"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 27 giugno 2016

Papa Francesco e quei "messaggi in codice" attraverso l'uso degli anelli


Avete presente quando ‪Papa Francesco‬ cambia l'anello a seconda dell'impegno che deve svolgere? Durante le celebrazioni pontificie "forti" (1ª foto) utilizza l'anello del pescatore, mentre negli eventi pubblici (udienze, incontri, raduni) (2ª foto) utilizza quello episcopale (che aveva da vescovo e cardinale). Ecco, in questa prassi io trovo la sintesi del suo Pontificato.

Il Papa parla con due registri, a due pubblici e con lo stesso fine: parla agli "eruditi", confermando tutto il Magistero precedente senza cedere di un millimetro su quella che è la dottrina della Chiesa e così confermandoli nel loro percorso; parla poi agli "ultimi", quelli lontani dalla fede, con il linguaggio che questi possono comprendere, dandogli speranza, aprendo loro le braccia per riportarli all'ovile e tutti insieme festeggiare.

Non ci trovo nulla di sconvolgente, se non lo scandalo di un disinteressato amore per ogni creatura di Dio, sia essa pure la più peccatrice.


Il mio invito è a saper discernere le parole, i gesti e gli insegnamenti del Santo Padre: sono rivolti a me, in quanto "erudito" e quindi bisognoso di essere confermato nel mio cammino di fede, oppure sono rivolte a me "ultimo", desideroso di ritornare tra le braccia del Padre dopo che me ne sono allontanato? 

In entrambi i casi, uno solo è il cammino da percorrere, una sola la meta; e la guida è la stessa.

lunedì 20 giugno 2016

ALTRO da dire, come comunicare il bene e generare speranza


"Ci sono uomini che passano e non vanno oltre. Si chinano sulle sofferenze e da esse si lasciano interpellare. Osano sognare il futuro, generano Speranza… Tra loro tanti consacrati, sulle frontiere, liberi da tutto, per comunicare l’Altro".

Si presenta con queste parole il progetto informativo ALTRO da dire, testimoniare, condividere, ideato e coordinato da Laura Galimberti e sostenuto dalla Fondazione Comunicazione e Cultura della Conferenza Episcopale Italiana.

Il sito web, presentato in maniera snella, rilancia "le risposte concrete delle Congregazioni religiose e degli Istituti secolari alle tante frontiere del disagio, per fare rete nella Rete, moltiplicare la buona notizia e seminare nuova Speranza".

Tra le sezioni che giornalmente vengono popolate di storie e testimonianze: migranti, povertà, giovani, famiglia, cultura, disabili... temi tutti letti in chiave di bontà e bellezza.

Un posto da frequentare assolutamente!

lunedì 13 giugno 2016

#Disabili pienamente accolti, la loro testimonianza è tesoro



Inclusione e partecipazione. Si può sintetizzare in queste due parole chiave l'invito di Papa Francesco per una pastorale di maggiore accoglienza (nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali) delle persone con disabilità, anche gravi e gravissime.

Lo ha rivolto ai partecipanti al Convegno per persone disabili, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 25º anniversario di creazione dello specifico settore della Catechesi in seno all'organismo nazionale, anche se si trova soltanto nel discorso preparato, dato per letto e consegnato.

Dire inclusione significa riconoscere che queste persone, oltre ad essere capaci di "vivere una genuina esperienza di incontro con Cristo", ne sanno anche dare testimonianza, convertendosi in veri e propri apostoli e missionari - riconosce il Papa - verso gli altri membri della comunità: "nella debolezza e nella fragilità si nascondono tesori capaci di rinnovare le nostre comunità cristiane".

Per cui bisogna aumentare gli sforzi per giungere ad una piena accoglienza, favorendo una partecipazione che diventi finalmente ordinaria, normale". E qui viene la seconda parola chiave.

Partecipazione include, rispetto alle persone disabili, "la loro ammissione ai Sacramenti", superando "dubbi, resistenze e perfino rifiuti" che le escluderebbero dall'esercizio "della loro figliolanza divina".

Al dono del Sacramento va fatto corrispondere il vissuto della liturgia: "sia viva preoccupazione della comunità fare in modo che le persone disabili possano sperimentare che Dio è nostro padre e ci ama, che predilige i poveri e i piccoli attraverso i semplici e quotidiani gesti d'amore di cui sono destinatari". Una vera partecipazione riconosce ai disabili una collocazione e un coinvolgimento giusti nelle assemblee liturgiche, per "sostenere il senso di appartenenza di ciascuno".

In questo caso, le resistenze da superare sono "pregiudizi, esclusioni ed emarginazioni", in cambio di una diversità apprezzata come valore.

Nelle parole rivolte a braccio, il Papa ha invitato a superare la paura delle diversità, che invece "sono proprio la ricchezza, perché io ho una cosa, tu ne hai un’altra, e con queste due facciamo una cosa più bella, più grande". Un mondo in cui siamo tutti uguali "sarebbe un mondo noioso".

E anche qui, per quanto riguarda la partecipazione, ha ricordato che "ognuno di noi ha un modo di conoscere le cose che è diverso: uno conosce in una maniera, uno conosce in un’altra, ma tutti possono conoscere Dio".

lunedì 6 giugno 2016

Evangelizzare da attivi digitali


La Chiesa “in uscita” di Papa Francesco, che sposta l'attenzione dal centro alle periferie (esistenziali), mancherebbe di un tassello fondamentale se in questo percorso di evangelizzazione venisse escluso l'ambiente dei social media.

Negli ultimi tempi si è andata consolidando una nuova branca speculativa – espressione di varie sensibilità intellettuali e appartenenze, compresa quella cattolica –, che intende riflettere sul “come” stare sui social network (Facebook, Twitter, Instagram, LinkedIn, ecc.) da persone responsabili, preoccupate per il bene comune e desiderose di contribuire a un mondo migliore.

Queste riflessioni, diffuse un po' a macchia di leopardo negli ambienti della ricerca che conta, dicono sostanzialmente che con la diffusione dei cosiddetti “nuovi media”, se si vuole veramente essere degli influencer di qualità, bisogna superare la logica del contrasto e della contrapposizione, instradandosi sulla via del confronto pacifico e del dialogo, gli unici in grado di assicurare una crescita reciproca dei protagonisti della conversazione.

Evidentemente, in questi studi spesso si da' per acquisito “cosa” sono e a cosa servono i moderni strumenti della conversazione sociale, contando sul fatto che oggi si sono trasformati nella vera second life delle persone, un prolungamento della loro esistenza quotidiana, dove esprimere liberamente il proprio pensiero o – sempre liberamente – acquisire dati, informazioni e conoscenze per la crescita personale (almeno nelle buone intenzioni iniziali).

Eppure, soprattutto per la Chiesa e i cattolici, può essere utile ritornare su questo secondo elemento del fenomeno, ed estendere la riflessione su cosa ci facciano le persone sui social network, quanto tempo vi trascorrono e, soprattutto, quanto bene è possibile trarre – e moltiplicare – da essi.

Prendere consapevolezza del fatto che lì la gente trascorre parte del proprio tempo, che su quelle piattaforme le persone si informano e in quell'ambiente fanno amicizia, entrano in contatto con individui e mondi diversi dai loro, “costruiscono” un loro modo di pensare e agire... è sicuramente la forma migliore anche per diluire quel timore fisiologico che spesso, come evangelizzatori che pure vorrebbero percorrere tutte le strade possibili, ci rende “inattivi” (digitalmente parlando).

Nella Evangelii Gaudium, Papa Francesco lo dice chiaramente: bisogna uscire all'incontro delle persone, dovunque esse si trovino, a maggior ragione in quei luoghi che probabilmente non abbiamo mai visitato – per distanza, per timore, perché sconosciuti – e portare a loro la gioia della fede che abbiamo sperimentato nelle nostre vite.

Sui social network le persone ci stanno eccome, giovani e adulti (fenomeno molto in crescita), spesso “costretti” a esperienze deludenti, poiché vincolati a leggere solo cose negative o espressioni di rabbia. E magari erano lì alla ricerca di qualcosa che desse loro speranza per cominciare un nuovo giorno, con un sorriso o un semplice incoraggiamento, confrontandosi con i propri “simili” in questo ambiente secondario della propria vita.

Come si vede, anche in questo caso c'è tanto lavoro da fare, tanto terreno da arare, tanto bene da seminare! Perciò bisogna abitare queste “periferie”, caratterizzarle con la propria presenza, superare quello stato di inattività digitale che ci fa guardare a questi ambienti solo come a qualcosa di esotico e lontano. Ne parliamo, ci piacerebbe esserci, ma poi ammainiamo la bandiera dicendo che non fa per noi.

Invece, va riscoperto anche in questo caso quel mai dimenticato “non abbiate paura” di San Giovanni Paolo II: non abbiamo paura di “perdere tempo” su piattaforme che sembrano “un gioco per ragazzi”; almeno, facciamolo per quei “ragazzi"!

giovedì 2 giugno 2016

La paternità del pastore: le meditazioni di Papa Francesco agli esercizi predicati ai sacerdoti nel loro Giubileo


Volete una sintesi delle tre meditazioni degli esercizi spirituali proposti oggi da Papa Francesco ai tre gruppi di sacerdoti riuniti, in momenti diversi, nelle Basiliche di San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura?

Basta leggere queste parole conclusive dello stesso Santo Padre al termine della giornata giubilare:
Pregate come potete, e se vi addormentate davanti al Tabernacolo, benedetto sia. Ma pregate. Non perdere questo. Non perdere il lasciarsi guardare dalla Madonna e guardarla come Madre. Non perdere lo zelo, cercare di fare... Non perdere la vicinanza e la disponibilità alla gente e anche, mi permetto di dirvi, non perdere il senso dell’umorismo. E andiamo avanti!
Qui invece sono disponibili i testi integrali - un lunghi, ma ne vale veramente la pena, delle tre meditazioni; un vero compendio sulla misericordia e sulla paternità sacerdotale:






martedì 31 maggio 2016

I 12 "attivi digitali" a lezione di buona comunicazione da Papa Francesco


12 "attivi digitali", che da soli su Youtube sommano 27 milioni di visualizzazioni, ammaestrati da Papa Francesco su come stare - da persone responsabili - sui social network. Il loro selfie - con il Papa al centro - ha fatto il giro del mondo, e probabilmente diventerà anch'esso una foto simbolo del pontificato. Almeno per le centinaia di migliaia di seguaci di questi videobloggers

È successo domenica 29 maggio in Vaticano, nell'ambito di una iniziativa più estesa di Scholas Occurentes, l'organizzazione internazionale - oggi di diritto pontificio - nata ai tempi del Bergoglio Vescovo di Buenos Aires, che realizza progetti di educazione e integrazione a favore delle giovani generazioni e "per un mondo integrato e pacifico".

Il Papa ha utilizzato poche parole chiave, ma che vanno dritte al cuore della questione e sono un monito per tutti gli uomini di buona volontà che vogliono abitare la Rete.

Costruire un mondo migliore, anche attraverso i social, significa riconoscere a ogni persona una propria identità e offrirle un'appartenenza (a un gruppo, a una famiglia, a una organizzazione). Quando i popoli, le famiglie, gli amici si separano, "nella separazione si può seminare soltanto l'inimicizia, e persino l'odio".

Invece, "quando ci si unisce c'è l'amicizia sociale" e si favorisce "una cultura dell'incontro, che ci difende da qualunque tipo di cultura dello scarto".

A Greta, ventunenne italiana che gli ha chiesto cosa dire ai tanti che non hanno speranza e non hanno nessuno con cui aprirsi, Francesco ha proposto il linguaggio dei gesti: "un sorriso che da' speranza, guardare negli occhi, gesti di approvazione, di pazienza, di tolleranza".

Capacità di ascoltare l'altro mettendosi in atteggiamento di dialogo è, inoltre, per il Papa, l'antidoto efficace per "sradicare tutti i tipi di crudeltà", a cominciare dalle guerre, perché "nel dialogo tutti vincono, nessuno perde".

Allora è fondamentale, e questo si può fare eccome nella Rete, "gettare ponti": "non discutere, ma piuttosto persuadere con mitezza".

La chiosa finale a margine dell'incontro del Papa con i 12 influencers, che grazie alle loro provenienze e sensibilità religiose abbracciano tutto il pianeta, è un chiarissimo vademecum per veri contadini digitali, seminatori di bene animati da buona volontà: "il nostro mondo ha bisogno di abbassare il livello di aggressività. Ha bisogno di tenerezza, ha bisogno di mitezza, ha bisogno di ascolto, ha bisogno di camminare insieme".

Ecco, camminiamo insieme, da amici che dialogano, costruttori di ponti!

lunedì 30 maggio 2016

Continuiamo il cammino: alleati e seminatori di buone notizie!


Il primo post di questo blog risale all'1 settembre 2010. Eravamo in un periodo a dir poco particolare del pontificato di Benedetto XVI: per una serie di ragioni ed eventi rilanciati a tambur battente dai mezzi di informazione, la Chiesa sembrava aver perso qualunque credibilità.

Per chi conosce i meccanismi della comunicazione, risultava difficile abituarsi a ciò che - fatte le dovute verifiche - più che come contributo alla collettività, appariva come pregiudizio strillato e semplificazione inconcludente: un turbinio di frasi e considerazioni gratuite, spacciate per informazioni, il cui scopo era solo quello di (auto)generare "rumore".

Più che limitarci a denunciare questo meccanismo, decidemmo di bypassarlo, proponendo qualcosa di costruttivo, che mostrasse la vitalità di tante realtà nascoste di Chiesa, la loro "giovinezza", e così affogare il male - che pure esiste - nell'abbondanza di bene (come ci ha spronato a fare qualche santo).

Nel frattempo, negli ultimi tre anni e qualche mese, nella Chiesa è avvenuto qualcosa di inusuale, a cui non si era abituati, e di positivamente sconvolgente: la rinuncia al pontificato di Benedetto XVI (che resta nel recinto del Vaticano a pregare) e la successiva elezione di Papa Francesco (venuto quasi dalla fine del mondo), che come un vortice benefico ha catalizzato tutta l'attenzione su di sé, mostrando - agli occhi dell'opinione pubblica - una Chiesa più credibile.

Per il modo in cui sono andate le cose, e per come oggi la notorietà di Francesco continua a catturare i mezzi di informazione e l'opinione pubblica mondiale, sembra che tra mondo e Chiesa si stia vivendo un perdurante idillio, che ha superato di gran lunga la fisiologica luna di miele dei primi mesi di pontificato. Diciamocelo, tre anni fa nessuno ci avrebbe scommesso!

Eppure, una "Giovane Chiesa" c'era allora e una "Giovane Chiesa" c'è oggi!

Anche la missione è rimasta la stessa, così come il campo da arare, la Rete.

Con una consapevolezza in più: non basta raccontare cose buone e belle, bisogna anche renderle coinvolgenti, se vogliamo che la fede crei gioia (Benedetto XVI) .Una dote che si acquisisce con il tempo: studio, intraprendenza, momenti `più edificanti, capacità di riconoscere i propri limiti e tanta... pazienza. Aspirazioni e premure che cercheremo ugualmente di condividere.

Continuiamo il cammino: alleati (del Vangelo e della Chiesa) e seminatori di buone notizie!

Giovanni Tridente
30 maggio 2016

venerdì 8 aprile 2016

"Amoris Laetitia", un utile prontuario sulla bellezza del matrimonio e della famiglia


1. La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, malgrado i numerosi segni di crisi del matrimonio, «il desiderio di famiglia resta vivo, in specie fra i giovani, e motiva la Chiesa». Come risposta a questa aspirazione «l’annuncio cristiano che riguarda la famiglia è davvero una buona notizia».

2. Il cammino sinodale ha permesso di porre sul tappeto la situazione delle famiglie nel mondo attuale, di allargare il nostro sguardo e di ravvivare la nostra consapevolezza sull’importanza del matrimonio e della famiglia. Al tempo stesso, la complessità delle tematiche proposte ci ha mostrato la necessità di continuare ad approfondire con libertà alcune questioni dottrinali, morali, spirituali e pastorali. La riflessione dei pastori e dei teologi, se è fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza. I dibattiti che si trovano nei mezzi di comunicazione o nelle pubblicazioni e perfino tra i ministri della Chiesa vanno da un desiderio sfrenato di cambiare tutto senza sufficiente riflessione o fondamento, all’atteggiamento che pretende di risolvere tutto applicando normative generali o traendo conclusioni eccessive da alcune riflessioni teologiche.

3. Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano. Questo succederà fino a quando lo Spirito ci farà giungere alla verità completa (cfr Gv 16,13), cioè quando ci introdurrà perfettamente nel mistero di Cristo e potremo vedere tutto con il suo sguardo. Inoltre, in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali. Infatti, «le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale […] ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato».

venerdì 5 febbraio 2016

#PapaFrancesco fa la storia: il 12 febbraio si incontra a Cuba con il Patriarca #Kirill


La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca hanno la gioia di annunciare che, per grazia di Dio, Sua Santità Papa Francesco e Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, si incontreranno il 12 febbraio 2016

Il loro incontro avrà luogo a Cuba, dove il Papa farà scalo prima del suo viaggio in Messico, e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. Esso comprenderà un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune.


Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese

La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà

Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti.

sabato 14 novembre 2015

Parigi, #PapaFrancesco: "questo non è umano", "sono commosso e addolorato e prego"


#Parigi. Le parole di #PapaFrancesco dopo gli attentati in Francia

sabato 24 ottobre 2015

Concluso il Sinodo sulla Famiglia: il cammino continua!

lunedì 5 ottobre 2015

Ecco il manifesto dei lavori del #Sinodo sulla #Famiglia. E la parola chiave sarà #Bellezza



In questo contesto sociale e matrimoniale assai difficile, la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella caritàVivere la sua missione nella fedeltà al suo Maestro come voce che grida nel deserto, per difendere l’amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente.

La Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella verità che non si muta secondo le mode passeggere o le opinioni dominanti. La verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei. «Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità» (Benedetto XVI, Enc.Caritas in veritate, 3).

E la Chiesa è chiamata a vivere la sua missione nella carità che non punta il dito per giudicare gli altri, ma –  fedele alla sua natura di  madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere “ospedale da campo”, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di più, di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente di salvezza.

Una Chiesa che insegna e difende i valori fondamentali, senza dimenticare che «il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato» (Mc 2,27); e che Gesù ha detto anche: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori» (Mc 2,17). Una Chiesa che educa all’amore autentico, capace di togliere dalla solitudine, senza dimenticare la sua missione di buon samaritano dell’umanità ferita.

Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: «L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo» (Discorso all’Azione Cattolica Italiana, 30 dicembre 1978Insegnamenti I [1978], 450). E la Chiesa deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: «Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli» (Eb 2,11).

* * *

Ricordiamo però che il Sinodo potrà essere uno spazio dell’azione dello Spirito Santo solo se noi partecipanti ci rivestiamo di coraggio apostolico, umiltà evangelica e orazione fiduciosa.

Il coraggio apostolico che non si lascia impaurire né di fronte alle seduzioni del mondo, che tendono a spegnere nel cuore degli uomini la luce della verità sostituendola con piccole e temporanee luci, e nemmeno di fronte all’impietrimento di alcuni cuori che - nonostante le buone intenzioni - allontanano le persone da Dio. «Il coraggio apostolico di portare vita e non fare della nostra vita cristiana un museo di ricordi» (Omelia a Santa Marta, 28 aprile 2015).

L’umiltà evangelica che sa svuotarsi dalle proprie convenzioni e pregiudizi per ascoltare i fratelli Vescovi e riempirsi di Dio. Umiltà che porta a non puntare il dito contro gli altri per giudicarli, ma a tendere loro la mano per rialzarli senza mai sentirsi superiori ad essi.

L’orazione fiduciosa è l’azione del cuore quando si apre a Dio, quando si fanno tacere tutti i nostri umori per ascoltare la soave voce di Dio che parla nel silenzio. Senza ascoltare Dio tutte le nostre parole saranno soltanto “parole” che non saziano e non servono. Senza lasciarci guidare dallo Spirito tutte le nostre decisioni saranno soltanto delle “decorazioni” che invece di esaltare il Vangelo lo ricoprono e lo nascondono.


venerdì 18 settembre 2015

Accolta in Vaticano una famiglia di profughi siriani

Una famiglia di profughi siriani, composta da padre, madre e due figli, in fuga dalla guerra è stata accolta dalla comunità parrocchiale di Sant’Anna in Vaticano. Ne ha dato notizia l’arcivescovo elemosiniere Konrad Krajewski, che ha spiegato come i profughi siano entrati in Italia proprio nella domenica in cui Papa Francesco, al termine della preghiera dell’Angelus, ha rivolto l’appello ad accogliere una famiglia in ogni parrocchia, comunità religiosa, monastero e santuario.

Si tratta di cristiani di rito greco-melchita cattolico, del Patriarcato di Antiochia provenienti da Damasco. Tutti i quattro componenti della famiglia sono stati ospitati in un appartamento del Vaticano, nelle vicinanze di San Pietro. Il presule ha detto anche che è stata subito avviata la procedura per la richiesta di protezione internazionale. Dato che in base alla legge, per i primi sei mesi dalla presentazione della domanda d’asilo, i richiedenti protezione internazionale non possono lavorare, in questo periodo saranno assistiti e accompagnati dalla comunità parrocchiale di Sant’Anna.

Una seconda famiglia di profughi troverà prossimamente ospitalità e accoglienza da parte dell’altra parrocchia vaticana, quella di San Pietro. L’arcivescovo ha poi sottolineato come in questo contesto di carità verso le persone che fuggono dalla guerra e dalla fame, da molti anni i Pontefici, attraverso l’Elemosineria apostolica, hanno contribuito al pagamento delle tasse per il rilascio del primo permesso di soggiorno per i rifugiati per mezzo del Centro Astalli diretto dai gesuiti. Nel 2014 sono stati erogati circa cinquantamila euro. Oltre a questo, l’Elemosineria apostolica, ha ricordato monsignor Krajewski, sempre a nome del Papa, aiuta quotidianamente numerose persone e famiglie di profughi, oltre a provvedere alle prime necessità, anche sanitarie, per molti centri di accoglienza di Roma.
Il presule ha poi reso noto che, da alcuni giorni, un ambulatorio mobile donato anni fa al Papa e finora riservato agli eventi da lui presieduti, è stato messo a disposizione alcune volte alla settimana per assistere i profughi nei centri di accoglienza, anche non regolari, nelle periferie di Roma. I volontari, che se ne occupano, medici, infermieri e Guardie Svizzere, sono dipendenti dello Stato della Città del Vaticano, dell’università romana di Tor Vergata e membri dell’Associazione dell’Istituto di medicina solidale onlus.

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lunedì 14 settembre 2015

Giovani consacrati, in migliaia a Roma per l'incontro mondiale

4 mila e anche più: dai 5 continenti arriveranno il 15 settembre a Roma i giovani consacrati, per il loro “incontro mondiale”. 20 anni il più giovane, over 40 il più “attempato”.
Ragazzi e ragazze che hanno scelto di donare la loro vita a Dio, renderla “sacra,” nei diversi percorsi che la Chiesa offre: come religiosi e religiose nelle Congregazioni, laiciconsacrati in Istituti secolari, membri di Società di vita apostolica, vergini consacrate dal Vescovo ed inserite nel mondo, che fanno feconda la Chiesa.
E se oltre 700 sono i partecipanti italiani, ben 649 sono i Sudamericani, 1500 gli Europei, 553 gli Africani, quasi 800 gli Asiatici. Una ventina gli Australiani, 34 gli Statunitensi, 5 i canadesi, 4 i cubani, 18 verranno da Haiti. Dati in continuo aggiornamento.
Oltre 90 le nazionalità presenti: tra le altre da Iran, Siria, Iraq, Pakistan, Burundi, Kazakistan, Laos, Lesotho, Madagascar, Samoa, Sud Sudan.
Oltre 3 mila le donne. Mille gli uomini.
Per loro 4 giorni di incontri: al mattino in Aula Nervi su vocazione, vita fraterna e missione, nel pomeriggio in diverse parti di Roma momenti di dialogo e condivisione. La sera tre diversi itinerari: il cammino dell’annuncio a S. Andrea della Valle per la notte missionaria, il cammino dell’incontro nei luoghi della Carità promossa da Caritas, Comunità di S. Egidio e Talitha Kum per esperienze di servizio, il cammino della bellezza con percorsi guidati ai Musei Vaticani e Cappella Sistina.
Laura Galimberti
Altrodadire

sabato 5 settembre 2015

"Sono sempre più i battesimi dei piccoli rifugiati cristiani" in Italia: la fede che innesca l'integrazione

«Sono sempre più i battesimi dei piccoli rifugiati cristiani».  A raccontarlo ad Aiuto alla Chiesa che Soffre è Klodiana Cuka, presidente di Integra Onlus associazione che si occupa dell’assistenza e l’inserimento degli immigrati in più regioni d’Italia.
Negli ultimi mesi l’associazione ha accolto diverse famiglie di rifugiati cristiani nel Salento e tanti dei loro bambini sono stati battezzati nel nostro paese. «Nel comune di Neviano tutti nostri operatori hanno fatto da padrini e madrine ai bimbi, molti dei quali portano il anche il loro nome. Il più piccolo è nato su un barcone appena una settimana fa». E la famiglia si allargherà ben presto perché una donna cristiana nigeriana metterà al mondo due gemellini proprio in questi giorni.
Aiuto alla Chiesa che Soffre ha più volte denunciato l’aumento dei cristiani - in fuga soprattutto dalla persecuzione religiosa - tra gli immigrati che giungono in Europa. Klodiana Cuka, conferma questa tendenza tra le persone prese in cura da Integra. «Prima i cristiani erano molto pochi, mentre ora abbiamo diversi nuclei familiari. Tanti sono fuggiti perché perseguitati in ragione della loro fede». Tra questi alcune famiglie cristiane provenienti da Camerun e Nigeria che raccontano di aver abbandonato il proprio paese per paura di Boko Haram. «Mi hanno riferito di aver visto i fondamentalisti dar fuoco alle chiese. Così sono scappati prima di rimanere vittime della violenza».
Una volta giunti in Italia, i cristiani cercano immediatamente un contatto con la Chiesa locale. La maggior parte di loro partecipa alle attività parrocchiali ed i bambini frequentano il catechismo. Ciò facilita indiscutibilmente il processo di integrazione. «Anche i tanti piccoli battezzati qui sono importanti in tal senso: la vita che nasce è la scintilla più efficace per innescare l’integrazione».
Anche l’inserimento lavorativo è fondamentale, specie per i più giovani. «Insistiamo molto su questo punto che rappresenta la nostra principale sfida. I tempi di attesa per l’esame della richiesta di asilo variano da 10 a 18 mesi. Alcuni dei ragazzi che abbiamo accolto sono arrivati qui nell’agosto 2014 e saranno ricevuti dalle Commissioni territoriali soltanto nel febbraio 2016. In questo lasso di tempo è essenziale che trovino un’occupazione». Le lunghe attese aumentano infatti il rischio che i profughi siano reclutati da organizzazioni criminali o da gruppi jihadisti. «Negli ultimi anni la situazione è molto cambiata ed ora noi operatori dobbiamo essere attenti anche al fenomeno del terrorismo – nota Klodiana Cuka – Qui in Salento è più semplice vigilare perché vi sono meno profughi, ma a Milano abbiamo segnalato più volte incontri sospetti in moschea».
Non mancano tuttavia ottimi esempi di ottimi rapporti interreligiosi tra i profughi. «Come quando quest’estate abbiamo festeggiato tutti insieme la fine del Ramadan. Un’esperienza che ripeteremo il prossimo Natale».
Comunicato stampa ACS-Italia

venerdì 4 settembre 2015

Crescere per attrazione: l'esperienza delle "cellule parrocchiali di evangelizzazione"

Dalla Corea, con il pastore Paul Yonggi Cho, è nata una formula, un metodo di evangelizzazione che si chiama "le cellule in casa". Un prete americano, padre Michael Eivers, lo ha, in certo qual modo, “cattolicizzato” e lo ha importato con successo nella sua parrocchia, in Florida, assegnando un posto speciale all’adorazione perpetua 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Nel 1987 Don Pigi, il parroco di Sant’Eustorgio a Milano, è andato a visitare quella parrocchia dietro consiglio di un amico e ne è tornato entusiasta e radicalmente convertito. A seguito di questa visita, ha chiamato una quarantina di fedeli per condividere l’impegno di fare della sua parrocchia una comunità animata da una fede ardente e dedicata all’evangelizzazione. L’esperienza si è diffusa rapidamente, come per contagio, prima nella parrocchia di Sant’Eustorgio a Milano, poi progressivamente in numerose altre parrocchie, in Italia e all’estero. Don Pigi ha organizzato oltre venti seminari di formazione che hanno avuto effetti in tutto il mondo. Il Pontificio Consiglio per i laici si è accorto che tale metodo rendeva fertile le parrocchie in tutti e cinque i continenti per cui ha proposto a don Pigi di creare un organismo internazionale perché la Chiesa continuasse a vivere questa grazia.
A che cosa si può attribuire la diffusione del Sistema delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione (SCPE) nel mondo?
La presenza sui cinque continenti è accertata. Sono bastati solo venti anni alle cellule per svilupparsi nel mondo. Ciò può essere attribuito, soprattutto, al bisogno di avere un metodo per tradurre nei fatti quel desiderio di evangelizzazione che Giovanni Paolo II ha ridato alla Chiesa. Partendo dall’«Evangelii nuntiandi» di Paolo VI, la Chiesa è stata percorsa da tutta una corrente di evangelizzazione. Così le cellule diventano una possibilità di trasformare la pastorale ordinaria in una pastorale missionaria per quei parroci che non hanno un movimento nuovo per sostenerli; ciò che attira nel metodo delle cellule è proprio questo: la possibilità di continuare la pastorale ordinaria facendone anche una pastorale missionaria.

martedì 1 settembre 2015

Conversione e pentimento del cuore, le chiavi per un vero Giubileo della Misericordia

"Desiderio profondo di vera conversione" e pentimento del cuore saranno le chiavi per beneficiare dell'abbondante Misericordia di Dio durante il Giubileo indetto da Papa Francesco, che avrà inizio il prossimo 8 dicembre.

In una lettera inviata stamattina a Mons. Rino Fisichella, Presidente del Dicastero che ne sta curando l'organizzazione, il Papa ha reso noto alcune decisioni che permetteranno a tutti i credenti di vivere "un vero momento di incontro con la misericordia di Dio".

TUTTI I FEDELI
Ciascun fedele potrà ottenere l'indulgenza compiendo un breve pellegrinaggio verso la Porta Santa (sia nelle Basiliche Papali a Roma che nei Santuari o nelle chiese Giubilari), confessandosi, partecipando all'Eucaristia, riflettendo sulla misericordia e pregando il Credo e per le intenzioni del Sommo Pontefice, fatto salvo il "desiderio profondo di vera conversione".

AMMALATI E PERSONE SOLE
Il loro momento di prova sarà un modo per ottenere l'indulgenza giubilare, vivendolo con "fede e gioiosa speranza", ricevendo la Comunione e partecipando alla Messa e alla preghiera comunitaria, anche attraverso i mezzi di comunicazione.

CARCERATI
Il loro passaggio della Porta Santa sarà identificato con quello della porta della loro cella, e potranno ottenere l'indulgenza "rivolgendo il pensiero e la preghiera al Padre": infatti, "la misericordia di Dio, capace di trasformare i cuori, è anche in grado di trasformare le sbarre in esperienza di libertà".

OPERE DI MISERICORDIA
Tutti coloro che compiranno opere di misericordia corporale e spirituale (vedi n. 2447 del Catechismo della Chiesa Cattolica) in prima persona, otterranno certamente l'indulgenza giubilare.

DEFUNTI
Ugualmente sarà possibile ottenere l'indulgenza per i propri defunti, attraverso il ricordo nella preghiera.

PECCATO DI ABORTO
Tutti i sacerdoti potranno assolvere dal peccato di aborto coloro che lo hanno procurato e "pentiti di cuore ne chiedono il perdono", indicando al tempo stesso "un percorso di conversione autentica" rispetto a questo "dramma esistenziale e morale".

FRATERNITÀ SAN PIO X
Quanti si accosteranno per celebrare il Sacramento della Riconciliazione presso i sacerdoti della Fraternità San Pio X, riceveranno validamente e lecitamente l'assoluzione dei loro peccati.

Insomma, una vera e completa immersione nella vicinanza e nella tenerezza di Dio, "perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace".

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lunedì 31 agosto 2015

"Ogni migrante è mio fratello", semplici cittadini, parroci e Vescovi italiani mobilitati per i profughi

In questo servizio di Aleteia, la mappa della solidarietà della Chiesa italiana, mobilitata per l'accoglienza degli immigrati che riescono a sbarcare sulle nostre coste. Una dimostrazione concreta della consapevolezza che "ogni migrante è mio fratello", cui tante volte Papa Francesco ha richiamato.
Ogni vita è degna di essere vissuta, e come cristiani non possiamo restare a guardare di fronte alle terribili tragedie del Mediterraneo. E infatti, la Chiesa è in prima linea.

L'ORATORIO DI BRUZZANO
L'oratorio della parrocchia della Beata Vergine Assunta di Bruzzano, periferia di Milano, dal 24 luglio ha aperto le porte per accogliere un massimo di 90 profughi al giorno. Un progetto organizzato dalla Casa della Carità di Milano in cui lo Stato non spende nulla. A gestire l'oratorio sono un centinaio di volontari del quartiere, assieme agli operatori dell'associazione presieduta da don Virginio Colmegna. A coprire i costi del progetto, che durerà fino alla fine di agosto, anche alcuni sponsor privati. Più di 250 gli stranieri già accolti (La Repubblica, 12 agosto). 

NIGERIANI E SIRIANI
La maggior parte sono giovani coppie nigeriane e madri siriane con i figli i cui uomini sono rimasti nel Paese d’origine, ma tutti si integrano bene e si spostano per tutta Milano senza grosse difficoltà. Inoltre ognuno svolge piccoli lavori in modo da mantenere in buono stato l’ambiente: tra questi è richiesto di pulire e apparecchiare e sparecchiare la tavola (Avvenire, 14 agosto).

LA CARITAS DI CAGLIARI
Molto attiva è la Caritas diocesana di Cagliari, che ha stabilito un'accoglienza straordinaria presso la sede in viale fra Ignazio 88.Per fronteggiare al meglio il servizio di accoglienza la Caritas accoglie beni di primo conforto come vestiario (uomo e donna e poco bambino), scarpe, infradito, asciugamani, bagnoschiuma, occorrente per la barba (cagliaripad.it, 14 agosto).

LA CHIESA DI GENOVA
Nello spirito del Vangelo, il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha accolto la richiesta di aiuto proveniente dalla Prefettura di Genova per l’ospitalità dei profughi. E oggi la Chiesa genovese cura già l’accoglienza di 50 profughi in una struttura di San Martino; altri 42 li ospita in una struttura diocesana in via del Campo; 15 li accoglie presso il Monastero in Via Bozzano nel quartiere di San Fruttuoso; 85 li ospita a Di Negro(chiesadigenova.it).

SUORE IN PRIMA LINEA
Le Suore Gianelline hanno accolto nella loro Casa Provinciale in Salita del Monte 23 donne profughe. Il Rettore del Santuario delle Tre Fontane a Montoggio ospita stabilmente 30 giovani provenienti da Paesi africani e asiatici.
Il Ceis (Centro di Solidarietà di Genova) ne sta accogliendo 16 a Fassolo; 33 a Campo Ligure e a Genova; inoltre, attraverso l’Aub, ospita a Genova 50 profughi minorenni.


A BERGAMO AIUTANO I PRIVATI
Sempre al Nord, è mobilitata la diocesi di Bergamo che fa accoglienza in strutture della Chiesa date gratuitamente: Casazza, Botta di Sedrina, San Paolo d’Argon, Villa Amadei, la Battaina di Urgnano. Solo a Valbondione ci sono due strutture di un privato prese in affitto da Caritas (ecodibergamo.it, 12 agosto).

venerdì 28 agosto 2015

"Akòr - Porta della Speranza", dal 2008 la Pastorale per fedeli separati, divorziati e in nuova unione

È dall'anno pastorale 2008/2009 che nella Diocesi di Milano è attivo un gruppo pastorale che si dedica ai fedeli separati, divorziati e in nuova unione. Si chiama "Akòr - Porta della Speranza", ed è ispirato al brano biblico Os 2,16-17: “L’attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore. Le renderò le sue vigne e trasformerò la valle di Akòr in porta di speranza”.

Il Gruppo è parte integrante dell'Ufficio Famiglia ed è composto da un assistente spirituale nominato dal Vescovo, una coppia referente e una coppia per ciascuna delle sette zone in cui è divisa la diocesi.

"In comunione con il vescovo e in riferimento alla Consulta Regionale Lombarda di pastorale familiare, l’équipe intende generare una specifica pastorale, offrendo percorsi di crescita spirituale ed ecclesiale a quanti sperimentano il dolore di una ferita che ha segnato la loro storia matrimoniale", si legge nella mission del Gruppo.

L'obiettivo di Akòr è duplice. Da una parte vuole sensibilizzare le realtà parrocchiali ad avere "cura per le situazioni problematiche e l'attenzione per le sofferenze delle famiglie separate", dall'altra, nei confronti di chi "ha il cuore ferito", far sentire la loro appartenenza "ad una chiesa dove nessuno può essere considerato indegno della misericordia divina e che chiede la disponibilità di ciascuno nell'edificare una comunità secondo il Vangelo".

In sostanza, "il desiderio è quello di edificare una comunità ecclesiale dove tutti si sentano accolti ed amati da Dio e dai fratelli. Ciascuno potrà così sperimentare quello sguardo misericordioso sulle proprie ferite che incoraggia l’aiuto verso altre persone, magari coppie in difficoltà o altre situazioni di disagio famigliare". 

Le attività prevedono 4/5 incontri all'anno, con momenti formativi e di preghiera, normalmente guidati da un sacerdote, in un luogo di culto diverso dalla chiesa parrocchiale, con momenti di supplica, ringraziamento, lode o richiesta di perdono.

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mercoledì 26 agosto 2015

"La Buona Strada", cooperativa fondata da #rom, grazie a un progetto della Diocesi di Avezzano


Nella Diocesi di Avezzano, grazie a un progetto lungimirante che va avanti dal 1975, è sorta una Cooperativa sociale fondata da rom abruzzesi residenti nella Marsica, rappresentanti di 65 nuclei familiari. Si chiama La Buona strada e i frutti di questo impegno diocesano sono tanti, dall'accoglienza all'istruzione, passando dalla catechesi alla partecipazione ai sacramenti.

Proponiamo alcuni stralci di questa decennale storia di accoglienza ed evangelizzazione.

Nella primavera 2013, dopo un percorso di progettazione partecipata tra giovani adulti rom e volontari, la Chiesa diocesana di Avezzano, nella continuità del proprio operato per il sostegno del diritto al lavoro della popolazione dei Rom abruzzesi residenti nella Marsica, e nella convinzione che l’impresa sociale sia la risposta efficace per l’inserimento dei soggetti fragili nell’economia del mercato occupazionale, ha promosso la costituzione della Cooperativa sociale La Buona strada, di cui si sono resi soci fondatori sette rappresentanti delle tre famiglie allargate e dei sessantacinque nuclei della comunità Rom cittadina. È forte oggi nei membri della comunità zingara cittadina il desiderio di sentirsi cittadini, non soltanto perché custodi e portatori di un patrimonio culturale diverso, ricco  e affascinante, ma anche perché lavoratori.

Si comincia da lontano...

martedì 25 agosto 2015

In Etiopia 4 scuole per i rifugiati sud sudanesi

Oltre 4.800 bambini sud sudanesi rifugiati in Etiopia potranno ricevere un’educazione in 4 scuole inaugurate di recente nei campi d’accoglienza di Kule e Terkendi, nella regione di Gambella, circa 800 km ad ovest di Addis Abeba.

Le scuole sono state costruite dalla Commissione per lo sviluppo sociale della Chiesa cattolica dell’Etiopia con il supporto del Catholic Relief Services (CRS).

“Ringraziamo Dio per averci dato l’opportunità di assistere i rifugiati costruendo queste strutture educative”, ha detto il Vicario Apostolico di Gambella, il Rev. P. Angelo Moreschi, S.D.B.

Secondo i dati aggiornati al 21 agosto dell’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati, le strutture di Gambella accolgono circa 276.000 rifugiati registrati provenienti dal Sud Sudan.

Queste persone fuggono dalla guerra civile che imperversa in Sud Sudan dal dicembre 2013 che ha provocato lo sfollamento interno e verso l’estero di milioni di persone. 

Secondo i dati dell’UNHCR, gli sfollati interni sono 1.950.000 persone, mentre i rifugiati all’estero sono 821.000, per un totale di 2,8 milioni persone costrette a lasciare le proprie abitazioni. 

Agenzia Fides

lunedì 24 agosto 2015

"Essere famiglia con chi non ce l'ha": la missione della Comunità Papa Giovanni XXIII, diffusa in tutto il mondo

"Siamo una grande famiglia in cui chi viene accolto e amato si sente protagonista:
nelle case famiglia presenti in tutto il mondo, nelle comunità terapeutiche, nelle cooperative sociali, nelle case d’accoglienza per i senzatetto, nelle case di preghiera e fraternità.
Qui giovani, uomini e donne sposati, consacrati laici, sacerdoti, scelgono di condividere la vita con i più poveri. 

Per non lasciare più soffrire nessuno in solitudine e sentire che il Signore ci chiama tutti a percorrere lo stesso cammino di giustizia e santificazione, per mettere la spalla sotto la croce del fratello 
e portarla insieme cercando di rimuovere le cause dell’ingiustizia"
(P. Giovanni Ramonda)

L’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII è un’associazione internazionale di fedeli di diritto pontificio.

Fondata nel 1968 da don Oreste Benzi è impegnata da allora, concretamente e con continuità, per contrastare l'emarginazione e la povertà. La Comunità lega la propria vita a quella dei poveri e degli oppressi e vive con loro, 24 ore su 24, facendo crescere il rapporto con Cristo perché solo chi sa stare in ginocchio può stare in piedi accanto ai poveri.

La condivisione diretta con gli emarginati, i rifiutati, i disprezzati è una strada scomoda, che obbliga a non chiudere gli occhi sulle ingiustizie. Una strada che una volta intrapresa affascina, cattura, conduce ad abbandonare i falsi miti che troppo spesso portano all’infelicità.

Oggi la Comunità siede a tavola, ogni giorno, con oltre 41 mila persone nel mondo, grazie a più di 500 realtà di condivisione tra case famiglia, mense per i poveri, centri di accoglienza, comunità terapeutiche, Capanne di Betlemme per i senzatetto, famiglie aperte e case di preghiera. La Comunità opera anche attraverso progetti di emergenza umanitaria e di cooperazione allo sviluppo, ed è presente nelle zone di conflitto con un proprio corpo nonviolento di pace, "Operazione Colomba".

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sabato 22 agosto 2015

Un Centro pastorale per cristiane e musulmane, a Ramallah (Palestina) l'oasi della speranza

«Iniziammo con una sola famiglia, tre donne. Poi piano piano ci siamo allargate: sono arrivate le cugine, le cognate, le zie. Oggi coinvolgiamo 250 donne di Ramallah e di una decina di villaggi delle vicinanze». 

Così, Helen animatrice del Centro pastorale melchita di Ramallah racconta gli esordi di una esperienza che è diventata un’oasi di speranza e di solidarietà in una realtà segnata da anni di guerra e sofferenza. 

Ogni giorno il centro pastorale è frequentato da decine di donne, cristiane e musulmane. A guidare la struttura due italiane e una francese, che appartengono all’Associazione fraterna internazionale (Afi), organismo laicale cattolico fondato nel 1937 dalla belga Yvonne Poncelet, su ispirazione di padre Vincent Lebbe, missionario in Cina e pioniere del dialogo interculturale e interreligioso. 

venerdì 21 agosto 2015

Si chiama #CatholicStuff, ed è un modo divertente per evangelizzare i giovani

Si chiama Catholic Stuff ed è una iniziativa di evangelizzazione-apostolato-formazione promossa in Spagna dai Servi del Focolare della Madre (http://www.siervoshmfilms.com/), caratterizzata da alcune produzioni video realizzate con umorismo.

Ecco un esempio sul tema Uomini&Donne:




Il target è formato da giovani che, pur ritenendosi credenti, non praticano molto la propria fede e si fermano ai suoi aspetti più basici, e a quelli che, praticandola, vogliono andare più a fondo. Il programma, una serie di videoclip sui temi della fede, è utile ai catechisti che hanno bisogno di qualche mezzo innovativo e divertente per svolgere il proprio lavoro apostolico.

Ogni programma dura dai 5 agli 8 minuti ed è disponibile completamente gratis su Youtube.


Catholic Stuff ha anche una 
fanpage su Facebook e un account su Twitter.


I produttori di queste serie televisive sono giovani che decidono di dedicare un anno della propria vita alla  causa evangelizzatrice, e ricevono in cambio formazione sia tecnica (sull'uso dei mezzi di comunicazione, e in particolare la produzione televisiva) che spirituale (con Messa, Adorazione e Rosario quotidiani e Corsi di ritiro).


In pochi mesi i filmati realizzati hanno già ottenuto migliaia di visualizzazioni su Youtube. 

giovedì 20 agosto 2015

Un #Dio da restituire: la rivoluzione silenziosa degli #oratori di Giugliano e Scampia

L’oratorio a Scampia«Una terra da liberare non solo dalla camorra, ma dalla rassegnazione che ha strutturato nella gente, inducendo un sentimento di resa al male in tutte le sue forme». Parla così Giusy Orlando del suo mondo, periferia di cui Secondigliano e Scampia sono i nomi più noti. Vicepreside nella scuola dei Fratelli Maristi a Giugliano in Campania, è una donna che ha scelto da che parte stare. Il suo impegno si intreccia con quello di molti altri cristiani che, pur tra grandi difficoltà, offrono ai giovani un’educazione integrale, in cui Vangelo e istruzione si proiettano nella vita, diventando modo di essere: una rivoluzione silenziosa. 

sabato 11 aprile 2015

Giubileo: La #Misericordia, architrave che sorregge la vita della Chiesa


Misericordiae Vultus
BOLLA DI INDIZIONE
DEL GIUBILEO STRAORDINARIO
DELLA MISERICORDIA 
FRANCESCO
VESCOVO DI ROMA
SERVO DEI SERVI DI DIO
A QUANTI LEGGERANNO QUESTA LETTERA
GRAZIA, MISERICORDIA E PACE


1. Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth. Il Padre, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), dopo aver rivelato il suo nome a Mosè come «Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà» (Es 34,6), non ha cessato di far conoscere in vari modi e in tanti momenti della storia la sua natura divina. Nella «pienezza del tempo» (Gal 4,4), quando tutto era disposto secondo il suo piano di salvezza, Egli mandò suo Figlio nato dalla Vergine Maria per rivelare a noi in modo definitivo il suo amore. Chi vede Lui vede il Padre (cfr Gv 14,9). Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona[1] rivela la misericordia di Dio.

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