"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
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mercoledì 1 maggio 2019

In un libro le visite del Papa nella periferia romana


Si intitola “Pellegrino di periferia” il libro di Giovanni Tridente che per la prima volta analizza il magistero di Papa Francesco durante le sue visite alle parrocchie romane. Andrea Monda firma la prefazione



Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Nel libro “Pellegrino di periferia”, edito da Amazon, Giovanni Tridente, giornalista e docente di comunicazione alla Pontificia Università Santa Croce, rilegge le più recenti visite di Papa Francesco nelle parrocchie della sua diocesi. Prendendo in esame le ultime nove visite alle parrocchie romane del Papa - che nel suo pontificato ne ha visitate venti - l’autore individua i temi ricorrenti di questa predicazione itinerante del vescovo di Roma. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, Giovanni Tridente spiega la genesi del libro:

Ascolta l'intervista a Giovanni Tridente:

Sul Papa sono stati scritti molti libri, però seguendo la sua attività mi aveva sempre colpito la presenza di una sorta di filo conduttore nelle sue visite alle parrocchie romane, anche se non propriamente esplicito. Quindi ho voluto cercarlo per verificare se davvero ci fosse un denominatore comune nel magistero ‘parrocchiale’ del vescovo romano. Mi colpiva il fatto che fosse un aspetto del magistero di Papa Francesco che non era stato mai approfondito, a dispetto del fatto che nel giorno della sua elezione, dalla Loggia della Basilica Vaticana, si fosse presentato proprio come vescovo di Roma. Mano a mano che leggevo i discorsi pronunciati e rivedevo le dirette televisive, ho scoperto che ci sono dei punti in comune fra le varie visite. Probabilmente il Papa, in quelle occasioni, vuole veicolare dei contenuti molto concreti e specifici.

Quali sono i luoghi della Capitale in cui il Papa si è recato più volentieri, ovvero, come sono state scelte le parrocchie che ha visitato?

R. - Questo è un altro aspetto che mi ha colpito. Alla fine del libro ho voluto pubblicare una mappa, realizzata con un navigatore on-line, per verificare i percorsi compiuti dal Papa nelle sue più recenti visite alle parrocchie romane e approfondire l’aspetto territoriale. Ho scoperto che i 178 km percorsi dal Papa per raggiungere le ultime nove parrocchie che ha visitato, tracciano una linea continua che dal Vaticano va verso le periferie in tutte le latitudini, raggiungendo gli estremi periferici. Sicuramente quando si organizzano queste visite si fa una sorta di turnazione fra i settori della diocesi di Roma, ciascuno affidato a un vescovo ausiliare. Ma, a conferma di questo itinerario, mi colpisce che sempre in queste visite Francesco ha dedicato delle parole ai poveri, ai sofferenti e ai volontari che si occupano di queste situazioni di emarginazione. E si tratta di strutture parrocchiali che, per queste persone, rappresentano l’unica risorsa sul territorio per sopperire ai lori bisogni materiali. Dunque, zone periferiche sia in senso territoriale che esistenziale. Una tradizione, quella delle visite in periferia, che Francesco si porta dietro certamente dalla sua esperienza precedente come vescovo di Buenos Aires.

Quali sono i temi forti toccati dal Papa quando di reca in visita alle comunità parrocchiali romane?
R. - Nell’ultimo capitolo ne ho elencati una decina. Tra i più frequenti, c’è l’invito a evitare le chiacchiere, che com’è noto considera un vero atto terroristico, e a praticare l’apostolato dell’orecchio. Se si va nei luoghi periferici ed esistenziali ad annunciare il Vangelo bisogna innanzitutto ascoltare le esigenze delle persone. E questo è un monito che il Papa lascia ad ogni parrocchia che deve essere come un’antenna in grado di captare le esigenze del territorio per poi svolgere la propria missione. Ma l’aspetto che più mi ha colpito è che sempre, puntualmente, il Papa mette al primo posto l’incontro con Gesù. Non è possibile fare nulla, fare volontariato, ascoltare, evitare i pettegolezzi, se prima non si è coltivato un rapporto personale con Gesù. Questo è un aspetto centrale che ribadisce ai bambini della prima comunione, a quelli della cresima ed è fondamentale, in questo percorso, riconoscerlo. Quando va in periferia, Il Papa parla prima di tutto di Gesù e questo va sottolineato nei confronti di certi ambienti che sono critici verso di lui o non raccontano ciò che effettivamente dice.

mercoledì 3 aprile 2019

CHRISTUS VIVIT: IL #DESIDERIO DEL #PAPA PER I #GIOVANI


"299. Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti.

La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci»"

Ecco l'Esortazione apostolica postsinodale #ChristusVivit di #PapaFrancesco ai #giovani e a tutto il #PopolodiDio


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giovedì 21 marzo 2019

Le più belle parole sulla #famiglia pronunciate da #PapaFrancesco all'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie di #Dublino (agosto 2018)




Pubblichiamo a seguire alcuni estratti dei Discorsi pronunciati da Papa Francesco durante l'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. I WMOF sono nati nel 1994 su iniziativa di San Giovanni Paolo II e vengono organizzati ogni tre anni. Il prossimo si terrà a Roma nel 2021.


















mercoledì 16 gennaio 2019

Abusi sessuali da parte del clero: cosa ci si aspetta dell'incontro dei Vescovi convocato dal Papa per febbraio


- A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione.

- La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari.

- Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?

- La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano".

[Dal Discorso di #PapaFrancesco alla Curia Romana, 21 dicembre 2018]

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- [L'incontro] prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.

- Il Santo Padre ha affidato al Rev. P. Federico Lombardi, S.I., il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.

[Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 16 gennaio 2019]

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- L’Incontro di febbraio sulla protezione dei minori ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori.

- Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo.

- Per il Santo Padre, è fondamentale che tornando nei loro Paesi, nelle loro diocesi, i vescovi venuti a Roma siano consapevoli delle regole da applicare e compiano così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato.

- Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni.

[Comunicazione ai giornalisti del direttore della Sala Stampa Alessandro Gisotti, 16 gennaio 2019]

* * *

- L’incontro di febbraio è importante perché per la prima volta si parlerà in maniera focalizzata e sistematica dell’aspetto sistemico-strutturale dell’abuso e della sua copertura, dell’omertà e dell’inerzia nell’agire contro questo male.

- Il Papa stesso ci ha invitato ad affrontare il nesso tra “abuso sessuale, di potere e di coscienza”. La sessualità è sempre anche espressione di altre dinamiche, tra l’altro di potere.

- Ci saranno conferenze, gruppi di lavoro e liturgie tematiche. I tre giorni di lavoro avranno come tema “responsibility, accountability, transparency”, tematiche molto discusse negli ultimi mesi e che Papa Francesco in qualche maniera ha messo nell’agenda della Chiesa con le lettere ai Vescovi in Chile e al Popolo di Dio.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa (in spagnolo) alla Revista Palabra nel numero di gennaio 2019]

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- Il principale frutto concreto che ci auguriamo scaturisca dall’incontro è che tutti i partecipanti delle Chiese locali, i rappresentanti degli Ordini religiosi e delle Congregazioni, tornino a casa e possano veramente mettere in atto ciò di cui si è parlato. Poi dovremo vedere come possiamo definire più concretamente i temi della responsabilità, del ‘rendere conto’ di questa responsabilità e della trasparenza. Questi sono i tre temi che caratterizzeranno ciascuno dei tre giorni in cui è strutturato l’incontro.

- Un altro punto sarà come fare a trasmettere qualcosa di più chiaro sulle norme che si devono applicare e come possono essere veramente controllate le procedure, che abbiamo già definito ma che alcuni non sanno ancora come mettere in atto.

- E infine, vogliamo vedere come possiamo fare affinché non solo si conoscano le procedure, le norme – perché queste sono conosciute già da tempo – ma come possiamo fare per motivare le persone a impegnarsi a metterle in atto e a non titubare, a non esitare ma a impegnarsi con tutto il cuore affinché ciò che si deve fare venga veramente anche messo in atto.

- Una delle misure concrete che vogliamo offrire ai vescovi del mondo sarà la creazione di task force, cioè di squadre, che saranno probabilmente istituite nei vari continenti in cui la Chiesa cattolica è presente e che potranno poi spostarsi di luogo in luogo. Potranno informarsi sulle linee guida che le Conferenze episcopali stanno per implementare, a che punto siano con questo processo, di che cosa abbiano necessità. Cercheranno di capire come possono aiutarle, come possono fornire informazioni, ma anche le soluzioni più valide che sono state già sperimentate in altri Continenti.

- Così, queste task force dovrebbero diventare uno strumento anche per gli anni a venire per misurare il successo di questo esercizio di rendersi conto della propria responsabilità, anche a livello mondiale, di fronte alle aspettative pubbliche, in modo da fare emergere che siamo in un processo continuo, sempre di nuovo, per rivisitare lo stato delle cose, migliorare, approfondire la conoscenza del fenomeno degli abusi e del lavoro di prevenzione, che ovviamente è una delle missioni principali del nostro credere in un Dio che si è fatto uomo.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa a Vatican News (Fabio Colagrande) il 23 gennaio 2019]

* * *

- L’idea di questo incontro è nata nel C9 perché noi vedevamo che alcuni vescovi non capivano bene o non sapevano che cosa fare o facevano una cosa buona e un’altra sbagliata. Abbiamo sentito la responsabilità di dare una “catechesi” su questo problema alle conferenze episcopali e per questo si chiamano i presidenti degli episcopati.

- Primo: che si prenda coscienza del dramma, di che cos’è un bambino o una bambina abusata. Ricevo con regolarità persone abusate. Ricordo uno: 40 anni senza poter pregare. È terribile, la sofferenza è terribile.

- Secondo: che sappiano che cosa si deve fare, qual è la procedura. Perché talvolta il vescovo non sa che cosa fare. È una cosa che è cresciuta molto forte e non è arrivata dappertutto.
- E poi che si facciano dei programmi generali ma che arrivino a tutte le conferenze episcopali: su ciò deve fare il vescovo, ciò che devono fare l’arcivescovo metropolita e il presidente della conferenza episcopale. Che ci siano dei protocolli chiari. Questa è l’obiettivo principale.

- Ma prima delle cose che si devono fare, bisogna prendere coscienza. Lì, all’incontro, si pregherà, ci sarà qualche testimonianza per prendere coscienza, qualche liturgia penitenziale per chiedere perdono per tutta la Chiesa. Stanno lavorando bene nella preparazione dell’incontro.

- Io mi permetto di dire che ho percepito un’aspettativa un po’ gonfiata. Bisogna sgonfiare le aspettative a questi punti che vi ho detto, perché il problema degli abusi continuerà, è un problema umano, dappertutto. Ho letto una statistica l’altro giorno. Dice: il 50 per cento dei casi è denunciato, e solo nel 5 per cento di questi c’è una condanna. Terribile. È un dramma umano di cui prendere coscienza. Anche noi, risolvendo il problema nella Chiesa, aiuteremo a risolverlo nella società e nelle famiglie, dove la vergogna fa coprire tutto. Ma prima dobbiamo prendere coscienza e avere i protocolli.

mercoledì 21 novembre 2018

Videomessaggio di Papa Francesco ai giovani in preparazione alla GMG di Panama 2019




Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A presto.


21 novembre 2018

sabato 27 ottobre 2018

Scarica il Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui #giovani e le votazioni


Sintesi (a cura di Paolo Ondarza e Isabella Piro)

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Dal saluto di Papa Francesco a conclusione delle votazioni del Documento finale del #Synod2018:  "Anche io devo dire grazie a tutti... specialmente ai giovani che ci hanno portato la loro 'musica' qui in aula, la parola diplomatica per dire 'chiasso'...

Ribadire una volta in più che il Sinodo non è un parlamento, è uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa attuare; per questo le informazioni che si danno sono generali...; questo è stato uno spazio protetto, è stato lo Spirito a lavorare qui.

Il risultato del Sinodo non è un Documento... siamo pieni di documenti.. non so se fuori questo documento farà qualcosa, ma si qualcosa in noi... L'abbiamo approvato il documento, adesso lo Spirito ce lo dà perché lavori in noi... siamo noi i destinatari di questo Documento. Bisogna fare preghiera, studiare... ma i primi destinatari siamo noi: lo Spirito ha fatto tutto questo, e torna a noi.

La terza cosa, penso a nostra madre, la santa Madre Chiesa. Gli ultimi tre numeri sulla santità fanno vedere cosa è la santità: nostra Madre è santa, noi figli siamo peccatori, tutti peccatori... A causa dei nostri peccati, sempre il grande Accusatore ne approfitta; come dice il primo capitolo di Giobbe: gira, gira per la terra cercando chi accusare.

In questo momento ci sta accusando forte, e questa accusa diventa persecuzione pure... come i popoli perseguitati dell'Oriente, e diventa anche un altro tipo di persecuzione con l'accusa continua per sporcare la Chiesa.

La madre non va sporcata, ed è il momento di difendere la Madre e la si difende dal grande Accusatore con la preghiera: per questo ho chiesto di pregare il rosario questo mese di ottobre.

È un momento difficile perché il grande accusatore tramite noi attacca la madre e la madre non si tocca. E adesso lo Spirito santo ci regala questo documento, anche a me, per riflettere cosa vuole dirci".

mercoledì 24 ottobre 2018

Una giornata in #carcere ad Ascoli: "Il pregiudizio si vince conoscendo"




“Per tre ore mi sono sentito fuori”, Lo dice Toni, 53 anni, che nel complesso ha più di 20 anni di detenzione sulle spalle. Lo incontro nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove per venerdì 19 ottobre è in calendario un incontro formativo per giornalisti. 


Non mi lascio sfuggire l’occasione e così decido di partecipare, assieme ai 50 colleghi che gremiscono la piccola sala riunioni della casa circondariale. Tra questi anche il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio, e il caporedattore di InBlu Radio, Andrea Domaschio, moderati da Giovanni Tridente della Pontificia università della Santa Croce (Francesco Zanotti)


I miei cinque minuti di celebrità:

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

* * *

Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

sabato 24 marzo 2018

Cosa chiedono i #giovani di tutto il mondo alla #Chiesa


(Estratti dal Documento conclusivo della riunione pre-Synod2018)

· Questo documento è una piattaforma sintetizzata per esprimere alcuni dei nostri pensieri ed esperienze. È importante notare che queste sono le riflessioni di giovani del 21° secolo provenienti da diverse religioni e contesti culturali.

· È importante innanzitutto chiarire i parametri di questo documento. Non si tratta di comporre un trattato teologico né di stabilire un nuovo insegnamento della Chiesa. È piuttosto un documento che rispecchia le specifiche realtà, personalità, credenze ed esperienze dei giovani del mondo. Esso è destinato ai Padri sinodali.
· I giovani cercano il senso di se stessi in comunità che siano di sostegno, edificanti, autentiche e accessibili, cioè comunità in grado di valorizzarli. Riconosciamo luoghi che possono aiutare lo sviluppo della propria personalità, tra i quali la famiglia occupa una posizione privilegiata.

· Abbiamo bisogno di trovare modelli attraenti, coerenti e autentici. Abbiamo bisogno di spiegazioni razionali e critiche a questioni complesse - le risposte semplicistiche non sono sufficienti.

· In un mondo globalizzato e inter-religioso, la Chiesa ha bisogno non solo di un modello ma anche di un’ulteriore elaborazione sulle linee teologiche già esistenti per un pacifico e costruttivo dialogo con persone di altre fedi e tradizioni.

· Sogniamo maggiori opportunità, di una società che sia coerente e si fidi di noi. Cerchiamo di essere ascoltati e non solamente di essere spettatori nella società, ma partecipanti attivi. Cerchiamo una Chiesa che ci aiuti a trovare la nostra vocazione, in tutti i suoi significati.
· A volte, finiamo per rinunciare ai nostri sogni. Abbiamo troppa paura, e alcuni di noi hanno smesso di sognare. Questo si nota nelle molte pressioni socio-economiche che possono gravemente drenare il senso di speranza tra i giovani. Succede anche che non abbiamo neanche più l’opportunità di continuare a sognare.

· Vogliamo un mondo di pace, che tenga insieme un’ecologia integrale con una economia globale sostenibile.
· Offriamo qui due proposte concrete riguardo alla tecnologia. In primis, la Chiesa, impegnandosi in un dialogo costante con i giovani, dovrebbe approfondire la sua comprensione della tecnologia così da poter aiutarci nel ponderare il suo utilizzo. Inoltre la Chiesa dovrebbe considerare la tecnologia - in particolare internet - come un terreno fertile per la Nuova Evangelizzazione. I risultati di queste riflessioni dovrebbero essere formalizzati attraverso un documento ufficiale della Chiesa. In secondo luogo, la Chiesa dovrebbe rivolgere la sua attenzione alla piaga della pornografia, includendo gli abusi in rete sui minori, il cyberbullismo e il conto salato che essi presentano alla nostra umanità.

· C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. Ciò che è importante notare è che, indipendentemente dal loro livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, troviamo ancora disaccordo e un dibattito aperto tra i giovani su queste questioni problematiche. Di conseguenza vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore esplicazione e formazione su queste questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale desiderano comunque essere parte della Chiesa. D’altra parte, molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti e trovano in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità.

· I giovani di oggi bramano una chiesa autentica. Con questo vogliamo esprimere, in particolar modo alla gerarchia ecclesiastica, la nostra richiesta per una comunità trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva.

· I giovani hanno molti interrogativi, ma non per questo chiedono risposte annacquate o preconfezionate. Noi, giovani della Chiesa, chiediamo alle nostre guide di parlare con una terminologia concreta su argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, riguardo i quali i giovani già liberamente discutono senza alcuna inibizione.

· La chiesa deve coinvolgere i giovani nei processi decisionali e offrire loro ruoli di leadership. Questi devono essere individuati in parrocchie, diocesi, a livello nazionale e internazionale, e persino a livello delle commissioni in Vaticano. Siamo fermamente convinti di esser pronti per poter essere guide, capaci di maturare e imparare da membri più esperti della Chiesa, siano essi religiosi o laici.

· Auspichiamo che la Chiesa ci venga incontro nei diversi luoghi in cui è poco o per niente presente. In particolar modo, il luogo in cui speriamo di essere incontrati dalla Chiesa sono le strade, dove si trovano persone di tutti i tipi. La Chiesa dovrebbe provare a sviluppare creativamente nuove strade per andare ad incontrare le persone esattamente là dove stanno, nei luoghi a loro consoni e dove comunemente socializzano: bar, caffetterie, parchi, palestre, stadi, e qualsiasi altro centro di aggregazione culturale o sociale.

· In breve, vorremo essere incontrati dove siamo — intellettualmente, emotivamente, spiritualmente, socialmente e fisicamente.

· Bramiamo esperienze che possano accrescere la nostra relazione con Gesù nel mondo reale, iniziative efficaci ci offrono un’esperienza di Dio. Per questo apprezziamo particolarmente le esperienze che ci permettono di comprendere i Sacramenti, la preghiera e la liturgia, al fine di poter condividere e difendere la nostra fede nel mondo.

Qui il documento integrale (#daleggere): http://press.vatican.va/.../2018/03/24/0220/00482.html

giovedì 21 dicembre 2017

Cosa ha detto quest'anno il Papa ai membri della Curia Romana, in 15 punti


1. "Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere l’essenziale, il vero, il buono e l’autentico. Tanti auguri davvero!"

2. "Una Curia chiusa in sé stessa tradirebbe l’obbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nell’autoreferenzialità, condannandosi all’autodistruzione".

3. "La comunione con Pietro rafforza e rinvigorisce la comunione tra tutti i membri".

4. "...superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtà rappresentano – nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni – un cancro che porta all’autoreferenzialità, che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano".

5. "Permettetemi qui di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternità della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma – non comprendendo l’elevatezza della loro responsabilità – si lasciano corrompere dall’ambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del 'Papa non informato', della 'vecchia guardia'…, invece di recitare il 'mea culpa'".

6. "Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dà tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa un’opportunità per convertirsi e non per approfittarsene".

7. "Questi 'sensi istituzionali', cui potremmo in qualche modo paragonare i Dicasteri della Curia romana, devono operare in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalità: nel nome e con l’autorità del Sommo Pontefice e sempre per il bene e al servizio delle Chiese. Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi".

8. "Antenne emittenti in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontà del Papa e dei Superiori. (...) Si tratta di una grave responsabilità, ma anche di un dono speciale, che con il passare del tempo va sviluppando un legame affettivo con il Papa, di interiore confidenza, un naturale idem sentire, che è ben espresso proprio dalla parola 'fedeltà'"

9. "L’immagine dell’antenna rimanda altresì all’altro movimento, quello inverso, ossia del ricevente. Si tratta di cogliere le istanze, le domande, le richieste, le grida, le gioie e le lacrime delle Chiese e del mondo in modo da trasmetterle al Vescovo di Roma al fine di permettergli di svolgere più efficacemente il suo compito e la sua missione"

10. "L’unico interesse della Diplomazia Vaticana è quello di essere libera da qualsiasi interesse mondano o materiale. La Santa Sede quindi è presente sulla scena mondiale per collaborare con tutte le persone e le Nazioni di buona volontà e per ribadire sempre l’importanza di custodire la nostra casa comune da ogni egoismo distruttivo; per affermare che le guerre portano solo morte e distruzione; per attingere dal passato i necessari insegnamenti che aiutano a vivere meglio il presente, a costruire solidamente il futuro e a salvaguardarlo per le nuove generazioni".

11. "Chiamare la Curia, i Vescovi e tutta la Chiesa a portare una speciale attenzione alle persone dei giovani, non vuol dire guardare soltanto a loro, ma anche mettere a fuoco un tema nodale per un complesso di relazioni e di urgenze: i rapporti intergenerazionali, la famiglia, gli ambiti della pastorale, la vita sociale..."

12. "Il rapporto tra Roma e l’Oriente è di reciproco arricchimento spirituale e liturgico. In realtà, la Chiesa di Roma non sarebbe davvero cattolica senza le inestimabili ricchezze delle Chiese Orientali e senza la testimonianza eroica di tanti nostri fratelli e sorelle orientali che purificano la Chiesa accettando il martirio e offrendo la loro vita per non negare Cristo"

13. [Dialogo ecumenico] "La Curia opera in questo campo per favorire l’incontro con il fratello, per sciogliere i nodi delle incomprensioni e delle ostilità, e per contrastare i pregiudizi e la paura dell’altro che hanno impedito di vedere la ricchezza della e nella diversità e la profondità del Mistero di Cristo e della Chiesa che resta sempre più grande di qualsiasi espressione umana"

14. "Il rapporto della Curia Romana con le altre religioni si basa sull’insegnamento del Concilio Vaticano II e sulla necessità del dialogo. (...) Gli incontri avvenuti con le autorità religiose, nei diversi viaggi apostolici e negli incontri in Vaticano, ne sono la concreta prova".

15. "Una fede che non ci mette in crisi è una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere è una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga è una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima è una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge è una fede che deve essere sconvolta. In realtà, una fede soltanto intellettuale o tiepida è solo una proposta di fede, che potrebbe realizzarsi quando arriverà a coinvolgere il cuore, l’anima, lo spirito e tutto il nostro essere, quando si permette a Dio di nascere e rinascere nella mangiatoia del cuore, quando permettiamo alla stella di Betlemme di guidarci verso il luogo dove giace il Figlio di Dio, non tra i re e il lusso, ma tra i poveri e gli umili".

lunedì 10 luglio 2017

Connessi alla #speranza: il Meeting dei giornalisti di Grottammare sui luoghi del terremoto


Nel servizio di Padre Pio TV, a cura di Annamaria Salvemini


sabato 29 aprile 2017

#PapaFrancesco per i 150 anni dell'Azione Cattolica in 30 tweet


1. Il carisma dell'AC è il carisma della stessa Chiesa incarnata profondamente nell'oggi e nel qui di ogni Chiesa diocesana.

2. L'apostolato deve essere il tratto distintivo ed è la zampa che si poggia per prima.

3. L'apostolato missionario ha bisogno di preghiera, formazione e sacrificio.

4. Formate: offrendo un processo di crescita nella fede, un percorso catechetico permanente orientato alla missione.

5. Pregate: in quella santa estroversione che pone il cuore nei bisogni del popolo, nelle sue sofferenze e nelle sue gioie.

6. Sacrificatevi: ma non per sentirvi più puliti, il sacrificio generoso è quello che fa bene agli altri.

7. Offrite il vostro tempo cercando come fare perché gli altri crescano, offrite quello che c'è nelle tasche.

8. L'AC ha il carisma di portare avanti la pastorale della Chiesa.

9. L'AC deve offrire alla Chiesa diocesana un laicato maturo che serva con disponibilità i progetti pastorali in ogni luogo.

10. Dovete incarnarvi concretamente. Non potete essere come quei gruppi tanto universali che non hanno una base in nessun posto.

11. Evitate di cadere nella tentazione perfezionista dell'eterna preparazione per la missione e delle eterne analisi.

12. Che sia la realtà a dettarvi il tempo, che permettiate allo Spirito Santo di guidarvi. 

13. S'impara a evangelizzare evangelizzando, come s'impara a pregare pregando.

14. È molto importante il posto che date alle persone anziane... Come pure i malati.

15. È necessario che l'AC sia presente nel mondo politico, imprenditoriale, professionale (...), ma per servire meglio.

16. È indispensabile che l'AC sia presente nelle carceri, negli ospedali, nelle strade, nelle baraccopoli, nelle fabbriche.

17. Voglio un'AC tra la gente, nella parrocchia, nella diocesi, nel paese, nel quartiere, nella famiglia, nello studio e nel lavoro, nella campagna, negli ambiti propri della vita.

18. Non siate dogane. Non potete essere più restrittivi della stessa Chiesa né più papisti del Papa.

19. Aprite le porte, non fate esami di perfezione cristiana perché così facendo promuoverete un fariseismo ipocrita. 

20. C'è bisogno di misericordia attiva. (...) Tutti hanno diritto a essere evangelizzatori.

21. L'AC non può stare lontano dal popolo, ma viene dal popolo e deve stare in mezzo al popolo. Dovete popolarizzare di più l'AC.

22. I modi di evangelizzare si possono pensare da una scrivania, ma solo dopo essere stati in mezzo al popolo e non al contrario.

23. Ricevere tutti e accompagnarli nel cammino della vita con le croci che portano sulle spalle.

24. Aguzzate la vista per vedere i segni di Dio presenti nella realtà, soprattutto nelle espressioni di religiosità popolare.

25. Il progetto evangelizzatore dell'AC: (...) primerear, cioè prendere l'iniziativa, partecipare, accompagnare, fruttificare e festeggiare.

26. Contagiate con la gioia della fede, che si noti la gioia di evangelizzare in ogni occasione.

27. Siate audaci. (...) Incoraggiate i vostri membri ad apprezzare la missione corpo a corpo causale.

28. Non clericalizzate il laicato. (...) Non dimenticatevi però di impostare il tema vocazionale con serietà.

29. Dovete essere luogo di incontro per il resto dei carismi istituzionali e dei movimenti che ci sono nella Chiesa senza paura di perdere identità.

30. La passione cattolica, la passione della Chiesa è vivere la dolce e confortante gioia di evangelizzare.

Qui il video e il testo integrali dell'intervento di Papa Francesco ai partecipanti al Congresso del Forum Internazionale dell'Azione Cattolica, giovedì 27 aprile 2017Domenica 30 aprile il Papa incontra tutte le delegazioni in Piazza San Pietro.

mercoledì 26 aprile 2017

TED Talk di Papa Francesco a #TED2017 in 24 tweet: "quando c'è il 'noi' comincia una #rivoluzione"



1. Il futuro è fatto di te, è fatto cioè di incontri, perché la vita scorre attraverso le relazioni.

2. L'esistenza di ciascuno di noi è legata a quella degli altri: la vita non è tempo che passa, ma tempo di incontro.

3. Anch'io avrei potuto essere tra gli "scartati" di oggi. Perciò nel mio cuore rimane sempre quella domanda: "Perché loro e non io"?

4. Possiamo costruire il futuro solo insieme, senza escludere nessuno.

5. In realtà tutto è collegato e abbiamo bisogno di risanare i nostri collegamenti.

6. Molti oggi, per diversi motivi, sembrano non credere che sia possibile un futuro felice.

7. La felicità si sperimenta solo come dono di armonia di ogni particolare col tutto.

8. Come sarebbe bello se alla crescita delle innovazioni scientifiche e tecnologiche corrispondesse anche una sempre maggiore equità e inclusione sociale!

9. Come sarebbe bello se, mentre scopriamo nuovi pianeti lontani, riscoprissimo i bisogni del fratello e della sorella che mi orbitano attorno!

10. Solo l'educazione alla fraternità, a una solidarietà concreta, può superare la "cultura dello scarto".

11. La storia del Buon Samaritano è la storia dell'umanità di oggi.

12. Sul cammino dei popoli ci sono ferite provocate dal fatto che al centro c'è il denaro, ci sono le cose, non le persone.

13. C'è l'abitudine spesso di chi si ritiene "per bene", di non curarsi degli altri, lasciando tanti esseri umani, interi popoli, indietro, a terra per la strada.

14. C'è però anche chi dà vita a un mondo nuovo, prendendosi cura degli altri, anche a proprie spese.

15. Abbiamo tanto da fare, e dobbiamo farlo insieme.

16. Nella notte dei conflitti che stiamo attraversando, ognuno di noi può essere una candela accesa.

17. Per noi cristiani il futuro ha un nome e questo nome è speranza. (...) La speranza è la porta aperta sull'avvenire.

18. Basta un solo uomo perché ci sia speranza, e quell'uomo puoi essere tu.

19. Quando c'è il noi comincia una rivoluzione. (...) La rivoluzione della tenerezza.

20. La tenerezza significa usare le mani e il cuore per accarezzare l'altro.

21. Si, la tenerezza è la strada che hanno percorso gli uomini e le donne più coraggiosi e forti.

22. Non è debolezza la tenerezza, è fortezza. È la strada della solidarietà, la strada dell'umiltà.

23. Quanto più sei potente, quanto più le tue azioni hanno un impatto sulla gente, tanto più sei chiamato a essere umile.

24. Abbiamo bisogno gli uni degli altri.




martedì 21 marzo 2017

Videomessaggio di #PapaFrancesco per la #GMG 2017


Cari giovani... "la Chiesa e la società hanno bisogno di voi. Con il vostro approccio, con il coraggio che avete, con i vostri sogni e ideali, cadono i muri dell’immobilismo e si aprono strade che ci portano a un mondo migliore, più giusto, meno crudele e più umano".


martedì 2 agosto 2016

Cosa resta della #GMG di Cracovia: le 18 frasi più significative di #PapaFrancesco


Cosa resta della Giornata Mondiale della Gioventù di Cracovia? A seguire, le 18 frasi più significative che Papa Francesco ha pronunciato nei vari interventi pubblici, in particolare con i giovani.

Incontro con le autorità

1. Le stesse politiche sociali a favore della famiglia, primo e fondamentale nucleo della società, per sovvenire quelle più deboli e povere e sostenerle nell’accoglienza responsabile della vita, saranno in questo modo ancora più efficaci. La vita va sempre accolta e tutelata – entrambe le cose insieme: accolta e tutelata – dal concepimento alla morte naturale, e tutti siamo chiamati a rispettarla e ad averne cura.

2. Si può perdonare totalmente? È una grazia che dobbiamo chiedere al Signore. Noi, da noi stessi, noi non possiamo: facciamo lo sforzo, tu lo hai fatto; ma è una grazia che ti dà il Signore, il perdono, di perdonare il nemico, perdonare quello che ti ha ferito, quello che ti ha fatto del male. Quando Gesù nel Vangelo ci dice: “Chi ti dà uno schiaffo su una guancia, dagli l’altra”, significa questo: lasciare nelle mani del Signore questa saggezza del perdono, che è una grazia. Ma a noi spetta fare tutta la nostra parte per perdonare.

3. La pace costruisce ponti, l’odio è il costruttore dei muri. Tu devi scegliere, nella vita: o faccio ponti, o faccio muri. I muri dividono e l’odio cresce: quando c’è divisione, cresce l’odio. I ponti uniscono, e quando c’è il ponte l’odio può andarsene via, perché io posso sentire l’altro, parlare con l’altro. A me piace pensare e dire che noi abbiamo, nelle nostre possibilità di tutti i giorni, la capacità di fare un ponte umano. Quando tu stringi la mano a un amico, a una persona, tu fai un ponte umano. Tu fai un ponte. Invece, quando tu colpisci un altro, insulti un altro, tu costruisci un muro. L’odio cresce sempre con i muri.

4. La Madonna, a Cana, ha mostrato tanta concretezza: è una Madre che si prende a cuore i problemi e interviene, che sa cogliere i momenti difficili e provvedervi con discrezione, efficacia e determinazione. Non è padrona né protagonista, ma Madre e serva. Chiediamo la grazia di fare nostra la sua sensibilità, la sua fantasia nel servire chi è nel bisogno, la bellezza di spendere la vita per gli altri, senza preferenze e distinzioni. Ella, causa della nostra gioia, che porta la pace in mezzo all’abbondanza del peccato e ai subbugli della storia, ci ottenga la sovrabbondanza dello Spirito, per essere servi buoni e fedeli.


5. Nei miei anni vissuti da Vescovo ho imparato una cosa – ne ho imparate tante, ma una voglio dirla adesso -: non c’è niente di più bello che contemplare i desideri, l’impegno, la passione e l’energia con cui tanti giovani vivono la vita. Questo è bello! E da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questi sono capaci di azioni veramente grandiose. È stimolante, sentirli condividere i loro sogni, le loro domande e il loro desiderio di opporsi a tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare.

6. Conoscendo la passione che voi mettete nella missione, oso ripetere: la misericordia ha sempre il volto giovane. Perché un cuore misericordioso ha il coraggio di lasciare le comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti. Un cuore misericordioso sa essere un rifugio per chi non ha mai avuto una casa o l’ha perduta, sa creare un ambiente di casa e di famiglia per chi ha dovuto emigrare, è capace di tenerezza e di compassione. Un cuore misericordioso sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il profugo e il migrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, è dire impegno, è dire fiducia, è dire apertura, ospitalità, compassione, è dire sogni.

Visita ad Auschwitz

7. (silenzio e preghiera)


Visita all'ospedale pediatrico

8. Quanto vorrei che, come cristiani, fossimo capaci di stare accanto ai malati alla maniera di Gesù, con il silenzio, con una carezza, con la preghiera. La nostra società è purtroppo inquinata dalla cultura dello “scarto”, che è il contrario della cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili; e questa è una crudeltà.


9. Oggi l’umanità ha bisogno di uomini e di donne, e in modo particolare di giovani come voi, che non vogliono vivere la propria vita “a metà”, giovani pronti a spendere la vita nel servizio gratuito ai fratelli più poveri e più deboli, a imitazione di Cristo, che ha donato tutto sé stesso per la nostra salvezza. Di fronte al male, alla sofferenza, al peccato, l’unica risposta possibile per il discepolo di Gesù è il dono di sé, anche della vita, a imitazione di Cristo; è l’atteggiamento del servizio. Se uno – che si dice cristiano – non vive per servire, non serve per vivere. Con la sua vita rinnega Gesù Cristo.

Messa con i sacerdoti

10. Gesù manda. Lui desidera, fin dall’inizio, che la Chiesa sia in uscita, vada nel mondo. E vuole che lo faccia così come Lui stesso ha fatto, come Lui è stato mandato nel mondo dal Padre: non da potente, ma nella condizione di servo (cfr Fil 2,7), non «per farsi servire, ma per servire» (Mc 10,45) e per portare il lieto annuncio (cfr Lc 4,18); così anche i suoi sono inviati, in ogni tempo. Colpisce il contrasto: mentre i discepoli chiudevano le porte per timore, Gesù li invia in missione; vuole che aprano le porte ed escano a diffondere il perdono e la pace di Dio, con la forza dello Spirito Santo.

11. Noi adesso non ci metteremo a gridare contro qualcuno, non ci metteremo a litigare, non vogliamo distruggere, non vogliamo insultare. Noi non vogliamo vincere l’odio con più odio, vincere la violenza con più violenza, vincere il terrore con più terrore. E la nostra risposta a questo mondo in guerra ha un nome: si chiama fraternità, si chiama fratellanza, si chiama comunione, si chiama famiglia.

12. Ma la verità è un’altra: cari giovani, non siamo venuti al mondo per “vegetare”, per passarcela comodamente, per fare della vita un divano che ci addormenti; al contrario, siamo venuti per un’altra cosa, per lasciare un’impronta. È molto triste passare nella vita senza lasciare un’impronta. Ma quando scegliamo la comodità, confondendo felicità con consumare, allora il prezzo che paghiamo è molto ma molto caro: perdiamo la libertà.

13. Amici, Gesù è il Signore del rischio, è il Signore del sempre “oltre”. Gesù non è il Signore del confort, della sicurezza e della comodità. Per seguire Gesù, bisogna avere una dose di coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un paio di scarpe che ti aiutino a camminare su strade mai sognate e nemmeno pensate, su strade che possono aprire nuovi orizzonti, capaci di contagiare gioia, quella gioia che nasce dall’amore di Dio, la gioia che lascia nel tuo cuore ogni gesto, ogni atteggiamento di misericordia.

14. Il tempo che oggi stiamo vivendo non ha bisogno di giovani-divano / młodzi kanapowi, ma di giovani con le scarpe, meglio ancora, con gli scarponcini calzati. Questo tempo accetta solo giocatori titolari in campo, non c’è posto per riserve. Il mondo di oggi vi chiede di essere protagonisti della storia perché la vita è bella sempre che vogliamo viverla, sempre che vogliamo lasciare un’impronta. La storia oggi ci chiede di difendere la nostra dignità e non lasciare che siano altri a decidere il nostro futuro. No! Noi dobbiamo decidere il nostro futuro, voi il vostro futuro!


15. Fidatevi del ricordo di Dio: la sua memoria non è un “disco rigido” che registra e archivia tutti i nostri dati, la sua memoria è un cuore tenero di compassione, che gioisce nel cancellare definitivamente ogni nostra traccia di male. Proviamo anche noi, ora, a imitare la memoria fedele di Dio e a custodire il bene che abbiamo ricevuto in questi giorni. In silenzio facciamo memoria di questo incontro, custodiamo il ricordo della presenza di Dio e della sua Parola, ravviviamo in noi la voce di Gesù che ci chiama per nome.


16. Io non so se ci sarò a Panama, ma vi posso assicurare una cosa: che Pietro ci sarà a Panama. E Pietro vi chiederà se avete parlato con i nonni, se avete parlato con gli anziani per avere memoria; se avete avuto coraggio e audacia per affrontare le situazioni e avete seminato per il futuro. E a Pietro darete la risposta. E’ chiaro? [Sì!]

Ai giornalisti

17. (Andata) Una sola parola vorrei dire per chiarire. Quando io parlo di guerra, parlo di guerra sul serio, non di guerra di religione, no. C’è guerra di interessi, c’è guerra per i soldi, c’è guerra per le risorse della natura, c’è guerra per il dominio dei popoli: questa è la guerra. Qualcuno può pensare: “Sta parlando di guerra di religione”. No. Tutte le religioni vogliamo la pace. La guerra, la vogliono gli altri. Capito?

18. (Ritorno) A me piace parlare con i giovani. E mi piace ascoltare i giovani. (...) Il nostro futuro sono loro, e dobbiamo dialogare. È importante questo dialogo tra passato e futuro. È per questo che io sottolineo tanto il rapporto fra i giovani e i nonni, e quando dico “nonni” intendo i più vecchi e i non tanto vecchi – ma io sì! – per dare anche la nostra esperienza, perché loro ascoltino il passato, la storia e la riprendano e la portino avanti con il coraggio del presente, come ho detto questa sera.

lunedì 13 giugno 2016

#Disabili pienamente accolti, la loro testimonianza è tesoro



Inclusione e partecipazione. Si può sintetizzare in queste due parole chiave l'invito di Papa Francesco per una pastorale di maggiore accoglienza (nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali) delle persone con disabilità, anche gravi e gravissime.

Lo ha rivolto ai partecipanti al Convegno per persone disabili, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 25º anniversario di creazione dello specifico settore della Catechesi in seno all'organismo nazionale, anche se si trova soltanto nel discorso preparato, dato per letto e consegnato.

Dire inclusione significa riconoscere che queste persone, oltre ad essere capaci di "vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo", ne sanno anche dare testimonianza, convertendosi in veri e propri apostoli e missionari - riconosce il Papa - verso gli altri membri della comunità: "nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane".

Per cui bisogna aumentare gli sforzi per giungere ad una piena accoglienza, favorendo una partecipazione che diventi finalmente ordinaria, normale". E qui viene la seconda parola chiave.

Partecipazione include, rispetto alle persone disabili, "la loro ammissione ai Sacramenti", superando "dubbi, resistenze e perfino rifiuti" che le escluderebbero dall'esercizio "della loro figliolanza divina".

Al dono del Sacramento va fatto corrispondere il vissuto della liturgia: "sia viva preoccupazione della comunità fare in modo che le persone disabili possano sperimentare che Dio è nostro padre e ci ama, che predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d'amore di cui sono destinatari". Una vera partecipazione riconosce ai disabili una collocazione e un coinvolgimento giusti nelle assemblee liturgiche, per "sostenere il senso di appartenenza di ciascuno".

In questo caso, le resistenze da superare sono "pregiudizi, esclusioni ed emarginazioni", in cambio di una diversità apprezzata come valore.

Nelle parole rivolte a braccio, il Papa ha invitato a superare la paura delle diversità, che invece "sono proprio la ricchezza, perché io ho una cosa, tu ne hai un’altra, e con queste due facciamo una cosa più bella, più grande". Un mondo in cui siamo tutti uguali "sarebbe un mondo noioso".

E anche qui, per quanto riguarda la partecipazione, ha ricordato che "ognuno di noi ha un modo di conoscere le cose che è diverso: uno conosce in una maniera, uno conosce in un’altra, ma tutti possono conoscere Dio".

giovedì 2 giugno 2016

La paternità del pastore: le meditazioni di Papa Francesco agli esercizi predicati ai sacerdoti nel loro Giubileo


Volete una sintesi delle tre meditazioni degli esercizi spirituali proposti oggi da Papa Francesco ai tre gruppi di sacerdoti riuniti, in momenti diversi, nelle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura?

Basta leggere queste parole conclusive dello stesso Santo Padre al termine della giornata giubilare:
Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al Tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdere questo. Non perdere il lasciarsi guardare dalla Madonna e guardarla come Madre. Non perdere lo zelo, cercare di fare... Non perdere la vicinanza e la disponibilità alla gente e anche, mi permetto di dirvi, non perdere il senso dell’umorismo. E andiamo avanti!
Qui invece sono disponibili i testi integrali - un lunghi, ma ne vale veramente la pena, delle tre meditazioni; un vero compendio sulla misericordia e sulla paternità sacerdotale:






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