"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
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giovedì 21 marzo 2019

Le più belle parole sulla #famiglia pronunciate da #PapaFrancesco all'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie di #Dublino (agosto 2018)




Pubblichiamo a seguire alcuni estratti dei Discorsi pronunciati da Papa Francesco durante l'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. I WMOF sono nati nel 1994 su iniziativa di San Giovanni Paolo II e vengono organizzati ogni tre anni. Il prossimo si terrà a Roma nel 2021.


















giovedì 23 novembre 2017

Preti sui social: alcune istruzioni per l'uso



Succede che una ragazza minorenne di Bologna denunci alla polizia di aver subito una violenza sessuale nei pressi della stazione, dopo una serata in cui aveva bevuto molti alcolici ed essersi svegliata seminuda in un vagone ferroviario.

Succede pure che, appresa la notizia riportata dai quotidiani locali, il parroco di una delle zone alla periferia della città, don Lorenzo Guidotti della San Domenico Savio, pubblichi sul suo profilo Facebook una esternazione deplorevole in cui si rivolge alla ragazza con toni a dir poco sprezzanti.

Nel post pubblicato alle 8 di sera, Guidotti, rivolgendosi alla vittima che neppure conosce, sposta il centro della questione. Dalla presunta violenza subita [le indagini sono in corso!] focalizza l’attenzione, e il suo giudizio sulla vicenda, sui comportamenti “indegni” della ragazza [ubriachezza, strane frequentazioni di cittadini stranieri…], chiosando: “se nuoti nella vasca dei piranha non puoi lamentarti se quando esci ti manca un arto…”.

Aggiunge inoltre una frase che probabilmente è quella che ha fatto più scalpore, almeno stando alle reazioni sui social: “Ma dovrei provare pietà? No!!”, che detta da un prete è veramente agghiacciante. Chiudendo il post con espressioni colorite che sono riportate nello screenshot del post sopra riportato.

Le reazioni di sdegno a questa esternazione incontrollata sono state giustamente unanimi, anche grazie alla estesa diffusione avuta successivamente nella Rete.

Sta di fatto che il parroco si è poi pentito, come risulta da una nota ufficiale diffusa dalla Diocesi di Bologna una volta che la polemica era montata, riconoscendo di aver sbagliato “i termini, i modi, le correzioni”.

Ha chiesto scusa alla ragazza e ai genitori per “le mie parole imprudenti” che “possono aver aggiunto dolore” ed ha affisso sulla porta della chiesa il cartello sottostante.

Ha provato a contestualizzare i motivi che hanno dato origine alla sua esternazione: “smantellare questa cultura dello sballo in cui i nostri ragazzi vivono”, e ha chiesto l’aiuto a chi è capace “magari di miglior linguaggio e possibilità [autorità, giornalisti, insegnanti, genitori]”. Vedi qui il video.

Si dà il caso che contemporaneamente il sacerdote abbia poi chiuso il suo profilo, e su questo diremo qualcosa più avanti.

Intanto, cosa ci insegna questa vicenda?

Che ogni parola che digitiamo sui social, e quindi pronunciamo in pubblico pesa come pietra.

Che non esiste il “virtuale”, che quasi sembrerebbe esimerci dalle nostre responsabilità: un’offesa su Facebook [aka ogni altro social] è un’offesa – e una ferita – reale.

Prima di rispondere a quel “a cosa stai pensando Caio?” che mister Facebook continuamente ci chiede, è bene immaginare ciascun individuo del variegato mondo di persone che leggerà la nostra risposta.

Oltre ai nostri amici più ristretti, c’è infatti una massa silenziosa che quasi mai interviene o mette “like” ma che attinge – nel bene e nel male – da ogni nostro pronunciamento.

Assumersi la responsabilità di questi “effetti” che non sono per nulla secondari, ci permette di dare anche un contributo “di bene” alla società civile [la massa silenziosa apparentemente nascosta].

Quanto al merito della vicenda, dispiace che un sacerdote possa utilizzare termini inconsueti e un atteggiamento che sembra contrastare con la missione che si è assunto il giorno in cui è stato ordinato [fedeltà al Vangelo].

Non si può nascondere a tal proposito una carenza di formazione all’uso dei social anche in ambito ecclesiale, carenza che risente purtroppo ancora di una visione strumentale [mezzi] invece che “culturale” [attenzione ai contenuti] della comunicazione in generale.

Certamente, non possiamo mandare a scuola di social gli oltre 400 mila sacerdoti sparsi in tutto il mondo. Sì però iniziare a incidere sin dagli anni del seminario sui futuri candidati al sacerdozio, come già qualche facoltà ecclesiastica a Roma fa da diversi anni.

Secondo gli studi sulla comunicazione istituzionale della Chiesa, infatti, abitare il web non deve incutere timore, ma diventare un vero e proprio campo da arare anche per i ministri del sacro, perché è lì che i fedeli trascorrono molte ore della giornata, come confermano i dati.

Lo stesso Papa Francesco, e i suoi predecessori, hanno suggerito di essere presenti in questi spazi di vita umana. Ovviamente, per far sentire la vicinanza della Chiesa a chi li abita, e per portare anche in questi ambienti conforto e vicinanza.

Non basta aprire un profilo social senza assumere la consapevolezza che se sei sacerdote quello è diventato da quel momento il tuo “pulpito” senza confini. Ma la Chiesa è fatta anche dai “laici” che vi appartengono, e anche loro hanno la stessa carica di responsabilità.

Se è confermato, come dicevamo sopra, che don Guidotti ha chiuso il suo profilo Facebook – nonostante abbia comunque chiesto scusa sia per iscritto che attraverso una registrazione video – questa sarebbe una ulteriore occasione persa per fare ammenda dei propri errori.

Restare lì sul social a scusarsi “di persona”, a chiarirsi, insomma a disputare felicemente, gli avrebbe potuto consentire di correggere il tiro e approfittare dello stesso mezzo con cui ha fatto del male per trarre qualcosa di buono dall’accaduto.

La vicenda conferma in ogni caso che gli “haters” in quanto categoria non esistono: gli haters siamo noi ogni qual volta ci lasciamo andare all’indignazione esacerbata e mettiamo da parte la possibilità di una discussione pacifica [felice, direbbe qualcuno].

Tutti siamo esposti a questo rischio, anche un prete, e pure coloro che nel condannare il suo atteggiamento – del quale ha poi chiesto scusa – si sono ugualmente “lasciati andare”, cadendo nello stesso errore che volevano stigmatizzare.

D’altronde, quando ci si polarizza, a restare poi nell’ombra è il vero tema che ci aveva portato a confrontarci: in questo caso la presunta violenza subita da una giovane vittima, del cui dolore dovremmo comunque tutti farci carico, ma che in fondo sembra già passato in secondo piano.

Il caso dimostra infine che non esiste una sola ragione, ma esistono tante ragioni, e soltanto da un confronto sereno, cercando di comprendere appunto le ragioni di tutti, è possibile recuperare una visione più chiara rispetto a ciò che caratterizza, e condiziona, le nostre esistenze, imparando a vivere meglio in società.


Read more: http://www.datamediahub.it/2017/11/13/sui-social-non-esiste-il-virtuale-il-caso-del-prete-di-bologna-e-della-ragazza-violentata/#ixzz4zF2sNIac

lunedì 20 giugno 2016

ALTRO da dire, come comunicare il bene e generare speranza


"Ci sono uomini che passano e non vanno oltre. Si chinano sulle sofferenze e da esse si lasciano interpellare. Osano sognare il futuro, generano Speranza… Tra loro tanti consacrati, sulle frontiere, liberi da tutto, per comunicare l’Altro".

Si presenta con queste parole il progetto informativo ALTRO da dire, testimoniare, condividere, ideato e coordinato da Laura Galimberti e sostenuto dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della Conferenza Episcopale Italiana.

Il sito web, presentato in maniera snella, rilancia "le risposte concrete delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari alle tante frontiere del disagio, per fare rete nella Rete, moltiplicare la buona notizia e seminare nuova Speranza".

Tra le sezioni che giornalmente vengono popolate di storie e testimonianze: migranti, povertà, giovani, famiglia, cultura, disabili... temi tutti letti in chiave di bontà e bellezza.

Un posto da frequentare assolutamente!

venerdì 8 aprile 2016

"Amoris Laetitia", un utile prontuario sulla bellezza del matrimonio e della famiglia


1. La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia».

2. Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche.

3. Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

sabato 24 ottobre 2015

Concluso il Sinodo sulla Famiglia: il cammino continua!

lunedì 5 ottobre 2015

Ecco il manifesto dei lavori del #Sinodo sulla #Famiglia. E la parola chiave sarà #Bellezza



In questo contesto sociale e matrimoniale assai difficile, la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella caritàVivere la sua missione nella fedeltà al suo Maestro come voce che grida nel deserto, per difendere l’amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente.

La Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella verità che non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei. «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità» (Benedetto XVI, Enc.Caritas in veritate, 3).

E la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri, ma –  fedele alla sua natura di  madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere “ospedale da campo”, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di più, di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente di salvezza.

Una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27); e che Gesù ha detto anche: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell’umanità ferita.

Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11).

* * *

Ricordiamo però che il Sinodo potrà essere uno spazio dell’azione dello Spirito Santo solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa.

Il coraggio apostolico che non si lascia impaurire né di fronte alle seduzioni del mondo, che tendono a spegnere nel cuore degli uomini la luce della verità sostituendola con piccole e temporanee luci, e nemmeno di fronte all’impietrimento di alcuni cuori che - nonostante le buone intenzioni - allontanano le persone da Dio. «Il coraggio apostolico di portare vita e non fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi» (Omelia a Santa Marta, 28 aprile 2015).

L’umiltà evangelica che sa svuotarsi dalle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i fratelli Vescovi e riempirsi di Dio. Umiltà che porta a non puntare il dito contro gli altri per giudicarli, ma a tendere loro la mano per rialzarli senza mai sentirsi superiori ad essi.

L’orazione fiduciosa è l’azione del cuore quando si apre a Dio, quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave voce di Dio che parla nel silenzio. Senza ascoltare Dio tutte le nostre parole saranno soltanto “parole” che non saziano e non servono. Senza lasciarci guidare dallo Spirito tutte le nostre decisioni saranno soltanto delle “decorazioni” che invece di esaltare il Vangelo lo ricoprono e lo nascondono.


venerdì 28 agosto 2015

"Akòr - Porta della Speranza", dal 2008 la Pastorale per fedeli separati, divorziati e in nuova unione

È dall'anno pastorale 2008/2009 che nella Diocesi di Milano è attivo un gruppo pastorale che si dedica ai fedeli separati, divorziati e in nuova unione. Si chiama "Akòr - Porta della Speranza", ed è ispirato al brano biblico Os 2,16-17: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Akòr in porta di speranza”.

Il Gruppo è parte integrante dell'Ufficio Famiglia ed è composto da un assistente spirituale nominato dal Vescovo, una coppia referente e una coppia per ciascuna delle sette zone in cui è divisa la diocesi.

"In comunione con il vescovo e in riferimento alla Consulta Regionale Lombarda di pastorale familiare, l’équipe intende generare una specifica pastorale, offrendo percorsi di crescita spirituale ed ecclesiale a quanti sperimentano il dolore di una ferita che ha segnato la loro storia matrimoniale", si legge nella mission del Gruppo.

L'obiettivo di Akòr è duplice. Da una parte vuole sensibilizzare le realtà parrocchiali ad avere "cura per le situazioni problematiche e l'attenzione per le sofferenze delle famiglie separate", dall'altra, nei confronti di chi "ha il cuore ferito", far sentire la loro appartenenza "ad una chiesa dove nessuno può essere considerato indegno della misericordia divina e che chiede la disponibilità di ciascuno nell'edificare una comunità secondo il Vangelo".

In sostanza, "il desiderio è quello di edificare una comunità ecclesiale dove tutti si sentano accolti ed amati da Dio e dai fratelli. Ciascuno potrà così sperimentare quello sguardo misericordioso sulle proprie ferite che incoraggia l’aiuto verso altre persone, magari coppie in difficoltà o altre situazioni di disagio famigliare". 

Le attività prevedono 4/5 incontri all'anno, con momenti formativi e di preghiera, normalmente guidati da un sacerdote, in un luogo di culto diverso dalla chiesa parrocchiale, con momenti di supplica, ringraziamento, lode o richiesta di perdono.

Ulteriori informazioni

mercoledì 26 agosto 2015

"La Buona Strada", cooperativa fondata da #rom, grazie a un progetto della Diocesi di Avezzano


Nella Diocesi di Avezzano, grazie a un progetto lungimirante che va avanti dal 1975, è sorta una Cooperativa sociale fondata da rom abruzzesi residenti nella Marsica, rappresentanti di 65 nuclei familiari. Si chiama La Buona strada e i frutti di questo impegno diocesano sono tanti, dall'accoglienza all'istruzione, passando dalla catechesi alla partecipazione ai sacramenti.

Proponiamo alcuni stralci di questa decennale storia di accoglienza ed evangelizzazione.

Nella primavera 2013, dopo un percorso di progettazione partecipata tra giovani adulti rom e volontari, la Chiesa diocesana di Avezzano, nella continuità del proprio operato per il sostegno del diritto al lavoro della popolazione dei Rom abruzzesi residenti nella Marsica, e nella convinzione che l’impresa sociale sia la risposta efficace per l’inserimento dei soggetti fragili nell’economia del mercato occupazionale, ha promosso la costituzione della Cooperativa sociale La Buona strada, di cui si sono resi soci fondatori sette rappresentanti delle tre famiglie allargate e dei sessantacinque nuclei della comunità Rom cittadina. È forte oggi nei membri della comunità zingara cittadina il desiderio di sentirsi cittadini, non soltanto perché custodi e portatori di un patrimonio culturale diverso, ricco  e affascinante, ma anche perché lavoratori.

Si comincia da lontano...

lunedì 24 agosto 2015

"Essere famiglia con chi non ce l'ha": la missione della Comunità Papa Giovanni XXIII, diffusa in tutto il mondo

"Siamo una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista:
nelle case famiglia presenti in tutto il mondo, nelle comunità terapeutiche, nelle cooperative sociali, nelle case d’accoglienza per i senzatetto, nelle case di preghiera e fraternità.
Qui giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri. 

Per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine e sentire che il Signore ci chiama tutti a percorrere lo stesso cammino di giustizia e santificazione, per mettere la spalla sotto la croce del fratello 
e portarla insieme cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia"
(P. Giovanni Ramonda)

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio.

Fondata nel 1968 da don Oreste Benzi è impegnata da allora, concretamente e con continuità, per contrastare l'emarginazione e la povertà. La Comunità lega la propria vita a quella dei poveri e degli oppressi e vive con loro, 24 ore su 24, facendo crescere il rapporto con Cristo perché solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri.

La condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Una strada che una volta intrapresa affascina, cattura, conduce ad abbandonare i falsi miti che troppo spesso portano all’infelicità.

Oggi la Comunità siede a tavola, ogni giorno, con oltre 41 mila persone nel mondo, grazie a più di 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, famiglie aperte e case di preghiera. La Comunità opera anche attraverso progetti di emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, ed è presente nelle zone di conflitto con un proprio corpo nonviolento di pace, "Operazione Colomba".

Ulteriori informazioni

giovedì 20 agosto 2015

Un #Dio da restituire: la rivoluzione silenziosa degli #oratori di Giugliano e Scampia

L’oratorio a Scampia«Una terra da liberare non solo dalla camorra, ma dalla rassegnazione che ha strutturato nella gente, inducendo un sentimento di resa al male in tutte le sue forme». Parla così Giusy Orlando del suo mondo, periferia di cui Secondigliano e Scampia sono i nomi più noti. Vicepreside nella scuola dei Fratelli Maristi a Giugliano in Campania, è una donna che ha scelto da che parte stare. Il suo impegno si intreccia con quello di molti altri cristiani che, pur tra grandi difficoltà, offrono ai giovani un’educazione integrale, in cui Vangelo e istruzione si proiettano nella vita, diventando modo di essere: una rivoluzione silenziosa. 

martedì 7 ottobre 2014

Sinodo straordinario sulla famiglia


martedì 29 novembre 2011

"Torna a casa per Natale", lanciata la nuova campagna diretta agli affievoliti

Si intitola “Come Home for Christmas” (“Torna a casa per Natale”) la nuova iniziativa di sensibilizzazione della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) rivolta ai cattolici non praticanti. In concomitanza con l’inizio del periodo di Avvento, il Dipartimento dei vescovi per l’evangelizzazione e la catechesi ha messo in rete una speciale pagina web per invitare i cattolici che non praticano più la loro fede, o lo fanno saltuariamente, a riavvicinarsi alla Chiesa.

La pagina http://www.comehomeforchristmas.co.uk/ riporta diverse sezioni: tra queste, una con i messaggi di benvenuto di diversi vescovi e la sezione “Your Stories”, in cui diverse persone raccontano le loro storie di riavvicinamento alla pratica religiosa.

Per chi è interessato ad andare oltre, c’è poi la sezione “What Next?” che indica i passi da compiere per riprendere a frequentare la chiesa. “Come Home for Christmas” segue di pochi giorni il lancio del ciclo d’incontri “Crossing the Threshold” (“Varcare la soglia”), l’iniziativa promossa dallo stesso Dipartimento per l’evangelizzazione e la catechesi per sostenere le parrocchie inglesi e gallesi nella pastorale con i cattolici non praticanti.

Il primo appuntamento si è tenuto il 12 novembre scorso a York, presso la English Martyrs Church, e ha visto la partecipazione di 140 persone che hanno condiviso momenti di preghiera e riflessione. I prossimi appuntamenti sono previsti il 4 febbraio a Birmingham, il 3 marzo a Crawley, il 28 aprile a Westminster e il 23 giugno a Cardiff. L’iniziativa rientra in un più ampio progetto triennale dei vescovi pensato per sviluppare la pastorale e la sensibilizzazione sull’argomento.

Il progetto culminerà nel 2013 con la pubblicazione di un rapporto dettagliato. Da rilevare, inoltre, che il ciclo d’incontri guarda anche al prossimo Sinodo dei vescovi sulla Nuova evangelizzazione, in programma nell’ottobre 2012. Nei Lineamenta dell’Assemblea, infatti, si legge che “è tempo di nuova evangelizzazione anche per l’Occidente, dove molti che hanno ricevuto il battesimo vivono completamente al di fuori della vita cristiana e sempre più persone conservano, sì, qualche legame con la fede, ma ne conoscono poco e male i fondamenti”.

-RV-

lunedì 19 settembre 2011

In Angola il primo Congresso nazionale delle Famiglie

Cinque giorni per riflettere sull’importanza della famiglia e su come difenderla, di fronte alle sfide dell’età contemporanea: sarà questo l’obiettivo del primo Congresso Nazionale delle Famiglie, organizzato dalla Conferenza episcopale di Angola e São Tomé (Ceast). 

L’evento avrà luogo dal 21 al 25 settembre, nella città di Huambo, e vedrà la partecipazione di numerosi rappresentanti diocesani provenienti da tutto il Paese. Il tema dell’evento sarà “La famiglia e il matrimonio”, mentre sessioni specifiche di lavoro verranno dedicate all’analisi dello status della famiglia, ai fondamenti biblici del matrimonio e all’esame dell’unione coniugale secondo le diverse confessioni religiose e le prospettive del Diritto canonico. 

Altri argomenti in agenda sono il rapporto tra la donna e la maternità, le politiche sulla famiglia sia a livello nazionale che internazionale, la spiritualità del nucleo familiare cristiano e la partecipazione della famiglia alla missione della Chiesa. Da ricordare che nel 2009, durante il suo viaggio apostolico in Angola, Benedetto XVI ribadì più volte la necessità di difendere e promuovere la famiglia: in particolare, il 20 marzo, incontrando a Luanda le autorità politiche, il Papa indicò proprio nella famiglia il fondamento su cui costruire l’edificio sociale. 

La famiglia, disse, è il “dono comune che l’Africa offre a quanti provengono da altri continenti”. Sempre in quell’occasione, il Santo Padre non mancò di sottolineare le “numerose pressioni” che “si abbattono sulle famiglie: ansia e umiliazione causate dalla povertà, disoccupazione, malattia, esilio”, così come “il giogo opprimente della discriminazione sulle donne e ragazze” e la "pratica della violenza e dello sfruttamento sessuale che causa loro tante umiliazioni e traumi”. 

Poi, Benedetto XVI aggiunse: “Quanto amara è l'ironia di coloro che promuovono l'aborto tra le cure della salute "materna"! Quanto sconcertante la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva”. Infine, il Papa ricordò l’operato della Chiesa a favore dei più poveri: “Essa – assicurò - continuerà a fare tutto ciò che le è possibile per sostenere le famiglie, comprese quelle colpite dai tragici effetti dell'Aids e per promuovere l’uguale dignità di donne e uomini sulla base di un'armoniosa complementarità”.

Isabellla Piro (RV)

lunedì 1 agosto 2011

Il sogno di Giuseppe

Con grande piacere pubblico oggi questa bellissima storia di "giovane Chiesa" fattami recapitare direttamente da Sr. Francesca, Sorella Francescana Minore dell'Immacolata, di San Guido di Bolgheri (LI), artefice insieme a tante persone di buona volontà della realizzazione del "sogno di Giuseppe".
Grazie Sr. Francesca e grazie a tutti coloro che l'hanno aiutata a far apprezzare e a festeggiare il dono della vita.

Siamo a Lourdes, nel famoso piano mezzanino dell’Hotel La Source dell’Unitalsi per i bambini e le famiglie. Stranamente c’è un attimo di calma, nessuno canta e siamo in pochi… è lì che finalmente riesco a mettermi accanto a Giuseppe e ad ascoltarlo.

Giuseppe è in cura al Meyer di Firenze; dopo due interventi al cervello ora si sta sottoponendo a chemioterapia. La sua mamma vorrebbe portarlo qualche giorno in vacanza e chiede consiglio ad alcuni animatori. Giuseppe ha un sogno: andare all’Isola d’Elba!

Ritorno a casa e il “sogno di Giuseppe” mi rimane impresso a tal punto che poi mi risulta difficile non pensare a far qualcosa per questo sogno, che diventa così anche il mio: portare Giuseppe all’Isola d’Elba.

Il primo che interpello è il Presidente della nostra sottosezione Unitalsi, Luigi Vianesi. Nel momento in cui gli racconto di Giuseppe immediatamente viene contagiato dal desiderio di far qualcosa. Questo stesso desiderio travolge poi tutti i giovani dell’Unitalsi e dell’Azione Cattolica che si mettono all’opera per realizzare questo sogno.

C’è un solo problema… in estate è impossibile andare all’isola d’Elba se non hai prenotato almeno non so quanti mesi prima. Allora affrontiamo il problema da un’altra prospettiva, fino ad inviare qualche mail ai preti dell’isola e ai nomi della nostra mailinglist che suonano come “elbani”. Finalmente superiamo l’empasse.

La prima a contattarmi è Veronica: ha letto la mia mail proprio nel momento in cui si chiedeva come fare della sua vita un Dono. Si attiva immediatamente e coinvolge anche la sua mamma, che è Sindaco di Marciana Alta, la quale ci offre una serie di attività tra le più belle dell’isola: visita guidata da Vinicio alla Fortezza pisana dove Giuseppe, appassionato di armi, può anche provare a tirare con l’arco e a lanciare l’ascia fransisca e ammirare tutte le armi che i pisani usarono per conquistare l’isola; traghettare con il Nautilus la costa occidentale che da Marciana porta a Pomonte, ammirando il fondale marino grazie ad un sistema di vetri posto al di sotto del traghetto; l’acquario di Marina di Campo impreziosito dalla guida Yuri che affascina Giuseppe con tutti i suoi pesci…

Immediatamente giunge anche la telefonata di Don Mirko, parroco di Marciana Marina, che mi trasmette tutto il suo entusiasmo per riuscire a dire “sì” al sogno di Giuseppe e ci propone l’accoglienza nell’asilo vecchio della sua Parrocchia, gentilmente allestito dalle sue parrocchiane. Ci porta poi a mangiare le buone specialità dell’isola, ci accompagna come un fratello maggiore di qua e di la e regala a Giuseppe tanta di quella gioia che difficilmente se ne dimenticherà.

Ancora la Parrocchia di Carpani con Angela, Manuela e i loro ragazzi educatori di ACR che stanno con noi in questi due giorni e che preparano – oltre ad un delizioso pranzo con alcune preziose mamme capitanate da Angiolino e Graziella -, un fantasmagorico spettacolo dove anche Giuseppe collabora con indovinelli e giochi di magia.

Infine la Toremar di Livorno, che attraverso la Sig.ra Fratallone offre a Giuseppe la parte del sogno più bella: attraversare il mare non solo gratuitamente ma anche nella plancia dei comandi proprio a fianco del Comandante e del Timoniere che lascia in mano a Giuseppe il timone della nave, una nave che gli avvererà il suo sogno.

A me non resta che aspettarli a San Guido, dove il giovane unitalsiano Davide mi carica sulla sua auto e ci porta dalla famiglia Marulo di Piombino che ci ospita per la cena e la notte. Sabato alle 8.00 sono tutti puntuali in biglietteria i giovani dell’Unitalsi che attraverso Facebook avevano accettato di partecipare all’evento “IL SOGNO DI GIUSEPPE”:  Davide, Marco, Silvia, Greta, insieme al presidente Luigi, ai giovani AC, Caterina e Francesco. Alcuni amici che non possono partire vogliono conoscere e salutare Giuseppe, qualcuno gli regala un cappellino che alla fine tornerà debitamente firmato e con l’aggiunta di Giuseppe: una stramitica gita!

Arrivati a Portoferraio troviamo Veronica che ha un sorriso così bello che fa venir voglia di sorridere per sempre anche a te e dire a Dio: grazie perché tu hai consegnato tutto nelle nostre umili mani e hai fatto sì che il sogno si realizzasse.

Forse, come ha ben detto don Mirko nell’omelia, a volte ci sembra di non avere niente, ma Gesù chiede proprio quel niente come i cinque pani del vangelo e con quel nostro niente è capace di cambiare molte cose.

Ci aspetta anche il pulmino della Caritas di Rio nell’Elba che, attraverso la Sig.ra Anna Contestabile, ha potuto essere il “mezzo” importante per far girare il sogno…

Caro Giuseppe, a Lourdes ci siamo mossi con il treno più veloce che c’è, qua c’era la nave, tu il navigatore e il capitano. Io volevo realizzare il tuo sogno e forse ci sono anche riuscita, ma la cosa che è riuscita meglio è proprio il fatto che insieme a me c’erano tanti ragazzi che hanno fatto tutti la loro parte per farti star bene, l’accoglienza delle persone, il tuo sorriso, i tuoi abbracci e i tuoi baci hanno smosso cuore e lacrime di molti di noi.

Grazie perché il tuo sogno è importante, continua a sognare perché il Signore fa grandi cose proprio attraverso i nostri sogni più belli.
Non sei stato fortunato è vero,  ma Gesù ti vuole bene e vuole bene anche a noi facendo di te un Regalo per la nostra vita che è fatta per essere DONO!

venerdì 29 luglio 2011

A Fiuggi la IV edizione del cinema per tutta la famiglia

Da ieri, 28 luglio, e fino a Domenica 31, è in corso a Fiuggi la quarta edizione del Fiuggi Family Festival, la manifestazione dedicata al cinema per tutta la famiglia, che come di consueto vedrà anteprime, film inediti in concorso, retrospettive e una serie di incontri, convegni e dibattiti su molti temi di ampio interesse sociale e culturale. 

Il Festival è nato nel 2008, per iniziativa del compianto Gianni Astrei (morì per un tragico incidente di montagna il 1 maggio 2009), pediatra padre di quattro figli, membro del Direttivo nazionale del Forum delle Associazioni Familiari (dove rappresentava il Movimento per la Vita) che dopo il Family Day fece una semplice ma cruciale riflessione: come è possibile che i milioni di persone che in occasioni come questa si ritrovano in Piazza San Giovanni non abbiano praticamente nessuna visibilità sui grandi media? Come mai il mondo dell’associazionismo familiare, così vivo, così impegnato, così attivo, non ha risonanza nei grandi media che formano l’opinione comune, cioè nella televisione e nel cinema? 

Da qui l’idea di creare un appuntamento annuale con molteplici obiettivi, fatti propri con grande slancio dalla moglie di Astrei, ora Presidente del Festival, Antonella Bevere. Se l’obiettivo immediato è dare un’occasione a molte famiglie di una vacanza intelligente, di fruire di un cinema "amico", divertente e/o interessante e arricchente, gli obiettivi di fondo erano molteplici e altrettanto importanti. 

Uno di questi è dare visibilità a un cinema ben fatto e ricco di valori che spesso ha difficoltà a trovare una distribuzione: per questo negli anni scorsi a Fiuggi ci sono state le prime proiezioni italiane di film come Bella, la pellicola pro-life che poi ha avuto una sua circolazione nelle sale e in dvd, e la unica proiezione in una sala italiana di The Blind Side, film che ha fatto vincere l’Oscar a Sandra Bullock, e che negli Stati Uniti ha incassato più di 250 milioni di dollari, ma in Italia non era stato distribuito in sala… 

Ma l’obiettivo di fondo del Festival è anche e soprattutto quello di creare legami sempre più ampi e diversificati fra le diverse realtà dell’associazionismo familiare e tutto il mondo della comunicazione, perché possa conoscere meglio il mondo delle famiglie "reali" del Paese (ricordo bene lo stupore di un regista importante a Fiuggi nel vedere tante famiglie con vari figli, sportive e simpatiche) e perché le famiglie stesse possano trovare occasioni di rendersi visibili sui media (sia al cinema, che in televisione) e far "raccontare" qualcosa di più delle loro gioie, delle loro fatiche, dei loro problemi, facendo uscire tv e cinema dai cliché più diffusi e ormai ripetuti all’infinito (le storie di "accettazione" dell’omosessualità, le storie di relazioni sessuali con tutti gli incroci possibili e immaginabili - ormai anche fra insegnanti e studenti -, l’adulterio come medicina della coppia, ecc.).

Per la direzione artistica del Festival, quest’anno è stata chiamata (dopo Andrea Piersanti e Alessandro Zaccuri) Mussi Bollini, dirigente Rai che per lunghi anni ha guidato i programmi per bambini dell’emittente pubblica. 

Inoltre negli anni scorsi, per esempio, sono stati premiati alcuni dirigenti televisivi che si sono distinti nella loro carriera per un’attenzione particolare ai valori familiari nel loro lavoro: Federico Di Chio, di Mediaset, e Jaime Ondarza, del gruppo Cartoon Network, che - fra l’altro - hanno avuto un ruolo fondamentale nella nascita del primo canale televisivo free per bambini del digitale terrestre, Boing, un canale che ha avuto un grande successo ed è stato a lungo il più visto fra tutti i canali del digitale terrestre. 

Qui tocchiamo un punto importante: chiedere un intrattenimento "amico della famiglia" non è un’utopia irrealizzabile ed economicamente insostenibile. Quest’anno i tre film di maggiore incasso in Italia (Che bella giornata, Benvenuti al Sud e La banda dei Babbi Natale) sono tutti e tre film che sono adattissimi a un pubblico familiare, e molto positivi dal punto di vista dei valori. Segno che, quando il record era dei vari "Natale a…" (quest’anno il film della serie è giunto quarto a una netta distanza dai primi) il problema era dato anche e soprattutto dall’assenza di alternative valide. La scelta di Gennaro Nunziante come Presidente della giuria ha anche il senso di ricordare tutto questo.

Ovviamente il Festival farà anche delle proposte di maggior impegno (che peraltro ci sono sempre state), da documentari a film come il vincitore dell’Oscar 2011 per il miglior film straniero In un mondo migliore. Ci sarà spazio anche per il lavoro dei giovani, con alcuni cortometraggi realizzati a New York da studenti dell’Università Cattolica e alcuni corti che hanno vinto un importante premio internazionale a Los Angeles, l’Angelus Student Film Festival, che negli ultimi anni ha premiato corti che poi raggiungono la nomination o vincono l’Oscar.

Oltre ad alcuni film per ragazzi (per esempio l’anteprima del secondo divertente film della serie Diario di una schiappa), un’altra anteprima succosa sarà quella del film di Roland Joffé (il regista di Mission e di Urla dal silenzio), There Be Dragons, ambientato principalmente negli anni della guerra civile spagnola, e in cui il co-protagonista è san Josemaría Escrivá, il fondatore dell’Opus Dei. There Be Dragons verrà distribuito nelle sale italiane in autunno.

Altrettanto interessante si presenta il programma dei film in concorso: l’autore di questo articolo ha già visto un film cinese molto bello, Ocean’s Heaven, di una promettente regista quarantenne, Xue Xiaolu; fra i favoriti del concorso, ci si attende molto anche da un film spagnolo, il cui titolo internazionale è Ways to Live Forever ("Vivere per sempre"), di un assai promettente regista, Gustavo Ron, che aveva esordito con una bella e delicata commedia romantica, Mia Sarah, qualche anno fa, anch’essa in concorso a Fiuggi nella prima edizione.

Il Forum delle Associazioni Familiari ha anche quest’anno appoggiato decisamente il Festival e il suo presidente, Francesco Belletti sarà ancora una volta presente. Che questo Festival possa diventare un appuntamento centrale della vita culturale nazionale e l’occasione di incontro per molte persone che, nel mondo dello spettacolo e dell’intrattenimento, sono animate da una evangelica "buona volontà", e quindi fermento di nuovi progetti  e iniziative, dipenderà ovviamente anche da quanto tutto il mondo di riferimento di questo Festival farà sentire la sua presenza, il suo appoggio, la sua partecipazione. 

Ormai il FFF ha mosso i primi passi, è conosciuto, ha un nome. Ora è tempo che cresca, e cresca in fretta.  

Armando Fumagalli (La Bussola)

Per seguire la kermesse:  http://www.fiuggifamilyfestival.org/

lunedì 11 luglio 2011

Un Festival Francescano dal 23 al 25 settembre a Reggio Emilia

Dal 23 al 25 settembre Reggio Emilia diventerà la città di San Francesco, la cui figura sarà celebrata in un festival a lui interamente dedicato, in occasione dei 150 anni dell’Unità d’Italia. 

“Difficilmente si potrebbe trovare un’altra figura che incarni in sé in modo altrettanto ricco e armonioso le caratteristiche proprie del genio italico”, diceva il Beato Giovanni Paolo II riguardo al Poverello d’Assisi. 

La terza edizione della kermesse, in onore della quale la preziosa reliquia di un lembo della sua veste intriso del sangue delle stimmate sarà trasportato qui dal Santuario toscano della Verna, è organizzata dal Movimento francescano dell’Emilia Romagna e auspica di superare le 25mila presenza registrate lo scorso anno. 

Il cuore del festival è un messaggio di fraternità, servizio e dialogo, che sarà testimoniato da grandi protagonisti della società civile, del mondo politico e di quello accademico. Inoltre, la musica di Giovanni Allevi farà da cornice alla manifestazione, nel corso della quale lo scrittore Enrico Brizzi presenterà il progetto “Italica 150”: un romanzo e una mostra fotografica comprensiva di video, frutto dei 2100 km percorsi a piedi per rispondere alla domanda “chi sono, oggi, gli italiani?”. 

Mario Piovano, poi, interpreterà il testo “Lu santo jullàre Françesco”, firmato dal premio Nobel per la Pace, Dario Fo; quindi le canzoni di Niccolò Fabi e del Piccolo coro dell’Antoniano, nonché un laboratorio teatrale a cura della Scuola di Pace di Monte Sole e della compagnia Archivio Zeta. 

Il festival, riferisce la Zenit, è patrocinato dal Comune di Reggio Emilia, nasce in collaborazione con la diocesi di Reggio Emilia e Guastalla, che allestirà una prestigiosa mostra di Guido Reni.

-RadioVaticana-

Per ulteriori informazioni sul Festival Francescano: http://www.festivalfrancescano.it/

martedì 28 giugno 2011

"Tobia. Famiglia e parole in viaggio". Tour in 15 piazze italiane

Visualizza il tour
Una libreria mobile e una serie di eventi culturali per “portare i contenuti e i valori della cultura cattolica nelle piazze”. È lo scopo di “Tobia. Famiglia e parole in viaggio”, iniziativa promossa dal gruppo editoriale San Paolo e dal Forum delle associazioni familiari, in collaborazione con il quotidiano “Avvenire”, e che dallo scorso maggio fino a ottobre coinvolge 15 piazze italiane. 

La proposta è di “dialogare su temi sempre più attuali. Primi fra tutti – hanno spiegato oggi i promotori, presentando a Milano l’iniziativa – il valore, le esigenze e i diritti della famiglia, la sua capacità di essere un’importante risorsa per la società, non solo come luogo di crescita e sviluppo dell’individuo, ma anche come motore dell’economia ed esempio di sussidiarietà”. 

Si parla di “fisco a misura di famiglia, matrimonio, diritto alla vita, volontariato internazionale, educazione e scelta educativa, diritti dei bambini, dialogo tra le religioni, parità scolastica, attività del Forum nazionale delle associazioni familiari e dei Forum locali, ma anche di lotta alle mafie e storia e attualità della cultura italiana nei 150 anni dell’Unità d’Italia”. 

Tra gli ospiti don Virginio Colmegna, don Gino Battaglia, Anna Maria Artoni, Aldo Maria Valli, Alberto Bobbio, Gian Guido Vecchi, Roberto Bolzonaro, Cecilia Maria Greci, Gianna Savaris, Maria Luisa Tezza. 

Per ulteriori informazioni: www.libreriatobia.it

venerdì 17 giugno 2011

Negli Stati Uniti la "Holy Family House" al servizio degli immigrati sudamericani

Una nuova casa di accoglienza verrà inaugurata il prossimo 24 giugno a Chester, Arcidiocesi di Filadelfia. Sarà il Vescovo Ausiliare, Sua Ecc. Mons. John McIntyre, a benedire i locali della Holy Family House, il nuovo centro che i guanelliani (Opera don Guanella) hanno destinato al servizio pastorale degli immigrati provenienti dal sud America. 

"I latinos censiti sono 3.700 - spiega don Paolo Oggioni, responsabile del progetto - in una città di 30 mila abitanti. In realtà non si sa bene quanti vivano nella zona. Vi arrivano, spesso illegalmente, attratti dal miraggio del denaro. Quello che trovano invece è il rifiuto e la precarietà, insieme alla paura di essere sfruttati". 

Purtroppo sono anche frequenti i casi di quanti subiscono procedimenti giudiziari e sono obbligati a fare ritorno alle loro terre lasciando qui l'altro coniuge con i figli nati durante la loro permanenza.
 
Per la Holy Family House l'Arcidiocesi di Filadelfia ha concesso l'uso di una vecchia residenza di suore polacche, che insegnavano nella scuola parrocchiale, ora chiusa. Da tanti anni le suore hanno abbandonato la zona, che si è degradata dal punto di vista morale ed economico. 

Il nuovo centro pastorale diverrà punto di riferimento della numerosa comunità di latinos che vive nella zona. "Sarà un centro di ascolto, aperto all'accoglienza, alla catechesi, al servizio dei bisogni più immediati a livello spirituale e materiale, all'assistenza di persone in situazioni di emergenza e come luogo di incontro per i giovani, per vivere momenti di distensione e di allegria al termine della giornata o della settimana di lavoro" sottolinea Padre Oggioni. 

"Ma sarà anche una casa aperta, sotto la protezione della Sacra Famiglia, e centro di collegamento con le famiglie rimaste nelle terre di origine, per conservare i legami di comunione e di affetto."

-Fides-

mercoledì 15 giugno 2011

Nelle parrocchie del Veneto parte il GREST, un'esperienza di fede, arte, cultura e sport

Un’occasione per crescere nella fede divertendosi per alcune migliaia di bambini e ragazzi, un servizio prezioso per le famiglie, un laboratorio di arte, sport e cultura e perfino un momento di incontro tra religioni diverse.  

Tutto questo è il Grest (Gruppo Estivo), un’esperienza che toccherà, per periodi più o meno lunghi, almeno 40 parrocchie nel territorio del Comune di Venezia. E che è sempre più richiesta dalle famiglie.

Gli animatori. Anche se ogni parrocchia lo organizza secondo le proprie disponibilità ed idee, il Grest ha degli elementi costanti. Innanzitutto, un gruppo di ragazzi delle superiori, universitari ed adulti che si impegna a guidare i bambini nelle attività che loro stessi hanno preparato, cercando di far cogliere il significato profondo di ogni esperienza vissuta. Quest’anno, secondo un nostro censimento, gli animatori saranno circa 700, di cui 560 giovani, in prevalenza delle scuole superiori.

«Il Grest è un’esperienza che arricchisce più loro che i bambini iscritti», sostiene don Alfredo Basso, parroco di San Leopoldo Mandic a Favaro. «Fanno un’esperienza comunitaria: imparano a legare tra di loro e ad assumersi delle responsabilità». Il ruolo dell’educatore è talmente importante che molti di loro, soprattutto quelli alla prima esperienza, hanno fatto dei corsi di formazione prima di iniziare. 

A Campalto, addirittura, sono stati proprio i giovani a volere il Grest, all’esordio in questa parrocchia. «All’inizio ero contrario – spiega il parroco don Massimo Cadamuro – perché non c’erano le forze ed eravamo abituati ad un’esperienza diversa, quella del patronato aperto. Lo Spirito Santo, però, agisce attraverso i giovani: sono stati loro ad attivarsi, chiamare i loro amici ed assumersi la responsabilità di organizzare, ovviamente seguiti da qualche adulto».

Richieste in crescita. Protagonisti sono, ovviamente, i bambini, in genere dalla II elementare alla III media, anche se c’è chi accoglie anche quelli di I elementare. Tra Mestre, Marghera e Venezia sono circa 3500, in netto aumento rispetto all’anno scorso (ne avevamo contati 2900). Avrebbero potuto essere molti di più, se si considera che pochissime parrocchie hanno soddisfatto tutte le richieste: quasi ovunque si è dovuto porre un limite alle iscrizioni per la mancanza di spazi o di animatori sufficienti. 

Il fatto è che alle famiglie questo servizio serve: mentre per le magre finanze pubbliche le alternative offerte dalle Municipalità sono sempre più costose e contratte nei tempi.

Nelle parrocchie del Sacro Cuore e di S. Maria Goretti di Mestre in poche ore sono stati riempiti tutti i posti disponibili, 140 nella prima e 80 nella seconda. I Grest più numerosi, comunque, sono quelli di S. Giuseppe e S. Lorenzo Giustiniani, entrambi a Mestre, con un numero di partecipanti compreso tra le 300 e le 350 unità. Sono anche i Grest che durano più a lungo: dal 13 giugno fino a settembre, con una pausa in agosto, a S. Giuseppe; 5 settimane a partire dal 27 giugno a S. Lorenzo Giustiniani.

Temi e attività. Infine ci sono le attività, quasi sempre legate ad un tema conduttore. Quest’anno va per la maggiore quello proposto dall’associazione Noi: “Dj. Un ritmo per cambiare”, che unisce la storia biblica del re Davide alla forza attrattiva della musica. Questi elementi suggeriscono diversi tipi di laboratori: ad Altobello di Mestre i bambini avranno tre settimane per costruirsi gli strumenti musicali da suonare davanti ai genitori nella serata finale, mentre alla Gazzera si fabbricheranno delle fionde, in memoria del duello tra Davide e Golia.

Ci sono, comunque, parrocchie che seguono altre strade. Una è quella dei cartoni animati, come Pinocchio o il pesciolino Nemo, scelti rispettivamente da S. Giobbe a Venezia e S. Paolo a Mestre. Le parrocchie salesiane del centro storico puntano ovviamente sul sussidio preparato dal loro istituto che ha come tema “Venite e vedrete. Centra il futuro”.

Altre scelgono come filo conduttore il rispetto dell’altro e le relazioni (S. Giuseppe) e la Terra Promessa (S. Maria del Carmelo). Anche la gita avrà un carattere artistico: si andrà ad Artesella, a Borgo Valsugana, vicino a Trento, dove c’è un bosco decorato. Alcuni artisti, infatti, hanno usato il materiale naturale per creare opere d’arte: piantando degli alberi in modo particolare, ad esempio, hanno creato una cattedrale.

- Gente Veneta -

martedì 14 giugno 2011

Il Movimento dell'Amore familiare in preghiera per il 60º di sacerdozio di Papa Benedetto XVI

I fedeli dell’associazione Famiglia Piccola Chiesa - Movimento dell’Amore familiare, della diocesi di Roma, si uniranno in preghiera per Benedetto XVI e per il suo pontificato, in occasione della veglia serale che si terrà in piazza San Pietro, venerdì 17 giugno, presieduta dal cardinale vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano, Angelo Comastri. 

Si tratta di un’iniziativa che — sottolinea lo stesso porporato — “lega da molti anni le associazioni delle famiglie che pregano per il Papa perché capiscono che è il difensore della famiglia e offre indicazioni preziose per vivere l’amore vero e per rendere la famiglia una scuola per i propri figli”. 

Il cardinale, al riguardo, aggiunge un ricordo della beata Madre Teresa di Calcutta: “Madre Teresa di Calcutta, parlando della famiglia, diceva che non vi era regalo più bello che i genitori possono fare ai figli se non quello di dare loro una famiglia unita”. 

L’associazione – ricorda l’Osservatore Romano - si caratterizza come opera di evangelizzazione e di missione. 

La veglia, osserva ancora il fondatore dell’associazione, don Stefano Tardani, “è il dono di un laicato attento, sensibile e maturo, che accompagna il Papa e che vede in lui un punto di riferimento, perché entra con semplicità e profondità nei problemi e nelle situazioni più difficili e svela a tutti quella verità indispensabile alla vita e al bene di tutta l’umanità”.

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