"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)
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giovedì 28 luglio 2011

Nell'abazia cistercense di Orval (Belgio), la Settimana dei Giovani in preghiera

Dal 3 al 7 agosto, a Orval (Belgio), nell'abbazia cistercense si svolgerà la Settimana dei Giovani in preghiera, un periodi di riflessione rivolto ai giovani dai 18 ai 30 anni organizzato ormai da 5 anni dalla comunità monastica del luogo.  

Il tema di quest'anno sarà: “In preghiera con Gesù”.

“Si tratta di un’esperienza spirituale da vivere in un clima di silenzio e seguendo il ritmo quotidiano dei monaci – si legge sul sito Internet www.orval.be – Nei Vangeli, si parla del modo in cui Gesù stesso pregava. Quale impatto aveva tutto questo sui discepoli? Quale orientamento può dare alla nostra vita la preghiera di Gesù? Quale esempio essa può offrire oggi? Queste domande troveranno certamente alcune risposte ad Orval”. 

Poi, i monaci fanno una considerazione: “Attualmente, molti giovani sentono il desiderio di sperimentare un cammino interiore e specialmente di vivere il senso della preghiera cristiana”. E poiché “la comunità monastica sceglie la preghiera come suo primo lavoro”, ecco perché i monaci vogliono “condividere il nucleo essenziale del loro carisma in un luogo che, grazie alla sua grandezza e bellezza, favorisce in modo unico questa esperienza di interiorità orante”.

“La preghiera – si legge ancora sul sito web – è un tesoro che appartiene a tutta la Chiesa”, ed è per questo che la Ojp sarà strutturata in base alla Liturgia delle Ore, con grande attenzione anche all’aspetto musicale.

“La musica è un elemento concreto di comunione tra i fedeli perché aiuta ciascuno dei partecipanti ad inserirsi attivamente nella recita delle salmodie”. Inoltre, attraverso la musica, si vuole “onorare la sensibilità propria della generazione contemporanea, pur nel rispetto dello stile e del clima propri di un monastero”. Infine, degno di nota è il logo scelto per l’evento, raffigurante un rosone, un campanile ed una figura umana stilizzata:

“Il rosone rappresenta il passato, il campanile indica il luogo attuale della comunità e quindi simboleggia il presente, mentre la figura umana stilizzata rimanda alle lettere J e P, ovvero alle iniziali di giovani e preghiera. E non solo: essa richiama anche il “tau”, ovvero una delle forme che l’iconografica cristiana usa per la croce”.

Il tutto in una “forma ellittica che dà un senso dinamico alla preghiera”.

-RV-

Per ulteriori informazioni:  http://www.orval.be

venerdì 7 gennaio 2011

"Iesu communio": il sorprendente bacino vocazionale di Lerma diventa istituto religioso femminile autonomo

Benedetto XVI ha approvato un nuovo istituto religioso femminile chiamato “Iesu communio” per la forma di vita della comunità di monache di Lerma e La Aguilera, nella provincia spagnola di Burgos. La numerosa comunità di monache del monastero di Lerma (di cui abbiamo già parlato), composta soprattutto da giovani, ha espresso gioia e ringraziamento a Dio attraverso una nota informativa che pubblichiamo integralmente a margine della notizia.

“L'approvazione che ora ci viene comunicata contiene la gioiosa novità e la forte responsabilità di confermarci nella vita che Dio aveva suscitato tra noi da tempo”, hanno indicato le monache di Lerma-La Aguilera, finora clarisse.
La decisione di erigire il nuovo istituto religioso è giunta dopo lo studio, da parte degli organismi competenti della Curia romana, di una documentazione presentata attraverso l'Arcivescovo di Burgos, monsignor Francisco Gil Hellín.

I documenti erano stati presentati a Roma in risposta alla richiesta con la quale la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata aveva esortato la comunità, nel 2009, a cercare di definire chiaramente la forma di vita alla quale si sentiva chiamata da Dio.

Nel 2009 risiedevano nel monastero dell'Ascensione del Signore, a Lerma, 130 monache, delle quali circa 60 in formazione iniziale. Visto l'elevato numero di monache, la comunità ha chiesto alla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica di poter avere due case distinte – La Aguilera e Lerma –, mantenendosi come un'unica comunità. La richiesta è stata accettata, mentre Roma sottolineava l'utilità di proiettare una soluzione conforme alle norme.

Di recente, monsignor Gil Hellín ha ricevuto la comunicazione orale della decisione pontificia di erigere un nuovo istituto religioso per questa fiorente comunità, decisione che ha subito trasmesso alle monache. Dopo averla appresa, la comunità ha sottolineato che Gesù “è il protagonista di tutto e in Lui confidiamo perché porti a buon fine la vita che ha iniziato”.

La nota integrale in lingua originale diffusa dalle Suore di Lerma:
(Nota informativa de la comunidad de Hermanas de Lerma-La Aguilera, 22.12.10)
Aspectos principales de la aprobación del «Iesu Communio»
23 Diciembre 10
 
En la audiencia concedida el pasado 4 de diciembre al Cardenal Franc Rodé, Su Santidad el Papa Benedicto XVI, tras oír el parecer favorable del Dicasterio, dio su beneplácito a la resolución propuesta por el Prefecto de la Congregación para los Institutos de Vida Consagrada. En consecuencia, dicha Congregación emite el Decreto fechado el 8 de diciembre de 2010, Solemnidad de la Inmaculada Concepción de la Virgen María, que contiene las siguientes disposiciones principales:
1. El monasterio autónomo de la Ascensión de Nuestro Señor Jesucristo, de Lerma, se transforma en un nuevo instituto religioso de derecho pontificio, denominado “Iesu communio”.
2. En el mismo acto se aprueban y confirman las Constituciones del nuevo instituto ad experimentum por cinco años, conforme a la praxis habitual. Durante este tiempo debe experimentarse si las normas e instrumentos previstos en la redacción aprobada resultan suficientes para ordenar la vida y misión del instituto o es preciso revisarlas o completarlas en algún aspecto antes de su aprobación definitiva.
 
En ejecución de dicha decisión:
—Se declara extinguido a todos los efectos canónicos el monasterio autónomo y, conforme a lo previsto para ese caso por las Constituciones Generales de la Orden de las Hermanas Pobres de Santa Clara, la Santa Sede dispone que su patrimonio, activo y pasivo, pase al nuevo instituto religioso.
—Por gracia de la Sede Apostólica, las hermanas que han hecho su profesión solemne o temporal en el monasterio extinguido, conservan en el nuevo instituto la condición respectiva de profesas solemnes o temporales, con los derechos y deberes establecidos por el derecho universal y las Constituciones del instituto religioso “Iesu communio”. Se procede análogamente, respecto a las hermanas que aún no habían profesado en la fecha del Decreto, con los tiempos de postulantado y noviciado transcurridos.
—A las hermanas que por ancianidad, salud u otros motivos fundados así lo pidan, se les concede por indulto especial de la Santa Sede la facultad de continuar como monjas clarisas, sin la obligación de pasar al nuevo instituto o a otro monasterio; y de permanecer unidas a la comunidad con derecho de voz activa en el Capítulo y con los deberes adecuados a su edad y salud.
—La Madre Verónica María Berzosa es reconocida como Fundadora y confirmada como Superiora general del nuevo instituto. Se confirma asimismo en sus cargos a la Vicaria y a las demás hermanas que forman el Consejo.
—Finalmente, se encomienda al Arzobispo de Burgos el especial cuidado y vigilancia de la vida del nuevo instituto, sin perjuicio de la autonomía de vida y gobierno propia de un instituto religioso, por un periodo de cinco años, durante los cuales se le pide que informe anualmente a la Congregación de su desarrollo.
El Decreto concluye expresando el deseo de que, “fieles a la vocación recibida y dóciles a la acción del Espíritu, los miembros del instituto ‘Iesu communio’ sean, en la Iglesia y para el mundo, signo vivo del amor de Dios, manifestado en Jesucristo, crucificado y resucitado”.

UN ÚNICO PROYECTO: SECUNDAR EL QUERER DE DIOS
 
Suplicando la luz del Espíritu Santo, queremos releer con vosotros, en este momento de nuestro peregrinar, lo que el Señor ha venido haciendo en esta comunidad, como don de Dios que se nos está concediendo vivir. Hoy resuenan en nosotras, con especial fuerza, las palabras de Jesús: “La mujer, cuando va a dar a luz, está triste, porque le ha llegado su hora; pero cuando ha dado a luz al niño, ya no se acuerda del aprieto por el gozo de que ha nacido un hombre en el mundo. Vuestra alegría nadie os la podrá quitar” (Jn 16, 21). Nos sentimos pobres criaturas con el único deseo de vivir el don de Dios.
 
Los comienzos
Ha sido un largo camino el que nos ha traído hasta el día de hoy. Quien sólo haya conocido las últimas noticias podría tener la impresión de que nuestra vida ha cambiado de la noche a la mañana, pero no es ése el caso. Dios ha ido sembrando y trabajando este designio suyo día a día, durante bastantes años, en medio, sin duda, de nuestra fragilidad.
En la comunidad de Lerma, por pura gracia, que no es posible reducir a explicaciones humanas, comenzó a darse un crecimiento de vocaciones, que nos llenaba de asombro también a nosotras mismas. Dentro de una comunidad de Damas Pobres de Santa Clara, de modo sereno y paulatino, algo estaba naciendo. Bebíamos de San Francisco y de Santa Clara, pero también de los Padres de la Iglesia, de los santos, de los maestros y teólogos de la Iglesia y, por supuesto, del Magisterio, muy especialmente el de los Papas Juan Pablo II y Benedicto XVI, a quienes amamos entrañablemente. Muchas de nosotras hemos sentido la llamada a la consagración en las Jornadas Mundiales de la Juventud.
Nuestra situación actual no es resultado de la negación de un carisma radiante como el de San Francisco y Santa Clara, en cuyo seno se han generado y seguirán generándose grandes santos. Si, aparte de la Madre del Señor, tuviésemos que afirmar una mujer apasionadamente enamorada de Jesucristo, tenemos grabado en lo más hondo la figura de Santa Clara: hija, mujer, esposa y madre según el corazón de Cristo. Sus cartas han sellado en nosotras la certeza de que la consagración es un camino de plenitud, de bienaventuranza, vivido en “un amor incomparable” (Sta. Clara, Carta III). Esta inquebrantable certeza, con la gracia de Dios, ha sostenido nuestra perseverancia en la vida consagrada. El franciscanismo ha sido la cuna en la que Dios ha querido que surja una nueva forma de vida.
No se trata de una negación, sino de la afirmación y acogida, en obediencia, de un designio de Dios sobre la vida de esta comunidad, que se perfilaba como una vida contemplativa que se hace presencia y testimonio. Siempre han resonado en nosotras las palabras que Juan Pablo II dirigió en Ávila a las religiosas contemplativas: “Consientan vuestros monasterios en abrirse a los que tienen sed. Vuestros monasterios son lugares sagrados y podrán ser también centros de acogida cristiana para aquellas personas, sobre todo jóvenes, que van buscando una vida sencilla y transparente en contraste de la que les ofrece la sociedad de consumo”.
A lo largo del camino, se han alzado voces, no siempre afectuosas ni respetuosas, pero muchas veces también sencillas y desconcertadas, que no comprendían lo que estaba sucediendo. Hemos sentido siempre un vivo dolor al oír que hacíamos mal y hasta traición a la Orden por secundar la llamada a una vida que no observaba estrictamente la Regla de las Clarisas. Incluso algunas voces que decían que no éramos verdaderas Clarisas, eran las mismas que nos pedían a la vez que enviásemos hermanas a sus conventos. Nunca nos ha dejado indiferentes la reiterada petición de que las hermanas de una comunidad, que iba haciéndose tan numerosa, fuesen repartidas por los diversos monasterios de Clarisas. Pero no era posible, en conciencia y ante Dios, acceder a esas demandas, porque las vocaciones que iban surgiendo se sentían llamadas a abrazar precisamente esta forma de vida que acaba de ser aprobada.
Cuando nuestras hermanas de los monasterios de Briviesca y Nofuentes, necesitadas de ayuda por su avanzada edad, nos pidieron con toda sencillez que las acogiéramos entre nosotras, les explicamos lo que estaba aconteciendo en nuestra comunidad; ellas lo aceptaron y su llegada ha sido una bendición para nuestra casa.
 
Discernimiento y aprobación
Dios, poco a poco, ha ido desvelando su designio sobre nuestra comunidad. Pero este peregrinar, movido únicamente por el deseo de secundar dócilmente su querer, podía ser una mera ilusión sin el discernimiento y la aprobación de la Iglesia. Llevamos grabadas a fuego las palabras de Santa Clara: “Vivid siempre fieles y sujetas a los pies de la Madre Iglesia”.
El rápido y continuo crecimiento de la comunidad hizo que el espacio vital de nuestro monasterio de Lerma resultara gravemente insuficiente. Por otro lado, crecía también el número de peregrinos que se acercaban a nuestros locutorios con un único deseo en el corazón: “Queremos ver a Jesús” (Jn 12, 21); y por tanto, necesitábamos con urgencia espacios adecuados. Tras llamar a muchas puertas, sólo apareció un lugar con posibilidades realistas: el convento de San Pedro Regalado de La Aguilera (Burgos), además muy cercano a Lerma. En un primer momento, los hermanos franciscanos, con la firma de dos contratos complementarios, nos cedieron su uso por treinta años a cambio de una contraprestación económica que debería pagarse cuando se pudiera vender el convento de Briviesca. El convento de La Aguilera, aunque ofrecía el necesario espacio, llevaba mucho tiempo casi deshabitado y se hallaba en un estado de grave deterioro, que hizo necesario emprender una obra de saneamiento muy importante. Un bienhechor quiso hacerse cargo de la reconstrucción.
Pero la comunidad seguía creciendo y nos veíamos en la necesidad de realizar ampliaciones que no era prudente acometer con la incertidumbre de si sería posible seguir usando el lugar cuando transcurriera el tiempo de la cesión. Creímos oportuno, por eso, pedir a la Provincia franciscana que nos vendiera el convento de La Aguilera. La Provincia nos comunicó su aceptación y las condiciones poco después; y con la ayuda de bienhechores —muchos de ellos, como la viuda del Evangelio, incluso “nos daban de lo que tenían para vivir”— se formalizó la compra, y poco a poco lo vamos pagando.
Cuando una parte de la comunidad iba a pasar a La Aguilera, solicitamos autorización a la Congregación para los Institutos de Vida Consagrada para poder ser una única Comunidad en dos sedes diferentes y con un único gobierno y una única casa de formación. El Cardenal Rodé, Prefecto de la Congregación, respondió: “Este Dicasterio para los Institutos de Vida Consagrada ha decidido acoger su instancia, en espera de que la Comunidad llegue serenamente a una mayor claridad respecto a lo que se sienten llamadas a realizar. Tal concesión es válida por tres años, con el ruego de enviar anualmente una relación a este Dicasterio”.
Nuestro Arzobispo, padre y pastor de la Diócesis, D. Francisco Gil Hellín, nos aconsejó que pusiésemos por escrito la realidad que se estaba viviendo en nuestra comunidad. Durante casi un año de oración, discernimiento y trabajo, fuimos redactando el texto de unas Constituciones. No era cuestión de idear conforme a un modelo unos Estatutos con más o menos acierto práctico, ni de elaborar un calculado proyecto de futuro. Se trataba de procurar plasmar por escrito los aspectos esenciales de la vida que ya venía viviendo la comunidad desde hacía más de diecisiete años.
Una vez acabada la redacción, se convocó un Capítulo, bajo la presidencia del Sr. Arzobispo, para que la comunidad se pronunciara sobre la oportunidad de poner en manos de la Santa Sede nuestra forma de vida, tal como quedaba expresada en el Proyecto de Constituciones. Se dio lectura del documento a toda la comunidad, con las oportunas explicaciones y dando respuesta a las preguntas que se iban planteando. Teniendo en cuenta la trascendencia del momento, se pidió en primer lugar que se pronunciaran en votación secreta, antes de abandonar la sala capitular, las hermanas que no forman parte del Capítulo, es decir, profesas temporales, novicias y postulantes. Aunque esa votación no tenía valor jurídico, parecía necesario que se expresaran en conciencia sobre el paso que la comunidad estaba decidiendo. A continuación tuvo lugar la votación del Capítulo propiamente dicha y se escrutaron por separado los resultados de las dos votaciones. Ambas asintieron por unanimidad a que los documentos que reflejaban nuestra forma de vivir fueran presentados ante la Congregación para los Institutos de Vida Consagrada.
El pasado 4 de diciembre, nuestro Sr. Arzobispo nos comunicó con gozo que el Santo Padre Benedicto XVI, oído el parecer favorable de la Congregación, había manifestado su beneplácito para que las Constituciones fueran aprobadas y nuestra comunidad fuera transformada en un nuevo instituto religioso de derecho pontificio con el nombre de “Iesu communio”. El correspondiente Decreto de la Congregación está firmado el día de la Solemnidad de la Inmaculada Concepción de la Virgen María.
Las hermanas nos llenamos de alegría, porque la Madre Iglesia había discernido y aprobado nuestra forma de vivir, y confirmaba su nacimiento, con el deseo de que sea acogido y cuidado por la comunidad eclesial sin sombras ni sospechas.
 
“Iesu communio”
Quienes nos habéis conocido y habéis leído el libro Ven y verás, tendréis muy vivas estas experiencias expresadas por las hermanas, una tras otra: “Queremos hacer presente a Jesús, la victoria del Resucitado, lo que Él ha hecho y está haciendo día tras día con nosotras; nos experimentamos gozosamente como piedrecillas de un mosaico que no se entienden separadamente sino llamadas a hacer presente en comunión una única Vida: Jesús”. La propia misión es ser “comunión de Jesús”, “Iesu communio”, comunión que brota del don de Jesucristo y se hace testimonio de la unidad en la caridad y manifestación de que el Espíritu convoca a los dispares y a los dispersos para que sean un solo corazón y una sola alma.
Como religiosas contemplativas, las hermanas nos sentimos llamadas a ser por entero de Jesucristo, a estar con Él y permanecer en vela para orar sin interrupción por los hijos que nos han sido confiados: “Que ninguno se pierda” (Jn 6, 39). Ser posada del Buen Samaritano, una casa abierta, donde los peregrinos sedientos y heridos puedan encontrarse con Jesucristo Redentor y experimentar que han sido acogidos en la oración y presentados al Padre, esperados como hijos por la Madre Iglesia; lugar de encuentro para avivar en comunión nuestra fe hasta hacer arder el deseo de santidad como plenitud de vida.
A quienes nos habéis acompañado en el camino y a toda la Iglesia os pedimos vuestra oración para vivir la misión que, por voluntad de Dios, la Iglesia nos ha confiado. Hoy más que nunca somos conscientes de nuestra fragilidad, pero avanzamos fiadas en la promesa de que el Espíritu Santo llevará a feliz término lo que ha comenzado en nosotras, porque para Dios nada hay imposible.
Somos hijas de la Iglesia; creemos y esperamos en la comunión de los santos; en ella queremos vivir, madurar y abrazar el don del seguimiento a Cristo hasta el fin, porque ¿a quién vamos a seguir? Sólo Jesucristo tiene promesa de vida eterna, sólo Él nos explica la vida. Según la palabra y experiencia de nuestro Santo Padre Benedicto XVI: “Quien deja entrar a Cristo en la propia vida no pierde nada, nada, absolutamente nada de lo que hace la vida libre, bella y grande”.
 
Gracias, Jesucristo; gracias, Madre Iglesia. 
Hermanas Iesu communio

mercoledì 24 novembre 2010

Clausura, la preghiera che dona luce al mondo

Lontani dal pubblico clamore di voci e parole eppure così vicini al cuore degli uomini e alle loro speranze più intime. È questo volto ambivalente che fa dei monasteri di clausura un tesoro prezioso custodito nel seno della Chiesa ma offerto come una luce per il mondo intero.

Ed è con questa attenzione che domenica scorsa, 21 novembre, anche nella nostra Penisola le comunità cristiane locali si sono strette in preghiera attorno ai monaci e alle monache di clausura. La
Giornata pro orantibus, celebrata nel giorno in cui la liturgia colloca la memoria della Presentazione di Maria al Tempio, è stata così l’occasione per volgere lo sguardo sul mondo della clausura.

Mondo al quale è andato anche il pensiero di Benedetto XVI, che durante l’Angelus di domenica scorsa, giorno in cui la Chiesa si è stretta «con particolare affetto alle monache e ai monaci di clausura», ha inviato «a sostenere concretamente queste comunità» e ha impartito loro la sua benedizione.

A istituire la ricorrenza fu, il 21 novembre 1953, papa Pio XII, che voleva così riunire gli sforzi per dare un aiuto concreto alle comunità di vita contemplativa claustrale. Per la memoria liturgica di quel giorno lo stesso Pacelli compose una preghiera rivolta alla Vergine. «Mutate le menti ai malvagi – chiedeva il Pontefice alla Madonna –, asciugate le lagrime degli afflitti e degli oppressi, confortate i poveri e gli umili, spegnete gli odi, addolcite gli aspri costumi, custodite il fiore della purezza nei giovani, proteggete la Chiesa santa, fate che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà». In queste parole oggi è facile vedere rispecchiato il mandato affidato alle claustrali.

E i numeri parlano di una missione che continua ad affascinare, anche se mettono in luce le difficoltà cui vanno incontro queste comunità soprattutto nel Vecchio Continente, dove le vocazione sono in continuo calo (tra il 1998 e il 2008 le professe sono diminuite di un terzo in Europa). Africa, Asia e America del Sud assistono, invece, a vere e proprie fioriture di vocazioni.

In tutto il mondo (i dati sono aggiornati al 31 dicembre 2008) in 3.421 monasteri si contano circa 43.400 monache professe, 3.100 professe temporanee, 1.900 novizie e circa 1.950 postulanti, per un totale di oltre 50 mila persone. Considerando i dati per singoli continenti, però, il quadro che ne esce è quello di un’Europa che conta il 60% delle professe perpetue e dei monasteri ma meno del 40% delle postulanti, novizie e professe temporanee. Inverso l’andamento in Sud America, dove si passa dall’attuale 18% delle professe perpetue a più del 33% tra le «nuove leve». Il dato si triplica, inoltre, in Africa, con il 4% delle professe perpetue ma circa il 12% tra le postulanti, novizie e «temporanee» di tutto il mondo. In Asia si passa dal 7% delle perpetue all’11% delle «nuove forze».
 
Matteo Liut

venerdì 10 settembre 2010

Attrici, pubblicitarie, avvocatesse, imprenditrici, semplici impiegate e...Suore di Clausura

Provengono da tutta la Spagna e appartengono ad ogni classe sociale. Hanno una laurea e svolgevano una professione (attrici, pubblicitarie, imprenditrici, semplici impiegate). Oggi sono Suore di Clausura e vivono nel Monastero di Lerma, un paesino in provincia di Burgos, in Spagna.

Sono più di 130 ed hanno un'età media inferiore ai 30 anni. Rappresentano l'esempio più eclatante della vitalità e della giovinezza della Chiesa pellegrina in Spagna.
Dedicano sei ore al giorno alla preghiera e sprizzano tutte felicità. Un vero e proprio miracolo di fecondità vocazionale, generato da persone che hanno lasciato la sicurezza dei loro giorni per dedicarsi totalmente ad un Uomo che si è fatto crocifiggere per amore.

Commentando il fenomeno, l'attuale Arcivescovo di Madrid e Primate di Spagna, il Card. Antonio Maria Rouco Varela, ha affermato che "scommettere su ciò che è veramente essenziale dell'esperienza cristiana porta inevitabilmente a dei risultati".

Intanti molti riconoscono l'effetto catalizzatore e carismatico, capace di attrarre così tante giovani ragazze nella "solitudine" di un Monastero, ad una delle consorelle, Suor Veronica, definita anche "la nuova Chiara", in riferimento alla Fondatrice delle Clarisse.
Nata nel 1965, in una citazione autobiografica racconta il suo primo contatto con Dio, quando il confessore le dice: "Se vuoi essere felice un solo giorno, indossa un paio di scarpe nuove; una settimana, ammazza un maiale; tutta la vita, suora di clausura".

Dopo varie esperienze e alterne vicissitudini giovanili, Veronica decise finalmente di "cercare qualcosa che non finisse, che fosse eterno". E lo trovò in un convento di clarisse ormai moribondo, dove non entravano novizie da almeno cinque lustri. A 24 anni decise di fare la scelta di Dio, "perchè non merita la pena spendere le forze per ciò che finisce". E da allora, l'avventura soprannaturale continua...

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