, le FMA hanno deciso di ristrutturare un vecchio edificio, dove attualmente circa 30 ragazze tra gli 11 e i 18 anni hanno un luogo sicuro in cui vivere e la possibilità di andare a scuola. È stata sensibilmente ridotta, inoltre, la diffusione di malattie infettive, come la malaria, e sono quasi scomparse le malattie polmonari, con beneficio per tutta la comunità. 

-Fides-


giovedì 23 giugno 2011

Oggi parliamo del Movimento Ecclesiale Carmelitano

Il Movimento Ecclesiale Carmelitano è stato fondato nel 1993 da padre Antonio Maria Sicari.
Già nel suo nome il MEC vuole sintetizzare i contenuti che propone all’esperienza e alla riflessione di coloro che vi prendono parte o vi si accostano.

MOVIMENTO: non si tratta soltanto di una categoria sociologica, ma di una categoria specificatamente ecclesiologica. Esso si propone, infatti, di partecipare allo stesso “movimento” che definisce e anima la Chiesa: il movimento dell’Amore di Dio Padre, che – nel Figlio e per mezzo dello Spirito Santo – si incarna e si fa storia nel mondo. La Chiesa, poi, “cammina” per portare questo Amore a tutti gli uomini e per muoverli alla Fede e alla Speranza. Attraverso il dono del proprio Carisma, il MEC desidera essere un luogo ecclesiale in cui l’Amore di Dio si fa tangibile e in cui si viene accolti per essere continuamente rimessi in un fraterno movimento d’amore verso il prossimo.


ECCLESIALE, perché (oltre a ciò che è stato detto) è suo intendimento trasmettere un grande amore per la Chiesa in quanto Madre (i Santi carmelitani hanno sempre riconosciuto, come propria “dimora vocazionale”, il cuore della Chiesa, il posto più intimo d’Essa). Il Mec desidera, perciò, vivere di tutti i doni istituzionali e carismatici che la Chiesa offre, accogliendo e rispettando, in maniera particolare, le diverse vocazioni e i diversi stati di vita, nella loro specifica identità. La sua attenzione è, poi, rivolta all’impegno solenne che ogni Movimento ha ricevuto dal Papa, in questo passaggio al terzo millennio: prendere parte attiva al grande progetto della “Nuova Evangelizzazione”. Ed il suo tessuto di base è rappresentato dal laicato, perché è soprattutto attraverso i laici che la Chiesa deve realizzarsi e rendersi presente nel mondo.


CARMELITANO in quanto questo particolare Carisma – “antico” di circa ottocento anni di vita – finora quasi sempre innestato su un’antecedente consacrazione verginale, viene offerto in maniera nuova alla partecipazione dei laici, non perché si accostino in maniera limitata all’esperienza dei consacrati, ma perché lo vivano pienamente nella loro condizione laicale. Il Carisma è un dono ulteriore dello Spirito per vivere il proprio battesimo. Costituisce una modalità che aiuta il cristiano a conoscere e ad amare sempre più Cristo e a edificare la Sua Chiesa. Va accolto con gratitudine da parte di chi lo riceve. Inoltre, la nuova partecipazione ai carismi degli antichi Istituti religiosi può introdurre i laici in un’esperienza più diretta dello spirito dei “consigli evangelici”; li può condurre verso inattesi e fecondi approfondimenti del carisma stesso; e può impreziosirlo ulteriormente.

La pedagogia “carmelitana” educa innanzitutto ad un senso acuto e ad una difesa appassionata della dignità dell’uomo e della sublimità della sua vocazione cristiana: ogni essere umano è prezioso, nonostante la sua eventuale fragilità.
Il Movimento Ecclesiale Carmelitano è diffuso in parecchie città d’Italia, ed è presente in Libano, Romania, Lettonia, Belgio, Stati Uniti.

Per ulteriori informazioni: http://www.mec-carmel.org/

lunedì 20 giugno 2011

A Roma una casa per i diritti dell'infanzia. Iniziativa congiunta "Meter" e "Casa Tra Noi"

Domenica è stata inaugurata a Roma una struttura per i servizi legati all’infanzia, alle famiglie, agli educatori, alle comunità ecclesiali, religiose e non, frutto di un'intesa congiunta tra l'Associazione onlus "METER" di don Fortunato di Noto e il Movimento "Casa Tra Noi".

L'iniziativa intende "proseguire l’opera di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative” che Papa Benedetto XVI ha rivolto il 25 aprile scorso ai responsabili di Meter per la XV Giornata bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza.

La sede romana di Meter si trova in via Niccolò Machiavelli ed offrirà un centro di ascolto che accoglie e accompagna le vittime di abuso attraverso un percorso terapeutico, giuridico, sociale e pastorale. Sarà possibile contattare Meter al numero verde 800 455 270 ed al 345 0258039.

In occasione del convegno organizzato dal movimento Tra Noi a dieci anni dalla scomparsa del fondatore don Sebastiano Plutino, mons. Giovanni D'Ercole, Vescovo ausiliare dell'Aquila e Assistente Spirituale del Movimento che ha messo a disposizione la sede per Meter, ha sottolineato che“la Chiesa è tale perché è comunione”.

Dal canto suo, don Di Noto, salutando l'inaugurazione, ha detto: “Pensate quanti bambini si sono opposti con durezza all’onta della violenza nei confronti della loro purezza”. Ed ha poi aggiunto: “Chi accoglie i bambini, accoglie il Signore”. “Sono convinto che chi lo fa è già in Paradiso”. 

“Ho abbinato l’esperienza di don Orione con la mia: la comunione dei santi esiste. Non è una fantasia. È un carisma che viene dal Signore Gesù”, ha detto ancora il sacerdote. Da qui l’apertura alla speranza: “Oggi viviamo in un mondo lacerato dalla discordia ma capace ancora di lenire la sofferenza. Non esiste, infatti, mistica che non sia vissuta”

-Zenit, Roma7-

martedì 14 giugno 2011

Il Movimento dell'Amore familiare in preghiera per il 60º di sacerdozio di Papa Benedetto XVI

I fedeli dell’associazione Famiglia Piccola Chiesa - Movimento dell’Amore familiare, della diocesi di Roma, si uniranno in preghiera per Benedetto XVI e per il suo pontificato, in occasione della veglia serale che si terrà in piazza San Pietro, venerdì 17 giugno, presieduta dal cardinale vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, Angelo Comastri. 

Si tratta di un’iniziativa che — sottolinea lo stesso porporato — “lega da molti anni le associazioni delle famiglie che pregano per il Papa perché capiscono che è il difensore della famiglia e offre indicazioni preziose per vivere l’amore vero e per rendere la famiglia una scuola per i propri figli”. 

Il cardinale, al riguardo, aggiunge un ricordo della beata Madre Teresa di Calcutta: “Madre Teresa di Calcutta, parlando della famiglia, diceva che non vi era regalo più bello che i genitori possono fare ai figli se non quello di dare loro una famiglia unita”. 

L’associazione – ricorda l’Osservatore Romano - si caratterizza come opera di evangelizzazione e di missione. 

La veglia, osserva ancora il fondatore dell’associazione, don Stefano Tardani, “è il dono di un laicato attento, sensibile e maturo, che accompagna il Papa e che vede in lui un punto di riferimento, perché entra con semplicità e profondità nei problemi e nelle situazioni più difficili e svela a tutti quella verità indispensabile alla vita e al bene di tutta l’umanità”.

domenica 12 giugno 2011

Gloriosa Trinità, un aggiornamento...

In merito al post Gloriosa Trinità, un movimento per il risanamento delle famiglie e dei giovani ci scrivono per ricordare che il Movimento è presente a Milano, a Napoli, a San Benedetto del Tronto, in quattro città della Polonia (tra cui Lomza) ed in Bielorussia.

Auguri e ad maiora semper!

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