"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 14 aprile 2011

GMG 2011: oltre 300 iniziative culturali nella città di Madrid

La Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, in programma dal 16 al 21 agosto, sarà accompagnata da un denso programma culturale. Sono circa 300 le attività previste e suddivise in diverse categorie: film, musica, mostre, teatro e visite nella città.

La capitale spagnola diventerà un importante centro culturale con mostre, concerti e vari appuntamenti dal 15 al 20 agosto.

“Il programma culturale - ha spiegato Carla Diez de Rivera, direttore tecnico del dipartimento della cultura della Gmg - è uno tra i pilastri fondamentali della Gmg”. “Tutte queste attività - ha aggiunto - sono un esempio della ricchezza culturale cristiana nella sua proiezione più universale”.

Con l’accredito da pellegrino, tutti i giovani avranno libero accesso agli eventi del programma culturale. Mercoledì 17 agosto sarà il giorno dedicato al cinema e Calle Fuencarral si trasformerà nel palcoscenico della settima arte. Ci saranno poi mostre d’arte, come quella su Antonio Gaudí e l’origine della sua ispirazione per la Sagrada Familia di Barcellona. Ci saranno anche mostre che riflettono lo spirito missionario spagnolo.

Anche le grandi pinacoteche si associano al programma culturale. Il Museo del Prado ha creato un itinerario sull’immagine di Cristo. Il percorso artistico proporrà quadri della collezione del prestigioso museo spagnolo e un’opera prestata dai Musei Vaticani, “La Santa sepoltura” opera di Caravaggio. Sono previste anche visite guidate di Madrid, sulla presenza dei cristiani in tutta la storia della città, nelle loro espressioni artistiche e nelle tradizioni.

Diverse iniziative saranno infine dedicate a Papa Giovanni Paolo II. Sono in programma, tra i vari eventi, un musical sulla sua vita, una mostra fotografica e una rassegna con poesie del Pontefice polacco. In occasione della prossima beatificazione di Papa Wojtyła, si terrà venerdì 29 aprile, in onore di Giovanni Paolo II, il concerto “Se non puoi andare, vieni a festeggiarlo”, con brani di Beethoven, incluso l’“Inno alla gioia”.

A Loreto la Rassegna di musica sacra "Virgo Lauretana"

Torna a Loreto, nella Basilica della Santa Casa, la 51.ma edizione della Rassegna di musica sacra “Virgo Lauretana”, dal 27 aprile al 1° maggio. Cinque giorni all’insegna della polifonia sacra affidata a 13 cori provenienti da 12 nazioni diverse, selezionati dal direttore artistico cardinale Domenico Bartolucci.

Alle esecuzioni in Basilica e al Teatro comunale si aggiungono quest’anno due fuori programma: il concerto dei 500 cantori al Cimitero polacco, in omaggio ai caduti della II Guerra Mondiale, e un concerto straordinario in preparazione al Congresso eucaristico nazionale, su musiche di Palestrina e Bartolucci.

Di seguito l'intervista del vice direttore artistico e rettore della Basilica lauretana, padre Giuliano Viabile, concessa a Gabriella Ceraso della Radio Vaticana.

R. – Secondo me, la caratteristica fondamentale è la qualità dei cori: quest’anno abbiamo avuto problemi a rimandare a casa cori che cantavano veramente, veramente bene!

D. – Quest’anno, quali sono i contenuti emergenti, quelli più interessanti?

R. – Quest’anno ci saranno, vista anche la partecipazione di molti cori dell’Est, autori che noi non conosciamo: cinesi, polacchi, russi eccetera … C’è molta musica dell’Est, che è soprattutto musica contemporanea. Per noi occidentali, questo è un vero arricchimento, perché noi siamo abituati alla musica non solo spagnola, ma anche tedesca e italiana. Abbiamo assistito, anche negli anni passati, a cori con esecuzioni incredibili: come riescono a tenere il tono con quelle dissonanze … Hanno un orecchio molto più educato del nostro!

D. – Questi cori vengono da tutto il mondo e vivono quest’esperienza sia spirituale sia di conoscenza reciproca. Su questi due aspetti, cosa ci può dire?

R. – I cori, che da tutto il mondo vengono nella Casa di Maria, vengono innanzitutto per lodare Maria: è un’esperienza bellissima vedere come queste persone si emozionano, soprattutto quando entrano in questa casa che dà loro qualcosa di veramente profondo.
Io ho visto gente piangere, entrando lì dentro; io ricordo che dopo pranzo la gente veniva in Basilica e voleva che li accompagnassi con un’Ave Maria perché volevano dedicarla alla Madonna.
Tutti giovani che hanno fatto un’esperienza credo profondamente spirituale. E poi, la parte più “artistica” è questo scambio culturale, di spartiti di autori che loro non conoscevano, ascoltare come si canta, tecniche di composizione diverse, espressioni musicali diverse, c’è questo scambio culturale, anche, tra loro …
La Rassegna, soprattutto il sabato, diventa come una festa. E’ un collegamento tra i popoli: la musica unisce …

lunedì 11 aprile 2011

"Dono del cuore", la casa famiglia voluta da Giovanni Paolo II

"Dono del cuore" ha aperto le sue porte a 8 adolescenti e bambini affidati ai guanelliani dal tribunale di Cracovia. I ragazzi hanno dai 4 ai 17 anni.

"Dono del cuore" è la casa famiglia appena avviata nel territorio di Skawina, in Polonia.

La struttura sorge nel Centrum Don Guanella che da 15 mesi lavora testimoniando il carisma guanelliano nel territorio. 

"L'idea è stata di Giovanni Paolo II, che ci ha esortati ad andare in Polonia per condividere con i poveri il carisma di don Luigi. Poi la Provvidenza ha fatto il resto", si legge in una nota dell'animatore spirituale, don Wieslaw Baniak, diffusa dai guanelliani e ritrasmessa dall'Agenzia Fides.

"Oggi la nostra cappellina - aggiunge - accoglie centinaia di persone per la preghiera e le Messe festive. Intorno stanno sorgendo nuove case, per gli abitanti siamo un punto di riferimento per la preghiera e la carità".

Il Centro nei mesi estivi accoglie congregazioni, gruppi di preghiera, associazioni o movimenti presenti nella zona, per momenti di formazione o riposo. Diverse le iniziative promosse per i giovani del paese.

venerdì 8 aprile 2011

La Cattedrale di Santiago di Compostela celebra l’ottavo centenario di consacrazione

Era il 1211 quando la Cattedrale di Santiago de Compostela, in Spagna, veniva consacrata. A distanza di 800 anni da quella data, l’arcivescovo della città, mons. Julian Barrio Barrio, ha indirizzato una Lettera pastorale a tutti i sacerdoti, i diaconi, i seminaristi, i consacrati dell’arcidiocesi, così come anche a tutti i fedeli laici. 

Nel lungo documento, il presule riflette innanzitutto sul significato dell’ottavo centenario: “Si tratta di un’occasione provvidenziale affinché tutti i fedeli dell’arcidiocesi rendano grazia a Dio per il dono della fede che ci ha trasmesso e perché, a nostra volta, ci preoccupiamo di trasmetterlo alle generazioni future”, comprese a quelle battezzate, ma che non si integrano nella vita della Chiesa con “una fede attiva”. 

“Senza dubbio – scrive mons. Barrio – questa celebrazione ci aiuterà a ravvivare la nostra consapevolezza di appartenere alla comunità ecclesiale diocesana, facendo così della Chiesa una casa ed una scuola della comunione”. Tre le caratteristiche che deve avere la Cattedrale, sottolinea poi l’arcivescovo di Santiago: essa deve essere “aperta, viva ed accogliente”. 

“Una casa aperta in cui tutti possono entrare per pregare, ammirare l’arte o semplicemente assaporare il silenzio in cui è più facile ascoltare la Parola di Dio e meditarla nel cuore”. Il luogo di culto deve essere poi una casa viva, nel senso di “abitata, ovvero in cui la presenza della comunità è assicurata. Chiunque vi entri, deve notare le caratteristiche della comunità cristiana”. Infine, la Cattedrale deve mostrarsi come “una casa accogliente, in cui si manifesta la vita della Chiesa locale”, ma anche “la Chiesa nella sua totalità”. 

Scrive ancora mons. Barrio: “La Cattedrale non è un museo. In essa, la Chiesa pellegrina prega e celebra il mistero della fede, perché se Gesù non fosse resuscitato, questo edificio non avrebbe senso. Sarebbe solo una casa vuota e triste”. In quest’ottica, il presule spagnolo sottolinea che “la Cattedrale è un simbolo della Chiesa visibile di Cristo” ed attraverso “la maestosità della sua struttura architettonica, essa è segno del tempio spirituale che sorge nell’anima di ciascuno di noi”. 

Per questo, “le fondamenta della Cattedrale ci ricordano che noi, pietre vive della comunità cristiana, dobbiamo poggiarci su Cristo, ieri, oggi e sempre, vera pietra angolare”. Con un’immagine particolare, inoltre, mons. Barrio paragona la Cattedrale “ad una maestra, poiché spiega la fede attraverso la sua costruzione; ad un ospedale, quando accoglie i pellegrini stanchi per le fatiche e le incertezze della vita; ad una guardia che veglia sulla tomba di San Giacomo Apostolo”. 

Infine, la Lettera pastorale si conclude con l’auspicio che “la speranza cristiana che dà senso, forza ed impulso alla fede, proiettandola giorno dopo giorno verso la sua meta definitiva, possa continuare a risuonare nella Cattedrale di Santiago de Compostela”.

Isabella Piro (Radio Vaticana)

giovedì 7 aprile 2011

In Repubblica Ceca nasce un sito per incoraggiare i credenti a non temere di mostrare la loro fede

Sostenere la fiducia in se stessi dei credenti che hanno paura di mostrare apertamente la loro fede a motivo di possibili reazioni negative da parte della maggioranza della società: ecco lo scopo del sito internet www.jsemkatolik.cz. 

L'iniziativa viene portata avanti nella Repubblica Ceca da un gruppo di laici cattolici che vogliono presentare la fede come uno stile di vita "naturale e ragionevole". 

Il progetto si inserisce nella preparazione del censimento del 2011. Un questionario ufficiale distribuito a tutti i cittadini dovrà essere compilato e rispedito alle autorità statali entro il 14 aprile, incluse le informazioni sulla religione professata. 

La pagina web mostra alcune testimonianze di persone ben conosciute e rispettate nel proprio ambiente culturale e sociale, che parlano della loro visione e della loro esperienza personale con la fede. 

Secondo i risultati del censimento precedente, del 2001, un terzo degli abitanti della Repubblica Ceca si dichiara cristiano.

mercoledì 6 aprile 2011

Il fratello di Shahbaz Bhatti incontra il Papa: la nostra fede cristiana dice di amare e perdonare

Al termine della consueta udienza generale del mercoledì, Benedetto XVI ha salutato Paul Bhatti, il vescovo di Faisalabad, in Pakistan, mons. Joseph Coutts e Syed Muhammad Abudl Khabir Azad, Gran Imam della moschea Badshahi di Lahore. 

Paul Bhatti, fratello di Shahbaz, il ministro per le minoranze religiose pakistano ucciso poco più di un mese fa da estremisti islamici, è l’attuale rappresentante governativo per le minoranze religiose. Ieri, durante un incontro organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio, ha detto di aver perdonato gli assassini del fratello. Francesca Sabatinelli lo ha intervistato:

R. – Nostro fratello Shahbaz aveva una fede cristiana e la fede cristiana dice di perdonare. In questo caso, noi, la nostra famiglia, abbiamo deciso di perdonarlo. Allo stesso tempo, però, vogliamo scoprire chi sono gli autori di questo delitto.

D. – Lei ha detto che da fratello maggiore più di una volta aveva cercato di proteggerlo. E lei, oggi, riprende la sua stessa strada…

R. – Quando lo consigliavo, vedevo mio fratello con amore fraterno. Non mi rendevo conto dell’azione reale che stava compiendo, della responsabilità che si era assunto. Adesso, vivendo la sua situazione, vedendo la gente che magari ha bisogno di una guida, osservando le persone emarginate, sento l’esigenza di continuare.

D. – E i timori ci sono anche per lei, ora?

R. – Penso che i timori ci siano, perché la gente, probabilmente, ragiona secondo una logica di odio, di terrorismo. Magari prova odio verso la nostra famiglia e quindi agiscono di conseguenza. Metto in conto che questo possa succedere.

D. – Il punto nevralgico di questa legge sulla blasfemia è la possibilità di interpretarla?


R. – Sì, credo sia la sua interpretazione. Questa legge è stata fatta dagli inglesi, quando erano ancora in India. Solo che, ultimamente, è stata usata o interpretata soggettivamente dalla gente, per fini personali: Asia Bibi – essendo una donna di un ceto socio-culturale molto basso, molto povera – non penserebbe minimamente di insultare Maometto. E’ evidente che è stata creata una certa situazione per fare in modo di punirla o magari per un rancore personale.

D. – Quali sono le prime sfide che si troverà di fronte?


R. – La prima è questa discriminazione religiosa, che sta crescendo giorno per giorno. Non perché i fedeli non possono convivere tra loro, ma perché c’è una campagna di odio creata da una base terroristica che continua ad usare la religione. Noi dobbiamo combattere quest'odio. Se non lo facciamo, queste vittime continueranno ad esserci. Non si tratta solo di mio fratello: in Pakistan ci sono tutti i giorni bombe che esplodono e persone che vengono uccise. Questa è, in qualche modo, la prima sfida.

D. – Lei ha ringraziato la comunità internazionale e Benedetto XVI per il sostegno che avete ricevuto dopo la morte di suo fratello. Ma il sostegno del suo Paese, conta di averlo?

R. – Sì, certo. Il sostegno dell’attuale governo c’è. Il fatto che mi abbiano proposto di continuare l’opera di mio fratello testimonia la loro disponibilità, perché questo posto, che ora occupo, era desiderato da molti altri. Il governo pachistano, però, affinchè si continuasse a lottare, ha dato a noi il compito ed inoltre ha dichiarato il suo pieno appoggio per qualsiasi cosa che faremo, perché queste cose non accadano più.

D. – Un ricordo personale da fratello più grande?


R. – Io ho un ottimo ricordo di lui, come fratello. Ma anche i nostri genitori lo hanno di lui, come figlio. Era una persona eccezionale. Non l’ho mai visto arrabbiato. Se per qualsiasi motivo si arrabbiabiava con qualcuno, era il primo che voleva poi fare pace. Fino ad ora, in casa, quando c’era lui, c’era serenità, una certa felicità. Questo adesso manca.

- Radio Vaticana -

martedì 5 aprile 2011

Sei nuove ordinazioni sacerdotali nella diocesi cinese di Han Dan

Grande festa nella diocesi cinese di Han Dan, una delle più grandi della provincia dell’Hebei, dove il 25 marzo scorso, proprio in occasione dell’Annunciazione del Signore, sono stati ordinati sei nuovi sacerdoti.

Alla solenne Eucarestia, concelebrata da 99 sacerdoti e seguita da una processione guidata dal vescovo Yang Xiang Tai, hanno partecipato 1800 fedeli di una comunità che conta circa 130mila cattolici su una popolazione di oltre 8 milioni di persone, che abitano un territorio, quello della diocesi di Han Dan, in costante sviluppo, comprendente già un centinaio di luoghi di culto tra chiese e cappelle, 75 sacerdoti e una quarantina di seminaristi, nonché quasi 200 religiose appartenenti a diverse congregazioni.

Alla cura della diocesi, inoltre, sono affidati diversi dispensari, ambulatori e strutture dedite all’assistenza sociale.

Nel corso dell’omelia il presule ha sottolineato la bellezza della scelta di diventare sacerdoti e l’importanza che tale scelta venga appoggiata dalle famiglie; i nuovi ordinati, per loro conto, hanno voluto ringraziare il Signore per essere stati chiamati a questa missione, i genitori per averli sostenuti, i sacerdoti della diocesi per averli accompagnati in questo cammino verso i voti e tutti i fedeli che hanno pregato per le loro vocazioni.

-Fides-

Una mostra e un convegno per i 40 anni dell'Istituto Francescano di spiritualità

Una giornata di studi ed una mostra fotografica hanno celebrato i quarant'anni di attività dell'Istituto Francescano di spiritualità presso la Pontificia Università Antonianum di Roma.

Sul tema “Identità e compito della teologia spirituale oggi” sono stati chiamati ad interrogarsi teologi e docenti dell’Istituto. Ad introdurre i lavori - presieduti da padre Vincenzo Battaglia, decano della Facoltà di Teologia – è stato padre Johannes Freyer, rettore dell’Ateneo.

Nel pomeriggio, la celebrazione dell’anniversario, presieduta da suor Mary Melone, docente all’Antonianum; quindi l’intervento di padre Paolo Martinelli, preside dell’Istituto su “Tracce di storia dell’Istituto francescano di spiritualità; a seguire il confronto tra il ministro generale dell’Ordine dei Frati minori e gran cancelliere dell’ateneo, padre José Rodríguez Carballo, con il ministro generale dei Cappuccini, padre Mauro Jöhri, sul tema “Quale missione per l’Istituto francescano di spiritualità?”. 

Per l’occasione è stata anche allestita una mostra fotografica, visibile fino a domani, intitolata “Il passo di Francesco”. Ideata da fra Marco Finco, cappuccino milanese, la rassegna illustra per immagini il Testamento di San Francesco di Assisi.

Ulteriori informazioni sull'Istituto Francescano di Spiritualità

venerdì 1 aprile 2011

Un Cd di canzoni ispirati alla santa carmelitana Edith Stein

Edith Stein ora si può ascoltare. I testi della santa carmelitana, hanno ispirato un Cd con 14 canzoni e tre brani strumentali, interpretati dalla cantante spagnola Carmela Martínez.

Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) “ha molto da dirti”, ha affermato la Martínez, artefice dell'iniziativa e che desidera che queste canzoni aiutino chi le ascolta a “conoscere un po' di più questa affascinante donna santa, carmelitana scalza, la cui vita e il cui martirio sono stati e continuano ad essere, per tutti gli uomini e le donne di oggi, una testimonianza coraggiosa di conversione, fede profonda, assoluta fiducia in Dio e incessante ricerca della Verità”.

Il Cd - riferisce l'agenzia Zenit - è patrocinato dall'Università della Mistica e dalla Fondazione Cites, e il ricavato verrà destinato a borse di studio per giovani bisognosi. Domani verrà presentato nell'Aula Magna dell'Università.

I testi e la musica sono di Carmela Martínez, gli arrangiamenti musicali e la produzione di Paco M. Aranda. Carmela Martínez, della diocesi spagnola di Cartagena, ripete le parole di Edith “per ringraziare Dio”, visto che “senza di Lui non possiamo far nulla e solo Lui rende possibili tutte le cose”.

Per la cantautrice, il Cd è “il risultato amorevole della sua infinita bontà, che ci supera e ci sorprende sempre”. L'immagine di Edith Stein sulla copertina del Cd è del Monastero del Monte Carmelo “Il Fiore del Carmelo” di Haifa, in Israele.

giovedì 31 marzo 2011

La Basilica dell'Immacolata di Wan Chin (Taiwan) festeggia i 150 anni

Il Santo Padre Benedetto XVI ha concesso l'indulgenza plenaria per l'Anno Giubilare in occasione dei 150 anni di fondazione della Basilica dell'Immacolata Concezione del Santuario di Wan Chin, nella diocesi di Kaohsiung.

Con un Decreto della Penitenzieria Apostolica firmato l'8 febbraio 2011, il Santo Padre ha concesso l'indulgenza a tutti i fedeli che si recheranno in pellegrinaggio alla Basilica durante l'anno 2011, adempiendo alle solite condizioni necessarie.

La storia della Basilica coincide con la seconda evangelizzazione dell'isola di Taiwan, grazie all'opera dei missionari domenicani spagnoli, e soprattutto di p. Fernando Sainz, considerato il padre della seconda evangelizzazione.

Nel 1861 p. Sainz, appena sbarcato sulla terra di Kaohsiung insieme ai primi confratelli, cominciò la sua missione tra Kaohsiung e Wan Chin. Nel 1863 venne costruita una piccola chiesa di fango, 83 battezzati furono i primi fedeli locali. Durante il terremoto del 1865 la chiesa crollò e ne venne ricostruita un‚altra, che fu consacrata l‚8 dicembre 1870, dedicata all‚Immacolata Concezione. Questa data quindi segna la fondazione dell'attuale Basilica mariana.

Nel 1875 l'imperatore cinese Tong Zhi offrì una gigantesca targa di pietre preziose, con su scritto "chiesa cattolica", che venne collocata sull'edificio della chiesa. Da allora tutti i mandarini cinesi, quando sono passati davanti alla chiesa, sono dovuti scendere da cavallo e rendere omaggio. Durante la seconda guerra mondiale, nel 1944, gli invasori giapponesi hanno usato la chiesa come comando, costringendo fedeli e sacerdoti a celebrare le funzioni nelle casa private.

Secondo un racconto della tradizione locale, il 10 maggio di quell‚anno un cavaliere con un mantello bianco passò di lì colpendo i giapponesi con gravi malattie e costringendoli quindi a liberare la chiesa. Durante il bombardamento americano del 1945, la chiesa miracolosamente non subì alcun danno.

Il 20 luglio 1984 Papa Giovanni Paolo II elevò la chiesa al rango di Basilica minore, così diventò la seconda Basilica cinese dopo la Basilica dedicata alla Madonna Aiuto dei Cristiani (o Madonna di She Shan) della diocesi di Shang Hai, in continente. Ogni anno l'8 dicembre accorrono qui numerosi pellegrini da tutto il mondo. 

-Fides-

mercoledì 30 marzo 2011

Gli eroi cristiani di Fukushima

Fra gli operai che stanno di fatto sacrificando la loro vita nella centrale nucleare di Fukushima, per domare la radioattività crescente e cercare di mettere in sicurezza la centrale stessa, vi sono anche alcuni cristiani. 

La notizia, riportata dall'Agenzia Fides, è stata confermata da alcuni missionari locali e dal Vescovo di Sendai, nel cui territorio si trova la provincia di Fukushima: "Nella tragedia che stiamo vivendo e che crea grave preoccupazione in tutti, sappiamo che alcuni cristiani stanno lavorando come volontari nei pressi della centrale. In questa terribile situazione i cristiani giapponesi hanno una grande opportunità di offrire una testimonianza della propria fede e dei valori evangelici. Lo stanno facendo nella solidarietà, nella dedizione al prossimo, nello spirito di abnegazione. A Fukushima gli operai stanno mettendo a repentaglio la loro stessa vita per salvare la popolazione giapponese ed evitare la catastrofe nucleare".

A Fukushima vi sono attualmente 180 volontari anonimi che, in turni di 50, entrano nella centrale nucleare per svolgere le operazioni di emergenza. Nei giorni scorsi tre operai che hanno lavorato nei pressi del reattore n. 3 della centrale nucleare stati ricoverati in ospedale perchè contagiati dalle radiazioni.

Secondo fonti locali di Fides, il leader della squadra che gestisce tutte le operazioni è un cristiano, mentre altri 5 cristiani membri di una comunità Battista stanno lavorando nel processo di raffreddamento nel reattore n. 1. e 2.

I fedeli stanno svolgendo questo delicato e pericoloso compiuto "nella piena consapevolezza di donare la loro vita per il prossimo, nella fede e nella preghiera" e hanno richiesto preghiere da tutti i fedeli del mondo, "per affidare la loro vita nelle mani di Dio".

Una speciale veglia di preghiera per le vittime, per chi sta operando nella solidarietà, per le comunità cristiane giapponesi e per sostenere "gli eroi cristiani di Fukushima" è stata organizzata nei giorni scorsi a Singapore dalla OFM (Overseas Missionary Fellowship), comunità cristiana evangelica che ha missionari in 12 stati asiatici.

martedì 29 marzo 2011

Benedetto XVI: "La Chiesa conta sulle famiglie cristiane, autentico soggetto di evangelizzazione ed apostolato"

Oggi è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre in occasione dell'incontro dei Vescovi responsabili delle Commissioni Episcopali della famiglia e della vita in America Latina e nei Carabi, in corso a Bogotá (Colombia), dal 28 marzo al 1° aprile, sotto la presidenza del Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

"Come ha sottolineato la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e dei Carabi, la famiglia è il valore più caro ai popoli di queste nobili terre, per cui la pastorale familiare ha un ruolo importante nell'azione evangelizzatrice di ogni Chiesa particolare, con la promozione della cultura della vita ed operando affinché i diritti delle famiglie siano riconosciuti e rispettati".

"Si constata con dolore che tuttavia le famiglie subiscono sempre più situazioni sfavorevoli provocate dai rapidi cambiamenti culturali, dall'instabilità sociale, dai flussi migratori, dalla povertà, dai programmi educativi che banalizzano la sessualità e le false ideologie. Non possiamo rimanere indifferenti a questi problemi".

"Nessuno sforzo" - assicura Benedetto XVI - "sarà inutile per promuovere tutto ciò che contribuisce ad aiutare ogni famiglia, fondata sull'unione indissolubile di uomo e donna, a realizzare la propria missione di cellula viva della società, fonte di virtù, scuola di convivenza costruttiva e pacifica, strumento di concordia e ambito privilegiato nel quale la vita umana sia accolta e protetta in modo gioioso e responsabile, dal suo inizio fino alla fine naturale".

"Vale anche la pena di continuare ad incoraggiare i genitori nel loro diritto e dovere fondamentale di educare le nuove generazioni nella fede nei valori che conferiscono dignità alla esistenza umana".

Nel sottolineare che la missione continentale promossa ad Aparecida servirà "ad avviare negli amati paesi latinoamericani e dei Carabi la pastorale matrimoniale e familiare", il Papa scrive inoltre che: "la Chiesa fa affidamento sulle famiglie cristiane, chiamandole ad essere un vero soggetto di evangelizzazione e di apostolato e invitandole ad essere consapevoli della loro coraggiosa missione nel mondo".

Nel contempo il Papa esorta tutti i partecipanti al presente Incontro a sviluppare nelle loro riflessioni "le grandi linee pastorali segnate dagli episcopati riuniti ad Aparecida, facendo in modo che la famiglia viva un profondo incontro con Cristo con l'ascolto della Sua Parola, la preghiera, la vita sacramentale e l'esercizio della carità. In tal modo, sarà aiutata a porre in pratica una solida spiritualità che favorisca in tutti i suoi membri una decisa aspirazione alla santità, senza temere di mostrare la bellezza degli alti ideali e le esigenze etiche e morali della vita in Cristo".

"Per promuovere tutto ciò" - scrive ancora il Pontefice - "è necessario incrementare la formazione di tutti coloro che, in varie forme, si dedicano all'evangelizzazione delle famiglie. È anche importante trovare modi di collaborazione con tutti gli uomini e le donne di buona volontà per continuare a proteggere la vita umana, il matrimonio e la famiglia in tutta la regione".

Il Santo Padre conclude il suo Messaggio esprimendo il suo "affetto e solidarietà a tutte le famiglie dell'America Latina e dei Carabi, in particolare alle famiglie in difficoltà".

lunedì 28 marzo 2011

Le "Vocacion voices" nelle parrocchie dell'Inghilterra e del Galles

Si chiamano “Vocation voices”, ovvero “Voci delle vocazioni”, i giovani, tra i 18 e i 35 anni, che l’ufficio vocazioni della Conferenza episcopale di Inghilterra e Galles ha deciso di mettere a disposizione delle varie chiese locali per celebrare, il prossimo 15 maggio, Domenica delle vocazioni.

I giovani, per lo più novizi e seminaristi, porteranno la loro testimonianza alle parrocchie interessate all’iniziativa, che sono già molte.

L’idea è stata ispirata a Christopher Jamison, monaco benedettino, già abate di Worth abbey e da due mesi e mezzo direttore dell’Ufficio nazionale delle vocazioni, scrittore e autore di programmi della BBC come “The monastery” e “The big silence”, da John Henry Newman.

“Newman pensava che Dio avesse un piano personale per ciascuno di noi e che diventiamo molto infelici se non rispondiamo a questa chiamata”, - dichiara al SIR - padre Jamison, “la testimonianza personale è il modo più efficace non soltanto per far sapere a tutte le persone che sono chiamate alla santità ma anche per aiutarle a capire quale è la loro vocazione specifica”.

Insieme alle “Voci delle vocazioni” le diverse parrocchie interessate riceveranno anche una icona di John Henry Newman che verrà collocata in chiesa come centro significativo delle preghiere e delle meditazioni volte a discernere la propria vocazione.

venerdì 25 marzo 2011

In Argentina si celebra "la vita dal suo inizio" con la Giornata del nascituro

"Ricordando l'Annunciazione, possiamo dire che Dio ha deciso di partecipare alla storia dell'uomo, ha assunto tutte le vicissitudini dell'esistenza umana. Dio ama la vita tanto da essere diventato uno di noi, cresciuto nel grembo di una donna, nato da Lei, ha vissuto e, alla fine, è morto come tutti noi". Lo scrive la Conferenza Episcopale dell'Argentina in una nota sulla celebrazione della Giornata del bambino che deve nascere, recentemente istituita nel calendario del Paese, per oggi, 25 marzo, Solennità dell'Annunciazione del Signore.
 
Il comunicato prosegue: "In continuità con gli insegnamenti di Gesù, sosteniamo il valore di ogni vita umana, ma ci sentiamo particolarmente chiamati a curare e promuovere la vita fragile, esposta o in pericolo. Quindi siamo particolarmente attenti ad una delle fasi più fragili, l'inizio della vita, dinanzi ad una mentalità che riduce la gravità legale e morale dell'aborto. La celebrazione del nascituro dovrebbe invitare alla riflessione e all'impegno".

Alla celebrazione della Giornata aderiscono non solo i movimenti pro-vita del paese, ma anche le parrocchie e le scuole cattoliche che hanno promosso diverse iniziative ed attività. Il testo del comunicato dei Vescovi constata che "purtroppo, anche dopo la nascita, la vita dei bambini rimane a rischio di abbandono, fame, povertà, malattia, abuso, violenza, sfruttamento. Le violazioni dei suoi diritti, commesse in tutto il mondo, feriscono dolorosamente la coscienza di ogni uomo di buona volontà". 

Infine si rilancia l'appello di Giovanni Paolo II alla responsabilità di tutti e di ciascuno, di fronte alle ingiustizie commesse contro la vita umana, prima e dopo la nascita: "Rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! (Evangelium vitae, 5)".

giovedì 24 marzo 2011

Fervono i preparativi, e le iniziative originali, per la GMG di Madrid 2011

La passione, l'arte e la pietà popolare avranno un posto nella Via Crucis della Giornata mondiale della gioventù che si terrà a Madrid tra il 16 e il 21 agosto. È stato detto stamattina, in conferenza stampa a Madrid, per presentare le ultime notizie sulla Gmg. 

Lo scenario della Via Crucis saranno i 700 metri che separano Plaza Cibeles e Plaza Colón, dove si trovano i 15 gruppi scultorei della Settimana Santa spagnola che compongono la Via Crucis della Gmg. Benedetto XVI presiederà tale evento il 19 agosto.
Le 15 stazioni della Via Crucis provengono da 12 città diverse e illustrano i capitoli che raccontano la passione e morte di Cristo. Questo evento sarà un esempio unico di come si vive la Passione di Cristo in Spagna.

Le confraternite coinvolte nella Gmg sono immerse nei preparativi per la Settimana Santa, che si terrà il prossimo mese, ma al tempo stesso impegnate a preparare la partecipazione alla Gmg, con varie iniziative. Tra l’altro le confraternite stanno organizzando il viaggio e la permanenza a Madrid delle statue. Molte chiese ospiteranno i gruppi scultorei che potranno essere ammirati prima della Via Crucis; in tali luoghi saranno promossi anche momenti culturali e religiosi per i partecipanti alla Gmg.

Durante la Giornata mondiale della gioventù sarà distribuito un fumetto (stile Manga) su Benedetto XVI. Il formato permette di raccontare la storia del Papa in una maniera nuova, diversa e attraente. La notizia è stata data questa mattina a Madrid durante una conferenza stampa di aggiornamento sulla Gmg. 

Il fumetto racconta la storia di Benedetto XVI da quando viene eletto Papa, il suo rapporto con Giovanni Paolo II, per continuare con i suoi viaggi nelle passate Giornate mondiali della gioventù e le proposte che il Papa ha fatto ai giovani per vivere la propria vita in modo pieno. Jonathan Lin, direttore editoriale Atiqtuq, incaricata di stampare questo fumetto, ha sottolineato che “si tratta di una opportunità di raggiungere molte persone in un formato attraente per trasformare la nostra cultura e stimolare l'interesse per il Papa e il suo messaggio ai giovani”. 

Pubblicato in 300.000 copie, grazie alla sponsorizzazione dell’Università “Giovanni Paolo il Grande”, in California, il fumetto in inglese e spagnolo sarà distribuito in diversi punti di Madrid. 

Da domani sarà lanciata un'altra iniziativa per partecipare agli eventi principali della Giornata mondiale della gioventù: sarà realizzato un rosario recitato dalle persone di tutto il mondo. 
Gli utenti di www.rosariouniversal.org potranno inviare un video – nella lingua che preferiscono – nel quale essi appaiono mentre pregano un'Ave Maria, un Padre Nostro o un Gloria. 

La composizione finale dei video sarà, preghiera dopo preghiera, un giro del mondo attraverso il rosario. Il Giappone ha già aderito a questa iniziativa fornendo un’Ave Maria. 

Nella conferenza stampa di aggiornamento sulla Gmg tenuta questa mattina a Madrid è stato annunciato che la Fondazione “La Caixa” ha raggiunto un accordo per il quale offre ai membri del “Club dei nonni” biglietti gratuiti per visitare due dei suoi impianti a Madrid: Cosmo Caixa e Caixa Forum. Entrambe la strutture sono impegnate nella diffusione della cultura e della scienza. I nonni della Gmg possono presentarsi con le loro famiglie per vivere gli eventi e le mostre di queste due strutture.

mercoledì 23 marzo 2011

Chiese aperte agli sfollati e giovani cristiani all'opera per la ricostruzione del Giappone

I giovani cattolici iniziano la loro missione di volontariato a Sendai. Ve ne sono già una decina sul campo e il numero arriverà fino a 30 entro la prossima settimana. Arriveranno, inoltre, altri volontari con specifiche competenze professionali come medici, infermieri e psicologi. 

Intanto i locali delle parrocchie di tre diocesi (Sendai, Saitama e Niigata) sono divenuti "campi profughi" per accogliere centinaia di persone che hanno perduto la casa in seguito al sisma e allo tsunami,
 
Oggi il lavoro dei giovani volontari, riferiscono fonti locali dell'agenzia Fides, è quello di affiancare i profughi e di andare a visionare e pulire le case inondate dallo tsnami. I giovani cristiani hanno iniziato a ripulire le abitazioni di Sendai invase dal fango, dalla melma, eliminando gli arredi e le suppellettili ormai inutilizzabili, cercando di renderle nuovamente abitabili. 

In tal modo "si portano anche speranza e conforto agli sfollati, si mostra solidarietà concreta che le vittime apprezzano moltissimo", rende noto p. Daisuke Narui, Direttore di Caritas Giappone, che coordina le operazioni presso il Centro di Aiuto creato dalla Caritas a Sendai per gestire l'emergenza.

I volontari, inoltre, distribuiscono coperte e cibo alle centinaia di persone attualmente ospitate nelle strutture delle chiese di Sendai e nelle vicine diocesi di Niigata e Saitmaa.

Le Chiese infatti hanno aperto i battenti divenendo veri e propri centri di accoglienza "dove si respira e si mette in pratica l‚amore al prossimo e la testimonianza dei valori cristiani". Fra i rifugiati accolti vi sono anche alcuni fuggiti dall‚area di Fukushima, a causa del pericolo delle radiazioni nucleari: quello del nucleare "è uno dei problemi che agita la mente degli sfollati, che avranno bisogno di assistenza materiale ma anche psicologica".

Le operazioni di emergenza andranno avanti per almeno sei mesi. Poi inizierà una seconda fase, quella della riabilitazione e della ricostruzione, che potrebbe durare due anni.

martedì 22 marzo 2011

A Nazareth un parco tematico tecnologico per riscoprire la storia della Salvezza

Il 25 marzo, solennità dell'Annunciazione, sarà inaugurato a Nazareth un parco tematico in cui si potrà riscoprire la storia biblica della salvezza con le nuove tecnologie cinematografiche e interattive.

Il Centro Maria di Nazareth nasce per iniziativa dell'Associazione Maria di Nazareth e della Comunità “Chemin Neuf” a pochi metri dalla Basilica dell'Annunciazione, e aprirà le sue porte sia alle centinaia di migliaia di pellegrini che visitano questa città della Galilea che alla popolazione locale.

L'inaugurazione sarà presieduta dal Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal. Vi parteciperanno anche monsignor Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vescovo vicario del Patriarcato latino per Israele, Ramiz Jaraisy, Sindaco di Nazareth, e altre personalità civili e religiose.

“Luogo di approfondimento biblico, il Centro pone tutti i mezzi tecnici moderni al servizio della conoscenza e dell'incontro con Maria e della scoperta della fede cristiana”, ha riferito Olivier Bonnassies, direttore esecutivo dell'Associazione Maria di Nazareth.

All'inaugurazione, l'Associazione, che ha costruito la struttura, ne consegnerà le chiavi a padre Laurent Fabre, fondatore della Comunità “Chemin Neuf”, nuova realtà ecclesiale a vocazione ecumenica che si incaricherà dell'accoglienza e della gestione del Centro.

Alle 17.00, una celebrazione ecumenica riunirà i rappresentanti delle diverse Chiese di Terra Santa. Il giorno dopo, il Centro aprirà ufficialmente al pubblico.

I pellegrini potranno immergersi in “uno spettacolo multimediale, con le risorse estetiche e pedagogiche delle tecniche audiovisive moderne, e ripercorrere attraversando quattro grandi sale i momenti essenziali della storia della salvezza e il posto della Vergine Maria nelle Scritture”, ha spiegato il direttore.

“In uno spazio di 4.400 metri quadri, si potranno visitare la Cappella dell'Adorazione, che offre una vista unica sulla Basilica, i giardini biblici con terrazze panoramiche che dominano tutta Nazareth, la caffetteria ricreata in una stupenda sala ad archi e un negozio”.

“I lavori hanno permesso una scoperta archeologica unica, alla quale stanno lavorando attualmente gli esperti dell'Autorità per le Antichità di Israele: una casa dell'epoca di Gesù e varie cisterne e nascondigli scavati nella roccia”, rivelano i membri dell'Associazione Maria di Nazareth.

Il Centro ha una vocazione ecumenica e promuove il dialogo interreligioso, mostrando in una sala il mondo in cui la Vergine Maria è percepita dalle Chiese orientali, nel Corano e in quanto donna ebrea.

“Questa vocazione di unità spiega perché l'iniziativa è sostenuta unanimemente dalle Chiese locali della Terra Santa. Il Vescovo Marcuzzo, che accompagna il progetto, ha offerto in modo irremovibile il proprio sostegno a quest'opera di unità, di speranza e di pace”, ha aggiunto l'Associazione. Anche rappresentanti ebrei e musulmani della Galilea hanno sostenuto l'iniziativa.

In occasione dell'inaugurazione della struttura, l'agenzia multimediale www.H2onews.org ha pubblicato una serie di documentari audiovisivi su Nazareth, sulle scoperte archeologiche e sulla loro importanza.

Per ulteriori informazioni sul Centro Maria di Nazareth, www.maryofnazareth.com

-Zenit-

lunedì 21 marzo 2011

I Cappuccini di Orio al Serio portano il Vangelo... nel Centro commerciale

Ogni luogo è adatto per portare il Vangelo agli uomini. Ne sono certi i Frati Cappuccini che a Orio al Serio (BG) hanno scelto di incontrare le persone - in particolare i ragazzi – all’Orio center, distribuendo copie del Vangelo, i dieci comandamenti “tradotti nel linguaggio giovanile”, e una sorta di test al computer per aiutarli a conoscere la propria posizione rispetto alla vita e quindi alla propria spiritualità.

L’iniziativa non è passata inosservata, e molti ragazzi hanno scelto di fermarsi a parlare con loro e portarsi via una copia di Vangelo. 

Il cuore dell’iniziativa, hanno precisato i religiosi, è avere un’occasione con i giovanissimi, e soprattutto “dire che la risposta alle loro domande è Gesù”. 

Naso da clown e saio, fra Attilio ha accolto col sorriso quanti passavano vicino allo spazio allestito nel Centro commericiale, “perché - ha detto - anche se è difficile parlare ai giovani di religione per la visione superficiale che hanno della Chiesa, il bisogno di fede c’è ed è forte. Per questo abbiamo deciso di passare un pomeriggio al Centro commerciale, lieti di distribuire il Vangelo e le ‘Dieci parole di Dio per te’, un volantino che traduce i Comandamenti in linguaggio adatto ai giovani. 

Sono parole che fanno bene, indicazioni che Dio, come un Padre, dà ai suoi figli per il loro bene”. 

-Egidio Picucci-

venerdì 18 marzo 2011

Un centro di spiritualità delle POM accoglie gli sfollati australiani

L'Home Fund delle Pontificie Opere Missionarie (POM) australiane ha recentemente sovvenzionato un nuovo centro di spiritualità per i profughi aborigeni nella remota regione dell'East Kimberley, nell'Australia occidentale, dopo che le loro abitazioni sono andate distrutte a causa delle improvvise inondazioni.

In un comunicato recepito dall'Agenzia Fides, si legge che le pesanti piogge del 13 marzo scorso, che hanno preceduto le alluvioni, hanno trasformato la comunità aborigena di Gija a Warmun in un torrente di fango. Molte abitazioni sono state spazzate via, altre sono del tutto inabitabili. 

Le piogge hanno danneggiato gravemente anche la vicina scuola cattolica Ngalangangpum ("Mother and Child"), allagato giardini, edifici scolastici e l‚abitazione delle tre Suore di San Giuseppe, nel comprensorio della scuola. Sono state evacuate 500 persone, molte delle quali hanno trovato riparo nel vicino Mirrilingki Spirituality Centre (Warmun Retreat Centre). 

Il Vescovo della diocesi di Broome, Mons. Chris Saunders, ha espresso la sua solidarietà e il sollievo per il fatto che l‚inondazione non abbia provocato feriti gravi nè morti. Il Vescovo ha anche aggiunto che gli allagamenti continuano ad isolare le strade di Warmun e che, grazie agli elicotteri, molte persone sono state trasportate in sistemazioni temporanee nelle città di Halls Creek e Kununurra. 

"Un disastro enorme, tante famiglie sono state separate, si tratta di una vera e propria dislocazione sociale per loro che hanno perso tutto", ha detto Mons. Saunders. Attraverso l'Home Mission Fund, le Pom australiane sostengono le attività e i programmi della diocesi di Broome. 

Il Centro di Spiritualità Mirrilingki di Warmun offre formazione religiosa, la possibilità di gruppi di lavoro e di dialogo con gli indigeni, ed è in grado di accogliere famiglie e gruppi anche per lunghi periodi.

giovedì 17 marzo 2011

Accesso gratuito al parto e cura del neonato grazie a "Medici con l'Africa Cuamm"



Dal 1950 l'organizzazione Medici con l'Africa Cuamm lavora a fianco degli africani, affrontando le emergenze ma avendo come obiettivo finale la gestione di una sana quotidianità. 
Giorno dopo giorno, i volontari si impegnano a garantire aiuto, assistenza, cure, per cancellare la parola sopravvivenza e sostituirla con sviluppo, vita, salute. 

L'obiettivo è garantire servizi accessibili ai più poveri sostenendo piccoli dispensari-maternità, appoggiando ospedali distrettuali e regionali, facendo formazione nelle Università. Per far crescere professionalità e sensibilità su ciascun territorio sino al grande sogno: un'Africa che non abbia più bisogno di nessuno dall'esterno, un'Africa in grado di gestire in autonomia i bisogni delle proprie popolazioni.

In questo contesto si inserisce una delle ultime iniziative del Cuamm, nata dall'incontro con lo scrittore italiano Paolo Rumiz che ha dato vita al libro "Il bene ostinato", destinato a sostenere la campagna per l'accesso gratuito al parto e la cura del neonato, salvando una mamma e il suo bambino in 15 ospedali dell'Africa. 

Solo nell'ultimo anno Medici con l'Africa Cuamm, all'interno dei servizi che sostiene, ha realizzato 437.492 visite ambulatoriali, 108.442 ricoveri, 123.016 vaccinazioni, 19.491 parti, portando speranza e futuro là dove il diritto alla salute è più disatteso e negato. 

Attualmente l'organizzazione è presente in Angola, Etiopia, Kenya, Mozambico, Sud Sudan, Tanzania, Uganda con 15 ospedali serviti; 25 distretti sostenuti per attività di sanità pubblica, assistenza materno-infantile, lotta all'Aids, alla tubercolosi e alla malaria; 3 centri di riabilitazione motoria, 4 scuole infermieri e 3 università appoggiate. 

mercoledì 16 marzo 2011

Perchè amare ancora questa Chiesa?

Appunti per un dibattito

Perché amare ancora questa Chiesa? Risposta breve: “Perché è la mia famiglia e la mia patria, perché in essa sto a mensa con il Signore e con i fratelli, perché nello scambio con i suoi santi visibili e nascosti si ravviva la mia fede nel Dio di Gesù Cristo e apprendo a cogliere i segni della presenza del suo amore nell’umanità di oggi, che ne ha grande bisogno”.

Lettore mio non temere, non mi sono montato la testa. So che grandi uomini negli ultimi decenni, specie a partire dal turbolento ’68, hanno scritto dei testi intitolati Perché sono ancora nella Chiesa (Joseph Ratzinger, Queriniana 1971),  Perché rimango nella ChiesaPunti fermi, Rusconi 1971), Perché resto nella Chiesa (Hans Kueng, primo capitolo del volume Conservare la speranza, Rizzoli 1990), Perché restare? (Timothy Radcliffe, in “La Croix” del 31 marzo 2009). Non mi sogno di dire meglio ma sento di doverlo dire con parole mie. (Hans Urs Von Balthasar, ultimo capitolo del volume

Come se uno mi chiedesse perché “amo ancora” mia moglie
In verità l’iniziativa non è stata mia. Non ho mai avuto la tentazione dell’abbandono. E non è mio l’atteggiamento di chi dice “nonostante tutto resto dentro”. Neanche mi garba l’espressione “questa Chiesa”, come se io potessi pensare a un’altra. Quanto poi all’amare la Chiesa l’atto mi è totalmente spontaneo. Quell’ancora e la stessa domanda mi suonano provocatori, come se uno mi chiedesse perché “amo ancora” mia moglie.

Ma so bene che c’è chi non ama più la moglie e conosco molti che non amano la Chiesa: si sono disamorati, letteralmente. Altri l’amano ancora ma con un amore tutto di testa, affaticato e stanco. A me interessa, preme, dialogare con loro. Non basta che io gli dica “leggi Von Balthasar”. Se appena appena li vedo interessati a sapere del mio amore, io glielo racconto.

E’ capitato che una parrocchia di Torino – quella dov’è parroco il vescovo ausiliare Guido Fiandino, una pasta d’uomo – mi abbia chiamato per un dibattito intitolato Perché amare ancora questa Chiesa, che si è tenuto l’11 novembre, con Alberto Melloni e Roberto Repole, moderatore il collega Francesco Antonioli. Mi preparavo all’appuntamento quando la rivista Communio – che stava lavorando a un fascicolo intitolato Credo Ecclesiam (ottobre-dicembre 2010) – mi chiedeva di narrare storie di conversione nelle quali sia la Chiesa a esercitare una qualche attrattiva, o spinta, o provocazione alla fede.

Ho dunque messo insieme i due lavori e qui ne do un ragguaglio minimo, rinviando al fascicolo di Communio chi voglia approfondire le storie di conversione. Mettendo insieme il risultato delle due indagini, dico che amo la Chiesa per la doppia ragione della notizia dell’amore di Dio per l’umanità che mi trasmette – in risposta alla quale io sono (divento o rimango) cristiano – e per i segni dell’amore di Dio tra gli uomini che mi veicola e che mi aiuta a riconoscere.

Dico ancora che questi segni – non tutti da lei posti, ma dei quali è pedagoga levatrice interprete e serva – costituiscono l’unica attrattiva che la comunità dei credenti può oggi esercitare sui non credenti. Aggiungo che questi segni – che chiamo anche “fatti di Vangelo” – sono frequenti oggi come sempre; e comunque più numerosi di quanti riusciamo a coglierne; e dunque oggi come sempre la Chiesa può essere amata. Qui è il cuore della mia risposta, essendo la domanda incentrata sull’amare “ancora”. 

Dico infine che in questa argomentazione per Chiesa intendo l’insieme dei credenti nel Dio di Gesù Cristo, che il cristiano comune incontra – simbolicamente – ogni volta che due o tre sono riuniti nel suo nome. Realmente ne incontra uno o due, simbolicamente li incontra tutti: tutti i battezzati, di ogni famiglia e confessione e anche quanti ritengono di non appartenere a nessuna Chiesa.

Segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi
A questo punto dovrei svolgere il tema esemplificando per categorie i segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi, toccando almeno alcune delle attestazioni specifiche della nostra epoca: il martirio disarmato, l’accoglienza della vita da parte delle donne sole e delle donne minacciate da grave malattia (la prima linea della difesa della vita è sempre il cuore delle madri), il perdono agli uccisori dei parenti, l’accettazione del figlio menomato e la scelta del bambino menomato per l’adozione, la reazione all’handicap e il ruolo riconosciuto all’handicappato nella Chiesa, la celebrazione ecclesiale della propria morte, il riconoscimento dell’amore sponsale e le coppie missionarie, il genio della carità in ogni nuova frontiera dell’umano, il Vangelo annunciato agli ultimi (droga, aids, carceri, prostituzione, vittime di abusi sessuali), nuove forme di manifestazione della letizia nell’afflizione e nuove modalità di preghiera pubblica.

Ed ecco – all’interno di questo quadro – i “segni” che ho potuto indicare per nome, cioè alcune delle storie di conversione utilizzate per Communio e segnalate nella conversazione di Torino. La brigatista Fulvia Miglietta – abbandonata da tutti e divenuta nemica a se stessa – una sera vede dalla finestra della cella una croce su una cupola, in mezzo alla nebbia e il giorno dopo chiede di parlare con il cappellano che le procura una Bibbia e delle visite, si sente amata e torna cristiana.

Altri due carcerati: l’uno attirato alla chiesa da una lettera di vicinanza che gli scrive un professore avuto alle superiori (Arrigo Cavallina); l’altro da una parola di perdono che gli arriva dai familiari di persone che aveva ucciso (Pietro Cavallero). Altri avviano un cammino di conversione ascoltando il “perdono” di Giovanni Bachelet agli uccisori del papà (Barbara Palombelli) o quello di papa Wojtyla al proprio attentatore (Angelo Busia). Il perdono come amore attestato ai nemici.

Genitori che morendo furono Chiesa ai figli
Due atei professi – una donna presa in una storia di droga e di aids (Enrica Plebani) e un intellettuale ribelle per omosessualità e altro (Giovanni Testori) – che ritrovano la fede nella vita eterna, l’una vedendo morire il padre e l’altro la madre “nella speranza della risurrezione”: i genitori qui furono Chiesa ai figli.

Due giornalisti che hanno ritrovato il coraggio di credere vedendo da vicino e per anni la forza della fede di Giovanni Paolo II, la sua capacità di stare di fronte al mistero e di mettersi in Dio (Domenico Del Rio, Marco Tosatti).

Altri due morenti di aids che si convertono quando sono prossimi alla disperazione: l’uno provocato a leggere i Vangeli e a chiedere il battesimo dalla carità di una suora ospedaliera (Enrico Barzaghi); l’altro entrando casualmente in contatto con la famiglia monastica di don Dossetti, dalla quale viene accolto e dalla quale riceve l’Eucarestia e la Scrittura, fino a divenirne monaco in articulo mortis (Paolo Caccone).

Questa è la chiesa: ama i derelitti, li accoglie, li invita alla tavola del Signore, risveglia in loro la speranza nella vita eterna. Questi sono i segni dell’amore di Dio nell’umanità di oggi. Io amo la Chiesa per questo.

Dove due o tre sono riuniti nel mio nome
Sento crescere l’obiezione in chi mi legge: “Questi sono piccoli segni, questa è la Chiesa feriale. Ma la grande Chiesa? E’ amabile la grande Chiesa di oggi?”

Qui la mia risposta è tranciante: “La Chiesa non è nelle grandi cose” (sono parole del testamento del vescovo Luigi Maverna). Le “grandi cose” – seppure ve ne siano nella Chiesa di oggi: dai raduni di massa al Papato e agli episcopati, a ogni statistica del numero e delle opere – sono magari necessarie, ma non è in esse che troviamo l’essenziale della Chiesa. Le strutture, le opere, il diritto, il ministero, il governo hanno lo scopo di rendere possibile la lettura della Parola, la  celebrazione dell’Eucarestia e una qualche continuità nel servizio della Carità; tuttavia non è in esse la Chiesa ma “dove due o tre sono riuniti nel mio nome”.

Sento ripresentarsi l’obiezione di prima: ti pare che quel governo, quelle strutture, quelle decisioni oggi siano gestiti in maniera ottimale? No, credo proprio di no e qualche volta capita anche a me di segnalare qualche inadempienza: si dovrebbe avere meno timore del confronto e anche del conflitto, un più fattivo rispetto delle responsabilità laicali, metodi collegiali per le grandi decisioni, maggiore tolleranza interna. La tolleranza l’intendo sia da parte dell’autorità verso le varie componenti del Popolo di Dio, sia tra l’una e l’altra componente.

Ma essendomi fatto vecchio leggendo storie vicine e lontane di Chiesa alta e bassa – so che una gestione ottimale non vi è mai stata e mai vi sarà. Quella di oggi mi pare migliore di quella di ieri, se tra l’oggi e lo ieri mettiamo un mezzo secolo, o un secolo.

Sopravvalutazione del fattore governo
Sono anche convinto che mai come oggi vi sia stata nella nostra Chiesa una così grande sopravvalutazione del fattore governo, sia da parte di chi lo esercita, sia da parte di chi lo contesta. Per aiutarci ad amare la nostra Chiesa dovremmo compiere un’operazione di riequilibrio, dentro di noi e nella pedagogia comunitaria: ridimensionare l’importanza del fattore governo; prestare attenzione ai segni dell’amore di Dio nel mondo di oggi.

Termino con una parabola che prende spunto da una battuta di uno dei sette monaci di Tibhirin, nel film Uomini di Dio: «Siamo come uccelli sul ramo, non sappiamo se e dove voleremo». I cristiani che si fanno portatori del Vangelo sono straordinariamente indifesi in mezzo agli orrori del mondo. Come uccelli sul ramo, possono confidare soltanto sull’aiuto di Dio. La pressione delle potenze mondane li spinge a volare, a lasciare il campo e a scegliere il nascondimento. I segni dell’amore di Dio li incoraggiano a restare e a giocare qui e ora la loro vita.

Luigi Accattoli

www.luigiaccattoli.it

Per approfondire i "fatti di Vangelo" di Luigi Accattoli, LEGGI il suo ultimo libro

martedì 15 marzo 2011

A Brescia si fanno gli "Holy Break", un percorso spirituale quaresimale

In occasione della Quaresima, le Acli bresciane e l’Ufficio diocesano di pastorale sociale e del lavoro ripropongono, da domani fino al 13 aprile, quattro incontri di letture e preghiera "Holy Break". 

Tutti gli appuntamenti, fissati dalle ore 20.30 alle ore 22, rappresentano un percorso spirituale rivolto a tutti i cittadini che vogliano applicare nel proprio quotidiano la Parola di Dio; un modo, questo, per approfondire il messaggio contenuto nei testi sacri che risultano ancora attuali e al passo con i tempi. 

Il primo dei quattro appuntamenti si svolgerà domani nella chiesa di San Massimiliano Kolbe a Caionvico (Bs) e affronterà, prendendo spunto dal libro della Genesi, il tema “Custodi della terra, collaboratori di Dio”. 

Il secondo incontro, “Il cammino di Mosè, da giustiziere a servitore” è per mercoledì 23 marzo nella chiesa di San Filippo Neri a Villaggio Sereno (Bs), mentre quello del 6 aprile, dal titolo “Per uno sguardo di misericordia” dal libro di Giona, verrà ospitato nella parrocchia di S. Anna a Brescia. 

L’ultimo appuntamento è per il 13 aprile con il Vangelo secondo Matteo, nella chiesa dell’Immacolata di Brescia.

lunedì 14 marzo 2011

In Venezuela progetto in favore di bambini e adolescenti

Un nuovo progetto a favore della tutela dei minori nell'ambito scolastico è stato avviato da circa sei mesi a Caracas dall'organizzazione solidale venezuelana Cecodap, in collaborazione con il Bureau International Catholique de l'Enfance (Bice). 

L'obiettivo è ridurre episodi e situazioni violente nell'ambiente scolastico, familiare e comunitario, attraverso attività formative che prevedono una collaborazione congiunta tra bambini, bambine e adolescenti (NNA), professori, dirigenti ed altre figure della comunità scolastica. 

Durante i primi sei mesi di attuazione del progetto è stato possibile avviare conoscenze e individuare strumenti per le strategie di prevenzione della violenza. In primo luogo, ragazzi e adolescenti sono stati addestrati ad essere promotori del buon trattamento degli stessi nell'ambiente scolastico. La Cecodap ha contattato con successo 27 centri educativi e 2 organismi per la tutela che porteranno avanti attività di sensibilizzazione e promozione del Buon Trattamento nelle loro istituzioni.

L'organizzazione, inoltre, ha proposto progetti pedagogici innovatori e ludici per la formazione degli NNA su temi legati alla prevenzione della violenza e ai meccanismi di autodifesa. Questa proposta è stata pubblicata nella guida formativa dei promotori del Progetto. 

Almeno 500 persone hanno ricevuto informazioni dirette sull'importanza di prevenire la violenza, attraverso l'organizzazione e la partecipazione a seminari, video, forum e conferenze. I mezzi di comunicazione nazionali hanno contribuito a mettere in evidenza il tema del Buon Trattamento dei minori e la promozione di una cultura di pace nella scuola, in famiglia e nella comunità. 

Infine, sono stati realizzati moduli formativi per oltre 55 docenti provenienti da centri pubblici, privati, laici e cattolici, relativi alla tematica.


venerdì 11 marzo 2011

I Vescovi americani destinano borse di studio per 6 milioni di euro in Africa

È da otto anni che i vescovi degli Stati Uniti, attraverso la colletta nazionale da loro promossa con il Fondo di solidarietà per la Chiesa in Africa, sostengono progetti nel continente con l’erogazione di circa 291 borse di studio per un valore complessivo di sei milioni di euro. 

Negli anni, è stata finanziata l’educazione catechetica dei laici in Namibia; la formazione di assistenti pastorali per i malati in Uganda; laboratori su giustizia, pace e sviluppo nell’Africa occidentale; l’assistenza alle radio libere cattoliche in Liberia; la formazione di insegnanti cattolici in Ghana e il centro per giovani traumatizzati dalla guerra civile “The action of Thalita Kum” nella Repubblica del Congo. 

Anche quest’anno, riferisce la Zenit, il progetto è stato lanciato: ha come titolo “È possibile, unisciti a noi” e si concentra sulla promozione dell’educazione come principale necessità pastorale dell’Africa orientale, obiettivo deciso sulla base dei risultati di uno studio curato dalla Conferenza episcopale degli Usa in collaborazione con la Mendoza school of business presso la University of Notre dame e le Conferenze episcopali dell’area. 

“La Chiesa in Africa è benedetta da una fede radicata nella speranza, raggiunta con la sopravvivenza in mezzo a sfide critiche e uniche che affronta quotidianamente ogni parrocchia, ogni villaggio e ogni paese - ha detto mons. John Ricard, vescovo di Pensacola-Tallahassee, in Florida, e presidente del Sottocomitato per la Chiesa in Africa nato in seno all’episcopato – tutti i Paesi dell’Africa sono ricchi di cultura, risorse e chiari valori umani”. 

Il presule, però, ha sottolineato anche i problemi del continente, come l’Aids che minaccia la vita di milioni di persone, la guerra, l’oppressione, la povertà estrema e la carestia: “La fede è ciò che sostiene la gente che deve affrontare queste realtà”, ha concluso.

giovedì 10 marzo 2011

Ecco il secondo volume del "Gesù di Nazaret" di Papa Benedetto XVI

“Anche se naturalmente resteranno sempre dettagli da discutere, spero tuttavia che mi sia stato dato di avvicinarmi alla figura del nostro Signore in un modo che possa essere utile a tutti i lettori che vogliono incontrare Gesù e credergli”. Così, con una doppia firma “Joseph Ratzinger – Benedetto XVI”, il Papa presenta l’obiettivo principale del suo lavoro su “Gesù di Nazaret” giunto al secondo volume che ripercorre la vita di Gesù “Dall’ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione”.

Il testo viene presentato oggi presso la Sala Stampa della Santa Sede, dal cardinale Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i vescovi, e da Claudio Magris, scrittore e germanista.

Alla diffusione del volume, la sala stampa vaticana ha reso noto i contratti editoriali stipulati per questa edizione. Sono già in corso o concluse le traduzioni in 20 tra le lingue principali al mondo, comprese catalano, ceco, malayalam, ucraino, ungherese. In trattativa le traduzioni in arabo, coreano, greco, giapponese.

Sono invece una trentina i Paesi e gli editori che hanno già siglato contratti di pubblicazione, nei principali Paesi compresi Croazia, Bosnia, Erzegovina, India, Malta, mentre le trattative sono avanzate per Libano e Medio Oriente, Corea, Grecia e Giappone. Alcuni tra i principali editori hanno già siglato contratti di pubblicazione.

Già nella premessa al primo volume, papa Benedetto XVI aveva detto che era suo desiderio illustrare la figura e il messaggio di Gesù. “Esagerando un po’ – scrive il santo Padre –, si potrebbe dire che io volevo trovare il Gesù reale”. “Ho cercato – prosegue – di sviluppare uno sguardo sul Gesù dei Vangeli e un ascolto di Lui che potesse diventare un incontro e tuttavia, nell’ascolto in comunione con i discepoli di Gesù di tutti i tempi, giungere anche alla certezza della figura veramente storica di Gesù. Questo compito era nella seconda parte ancora più difficile che non nella prima, perché solo nella seconda s’incontrano le parole e gli avvenimenti decisivi della vita di Gesù”.

Nella premessa, papa Benedetto confessa che è stato per lui un motivo di gioia il fatto che il suo primo volume sia stato accolto anche dal teologo protestante Joachim Ringleben, autore di un altro testo su Gesù e – aggiunge il Papa – “per così dire, un fratello ecumenico”. Ciò dimostra che, “pur con approcci teologici differenti, è la stessa fede che agisce, avviene un incontro con lo stesso Signore Gesù. Spero che ambedue i libri, nella loro diversità e nella loro essenziale sintonia, possano costituire una testimonianza ecumenica che in questa ora, a modo suo, può servire alla comune missione fondamentale dei cristiani”.

Infine, Benedetto XVI annuncia l’intenzione di mantenere la promessa fatta nella prima parte del libro, ribadendo cioè la volontà di scrivere un “piccolo fascicolo” sull'infanzia di Gesù, “se per questo mi sarà ancora data la forza”.

È la “gioia cristiana”, la chiave di lettura del volume, come indica lo stesso Benedetto XVI quando ricorda che Cristo salendo al cielo “tiene le sue mani stese su di noi” per proteggere tutta l’umanità. “Nell’andarsene Egli viene per sollevarci al di sopra di noi stessi e aprire il mondo a Dio. Per questo i discepoli poterono gioire, quando da Betania tornarono a casa. Nella fede sappiamo che Gesù, benedicendo, tiene le sue mani stese su di noi. È questa la ragione permanente della gioia cristiana”.

La nuova legge proposta da Gesù “non è una nuova norma, ma l’interiorità nuova donata dallo stesso Spirito di Dio”. Quanto al tradimento di Giuda, simbolo di tutti i tradimenti da parte degli uomini, Benedetto XVI scrive che “attraverso una serie di forme apparentemente minute d’infedeltà” egli “decade spiritualmente e così, alla fine, uscendo dalla luce, entra nella notte e non è più capace di conversione”.

“Nella passione di Gesù, tutto lo sporco del mondo viene a contatto con l’immensamente Puro (...). Lo sporco del mondo viene realmente assorbito, annullato, trasformato mediante il dolore dell’amore infinito”. Questa trasformazione radicale avviene al momento della risurrezione di Gesù che – aggiunge – “è una sorta di ‘mutazione decisiva’ (...), un salto di qualità”. In essa “è stata raggiunta una nuova possibilità di essere uomo, una possibilità che interessa tutti”.

-Sir-

mercoledì 9 marzo 2011

Roma espone la Via Crucis bronzea più grande del mondo, realizzata presso le Pie Discepole del Divino Maestro

Le 14 stazioni della “Via Crucis”, rappresentate da 49 statue e 11 croci alte quasi due metri, fuse in bronzo con il sistema della cera persa. È l’originale allestimento che si potrà vedere da domenica prossima, 13 marzo, fino al 29 aprile a Roma, in via della Conciliazione. 

L’opera, definita come la Via crucis più grande del mondo, è stata commissionata dalla municipalità di Coquimbo in Cile, dove ritornerà dopo l’esposizione romana. Realizzata dagli scultori Pasquale Nava e Giuseppe Allamprese, ha richiesto 20 tonnellate di bronzo e cinque anni di lavorazione. 

La sacra rappresentazione è in stile tradizionale e rispetta il più possibile la descrizione della Passione dei Vangeli. 

A presentare la grandiosa installazione di arte sacra contemporanea sono stati oggi, tra gli altri, il card. Velasio De Paolis, presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, e il sovrintendente ai Beni Culturali del Comune di Roma, Umberto Broccoli, durante un’iniziativa organizzata presso la sala stampa di Radio Vaticana. 

Le statue bronzee che compongono la “via Crucis” sono state realizzate dalla Domus Dei, di proprietà della congregazione delle Pie Discepole del Divino Maestro.

* Ringraziamo Gabriele Bellan per averci concesso una foto dell'esposizione.

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