"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
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giovedì 28 gennaio 2021

Papa Francesco e il vaccino per il Covid-19: parole chiare sin dall'inizio della pandemia


“Voce di uno che grida nel deserto…” (cit.) 

GARANTIRE L’ACCESSO UNIVERSALE (3 maggio 2020) 
 “Desidero, nello stesso tempo, appoggiare e incoraggiare la collaborazione internazionale che si sta attivando con varie iniziative, per rispondere in modo adeguato ed efficace alla grave crisi che stiamo vivendo. È importante, infatti, mettere insieme le capacità scientifiche, in modo trasparente e disinteressato, per trovare vaccini e trattamenti e garantire l’accesso universale alle tecnologie essenziali che permettano ad ogni persona contagiata, in ogni parte del mondo, di ricevere le necessarie cure sanitarie”. (Regina Caeli) 

 SAREBBE TRISTE SE SI DESSE PRIORITÀ AI PIÙ RICCHI! (19 agosto 2020) 
 “Sarebbe triste se nel vaccino per il Covid-19 si desse la priorità ai più ricchi! Sarebbe triste se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione e non sia universale e per tutti. E che scandalo sarebbe se tutta l’assistenza economica che stiamo osservando – la maggior parte con denaro pubblico – si concentrasse a riscattare industrie che non contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune o alla cura del creato (ibid.). Sono dei criteri per scegliere quali saranno le industrie da aiutare: quelle che contribuiscono all’inclusione degli esclusi, alla promozione degli ultimi, al bene comune e alla cura del creato. Quattro criteri”. (Udienza generale) 

COMBATTERE LA POVERTÀ FARMACEUTICA (19 settembre 2020) 
 “La recente esperienza della pandemia, oltre a una grande emergenza sanitaria in cui sono già morte quasi un milione di persone, si sta tramutando in una grave crisi economica, che genera ancora poveri e famiglie che non sanno come andare avanti. Mentre si opera l’assistenza caritativa, si tratta di combattere anche questa povertà farmaceutica, in particolare con un’ampia diffusione nel mondo dei nuovi vaccini. Ripeto che sarebbe triste se nel fornire il vaccino si desse la priorità ai più ricchi, o se questo vaccino diventasse proprietà di questa o quella Nazione, e non fosse più per tutti. Dovrà essere universale, per tutti”. (Ai membri della Fondazione “Banco Farmaceutico”) 

SE BISOGNA PRIVILEGIARE QUALCUNO, CHE SIA IL PIÙ POVERO (25 settembre 2020) 
 “La pandemia ha messo in evidenza l’urgente necessità di promuovere la salute pubblica e di realizzare il diritto di ogni persona alle cure mediche di base. Pertanto, rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati. E se bisogna privilegiare qualcuno, che sia il più povero, il più vulnerabile, chi generalmente viene discriminato perché non ha né potere né risorse economiche” (Videomessaggio per la 75ma Sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite) 

ACCESSO A PRESCINDERE DAL REDDITO (7 ottobre 2020) 
 “In modo analogo, quando i vaccini sono disponibili, occorre garantire un giusto accesso ad essi a prescindere dal reddito, partendo sempre dagli ultimi. I problemi globali che stiamo affrontando esigono risposte cooperative e multilaterali. Le organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite, l’Oms, la Fao e altre, che sono state istituite per promuovere la cooperazione e il coordinamento globale, devono essere rispettate e sostenute di modo che possano realizzare i loro obiettivi a beneficio del bene comune universale”. (Messaggio ai partecipanti all’Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze) 

ASSISTERE TUTTI COLORO CHE SONO PIÙ POVERI E PIÙ FRAGILI (8 dicembre 2020) 
 “Nel rendere omaggio a queste persone, rinnovo l’appello ai responsabili politici e al settore privato affinché adottino le misure adeguate a garantire l’accesso ai vaccini contro il Covid-19 e alle tecnologie essenziali necessarie per assistere i malati e tutti coloro che sono più poveri e più fragili”. (Messaggio per la LIV Giornata Mondiale della Pace) 
 
PROMUOVERE LA COOPERAZIONE E NON LA CONCORRENZA (25 dicembre 2020) 
 “Oggi, in questo tempo di oscurità e incertezze per la pandemia, appaiono diverse luci di speranza, come le scoperte dei vaccini. Ma perché queste luci possano illuminare e portare speranza al mondo intero, devono stare a disposizione di tutti. Non possiamo lasciare che i nazionalismi chiusi ci impediscano di vivere come la vera famiglia umana che siamo. Non possiamo neanche lasciare che il virus dell’individualismo radicale vinca noi e ci renda indifferenti alla sofferenza di altri fratelli e sorelle. Non posso mettere me stesso prima degli altri, mettendo le leggi del mercato e dei brevetti di invenzione sopra le leggi dell’amore e della salute dell’umanità. Chiedo a tutti: ai responsabili degli Stati, alle imprese, agli organismi internazionali, di promuovere la cooperazione e non la concorrenza, e di cercare una soluzione per tutti: vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi di tutte le regioni del Pianeta. Al primo posto, i più vulnerabili e bisognosi!” (Messaggio Urbi et Orbi) 

CHI CI RACCONTERÀ L’ATTESA DI GUARIGIONE NEI VILLAGGI PIÙ POVERI? (23 gennaio 2021) 
“Pensiamo alla questione dei vaccini, come delle cure mediche in genere, al rischio di esclusione delle popolazioni più indigenti. Chi ci racconterà l’attesa di guarigione nei villaggi più poveri dell’Asia, dell’America Latina e dell’Africa? Così le differenze sociali ed economiche a livello planetario rischiano di segnare l’ordine della distribuzione dei vaccini anti-Covid. Con i poveri sempre ultimi e il diritto alla salute per tutti, affermato in linea di principio, svuotato della sua reale valenza”. (Messaggio per la 55ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali)

A BENEFICIO DI TUTTA QUANTA L'UMANITÀ (8 febbraio 2021)
"È poi indispensabile che i notevoli progressi medici e scientifici compiuti nel corso degli anni, i quali hanno permesso di sintetizzare in tempi assai brevi vaccini che si prospettano efficaci contro il coronavirus, vadano a beneficio di tutta quanta l’umanità. Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose. Ad ogni modo, davanti a un nemico subdolo e imprevedibile qual è il Covid-19, l’accessibilità dei vaccini deve essere sempre accompagnata da comportamenti personali responsabili tesi a impedire il diffondersi della malattia, attraverso le necessarie misure di prevenzione a cui ci siamo ormai abituati in questi mesi". (Discorso ai membri del Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede)

SUPERARE I RITARDI E FAVORIRNE LA CONDIVISIONE (4 aprile 2021)
"Tutti, soprattutto le persone più fragili, hanno bisogno di assistenza e hanno diritto di avere accesso alle cure necessarie. Ciò è ancora più evidente in questo tempo in cui tutti siamo chiamati a combattere la pandemia e i vaccini costituiscono uno strumento essenziale per questa lotta. Nello spirito di un 'internazionalismo dei vaccini', esorto pertanto l’intera Comunità internazionale a un impegno condiviso per superare i ritardi nella loro distribuzione e favorirne la condivisione, specialmente con i Paesi più poveri". (Messaggio Urbi et Orbi Pasqua 2021)

SOLIDARIETÀ VACCINALE GIUSTAMENTE FINANZIATA (4  aprile 2021)
"Abbiamo bisogno in particolare di una solidarietà vaccinale giustamente finanziata, poiché non possiamo permettere alla legge di mercato di avere la precedenza sulla legge dell’amore e della salute di tutti. Ribadisco qui il mio invito ai leader di governo, alle imprese e alle organizzazioni internazionali a lavorare insieme per fornire vaccini per tutti, specialmente per i più vulnerabili e bisognosi (cfr. Messaggio Urbi et Orbi, Natale 2020)". (Al Gruppo della Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale)

INTERNAZIONALISMO DEI VACCINI E SOSPENSIONE DEI BREVETTI (8 maggio 2021)
"Una variante di questo virus è il nazionalismo chiuso, che impedisce, ad esempio, un internazionalismo dei vaccini. Un'altra variante è quando mettiamo le leggi del mercato o della proprietà intellettuale sulle leggi dell'amore e della salute dell'umanità. (...) Dio Creatore infonda nei nostri cuori uno spirito nuovo e generoso per abbandonare i nostri individualismi e promuovere il bene comune: uno spirito di giustizia che ci mobilita per garantire l'accesso universale al vaccino e la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale; uno spirito di comunione che ci permette di generare un modello economico diverso, più inclusivo, giusto e sostenibile". (Videomessaggio ai partecipanti al "Vax Live: The Concert To Reunite The World)


VACCINARSI È UN ATTO D'AMORE POLITICO E SOCIALE (18 agosto 2021)
"Grazie a Dio e al lavoro di molti, oggi abbiamo vaccini per proteggerci dal Covid-19. Questi danno la speranza di porre fine alla pandemia, ma solo se sono disponibili per tutti e se collaboriamo gli uni con gli altri. Vaccinarsi, con vaccini autorizzati dalle autorità competenti, è un atto di amore. E contribuire a far sì che la maggior parte della gente si vaccini è un atto di amore. Amore per sé stessi, amore per familiari e amici, amore per tutti i popoli. L’amore è anche sociale e politico, c’è amore sociale e amore politico, è universale, sempre traboccante di piccoli gesti di carità personale capaci di trasformare e migliorare le società (cfr. Laudato si’, n. 231, cfr. Fratelli tutti, 184)" (Videomessaggio ai popoli per la Campagna di vaccinazione contro il Covid-19)


LA CURA DELLA SALUTE È UN OBBLIGO MORALE (10 gennaio 2022)
"È dunque importante che possa proseguire lo sforzo per immunizzare quanto più possibile la popolazione. Ciò richiede un molteplice impegno a livello personale, politico e dell’intera comunità internazionale. Anzitutto a livello personale. Tutti abbiamo la responsabilità di aver cura di noi stessi e della nostra salute, il che si traduce anche nel rispetto per la salute di chi ci è vicino. La cura della salute rappresenta un obbligo morale. Purtroppo, constatiamo sempre più come viviamo in un mondo dai forti contrasti ideologici. Tante volte ci si lascia determinare dall’ideologia del momento, spesso costruita su notizie infondate o fatti scarsamente documentati. Ogni affermazione ideologica recide i legami della ragione umana con la realtà oggettiva delle cose. Proprio la pandemia ci impone, invece, una sorta di “cura di realtà”, che richiede di guardare in faccia al problema e di adottare i rimedi adatti per risolverlo. I vaccini non sono strumenti magici di guarigione, ma rappresentano certamente, in aggiunta alle cure che vanno sviluppate, la soluzione più ragionevole per la prevenzione della malattia". (Auguri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede)

venerdì 3 luglio 2020

La Chiesa e la comunicazione nel post Covid-19


Da più parti ci si chiede come sarà il mondo dopo la pandemia di Covid-19 e un aspetto fondamentale di questa riflessione non può che riguardare la comunicazione, che mai come in questa emergenza sanitaria mondiale ha dimostrato tutta la sua centralità. E non poteva essere altrimenti, dato che ogni uomo è oggi un media, tutti siamo interconnessi e non è più concepibile considerare l’umanità scissa dalla comunicazione, soprattutto a partire dall’avvento di Internet[1].

 

Tutto ciò fa il paio evidentemente con un sovraccarico informativo, la moltiplicazione di piattaforme, la generazione costante di iniziative editoriali che provocano uno stress sociale in cui si insinua il tarlo della disinformazione, che va a scapito della libertà della stessa cittadinanza, in quanto non le consente di prendere delle decisioni consapevoli e veramente utili.

 

La Chiesa – le comunità ecclesiali – non può esimersi da considerare tutti questi elementi, ma al tempo stesso non può stare alla finestra a guardare lasciando che la tempesta passi. Maestra di umanità, essa può invece inserirsi in questo flusso ormai irrefrenabile e continuare a fare la propria parte da protagonista. A partire da tutto quanto dimostrato dall’emergenza per il Covid-19, ritengo che ci siano almeno 3 fronti su cui impostare il lavoro comunicativo del futuro: vicinanza, fiducia e vocabolario.

 

1. Stare vicino

 

Nell’intervista rilasciata all’inizio della Settimana Santa di quest’anno a The Tablet, Papa Francesco ha detto chiaramente che la sua principale preoccupazione per il dopo Covid era quella di trovare i modi per “stare vicino”[2] al popolo di Dio.

 

Tra le principali vittime della solitudine ci sono sempre stati innanzitutto gli anziani, e la pandemia lo ha evidenziato in maniera ancora più forte e purtroppo drammatica[3]. Papa Francesco aveva visto lungo anche in questo, tanto è forte il richiamo che da sempre rivolge sull’attenzione alla popolazione della terza età nella sua predicazione. Dovranno perciò essere loro i pubblici privilegiati della vicinanza della Chiesa, anche sul piano comunicativo, per stimolare la società a rendersi conto di questo speciale tesoro – “le radici”, come le chiama Papa Francesco – che per troppo tempo ha messo all’angolo, e che il Coronavirus ha addirittura fatto evaporare falcidiando le vite di migliaia di nonni.

 

Legato a ciò c’è la vicinanza da mostrare ai ragazzi, coloro che da queste radici avrebbero dovuto trarre la linfa per diventare uomini nella società, e con loro alle famiglie, la dimora dove trascorrono il loro tempo e ricevono i principali insegnamenti.

 

C’è da mostrare inoltre vicinanza al mondo dell’educazione, dalle scuole dell’infanzia alle Università, e quindi agli insegnanti che ne sono il motore, perché è la scuola che insieme alla famiglia consente a una società di gettare le fondamenta qualitative del suo domani[4].

 

Infine c’è il mondo dell’impresa e del lavoro, altra vittima di questa pandemia, che dovrà rimettersi in sesto anche per generare un futuro economico per le popolazioni. Solidarietà, educazione e lavoro, dunque, come temi pienamente in linea con la Dottrina Sociale della Chiesa.

 

2. Fiducia

 

Come istituzione la Chiesa dovrà riacquistare la fiducia del suo Popolo, e ciò si collega strettamente con il tema della vicinanza di cui sopra. Più sono veramente vicino alle persone più acquisisco credibilità e termino per essere considerato partner affidabile nelle sfide che la storia mi presenta.

 

Il principale modo per trasmettere fiducia attraverso la comunicazione è quello di mostrarsi innanzitutto competenti: si parlerà soltanto di ciò che si saprà a fondo, perché studiato nei dettagli ed elaborato con perizia.

 

L’altro elemento è quello dell’onestà, che fa il paio con la trasparenza, cioè il comunicare in maniera limpida, anche le proprie vulnerabilità, senza nascondere nulla perché diversamente questo genera nei “pubblici” considerazioni non proprio piacevoli.

 

Infine bisognerà mostrarsi affidabili: pochi dati ma certi e di qualità, poche parole ma veritiere e chiare, pochi piani, ma tutti realizzabili, massima disponibilità a dare supporto e ad assistere. E questo sarà di conseguenza un modo concreto per superare lo scoraggiamento del proprio popolo, che in questo momento è molto ferito e abbastanza abbattuto. Il tutto andrà promosso con grande positività e vero senso di comunità.

 

3. Le giuste parole

 

Sappiamo benissimo del sovraccarico informativo in cui ci troviamo, e non serve aggiungere altro, però abbiamo molto da fare per quanto riguarda il ripristino del giusto vocabolario. Le parole possono essere come pietre, possono ferire, possono disorientare. Anche la loro assenza lo può fare. Ecco perché c’è bisogno di trovare “parole consapevoli”, che siano giuste per il contesto in cui si comunica. Parole veritiere, mai banali, però puntuali, vicine, concrete, umane, non sofisticate[5].

 

Potrà essere difficile riuscire nell’impresa se saremo costretti ancora per qualche tempo a comunicare quasi solo in forma mediata, privi dell’ausilio della voce e delle espressioni del corpo, a rischio costante di fraintendimento. Ma la lezione che ci insegna questa emergenza è proprio quella di imparare a trovare le parole giuste, cucite addosso alle situazioni, mai superflue, immagine delle nostre vere intenzioni, grandi canali di pura testimonianza verso interlocutori attenti e desiderosi di ascoltare.

 

Articolo apparso su L'Eco di Bergamo il 25 giugno 2020


[1] Cfr. Filippo Ceretti, Massimiliano Padula, Umanità mediale. Teoria sociale  e prospettive educative, Edizioni ETS, Roma 2016; Giovanni Tridente, Bruno Mastroianni (a cura di), #Connessi. I media siamo noi, Edusc, Roma 2017.

[2] Cfr. Austen Ivereigh, Pope Francis says pandemic can be a ‘place of conversion’, “The Tablet”, 8 aprile 2020: https://www.thetablet.co.uk/features/2/17845/pope-francis-says-pandemic-can-be-a-place-of-conversion-.

[3] AA.VV., Coronavirus. Oms: in Europa strage nelle case di riposo. I casi di Francia, Spagna e Uk, “Avvenire”, 23 aprile 2020: https://www.avvenire.it/mondo/pagine/oms-in-europa-meta-dei-morti-nelle-case-dei-riposi.

 

[4] Cfr. Dario Antiseri, Più libertà per una scuola migliore, Rubettino, Soveria Mannelli 2020: https://www.store.rubbettinoeditore.it/piu-liberta-per-una-scuola-migliore.html?___SID=U.

[5] Cfr. Vera Gheno, Potere alle parole. Perché usarle meglio, Einaudi, Torino 2019.



venerdì 12 aprile 2019

Papa Francesco pellegrino nelle periferie di Roma


Un libro analizza le visite del Vescovo di Roma alle parrocchie. Prefazione di Andre Monda

INDICE
Mappa delle visite

“Francesco è in senso tecnico un rivoluzionario, uno che rovescia i paradigmi, cambia le prospettive, ribalta le mentalità e tra le tante rivoluzioni una è proprio questa: per lui la periferia è il centro, centro e periferia coincidono”. È quanto scrive Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, nella Prefazione al libro di Giovanni Tridente, Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane, in uscita in questi giorni per le edizioni Amazon.

“Il cuore di un popolo lo s’incontra, lo si tocca andando in periferia, frequentando il margine del territorio, l’area degli ‘scarti’ – aggiunge Monda –. Il suo è lo stesso approccio del medico che la prima cosa che fa incontrando il paziente per conoscere le sue condizioni è sentire il polso, cioè la periferia, per capire come va il cuore”.

L’ultimo lavoro realizzato da Giovanni Tridente – che insegna giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce ed è corrispondente in Italia della rivista spagnola PALABRA –, prende spunto dalle prime parole pronunciate da Papa Francesco sei anni fa, dalla Loggia della Basilica Vaticana la sera del 13 marzo 2013. In quell’occasione, il Pontefice appena eletto irruppe con quel poco canonico “buonasera” rivolgendosi alla “comunità diocesana di Roma”, che finalmente ri-aveva il suo Vescovo. E chiese al “popolo” di benedirlo, per incominciare insieme il cammino.

Un cammino che si è poi concretizzato negli anni attraverso le visite alle parrocchie della Diocesi, una ventina quelle realizzate finora, che Tridente ha in parte analizzato nei dettagli, tracciando quello che a suo dire può essere definito un vero e proprio “apostolato della periferia”.

Infatti, soffermandosi su quelle compiute a partire dal 2017 – subito dopo il Giubileo della Misericordia –, partendo dalla periferia nord di Guidonia, passando per Ponte di Nona, Ottavia, Casal Bernocchi, Ponte Mammolo, Corviale, Tor de’ Schiavi, Labaro e fino all’ultima di pochi giorni fa a San Giulio a Monteverde, Tridente evidenzia come il Papa abbia voluto portarsi in territori dove molta gente vive spesso ai margini e le parrocchie sono l’unica realtà che prova a far fronte nei limiti del possibile a tante esigenze.


L’idea del pellegrinaggio è data poi dalla frequenza con cui il Vescovo di Roma penetra nei territori più periferici della sua Diocesi; se si rappresentasse graficamente su una mappa il tragitto compiuto dal Papa ipoteticamente a piedi partendo dalla Città del Vaticano, verrebbe fuori – considerando le ultime 9 visite analizzate – un percorso di ben 178 chilometri, per una durata calcolata da Google Maps di 37 ore di cammino.

Il libro di Tridente mette quindi in evidenza, soprattutto nelle conclusioni, i temi forti di questo apostolato cittadino e periferico del Vescovo di Roma, che è stato possibile trarre dai discorsi che il Papa ha pronunciato nei diversi incontri con le specifiche realtà di ciascuna comunità – bambini, ragazzi, famiglie, anziani, malati, poveri, volontari. Su tutti risaltano la condanna delle “chiacchiere” – un vero e proprio “atto terroristico” secondo Francesco, che ha stigmatizzato quasi in ogni visita –, l’esigenza della “preghiera vicendevole”, l’urgenza della “testimonianza esemplare” e della “gioia” che porta “pace”, ma anche un amore testimoniale fatto di “ascolto”, l’apprezzamento della vita in ogni sua fase e la predilezione per la “mamma di tutti”, Maria, la Madonna.

“Il Papa sa che il dialogo, altro suo tema forte, non si fa tanto con le parole, ma facendo qualcosa insieme, condividendo un’esperienza operosa, concreta. È quello che il Vescovo Francesco sta facendo dal 13 marzo 2013 camminando insieme al suo popolo, il popolo della Diocesi di Roma”, conclude Andrea Monda nella sua Prefazione.

* * *

Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane
Autore: Giovanni Tridente
Editore: Amazon
Pagine: 96
Prezzo: 12,00 € (Ebook 5,99 €)
ISBN: 9781799217886

giovedì 21 marzo 2019

Le più belle parole sulla #famiglia pronunciate da #PapaFrancesco all'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie di #Dublino (agosto 2018)




Pubblichiamo a seguire alcuni estratti dei Discorsi pronunciati da Papa Francesco durante l'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. I WMOF sono nati nel 1994 su iniziativa di San Giovanni Paolo II e vengono organizzati ogni tre anni. Il prossimo si terrà a Roma nel 2021.


















lunedì 9 aprile 2018

"Gaudete et Exsultate", un balsamo, una carezza di padre in questo mondo sconquassato


GAUDETE ET EXSULTATE
(Rallegratevi ed esultate)

Che volete che vi dica della #GaudeteEtExsultate di #PapaFrancesco?
Sicuramente di leggerla. 
Un balsamo, una carezza di padre in questo mondo sconquassato. Tecnicamente, una "sosta ai box" nei primi 5 anni di pontificato, per affinare e concretizzare la grande profezia della #EvangeliiGaudium. Leggetela, leggiamola, gustiamocela!




sabato 14 gennaio 2017

#Synod18, 3 verbi per indirizzare il cammino della Chiesa con i giovani


Entrano nel vivo i lavori di preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà nell'ottobre del 2018 e che Papa Francesco ha voluto dedicare ai giovani.

Dal documento preparatorio diffuso nei giorni scorsi risaltano in particolare 3 verbi per ciò che riguarda l'azione pastorale che la Chiesa vuole intraprendere con i giovani, per accompagnarli in questo "tempo segnato dall'incertezza, dalla precarietà, dall'insicurezza".

Una sfida ritenuta seria dove si evince chiaramente che il futuro è adesso!

3 verbi "che nei Vangeli connotano il modo con cui Gesù incontra le persone del suo tempo".

Innanzitutto Uscire

"Accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi; significa anche prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite".

"Uscire, anzitutto da quelle rigidità che rendono meno credibile l'annuncio della gioia del Vangelo, dagli schemi in cui le persone si sentono incasellate e da un modo di essere Chiesa che a volte risulta anacronistico. Uscire è segno anche di libertà interiore da attività e preoccupazioni abituali, così da permettere ai giovani di essere protagonisti. Troveranno la comunità cristiana attraente quanto più la sperimenteranno accogliente verso il contributo concreto e originale che possono portare".

Il secondo verbo è Vedere

"Uscire verso il mondo dei giovani richiede la disponibilità a passare del tempo con loro, ad ascoltare le loro storie, le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce, per condividerle: è questa la strada per inculturare il Vangelo ed evangelizzare ogni cultura, anche quella giovanile. Quando i Vangeli narrano gli incontri di Gesù con gli uomini e le donne del suo tempo, evidenziano proprio la sua capacità di fermarsi insieme a loro e il fascino che percepisce chi ne incrocia lo sguardo. È questo lo sguardo di ogni autentico pastore, capace di vedere nella profondità del cuore senza risultare invadente o minaccioso; è il vero sguardo del discernimento, che non vuole impossessarsi della coscienza altrui né predeterminare il percorso della grazia di Dio a partire dai propri schemi".

Infine, Chiamare

"Nei racconti evangelici lo sguardo di amore di Gesù si trasforma in una parola, che è una chiamata a una novità da accogliere, esplorare e costruire. Chiamare vuol dire in primo luogo ridestare il desiderio, smuovere le persone da ciò che le tiene bloccate o dalle comodità in cui si adagiano. Chiamare vuol dire porre domande a cui non ci sono risposte preconfezionate. È questo, e non la prescrizione di norme da rispettare, che stimola le persone a mettersi in cammino e incontrare la gioia del Vangelo".

Chi sono i destinatari?

"Tutti i giovani, nessuno escluso".

E proprio a loro Papa Francesco ha indirizato, per l'occasione, una lettera: "Ho voluto che foste voi al centro dell'attenzione perché vi porto nel cuore".

"Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori".

lunedì 21 novembre 2016

Cosa resta del Giubileo: i punti essenziali della Lettera apostolica di Papa Francesco


Riassumiamo in 20 punti l'essenza della Lettera apostolica Misericordia et misera, firmata da Papa Francesco a conclusione del Giubileo Straordinario della Misericordia, il 20 novembre 2016. Il documento, come in precedenti occasioni, è una sorta di bilancio dell'Anno Santo trascorso ma rappresenta anche l'eredità spirituale e programmatica per l'immediato futuro della Chiesa.

1. L'amore sovrasta il peccato

Al centro non c’è la legge e la giustizia legale, ma l’amore di Dio, che sa leggere nel cuore di ogni persona, per comprenderne il desiderio più nascosto, e che deve avere il primato su tutto. (...) Una volta che si è rivestiti della misericordia, anche se permane la condizione di debolezza per il peccato, essa è sovrastata dall’amore che permette di guardare oltre e vivere diversamente. (MM, 1)

2. Nessuno può porre condizioni

Niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono. È per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni alla misericordia; essa rimane sempre un atto di gratuità del Padre celeste, un amore incondizionato e immeritato. (MM, 2)

3. Testimoni di speranza e gioia vera

La gioia del perdono è indicibile, ma traspare in noi ogni volta che ne facciamo esperienza. All’origine di essa c’è l’amore con cui Dio ci viene incontro, spezzando il cerchio di egoismo che ci avvolge, per renderci a nostra volta strumenti di misericordia. (...) Il vuoto profondo di tanti può essere riempito dalla speranza che portiamo nel cuore e dalla gioia che ne deriva. (MM, 3)

4. Vento impetuoso che cambia la vita

Come un vento impetuoso e salutare, la bontà e la misericordia del Signore si sono riversate sul mondo intero. E davanti a questo sguardo amoroso di Dio che in maniera così prolungata si è rivolto su ognuno di noi, non si può rimanere indifferenti, perché esso cambia la vita. (MM, 4)

5. Viverla per comunicarla

Comunicare la certezza che Dio ci ama non è un esercizio retorico, ma condizione di credibilità del proprio sacerdozio. Vivere, quindi, la misericordia è la via maestra per farla diventare un vero annuncio di consolazione e di conversione nella vita pastorale. L’omelia, come pure la catechesi, hanno bisogno di essere sempre sostenute da questo cuore pulsante della vita cristiana. (MM, 6)

7. Parola celebrata, conosciuta e diffusa

È mio vivo desiderio che la Parola di Dio sia sempre più celebrata, conosciuta e diffusa, perché attraverso di essa si possa comprendere meglio il mistero di amore che promana da quella sorgente di misericordia. (...) Sarebbe opportuno che ogni comunità, in una domenica dell’Anno liturgico, potesse rinnovare l’impegno per la diffusione, la conoscenza e l’approfondimento della Sacra Scrittura: una domenica dedicata interamente alla Parola di Dio, per comprendere l’inesauribile ricchezza che proviene da quel dialogo costante di Dio con il suo popolo. (MM, 7)

8. Ancora Missionari della Misericordia

Esprimo la mia gratitudine ad ogni Missionario della Misericordia per questo prezioso servizio offerto per rendere efficace la grazia del perdono. Questo ministero straordinario, tuttavia, non si conclude con la chiusura della Porta Santa. Desidero, infatti, che permanga ancora, fino a nuova disposizione, come segno concreto che la grazia del Giubileo continua ad essere, nelle varie parti del mondo, viva ed efficace. (MM, 9)

9. Sacerdoti preparati e accoglienti

Ai sacerdoti rinnovo l’invito a prepararsi con grande cura al ministero della Confessione, che è una vera missione sacerdotale. Vi ringrazio sentitamente per il vostro servizio e vi chiedo di essere accoglienti con tutti; testimoni della tenerezza paterna nonostante la gravità del peccato; solleciti nell’aiutare a riflettere sul male commesso; chiari nel presentare i principi morali; disponibili ad accompagnare i fedeli nel percorso penitenziale, mantenendo il loro passo con pazienza; lungimiranti nel discernimento di ogni singolo caso; generosi nel dispensare il perdono di Dio. (MM, 10)

10. Non c'è legge né precetto...

Non c’è legge né precetto che possa impedire a Dio di riabbracciare il figlio che torna da Lui riconoscendo di avere sbagliato, ma deciso a ricominciare da capo. Fermarsi soltanto alla legge equivale a vanificare la fede e la misericordia divina. (...) Il Sacramento della Riconciliazione ha bisogno di ritrovare il suo posto centrale nella vita cristiana; per questo richiede sacerdoti che mettano la loro vita a servizio del «ministero della riconciliazione» (2 Cor 5,18) in modo tale che, mentre a nessuno sinceramente pentito è impedito di accedere all’amore del Padre che attende il suo ritorno, a tutti è offerta la possibilità di sperimentare la forza liberatrice del perdono. (MM, 11)

11. Aborto è grave peccato, ma Dio accoglie cuore pentito

In forza di questa esigenza, perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto. (...) Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione. (MM, 12)

12. Asciugare le lacrime

Quanto dolore può provocare una parola astiosa, frutto dell’invidia, della gelosia e della rabbia! Quanta sofferenza provoca l’esperienza del tradimento, della violenza e dell’abbandono; quanta amarezza dinanzi alla morte delle persone care! Eppure, mai Dio è lontano quando si vivono questi drammi. Una parola che rincuora, un abbraccio che ti fa sentire compreso, una carezza che fa percepire l’amore, una preghiera che permette di essere più forte... sono tutte espressioni della vicinanza di Dio attraverso la consolazione offerta dai fratelli. (...) A volte, anche il silenzio potrà essere di grande aiuto; perché a volte non ci sono parole per dare risposta agli interrogativi di chi soffre. (MM, 13)

13. Discernimento spirituale attento

La nostra vita, con le sue gioie e i suoi dolori, è qualcosa di unico e irripetibile, che scorre sotto lo sguardo misericordioso di Dio. Ciò richiede, soprattutto da parte del sacerdote, un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante perché chiunque, nessuno escluso, qualunque situazione viva, possa sentirsi concretamente accolto da Dio, partecipare attivamente alla vita della comunità ed essere inserito in quel Popolo di Dio che, instancabilmente, cammina verso la pienezza del regno di Dio, regno di giustizia, di amore, di perdono e di misericordia. (MM, 14)

14. Porta sempre spalancata

Termina il Giubileo e si chiude la Porta Santa. Ma la porta della misericordia del nostro cuore rimane sempre spalancata. (...) Per sua stessa natura, la misericordia si rende visibile e tangibile in un’azione concreta e dinamica. Una volta che la si è sperimentata nella sua verità, non si torna più indietro: cresce continuamente e trasforma la vita. (...) La misericordia rinnova e redime, perché è l’incontro di due cuori: quello di Dio che viene incontro a quello dell’uomo. Questo si riscalda e il primo lo risana: il cuore di pietra viene trasformato in cuore di carne (cfr Ez 36,26), capace di amare nonostante il suo peccato. (MM, 16)

15. Tanti segni concreti di bontà e tenerezza

Anche se non fanno notizia, esistono tuttavia tanti segni concreti di bontà e di tenerezza rivolti ai più piccoli e indifesi, ai più soli e abbandonati. Esistono davvero dei protagonisti della carità che non fanno mancare la solidarietà ai più poveri e infelici. Ringraziamo il Signore per questi doni preziosi che invitano a scoprire la gioia del farsi prossimo davanti alla debolezza dell’umanità ferita. (MM, 17)

16. Spazio alla fantasia

È il momento di dare spazio alla fantasia della misericordia per dare vita a tante nuove opere, frutto della grazia. La Chiesa ha bisogno di raccontare oggi quei «molti altri segni» che Gesù ha compiuto e che «non sono stati scritti» (Gv 20,30), affinché siano espressione eloquente della fecondità dell’amore di Cristo e della comunità che vive di Lui. (MM, 18)

17. Scacciare indifferenza e ipocrisia

Il carattere sociale della misericordia esige di non rimanere inerti e di scacciare l’indifferenza e l’ipocrisia, perché i piani e i progetti non rimangano lettera morta. Lo Spirito Santo ci aiuti ad essere sempre pronti ad offrire in maniera fattiva e disinteressata il nostro apporto, perché la giustizia e una vita dignitosa non rimangano parole di circostanza, ma siano l’impegno concreto di chi intende testimoniare la presenza del Regno di Dio. (MM, 19)

18. Far crescere una cultura della misericordia

Siamo chiamati a far crescere una cultura della misericordia, basata sulla riscoperta dell’incontro con gli altri: una cultura in cui nessuno guarda all’altro con indifferenza né gira lo sguardo quando vede la sofferenza dei fratelli. Le opere di misericordia sono “artigianali”: nessuna di esse è uguale all’altra; le nostre mani possono modellarle in mille modi, e anche se unico è Dio che le ispira e unica la “materia” di cui sono fatte, cioè la misericordia stessa, ciascuna acquista una forma diversa. (MM, 20)

19. Preghiera assidua

La cultura della misericordia si forma nella preghiera assidua, nella docile apertura all’azione dello Spirito, nella familiarità con la vita dei santi e nella vicinanza concreta ai poveri. È un invito pressante a non fraintendere dove è determinante impegnarsi. La tentazione di fare la “teoria della misericordia” si supera nella misura in cui questa si fa vita quotidiana di partecipazione e condivisione. (MM, 20)

20. Giornata mondiale dei poveri

Alla luce del “Giubileo delle persone socialmente escluse”, mentre in tutte le cattedrali e nei santuari del mondo si chiudevano le Porte della Misericordia, ho intuito che, come ulteriore segno concreto di questo Anno Santo straordinario, si debba celebrare in tutta la Chiesa, nella ricorrenza della XXXIII Domenica del Tempo Ordinario, la Giornata mondiale dei poveri. Sarà la più degna preparazione per vivere la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il quale si è identificato con i piccoli e i poveri e ci giudicherà sulle opere di misericordia (cfr Mt 25,31-46). (MM, 21)

lunedì 27 giugno 2016

Papa Francesco e quei "messaggi in codice" attraverso l'uso degli anelli


Avete presente quando ‪Papa Francesco‬ cambia l'anello a seconda dell'impegno che deve svolgere? Durante le celebrazioni pontificie "forti" (1ª foto) utilizza l'anello del pescatore, mentre negli eventi pubblici (udienze, incontri, raduni) (2ª foto) utilizza quello episcopale (che aveva da vescovo e cardinale). Ecco, in questa prassi io trovo la sintesi del suo Pontificato.

Il Papa parla con due registri, a due pubblici e con lo stesso fine: parla agli "eruditi", confermando tutto il Magistero precedente senza cedere di un millimetro su quella che è la dottrina della Chiesa e così confermandoli nel loro percorso; parla poi agli "ultimi", quelli lontani dalla fede, con il linguaggio che questi possono comprendere, dandogli speranza, aprendo loro le braccia per riportarli all'ovile e tutti insieme festeggiare.

Non ci trovo nulla di sconvolgente, se non lo scandalo di un disinteressato amore per ogni creatura di Dio, sia essa pure la più peccatrice.


Il mio invito è a saper discernere le parole, i gesti e gli insegnamenti del Santo Padre: sono rivolti a me, in quanto "erudito" e quindi bisognoso di essere confermato nel mio cammino di fede, oppure sono rivolte a me "ultimo", desideroso di ritornare tra le braccia del Padre dopo che me ne sono allontanato? 

In entrambi i casi, uno solo è il cammino da percorrere, una sola la meta; e la guida è la stessa.

giovedì 2 giugno 2016

La paternità del pastore: le meditazioni di Papa Francesco agli esercizi predicati ai sacerdoti nel loro Giubileo


Volete una sintesi delle tre meditazioni degli esercizi spirituali proposti oggi da Papa Francesco ai tre gruppi di sacerdoti riuniti, in momenti diversi, nelle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura?

Basta leggere queste parole conclusive dello stesso Santo Padre al termine della giornata giubilare:
Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al Tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdere questo. Non perdere il lasciarsi guardare dalla Madonna e guardarla come Madre. Non perdere lo zelo, cercare di fare... Non perdere la vicinanza e la disponibilità alla gente e anche, mi permetto di dirvi, non perdere il senso dell’umorismo. E andiamo avanti!
Qui invece sono disponibili i testi integrali - un lunghi, ma ne vale veramente la pena, delle tre meditazioni; un vero compendio sulla misericordia e sulla paternità sacerdotale:






venerdì 4 settembre 2015

Crescere per attrazione: l'esperienza delle "cellule parrocchiali di evangelizzazione"

Dalla Corea, con il pastore Paul Yonggi Cho, è nata una formula, un metodo di evangelizzazione che si chiama "le cellule in casa". Un prete americano, padre Michael Eivers, lo ha, in certo qual modo, “cattolicizzato” e lo ha importato con successo nella sua parrocchia, in Florida, assegnando un posto speciale all’adorazione perpetua 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel 1987 Don Pigi, il parroco di Sant’Eustorgio a Milano, è andato a visitare quella parrocchia dietro consiglio di un amico e ne è tornato entusiasta e radicalmente convertito. A seguito di questa visita, ha chiamato una quarantina di fedeli per condividere l’impegno di fare della sua parrocchia una comunità animata da una fede ardente e dedicata all’evangelizzazione. L’esperienza si è diffusa rapidamente, come per contagio, prima nella parrocchia di Sant’Eustorgio a Milano, poi progressivamente in numerose altre parrocchie, in Italia e all’estero. Don Pigi ha organizzato oltre venti seminari di formazione che hanno avuto effetti in tutto il mondo. Il Pontificio Consiglio per i laici si è accorto che tale metodo rendeva fertile le parrocchie in tutti e cinque i continenti per cui ha proposto a don Pigi di creare un organismo internazionale perché la Chiesa continuasse a vivere questa grazia.
A che cosa si può attribuire la diffusione del Sistema delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (SCPE) nel mondo?
La presenza sui cinque continenti è accertata. Sono bastati solo venti anni alle cellule per svilupparsi nel mondo. Ciò può essere attribuito, soprattutto, al bisogno di avere un metodo per tradurre nei fatti quel desiderio di evangelizzazione che Giovanni Paolo II ha ridato alla Chiesa. Partendo dall’«Evangelii nuntiandi» di Paolo VI, la Chiesa è stata percorsa da tutta una corrente di evangelizzazione. Così le cellule diventano una possibilità di trasformare la pastorale ordinaria in una pastorale missionaria per quei parroci che non hanno un movimento nuovo per sostenerli; ciò che attira nel metodo delle cellule è proprio questo: la possibilità di continuare la pastorale ordinaria facendone anche una pastorale missionaria.

venerdì 28 agosto 2015

"Akòr - Porta della Speranza", dal 2008 la Pastorale per fedeli separati, divorziati e in nuova unione

È dall'anno pastorale 2008/2009 che nella Diocesi di Milano è attivo un gruppo pastorale che si dedica ai fedeli separati, divorziati e in nuova unione. Si chiama "Akòr - Porta della Speranza", ed è ispirato al brano biblico Os 2,16-17: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Akòr in porta di speranza”.

Il Gruppo è parte integrante dell'Ufficio Famiglia ed è composto da un assistente spirituale nominato dal Vescovo, una coppia referente e una coppia per ciascuna delle sette zone in cui è divisa la diocesi.

"In comunione con il vescovo e in riferimento alla Consulta Regionale Lombarda di pastorale familiare, l’équipe intende generare una specifica pastorale, offrendo percorsi di crescita spirituale ed ecclesiale a quanti sperimentano il dolore di una ferita che ha segnato la loro storia matrimoniale", si legge nella mission del Gruppo.

L'obiettivo di Akòr è duplice. Da una parte vuole sensibilizzare le realtà parrocchiali ad avere "cura per le situazioni problematiche e l'attenzione per le sofferenze delle famiglie separate", dall'altra, nei confronti di chi "ha il cuore ferito", far sentire la loro appartenenza "ad una chiesa dove nessuno può essere considerato indegno della misericordia divina e che chiede la disponibilità di ciascuno nell'edificare una comunità secondo il Vangelo".

In sostanza, "il desiderio è quello di edificare una comunità ecclesiale dove tutti si sentano accolti ed amati da Dio e dai fratelli. Ciascuno potrà così sperimentare quello sguardo misericordioso sulle proprie ferite che incoraggia l’aiuto verso altre persone, magari coppie in difficoltà o altre situazioni di disagio famigliare". 

Le attività prevedono 4/5 incontri all'anno, con momenti formativi e di preghiera, normalmente guidati da un sacerdote, in un luogo di culto diverso dalla chiesa parrocchiale, con momenti di supplica, ringraziamento, lode o richiesta di perdono.

Ulteriori informazioni

mercoledì 26 agosto 2015

"La Buona Strada", cooperativa fondata da #rom, grazie a un progetto della Diocesi di Avezzano


Nella Diocesi di Avezzano, grazie a un progetto lungimirante che va avanti dal 1975, è sorta una Cooperativa sociale fondata da rom abruzzesi residenti nella Marsica, rappresentanti di 65 nuclei familiari. Si chiama La Buona strada e i frutti di questo impegno diocesano sono tanti, dall'accoglienza all'istruzione, passando dalla catechesi alla partecipazione ai sacramenti.

Proponiamo alcuni stralci di questa decennale storia di accoglienza ed evangelizzazione.

Nella primavera 2013, dopo un percorso di progettazione partecipata tra giovani adulti rom e volontari, la Chiesa diocesana di Avezzano, nella continuità del proprio operato per il sostegno del diritto al lavoro della popolazione dei Rom abruzzesi residenti nella Marsica, e nella convinzione che l’impresa sociale sia la risposta efficace per l’inserimento dei soggetti fragili nell’economia del mercato occupazionale, ha promosso la costituzione della Cooperativa sociale La Buona strada, di cui si sono resi soci fondatori sette rappresentanti delle tre famiglie allargate e dei sessantacinque nuclei della comunità Rom cittadina. È forte oggi nei membri della comunità zingara cittadina il desiderio di sentirsi cittadini, non soltanto perché custodi e portatori di un patrimonio culturale diverso, ricco  e affascinante, ma anche perché lavoratori.

Si comincia da lontano...

venerdì 21 agosto 2015

Si chiama #CatholicStuff, ed è un modo divertente per evangelizzare i giovani

Si chiama Catholic Stuff ed è una iniziativa di evangelizzazione-apostolato-formazione promossa in Spagna dai Servi del Focolare della Madre (http://www.siervoshmfilms.com/), caratterizzata da alcune produzioni video realizzate con umorismo.

Ecco un esempio sul tema Uomini&Donne:




Il target è formato da giovani che, pur ritenendosi credenti, non praticano molto la propria fede e si fermano ai suoi aspetti più basici, e a quelli che, praticandola, vogliono andare più a fondo. Il programma, una serie di videoclip sui temi della fede, è utile ai catechisti che hanno bisogno di qualche mezzo innovativo e divertente per svolgere il proprio lavoro apostolico.

Ogni programma dura dai 5 agli 8 minuti ed è disponibile completamente gratis su Youtube.


Catholic Stuff ha anche una 
fanpage su Facebook e un account su Twitter.


I produttori di queste serie televisive sono giovani che decidono di dedicare un anno della propria vita alla  causa evangelizzatrice, e ricevono in cambio formazione sia tecnica (sull'uso dei mezzi di comunicazione, e in particolare la produzione televisiva) che spirituale (con Messa, Adorazione e Rosario quotidiani e Corsi di ritiro).


In pochi mesi i filmati realizzati hanno già ottenuto migliaia di visualizzazioni su Youtube. 

giovedì 20 agosto 2015

Un #Dio da restituire: la rivoluzione silenziosa degli #oratori di Giugliano e Scampia

L’oratorio a Scampia«Una terra da liberare non solo dalla camorra, ma dalla rassegnazione che ha strutturato nella gente, inducendo un sentimento di resa al male in tutte le sue forme». Parla così Giusy Orlando del suo mondo, periferia di cui Secondigliano e Scampia sono i nomi più noti. Vicepreside nella scuola dei Fratelli Maristi a Giugliano in Campania, è una donna che ha scelto da che parte stare. Il suo impegno si intreccia con quello di molti altri cristiani che, pur tra grandi difficoltà, offrono ai giovani un’educazione integrale, in cui Vangelo e istruzione si proiettano nella vita, diventando modo di essere: una rivoluzione silenziosa. 

giovedì 6 febbraio 2014

Francesco, i giovani e il coraggio della felicità


Papa Francesco ha tracciato il cammino per l'appuntamento della Giornata Mondiale della Gioventù che si terrà a Cracovia nel 2016: un itinerario sulle beatitudini.


Buon itinerario!

mercoledì 4 dicembre 2013

Francesco e la gioia del Vangelo e dell'evangelizzazione


Qui potete leggere online la prima Esortazione Apostolica di Papa Francesco, intitolata Evangelii gaudium, "sull'annuncio del Vangelo nel mondo attuale".


Qui invece potere scaricare il file PDF

Buona lettura!

giovedì 31 maggio 2012

...la luce della Chiesa tra i marosi del mondo



" (...) nonostante la debolezza dell’uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino" 

Benedetto XVI, Udienza del mercoledì, 30 maggio 2012

martedì 29 novembre 2011

"Torna a casa per Natale", lanciata la nuova campagna diretta agli affievoliti

Si intitola “Come Home for Christmas” (“Torna a casa per Natale”) la nuova iniziativa di sensibilizzazione della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles (Cbcew) rivolta ai cattolici non praticanti. In concomitanza con l’inizio del periodo di Avvento, il Dipartimento dei vescovi per l’evangelizzazione e la catechesi ha messo in rete una speciale pagina web per invitare i cattolici che non praticano più la loro fede, o lo fanno saltuariamente, a riavvicinarsi alla Chiesa.

La pagina http://www.comehomeforchristmas.co.uk/ riporta diverse sezioni: tra queste, una con i messaggi di benvenuto di diversi vescovi e la sezione “Your Stories”, in cui diverse persone raccontano le loro storie di riavvicinamento alla pratica religiosa.

Per chi è interessato ad andare oltre, c’è poi la sezione “What Next?” che indica i passi da compiere per riprendere a frequentare la chiesa. “Come Home for Christmas” segue di pochi giorni il lancio del ciclo d’incontri “Crossing the Threshold” (“Varcare la soglia”), l’iniziativa promossa dallo stesso Dipartimento per l’evangelizzazione e la catechesi per sostenere le parrocchie inglesi e gallesi nella pastorale con i cattolici non praticanti.

Il primo appuntamento si è tenuto il 12 novembre scorso a York, presso la English Martyrs Church, e ha visto la partecipazione di 140 persone che hanno condiviso momenti di preghiera e riflessione. I prossimi appuntamenti sono previsti il 4 febbraio a Birmingham, il 3 marzo a Crawley, il 28 aprile a Westminster e il 23 giugno a Cardiff. L’iniziativa rientra in un più ampio progetto triennale dei vescovi pensato per sviluppare la pastorale e la sensibilizzazione sull’argomento.

Il progetto culminerà nel 2013 con la pubblicazione di un rapporto dettagliato. Da rilevare, inoltre, che il ciclo d’incontri guarda anche al prossimo Sinodo dei vescovi sulla Nuova evangelizzazione, in programma nell’ottobre 2012. Nei Lineamenta dell’Assemblea, infatti, si legge che “è tempo di nuova evangelizzazione anche per l’Occidente, dove molti che hanno ricevuto il battesimo vivono completamente al di fuori della vita cristiana e sempre più persone conservano, sì, qualche legame con la fede, ma ne conoscono poco e male i fondamenti”.

-RV-

lunedì 28 novembre 2011

Un anno della cresima per il 1150º dell'arrivo dei Santi Cirillo e Metodio nella Grande Moravia

La Chiesa cattolica della Repubblica Ceca inizia un altro anno di preparazione per la celebrazione del 1150° anniversario dell’arrivo dei Santi Cirillo e Metodio nella Grande Moravia.

Ieri, insieme all’inizio dell’Avvento, la Conferenza episcopale ha annunciato l’apertura dell’Anno della Cresima in tutte le parrocchie del Paese.

I vescovi incoraggiano i sacerdoti ad arricchire il proprio servizio pastorale ponendo l’accento sul sacramento della Cresima, non soltanto per coloro che si preparano a riceverla in futuro, ma anche per quegli adulti che sono già stati confermati nella fede cattolica, nel senso del rinnovamento spirituale.

“Il sacramento della Cresima unisce i cristiani in modo più impeccabile con la Chiesa e conferisce loro il potere speciale dello Spirito Santo”, affermano i vescovi, aggiungendo che “questo dono li obbliga a diffondere e a difendere la fede con le parole e con gli atti, come veri testimoni di Cristo”.

L’Anno della Cresima avrà il suo culmine nella Novena di sante messe e preghiere che precedono la Festa della Pentecoste del 2012.

giovedì 10 novembre 2011

Centinaia di giovani universitari slovacchi riflettono sulle "radici della fede"

“Siamo giunti alle radici della fede”. Centinaia di studenti universitari slovacchi si incontreranno per riflettere su questo tema dall’11 al 13 novembre, nei locali dell’Università Cattolica di Ruzomberok.

“Accademia 2011”, ventesima edizione dell’Incontro nazionale della gioventù cattolica, è organizzata da oltre dieci Centri pastorali universitari situati in tutta la Slovacchia.

“La principale finalità dell’evento consiste nel dare forma alla comunicazione: gli uni con gli altri, con il nostro lato spirituale, con Dio, tenendo in considerazione che il simbolo di questa comunicazione è la Croce”, ha spiegato Robert Slotka, cappellano dell’Università Cattolica.

Il programma prevede conferenze, gruppi di lavoro, concerti, competizioni, momenti di preghiera e celebrazioni liturgiche. Si partirà all’inizio della Settimana della Chiesa per i giovani di Slovacchia (12-20 novembre), sponsorizzata dal Consiglio della gioventù e dalle università della Conferenza episcopale.

L’incontro nazionale della gioventù si tiene una volta l’anno, simbolicamente a novembre, per ricordare gli eventi del 1989 e il ruolo giocato dagli studenti e dai giovani nella cosiddetta “Rivoluzione di Velluto”, associata alla caduta del comunismo in Slovacchia e Paesi limitrofi.

Sir

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