"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta giovani. Mostra tutti i post

mercoledì 3 aprile 2019

CHRISTUS VIVIT: IL #DESIDERIO DEL #PAPA PER I #GIOVANI


"299. Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti.

La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci»"

Ecco l'Esortazione apostolica postsinodale #ChristusVivit di #PapaFrancesco ai #giovani e a tutto il #PopolodiDio


👇👇👇

mercoledì 21 novembre 2018

Videomessaggio di Papa Francesco ai giovani in preparazione alla GMG di Panama 2019




Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A presto.


21 novembre 2018

sabato 27 ottobre 2018

Scarica il Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui #giovani e le votazioni


Sintesi (a cura di Paolo Ondarza e Isabella Piro)

* * *

Dal saluto di Papa Francesco a conclusione delle votazioni del Documento finale del #Synod2018:  "Anche io devo dire grazie a tutti... specialmente ai giovani che ci hanno portato la loro 'musica' qui in aula, la parola diplomatica per dire 'chiasso'...

Ribadire una volta in più che il Sinodo non è un parlamento, è uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa attuare; per questo le informazioni che si danno sono generali...; questo è stato uno spazio protetto, è stato lo Spirito a lavorare qui.

Il risultato del Sinodo non è un Documento... siamo pieni di documenti.. non so se fuori questo documento farà qualcosa, ma si qualcosa in noi... L'abbiamo approvato il documento, adesso lo Spirito ce lo dà perché lavori in noi... siamo noi i destinatari di questo Documento. Bisogna fare preghiera, studiare... ma i primi destinatari siamo noi: lo Spirito ha fatto tutto questo, e torna a noi.

La terza cosa, penso a nostra madre, la santa Madre Chiesa. Gli ultimi tre numeri sulla santità fanno vedere cosa è la santità: nostra Madre è santa, noi figli siamo peccatori, tutti peccatori... A causa dei nostri peccati, sempre il grande Accusatore ne approfitta; come dice il primo capitolo di Giobbe: gira, gira per la terra cercando chi accusare.

In questo momento ci sta accusando forte, e questa accusa diventa persecuzione pure... come i popoli perseguitati dell'Oriente, e diventa anche un altro tipo di persecuzione con l'accusa continua per sporcare la Chiesa.

La madre non va sporcata, ed è il momento di difendere la Madre e la si difende dal grande Accusatore con la preghiera: per questo ho chiesto di pregare il rosario questo mese di ottobre.

È un momento difficile perché il grande accusatore tramite noi attacca la madre e la madre non si tocca. E adesso lo Spirito santo ci regala questo documento, anche a me, per riflettere cosa vuole dirci".

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

* * *

Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

sabato 24 marzo 2018

Cosa chiedono i #giovani di tutto il mondo alla #Chiesa


(Estratti dal Documento conclusivo della riunione pre-Synod2018)

· Questo documento è una piattaforma sintetizzata per esprimere alcuni dei nostri pensieri ed esperienze. È importante notare che queste sono le riflessioni di giovani del 21° secolo provenienti da diverse religioni e contesti culturali.

· È importante innanzitutto chiarire i parametri di questo documento. Non si tratta di comporre un trattato teologico né di stabilire un nuovo insegnamento della Chiesa. È piuttosto un documento che rispecchia le specifiche realtà, personalità, credenze ed esperienze dei giovani del mondo. Esso è destinato ai Padri sinodali.
· I giovani cercano il senso di se stessi in comunità che siano di sostegno, edificanti, autentiche e accessibili, cioè comunità in grado di valorizzarli. Riconosciamo luoghi che possono aiutare lo sviluppo della propria personalità, tra i quali la famiglia occupa una posizione privilegiata.

· Abbiamo bisogno di trovare modelli attraenti, coerenti e autentici. Abbiamo bisogno di spiegazioni razionali e critiche a questioni complesse - le risposte semplicistiche non sono sufficienti.

· In un mondo globalizzato e inter-religioso, la Chiesa ha bisogno non solo di un modello ma anche di un’ulteriore elaborazione sulle linee teologiche già esistenti per un pacifico e costruttivo dialogo con persone di altre fedi e tradizioni.

· Sogniamo maggiori opportunità, di una società che sia coerente e si fidi di noi. Cerchiamo di essere ascoltati e non solamente di essere spettatori nella società, ma partecipanti attivi. Cerchiamo una Chiesa che ci aiuti a trovare la nostra vocazione, in tutti i suoi significati.
· A volte, finiamo per rinunciare ai nostri sogni. Abbiamo troppa paura, e alcuni di noi hanno smesso di sognare. Questo si nota nelle molte pressioni socio-economiche che possono gravemente drenare il senso di speranza tra i giovani. Succede anche che non abbiamo neanche più l’opportunità di continuare a sognare.

· Vogliamo un mondo di pace, che tenga insieme un’ecologia integrale con una economia globale sostenibile.
· Offriamo qui due proposte concrete riguardo alla tecnologia. In primis, la Chiesa, impegnandosi in un dialogo costante con i giovani, dovrebbe approfondire la sua comprensione della tecnologia così da poter aiutarci nel ponderare il suo utilizzo. Inoltre la Chiesa dovrebbe considerare la tecnologia - in particolare internet - come un terreno fertile per la Nuova Evangelizzazione. I risultati di queste riflessioni dovrebbero essere formalizzati attraverso un documento ufficiale della Chiesa. In secondo luogo, la Chiesa dovrebbe rivolgere la sua attenzione alla piaga della pornografia, includendo gli abusi in rete sui minori, il cyberbullismo e il conto salato che essi presentano alla nostra umanità.

· C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. Ciò che è importante notare è che, indipendentemente dal loro livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, troviamo ancora disaccordo e un dibattito aperto tra i giovani su queste questioni problematiche. Di conseguenza vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore esplicazione e formazione su queste questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale desiderano comunque essere parte della Chiesa. D’altra parte, molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti e trovano in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità.

· I giovani di oggi bramano una chiesa autentica. Con questo vogliamo esprimere, in particolar modo alla gerarchia ecclesiastica, la nostra richiesta per una comunità trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva.

· I giovani hanno molti interrogativi, ma non per questo chiedono risposte annacquate o preconfezionate. Noi, giovani della Chiesa, chiediamo alle nostre guide di parlare con una terminologia concreta su argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, riguardo i quali i giovani già liberamente discutono senza alcuna inibizione.

· La chiesa deve coinvolgere i giovani nei processi decisionali e offrire loro ruoli di leadership. Questi devono essere individuati in parrocchie, diocesi, a livello nazionale e internazionale, e persino a livello delle commissioni in Vaticano. Siamo fermamente convinti di esser pronti per poter essere guide, capaci di maturare e imparare da membri più esperti della Chiesa, siano essi religiosi o laici.

· Auspichiamo che la Chiesa ci venga incontro nei diversi luoghi in cui è poco o per niente presente. In particolar modo, il luogo in cui speriamo di essere incontrati dalla Chiesa sono le strade, dove si trovano persone di tutti i tipi. La Chiesa dovrebbe provare a sviluppare creativamente nuove strade per andare ad incontrare le persone esattamente là dove stanno, nei luoghi a loro consoni e dove comunemente socializzano: bar, caffetterie, parchi, palestre, stadi, e qualsiasi altro centro di aggregazione culturale o sociale.

· In breve, vorremo essere incontrati dove siamo — intellettualmente, emotivamente, spiritualmente, socialmente e fisicamente.

· Bramiamo esperienze che possano accrescere la nostra relazione con Gesù nel mondo reale, iniziative efficaci ci offrono un’esperienza di Dio. Per questo apprezziamo particolarmente le esperienze che ci permettono di comprendere i Sacramenti, la preghiera e la liturgia, al fine di poter condividere e difendere la nostra fede nel mondo.

Qui il documento integrale (#daleggere): http://press.vatican.va/.../2018/03/24/0220/00482.html

venerdì 2 giugno 2017

Essere #felici è possibile? Alessandro D'Avenia e l'arte della #speranza


di Daniela Monti (Corriere della Sera)

«Ancora adesso, a quarant’anni anni, mi sorprende il modo in cui i miei genitori mi dimostrano che per loro sono importante. Questo mi dà una forza che nessuno può togliermi», dice Alessandro D’Avenia e racconta della mattina di un mese fa — il 2 maggio, giorno del suo compleanno — colazione nello stesso bar milanese in cui si trova ora, con vista su Santa Maria delle Grazie: «Ci eravamo salutati il giorno precedente a Roma: loro tornavano a casa, a Palermo, mentre io ero diretto a Milano, per riprendere la scuola. Così il 2 mi alzo, vengo qui e, colpo di scena, li vedo entrare e venirmi incontro per un abbraccio: avevano passato la notte da mia sorella, volevano esserci per farmi gli auguri a sorpresa. Sono cose del genere che mi hanno permesso di diventare l’uomo che sono».

L’amore è il tema del prossimo libro — uscirà in autunno — ma è anche la voce principale del bilancio dei suoi quarant’anni, «non sarò giudicato sul numero delle copie che ho venduto, ma sulla capacità di lasciarmi voler bene e di volere bene. Sul compimento dei doni della vita».

Quanto è piena la sua vita? C’è il successo dei suoi libri: l’ultimo, «L’arte di essere fragili» (Mondadori), dallo scorso novembre è nella classifica dei più venduti, «pensavo di togliermi uno sfizio e fare un libro per i professori, sulla scuola che sogno con una letteratura al servizio della vita e non solo del programma, e invece...». C’è il suo lavoro di insegnante di italiano e latino al liceo San Carlo di Milano: «Ogni mattina, durante l’appello, guardo i miei studenti, uno per uno. Loro si spazientiscono. “Dai prof, è una tortura, perché lo fa?”. E io rispondo: perché voi siete più importanti della lezione. Curare le relazioni è la forma dell’amore nel nostro tempo veloce, fatto tutto di prestazioni anziché di presenze».

E l’amore di coppia? «Sto bene così — risponde — , ho scelto di dedicare la mia vita ai ragazzi, a scuola e nel volontariato. Mantenere il celibato è una decisione che ho maturato nel tempo. Non significa rinunciare all’amore, ma viverlo seguendo altre strade, quelle dove mi porta la mia passione, raccontare e ascoltare storie, a scuola, in teatro, nei libri. Non sono un filantropo e basta: la mia vita è piena del rapporto con Dio (ma non ho la vocazione sacerdotale) e il mio amore per lui, in fondo, ha un aspetto sentimentale: senza, non posso vivere».

Forse la ragazza giusta deve ancora arrivare. «Sono incantato dalla grazia femminile — precisa — ma Dio che è la fonte di quella grazia mi ha incantato ancora di più. Il mio non è idealismo, né sentimentalismo, né fuga dalla realtà. È un amore profondo, che cresce giorno per giorno e trabocca. E quando hai la fortuna di vivere un amore così, che fai? Te lo tieni stretto. I primi a restare perplessi sono i miei studenti: le loro reazioni vanno dal “che peccato” — e queste sono le ragazze — al “ma non ha voglia di una famiglia sua?”». Lei cosa risponde? «Li guardo e dico: vi sembra che io non abbia dei figli?».

Le chiederanno del sesso, di come riesca a vivere senza. «Raccontare l’incanto o il disincanto del sesso è raccontare l’amore. Noi facciamo l’amore come amiamo, il sesso rivela com’è la nostra capacità di amare. A volte fare l’amore è semplicemente dare una carezza. Oggi, al contrario di ciò che si pensa, vedo poca trasgressione, cioè capacità di andare oltre se stessi, di crescere. Essere fedeli è trasgressivo, essere gentili anche quando si è stanchi, chiedere scusa, sorprendere con un’attenzione inattesa è erotico».

Lei scrive per i ragazzi: sono loro il suo pubblico. «È un’etichetta che mi hanno appicciato addosso: il numero di libri venduti dimostra che non è così. Comunque non ci trovo niente di male: il pezzo di mondo che osservo tutti i giorni è quello della scuola e i ragazzi sono come cristalli, si lasciano leggere dentro, mentre più tardi, a 30 o 40 anni, impariamo tutti a mettere una maschera, diventiamo opachi, ma ciò di cui abbiamo profondamente bisogno resta uguale: che cosa ci affranca dalla morte, dal continuo cadere delle cose? I ragazzi vivono la fragilità delle relazioni da cui vengono, le stesse dei loro genitori, del tessuto famigliare. La grammatica delle relazioni andrebbe riscritta, dalla A alla Z».

Le sue relazioni come sono? «A me interessano le relazioni buone. Quanto tempo dedica un professore ad ogni singolo alunno? Quanto tempo dei nostri pasti è dedicato al volto di chi sta a tavola con noi? Ma più vado avanti, più sperimento la mia incapacità ad amare nel modo profondo che vorrei. Così rilancio, rilancio sempre».

Nel nuovo libro, ogni capitolo ha il nome di una donna, alla quale il narratore — unica voce maschile — chiede di raccontare la propria storia. Un libro al femminile per spiegare l’amore agli uomini? «Non mi interessa spiegare niente a nessuno, ma godermi la magia della narrazione, dando parola a ciò che altrimenti resta invisibile, prima di tutto a me stesso. Il dramma di un’educazione sentimentale basata sul possesso, per esempio: l’altro conta solo se mi è utile. Ma in amore o si fa morire l’altro per affermare se stessi, o si muore (metaforicamente) per lui. Ho scelto di far parlare le donne perché sanno meglio degli uomini il paradosso dell’amore. È un testo ispirato da un inatteso stupore e dolore: stavo lavorando su Leopardi e le parole sono arrivate senza che ne avessi il controllo razionale».

Essere felici è possibile? «Io ho una vita bellissima. E felice perché impegnata in ciò che amo, fatica compresa. Mi ha colpito il racconto di un amico: stava litigando con la moglie quando il loro bimbo si è messo in mezzo, con una foto del loro matrimonio. Il messaggio era chiaro: guardatevi, voi vi amate, voi siete questi della foto. Ha ricordato ai genitori che se loro si spezzano, anche lui si spezza. Oggi si dà per scontato che se c’è una crisi, la relazione finisce. Ma quel bambino e i miei studenti ci chiedono altro: dimostrami che sono la cosa migliore che ti sia capitata, che il mio essere qui è una benedizione per il mondo. Non penso che questa sia letteratura per ragazzi, ma per uomini e donne che sperano nel futuro e l’unico modo è imparare ad amare davvero, con le nostre fragilità, cadute, fallimenti. A quarant’anni ne ho collezionati così tanti da sapere che in futuro potrà andare solo meglio».

1 giugno 2017

martedì 21 marzo 2017

Videomessaggio di #PapaFrancesco per la #GMG 2017


Cari giovani... "la Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano".


sabato 14 gennaio 2017

#Synod18, 3 verbi per indirizzare il cammino della Chiesa con i giovani


Entrano nel vivo i lavori di preparazione del prossimo Sinodo dei Vescovi, che si svolgerà nell'ottobre del 2018 e che Papa Francesco ha voluto dedicare ai giovani.

Dal documento preparatorio diffuso nei giorni scorsi risaltano in particolare 3 verbi per ciò che riguarda l'azione pastorale che la Chiesa vuole intraprendere con i giovani, per accompagnarli in questo "tempo segnato dall'incertezza, dalla precarietà, dall'insicurezza".

Una sfida ritenuta seria dove si evince chiaramente che il futuro è adesso!

3 verbi "che nei Vangeli connotano il modo con cui Gesù incontra le persone del suo tempo".

Innanzitutto Uscire

"Accompagnare i giovani richiede di uscire dai propri schemi preconfezionati, incontrandoli lì dove sono, adeguandosi ai loro tempi e ai loro ritmi; significa anche prenderli sul serio nella loro fatica a decifrare la realtà in cui vivono e a trasformare un annuncio ricevuto in gesti e parole, nello sforzo quotidiano di costruire la propria storia e nella ricerca più o meno consapevole di un senso per le loro vite".

"Uscire, anzitutto da quelle rigidità che rendono meno credibile l'annuncio della gioia del Vangelo, dagli schemi in cui le persone si sentono incasellate e da un modo di essere Chiesa che a volte risulta anacronistico. Uscire è segno anche di libertà interiore da attività e preoccupazioni abituali, così da permettere ai giovani di essere protagonisti. Troveranno la comunità cristiana attraente quanto più la sperimenteranno accogliente verso il contributo concreto e originale che possono portare".

Il secondo verbo è Vedere

"Uscire verso il mondo dei giovani richiede la disponibilità a passare del tempo con loro, ad ascoltare le loro storie, le loro gioie e speranze, le loro tristezze e angosce, per condividerle: è questa la strada per inculturare il Vangelo ed evangelizzare ogni cultura, anche quella giovanile. Quando i Vangeli narrano gli incontri di Gesù con gli uomini e le donne del suo tempo, evidenziano proprio la sua capacità di fermarsi insieme a loro e il fascino che percepisce chi ne incrocia lo sguardo. È questo lo sguardo di ogni autentico pastore, capace di vedere nella profondità del cuore senza risultare invadente o minaccioso; è il vero sguardo del discernimento, che non vuole impossessarsi della coscienza altrui né predeterminare il percorso della grazia di Dio a partire dai propri schemi".

Infine, Chiamare

"Nei racconti evangelici lo sguardo di amore di Gesù si trasforma in una parola, che è una chiamata a una novità da accogliere, esplorare e costruire. Chiamare vuol dire in primo luogo ridestare il desiderio, smuovere le persone da ciò che le tiene bloccate o dalle comodità in cui si adagiano. Chiamare vuol dire porre domande a cui non ci sono risposte preconfezionate. È questo, e non la prescrizione di norme da rispettare, che stimola le persone a mettersi in cammino e incontrare la gioia del Vangelo".

Chi sono i destinatari?

"Tutti i giovani, nessuno escluso".

E proprio a loro Papa Francesco ha indirizato, per l'occasione, una lettera: "Ho voluto che foste voi al centro dell'attenzione perché vi porto nel cuore".

"Un mondo migliore si costruisce anche grazie a voi, alla vostra voglia di cambiamento e alla vostra generosità. Non abbiate paura di ascoltare lo Spirito che vi suggerisce scelte audaci, non indugiate quando la coscienza vi chiede di rischiare per seguire il Maestro. Pure la Chiesa desidera mettersi in ascolto della vostra voce, della vostra sensibilità, della vostra fede; perfino dei vostri dubbi e delle vostre critiche. Fate sentire il vostro grido, lasciatelo risuonare nelle comunità e fatelo giungere ai pastori".

Archivio

 

GIOVANE CHIESA Copyright © 2011 -- Template created by O Pregador -- Powered by Blogger