"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

martedì 8 marzo 2011

A proposito della dignità della donna: Scienza & Vita in campo

Ricostruiamo l'identità femminile di generazione in generazione

Ripartiamo dalle “viscere”, come suggerisce Marìa Zambrano, ascoltiamo il linguaggio del corpo: può essere questo lo slogan di questo 8 marzo.
Invece di riproporre valori astratti o rappresentazioni concettuali, là dove il corpo diventa erroneamente allegoria della mente, proviamo a seguirne i ritmi interni, la sua nascosta finalità, il suo carattere simbolico.

Questo percorso, del resto, appare segnato da quel dato originario impresso da quell’inizio della vita costituito per i credenti dalla Creazione: il risveglio al mondo è stato infatti donato tramite la percezione plastica del corpo dei nostri due progenitori. Al di là delmito, una verità si rende qui subito evidente; la differenza tra maschile e femminile non appare soltanto attraverso la diversità anatomica, che ne disegna l’identità sessuale, ma il corpo diventa subito, come dire, il “vestito” dell’anima, la sua rivelazione profonda, la modalità originaria di affacciarsi al mondo e di intercettare la presenza di altri.

Vale la pena chiedersi, al riguardo, per quale strano destino la materialità creaturale del corpo femminile abbia condotto alla perdita della sua dignità in modo, oggi, così scomposto e plateale, creando l’impressione che la necessaria rivoluzione culturale, che si fa urgente, più che rifarsi all’obbedienza ad una tavola eterea di norme e di valori, faccia affidamento all’esperienza e all’ascolto diretto delle parole, a cui il suo corpo rimanda.

Si può provare, in tal senso, a comprendere come il dato biologico – l’essere donna – pur non esaurendo di per sé l’identità di tutta la persona, si costruisca anche sulla base di questo suo darsi immediato e naturale. Così che il corpo sessuato possa esibire una sua potenziale irradiazione simbolica che potrebbe davvero rappresentare il suo riscatto, oltre che costituire la base fondativa per un’etica delle relazioni umane.

Ogni essere umano – lo si sa – inizia la sua vita “abitando” all’interno di un altro essere umano, una donna, così che i due corpi sperimentano insieme – nei nove mesi, tanto dura la convivenza – che la carne che ci costituisce non è soltanto soggetto di esperienza, ma principio, inizio di un corpo che viene alla vita, vita ospitata nella casa di un altro corpo.

Bisognerebbe essere capace di riudire in noi il rumore della nostra nascita, quando in principio si porta in sé la percezione dell’essere donati alla vita, in quel lampo dell’inizio con cui siamo venuti almondo.
Allora la nostra carne non è il corpo opaco che ognuno trascina con sé dopo la nascita, corpo che ci accompagnerà per tutta l’esistenza, senza sorpresa, ma forse con rassegnazione, visto quei segni incancellabili che ci costituiscono e che nessuna correzione chirurgica elimina: noi siamo quegli occhi, quel volto, quello sguardo…

Conviene dunque provare a seguire i tempi e i ritmi del corpo della donna, visto che è lei la nostra prima casa, corpo sempre mosso, in un movimento costante di sistole e diastole, vero simbolo universale che garantisce spazio comune ad una ragazza araba o cinese, ad un’adolescente australiana, a una studentessa italiana, ad una diciottenne indiana.
Così da individuare alcuni tratti di questa storia comune, legata all’esperienza del “corpo vissuto”, là dove è possibile riscoprire la forza dell’identità, nella trama di una narrazione entro cui liberare parole autonome e vive.

Si possono al riguardo scoprire tre aspetti, a cui la carne femminile rimanda: il primo può essere detto “corpo – flusso”, il secondo “corpo – abitazione” e il terzo “corpo –mondo”.

Dopo l’infanzia, la donna è un corpo dal quale si vede fluire regolarmente e periodicamente “sangue di vita”. E’ un corpo – flusso che ha una regolazione di tempo ritmico, tempo mobile, alternante, mai fermo, luogo liquido che compresso nella materialità della carne si tramuta in tempi alterni e per un lungo periodo di vita in sangue, e, in momenti particolari, anche in latte. Entrambi stanno in relazione con la vita; vita che si annuncia e vita che si alimenta, si nutre.

A misura che trascorre il tempo, le conseguenze di diventare corpo abitato – con la gestazione di un nuovo inizio, il figlio – si vanno facendo più intense: vedrà allora arrivare un momento nel quale il tempo compiuto apre un cammino perché il dentro – il bambino – si apra all’esterno, alla frontiera del mondo.

Dopo la rottura e l’allontanamento necessari, il corpo femminile scopre che all’esterno è tanto capace di nutrire come all’interno, in uno spostamento che va dal ventre al petto: il liquido rosso si fa bianco, diventa latte che nutre il figlio, ormai vita autonoma, fuori di lei. Il latte, cibo liquido è relazione nutriente, unione tra due corpi, comunicazione materiale e psichica, comunione che potenzia sempre più l’ormai avvenuta separazione.

Giunge poi il tempo in cui tutto questo cessa, il corpo femminile entra con il passare del tempo in un altro ritmo; diventa insomma corpo mondo: la fecondità fisica finisce, ma per annunciare un’altra tappa, un’altra maternità che si inserisce nella storia del tempo, dove tutto nasce ed è alimentato ad un altro livello. Questo spiega perché non è meno donna chi, per scelta o per condizioni personali non è abitata dalla vita e non allatta, intanto perché, comunque, in quanto donna è simbolicamente abitabile, ma perché il tempo della generazione e del nutrimento è aperto e traducibile nei tanti gesti delle relazioni interpersonali, quando queste si fanno profonde, come dire, incarnate. Per una generazione “secondo l’anima”, come direbbe Platone.

Il “miracolo” dell’inizio, per dirla con Hannah Arendt, quello che apre il mondo all’accoglienza di ogni nuovo nato, si imprime così in ogni contesto vitale, diventa parto delle relazioni umane: la nascita di un’amicizia, di un amore porta il sigillo di questo incredibile evento; affidati al visibile (alle tante espressioni della nostra corporeità) percepiamo ogni giorno la rivelazione dell’invisibile, quale presenza nascosta e reale della vita che ricomincia, quando diventa ospitalità e dimora dell’altro dentro le tante voci del suo corpo, con cui la donna si apre almondo. O meglio diventa metafora del mondo. Sono le sue viscere a impiantare un fondamento sicuro sulla terra, che di generazione in generazione ridice il bene dell’essere al mondo. Ma bisogna essere più precisi: noi non siamo nel mondo, come dice Heidegger e molta filosofia contemporanea che pensa la vita guardando ai concetti.

Certo, con la nascita entriamo nel mondo, ma per diventare noi stessi mondo. Luogo cioè in cui far confluire le traiettorie del desiderio, le spinte della libertà, le aspirazioni al bene, la voglia di legami forti e caldi dentro quel nucleo di verità che è suggerito proprio dal linguaggio del corpo. Là dove il tempo ciclico, ordinato secondo i ritmi e i vuoti, momenti di fecondazione e attimi di sospensione chiede e pretende rispetto e custodia, invece che violenza e indifferenza. Un tempo che va accompagnato, perché si prepari e maturi alla luce di una intenzionalità che non può essere alterata per capriccio. Un tempo che ridica la disciplina dell’attesa, per dar tempo al tempo senza prevaricazioni e inutili scappatoie. Così che tutta la persona, nella sua triplice scansione di corpo, psiche e spirito, maturi dentro questo tempo, che già porta in sé i frutti maturi della propria identità.

Proprio come accade nel corpo – abitazione, in cui, nella paziente attesa che il tempo realizzi il compimento, la carne femminile si rivela anche come metafora sociale: le porte della casa – corpo non sono chiuse, se non per abilitare il figlio alla vita autonoma, che non diventa in seguito (o non lo dovrebbe mai diventare) una figura separata ed estranea, ma l’inizio simbolo di relazioni comunitarie segnate dalla reciprocità, dall’interdipendenza, dal rispetto, dalla compartecipazione.

Si può facilmente immaginare quali possono essere le conseguenze etiche di questa esperienza del corpo – casa – mondo all’interno della vita sociale. Cosa succederebbe se in questa società, che fa l’esperienza di versare il sangue per l’odio e la violenza, si accogliesse l’esperienza del corpo della donna che versa il sangue per dare la vita e lasciare crescere l’altro fino a che ne ha bisogno?

In una società, come la nostra, nella quale l’economia è basata sul consumo delle cose e che consuma anche le vite, si potrebbe anche passare ad un’economia dove realmente e per tutti il mondo diventi una casa abitabile. La donna ha la memoria simbolica del proprio corpo come una “casa” ed anche l’esperienza storica della gestione della “casa” della famiglia; è forse arrivato il tempo in cui la donna, con il suo modo specifico di essere “mondo”, esca finalmente al mondo, per fare di questo mondo una casa abitabile per tutti.

Se la donna sperimenta nel suo corpo la lenta maturazione e trasformazione della materia, là dove una cellula arrivi a costituire un essere umano, c’è da sperare che il tempo, dentro il travaglio della storia, sia in grado di partorire – a tempo dovuto – nuove e sorprendenti manifestazioni di amore per il mondo.
 
Un altro modo per dire che il corpo vissuto non è mai proprietà personale, non è un soggetto assoluto di diritti, né dovrebbe mai diventare oggetto di sopruso o merce di scambio, ma un bene comunicativo che possiede parole che vanno intercettate e reimparate. Anche oggi, nel “nostro” 8 marzo.

* Il testo, approvato dall’Associazione Scienza &Vita, è stato curato da Paola Ricci Sindoni (Ordinario di Filosofia Morale all’Università degli Studi di Messina,Vice Presidente Nazionale Associazione Scienza &Vita) e condiviso da Emanuela Lulli, Chiara Mantovani, Daniela Notarfonso, LorenzaViolini (Consiglieri Nazionali Associazione Scienza &Vita).

Si rimanda al sito www.scienzaevita.org per la consultazione integrale del Documento.

lunedì 7 marzo 2011

Ad Haiti un laboratorio di protesi per i bambini colpiti dal terremoto

“Siamo entusiasti di aiutare a guarire i bambini colpiti dal devastante terremoto e dare loro rinnovata speranza di vivere il presente e il futuro con una nuova mobilità”. Lo ha sottolineato Carl Anderson, Cavaliere supremo dell’Ordine di Colombo, durante la cerimonia ufficiale d’inaugurazione di un laboratorio di protesi per l’infanzia a Port-au-Prince, capitale di Haiti. 

Il programma “Guarire i bambini di Haiti” - con l’aiuto del Project Medishare, Össur e della Challenged Athletes Foundation - intende offrire protesi e terapie di riabilitazione fisica per i bambini che hanno oltre due anni di età. 

Il nuovo laboratorio, già attivo da qualche mese - riferisce l’Osservatore Romano - potrà approntare oltre seicento tipologie di protesi. Circa cento bambini hanno già beneficiato del programma, mentre altri mille sono stati dotati di sedie a rotelle per muoversi. 

Il centro funzionerà anche come scuola di formazione per futuri tecnici di settore. Si intende, così, avviare e poi consolidare con l’apertura di altri Centri la produzione di protesi connessa alla formazione di operatori paramedici specializzati nella riabilitazione deambulatoria. 

Al momento sono già due gli haitiani assunti nella struttura dopo il corso di formazione.

venerdì 4 marzo 2011

In Guatemala la Bibbia è tradotta nella lingua maya più diffusa

In occasione dello studio dell’Esortazione apostolica postsinodale "Verbum Domini", mons. Julio Cabrera, vescovo di Jalapa, ha presentato la recente pubblicazione della Bibbia tradotta in k'iche, la più popolare delle 22 lingue maya prevalenti nel Paese. 

La traduzione della Bibbia in k'iche è il frutto di 23 anni di lavoro di un gruppo coordinato dal sacerdote francese Bernardo Guos e da Isabel Sucuquí, di lingua maya, originaria di Chiché, El Quiché. 

Mons. Cabrera ha spiegato che il lavoro di digitalizzazione del documento è iniziato l’anno scorso a Bilbao, in Spagna, poi è proseguito in Cina per la stampa, da dove questa Bibbia arriva per essere consegnata al popolo del Guatemala. 

Da parte sua, padre Guos ha spiegato che la traduzione delle Scritture non è stata fatta dallo spagnolo, ma dalla lingua originale, attraverso un processo di costante revisione da parte di catechisti k'iché, per giungere al testo finale di una Bibbia moderna, che consente la lettura del testo senza l'aiuto di altre lingue. 

Isabel Sucuquí ha espresso la sua gioia per questa versione che onora tutti i martiri, il popolo k'iche, e tutte le persone coinvolte nella traduzione. Ha inoltre riconosciuto il prezioso contributo dei catechisti delle diverse parrocchie cattoliche dell'occidente del Paese. 

La traduzione della Bibbia in lingua k'iché segna un momento storico per la Chiesa del Guatemala, che offre oggi il Libro sacro nella loro lingua a molti catechisti, che per mettere in salvo la loro vita dovettero seppellire le loro Bibbie e gli altri testi di formazione cristiana quando la Chiesa subì una sanguinosa persecuzione.

giovedì 3 marzo 2011

In Angola l'Hospital Divina Providencia a disposizione di 1 milione di abitanti

Anni di conflitti devastanti, trasformazioni demografiche e declino economico hanno ridotto il popolo angolano ad uno stato di povertà e di privazione tra i peggiori del mondo. Le cattive condizioni ambientali, la difficoltà di accesso all'acqua potabile, le lunghe piogge, la mancanza di strutture sanitarie di base, espongono le popolazioni povere della città a maggiori rischi di malattia. 

In questo contesto, l'Unione Medico Missionaria Italiana (UMMI) è impegnata, dal 1994, a sostegno della popolazione locale, in particolare verso la fascia materno-infantile. 
L'input alle attività dell'UMMI è stato dato dalla Congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, presenti a Luanda dal 1984.

Di particolare rilievo tra le iniziative è l'Hospital Divina Providencia (HDP) che interessa la periferia della capitale angolana, punto di riferimento per circa un milione di abitanti. 

Nel corso del 2009 e nei primi mesi del 2010, hanno usufruito delle cure mediche dell'HDP, oltre che dell'assistenza sanitaria di base presso i 4 Posti di Salute (PdS) periferici, circa 80 mila bambini nella fascia di età tra 0 e 14 anni. 

Fino ad oggi nel nosocomio sono stati ricoverati più di 2.500 bambini, di cui almeno 500 presso il Centro Nutrizionale Terapeutico per la cura della malnutrizione grave, oltre ad altri mille casi seguiti ambulatorialmente per la prevenzione di disturbi legati alla carenza di cibo. 

Il reparto pediatrico dispone di 54 posti letto, di cui 18 dedicati al settore malnutriti. 

Nei PdS sono state effettuate almeno 106 mila visite. Grazie all'allestimento di una nuova banca del sangue sono triplicate le trasfusioni e sono stati eseguiti oltre 200 mila esami. 

-Fides-

mercoledì 2 marzo 2011

A Czestochowa nasce un Centro Missionario e Mariano

Per volontà di Mons. Stanislaw Nowak, Arcivescovo metropolita di Czestochowa, sorgerà a Myszków  Mrzyglód, presso il Santuario della Madonna del Santo Rosario, il Centro Missionario e Mariano dell'Arcidiocesi di Czestochowa. 

Responsabile della realizzazione del progetto è don Jacek Gancarek, parroco e custode del Santuario, direttore delle Pontificie Opere Missionarie dell'Arcidiocesi di Czestochowa. 

"Il nostro Santuario della Madonna di Santo Rosario è il luogo appropriato per il Centro Missionario e Mariano. Il Santo Rosario è la preghiera speciale per le missioni della Chiesa", racconta a Fides don Gancarek. 

"Presso il nostro Centro vogliamo realizzzare la missione evangelizzatrice della Chiesa. Vogliamo anche presentare ai bambini, ai giovani e ai pellegrini la vasta problematica missionaria. Il nostro Santuario può e deve diventare il luogo della preghiera permanente per le missioni".

martedì 1 marzo 2011

Bramino convertito al cattolicesimo traduce la Bibbia in lingua kashmiri

Presentazione ufficiale della Bibbia in lingua kashmiri, nella città di Guntur, in India. Il progetto, lanciato nel lontano 1994, è frutto della collaborazione fra la diocesi di Jammu-Srinagar e della Bible Society indiana. Tutti i libri del Vecchio e del Nuovo Testamento sono stati tradotti insieme ad oltre otto volumi di apocrifi. 

L’autore dell’opera è Predhuman K Joseph Dhar, un noto studioso, giornalista, scrittore e educatore, convertito al cattolicesimo e appartenente ad una famiglia conservatrice dell’ordine braminico Shavita.

“Insieme ai miei fratelli ho studiato nella scuola dei missionari di Mill Hill”, ha raccontato l’autore all'agenzia AsiaNews spiegando il percorso di fede che lo ha portato ad avvicinarsi al cristianesimo. “Quando entrai nella IX classe cominciai a visitare la Chiesa di nascosto, per timore che i miei genitori lo venissero a sapere”.

“Ero sbalordito nel vedere che i cristiani veneravano la Croce e mi chiedevo perché quell’uomo era stato messo a morte in quel modo e perché non era stato in grado di salvarsi e, soprattutto, che gente erano i suoi seguaci”. La sua ricerca continuò negli anni seguenti.

“Mi trovai come trafitto da una magia, le parole di Gesù Cristo sembravano scritte specialmente per me”. “Leggendo il sermone della Montagna entrai in un mondo nuovo: all’improvviso capii perché Gesù volle morire sulla Croce”.

Poi arrivarono gli anni dell’università, a Lucknow, e l’incontro con le “Confessioni” di Sant’Agostino e la vita e le opere di San Giovanni della Croce. Nel frattempo la fede si stava facendo strada nel suo animo e non potè più tenere nascosto il suo interesse per il cristianesimo.

“Fui fatto oggetto delle peggiori accuse ma sopportai questo trattamento duro con l’amore che sopporta e tollera tutto con pazienza”. Nel 1984 accadde qualche cosa di straordinario: “Mentre stavo dicendo il Rosario ho visto una forma luminosa che mi diceva che il mio Signore voleva che gli rendessi testimonianza esplicita e che mi avrebbe aiutato”.

Predhuman fu battezzato il 21 aprile 1984, una scelta che portò la rottura completa con la sua famiglia. La sua testimonianza continuò, svolgendo lavoro giornalistico, in difesa del cristianesimo e ora anche con la traduzione della Bibbia nella sua lingua paterna.

lunedì 28 febbraio 2011

Le Missionarie di Maria Immacolata contro la tratta delle ragazze

Contrastare la tratta delle ragazze. È questo l’impegno assunto dalle suore filippine della Congregazione dell'arcidiocesi di Cebu “Missionarie Maria Immacolata Regina del Paradiso (IMQHM)”. Le Filippine sono infatti il quarto dei dieci Paesi con il più alto numero di prostituzione minorile. 

Questa piaga riguarda ragazze tra i 15 e i 20 anni, ma spesso anche bambine di soli 8 anni. Attraverso un programma pilota, le suore missionarie cercano di sottrarle alla prostituzione offrendo il loro aiuto. Si recano negli stessi villaggi dove gli sfruttatori reclutano le ragazze con la promessa di un buon lavoro in città.

Durante la loro missione non portano l'abito religioso. Di solito una delle due entra in un bar per avvicinare qualche giovane donna che potrebbe avere bisogno di aiuto, mentre l'altra rimane fuori per segnalare eventuali pericoli.

Se riescono ad avvicinare la minorenne che vuole sottrarsi al giro della tratta, le suore la indirizzano nel loro istituto di Cebu, chiamato “Casa dell'Amore”. Qui le religiose offrono un riparo, cibo, istruzione, assistenza sanitaria, formazione professionale alle ex prostitute e ai loro bambini. Ma anche istruzione a 800 studenti della scuola elementare e a 275 della scuola superiore. Attualmente sono 20 le vittime della tratta ospitate.

Le suore hanno grandi progetti per la loro missione: realizzare un Centro di accoglienza più grande, che possa ospitare fino a 500 persone, donne e bambini fino a cinque anni di età. Entro il 2012 sperano di introdurre corsi vocazionali e classi di studi superiori.

La Congregazione, fondata nel 1996 da Suor Corazon Salazar, conta otto suore professe, 11 con voti temporanei e tre novizie. Il loro carisma è sviluppato non solo a favore delle donne e dei bambini vittime della prostituzione, ma anche nella lotta alla povertà che è la causa principale della prostituzione.

venerdì 25 febbraio 2011

A Padova i giovani universitari in preghiera per la Libia

Una preghiera “non stop” per il popolo libico dalle ore 20 di quest'oggi 25 febbraio alle ore 7 di domani, sabato 26 febbraio: è l’iniziativa che si svolgerà a Padova, proposta dalla Cappella Universitaria San Massimo e rilanciata dalla diocesi di Padova. 

“La tragedia del popolo libico ci interpella – affermano i promotori -. Non possiamo restare indifferenti! Dinnanzi al massacro gridiamo la nostra angoscia al Signore. Vogliamo confidare in Lui e prendere coscienza di quello che possiamo fare”. 
L’invito è rivolto a tutta la cittadinanza e, in particolare, ai giovani, ai gruppi, alle associazioni, ai movimenti. 



"Siamo una comunità di studenti universitari, ex studenti, docenti, adulti interessati al mondo universitario. Veniamo da varie parti d'Italia e del mondo: in cappella c'è una particolare predilezione per i "lontani" (albanesi, francesi, polacchi, russi, ma anche siciliani, pugliesi, calabresi e sardi).
Siamo animati dalla fede in Gesù Cristo, e crediamo nella sua promessa: Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro.
In comunione con tutta la Chiesa e in comunione con coloro che operano nella pastorale universitaria della diocesi di Padova ci riuniamo in una piccola cappella al centro di Padova e cerchiamo, assieme ad alcuni religiosi, di ascoltare, pregare, vivere e annunciare la Parola di Dio".

giovedì 24 febbraio 2011

Oggi parliamo delle "Figlie di San Camillo". A Grottaferrata il centenario della fondatrice

La missione propria delle Figlie di San Camillo è di testimoniare l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi, nel ministero spirituale e corporale esercitato anche con rischio della vita. 
 
I campi di attività sono: ospedali, ambulatori, dispensari, case per anziani, strutture per bambine con handicap fisici e mentali, assistenza a domicilio, lebbrosari e missioni.

Nello spirito dei Beati Fondatori, Luigi Tezza e Madre Vannini, l’Istituto si è aperto verso nuove frontiere: barboni, malati di Aids, bambini di strada. Inoltre nei paesi in via di sviluppo si è creata una rete di sussidi sanitari che rispondono ai bisogni della gente locale: visite regolari ai villaggi, centri nutrizionali, cure palliative, distribuzione di medicine.

Ancora, allo scopo di preparare operatori e operatrici sanitarie secondo lo spirito di Madre Vannini - che è lo spirito stesso di San Camillo - , le Figlie di San Camillo dirigono varie scuole infermieristiche con seria formazione clinica, umana e spirituale. In queste scuole, l’Istituto intende trasmettere a chiunque voglia operare nel mondo della salute quello spirito di carità evangelica che il Figlio di Dio col suo esempio ha insegnato. Cristo, per primo, infatti, dedicò agli infermi speciali premure e ciò che Lui fece volle che lo facessero anche i discepoli unendo alla missione apostolica il mandato di curare gli infermi: “... curate i malati... e dite loro: è vicino a voi il Regno di Dio” (Lc 10,9).

In modo particolare nelle missioni d’Africa le religiose sono chiamate ad affrontare emergenze sanitarie quali: visite e somministrazioni di cure e medicine ai malati dei villaggi interni che non hanno la possibilità di andare da un medico, né tanto meno di acquistare medicine, nemmeno le più comuni; prevenzione delle malattie infantili, educando le mamme e vaccinando tempestivamente i bambini piccoli. 

A tale scopo sono sorte nelle missioni in Africa i cosiddetti “centri di maternità” e “centri per prematuri”, luoghi dove si curano ed assistono le mamme in attesa, fino al momento del parto e dopo, insieme ai loro bambini. 

La prevenzione della malattia è un elemento caratterizzante del lavoro delle suore in Africa, che si attua con l’attività formativa. A Ouagadougou, in Burkina Faso, nell’École ménagère St. Camille, scuola di economia domestica, si formano centinaia di ragazze burkinabé al loro futuro di mamme, insegnando loro i tipici mestieri domestici, tessitura, cucito, cucina, igiene e tutto ciò che è necessario sapere per il buon andamento della conduzione familiare. 

Un contributo non piccolo allo sviluppo della società locale, all’armonia e benessere delle famiglie e all’emancipazione della donna.

Intanto ieri pomeriggio, 23 febbraio, nella Casa generalizia delle Figlie di San Camillo a Grottaferrata, si è svolta una solenne cerimonia eucaristica per il centenario della scomparsa della fondatrice dell’Istituto, la Beata Madre Giuseppina Vannini. La Messa è stata presieduta dal cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale di Sua Santità per lo Stato della Città del Vaticano.

mercoledì 23 febbraio 2011

Gli Scalabriniani impegnati in Brasile contro il traffico di esseri umani e il lavoro forzato

La Rete di organizzazioni ecclesiali dei missionari Scalabriniani sta promuovendo una campagna di raccolta di firme allo scopo di far inserire i temi "Tratta di esseri umani e lavoro forzato" nella Campagna di Fraternità (Cf) 2013, che viene abitualmente coordinata dalla Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb).

Secondo le informazioni trasmesse dall’agenzia Fides, per gli Scalabriniani affrontando il problema della tratta di esseri umani, la Cf contribuirà a sradicare questi crimini e a creare politiche pubbliche e programmi sociali che garantiscano l'assistenza alle vittime.

Secondo la rete di organismi religiosi che operano nel campo della mobilità umana e dell’emigrazione (i gruppi più colpiti da queste reti criminali) la scelta dei temi è urgente, perché “il traffico di esseri umani e il lavoro forzato sono due ferite profonde nella società”.

"La proposta di una futura Cf sulla tratta di persone, oltre a denunciare tutte le situazioni che sono contro la dignità degli esseri umani, diventa un appello a portare nella Chiesa e nella società la vita e i sogni degli emigranti.

Più che denunciare il traffico delle persone, il lavoro degli schiavi e le pratiche simili, la Cf come Campagna di Quaresima, dovrebbe portare alla conversione personale e sociale, cercando di recuperare il rispetto e la dignità di tutti i migranti" sottolinea il testo della Rete.

martedì 22 febbraio 2011

Ai Francescani dell'Immacolata il Santuario della Divina Misericordia di Allada

Con una solenne Celebrazione, domenica 13 febbraio Mons. Antoine Ganye, neo Arcivescovo di Cotonou, ha affidato il Santuario della Madonna della Divina Misericordia di Allada alla cura pastorale dei Frati Francescani dell'Immacolata.
 
Il Centro Mariano Allada, eretto in Santuario mariano diocesano il 1 ottobre 1997 da Mons. Isidore de Souza, ha conosciuto sotto la direzione p. Alfonso Maria Bruno, durata un decennio, una crescita esponenziale fino all'inaugurazione della bellissima chiesa con campanile, avvenuta il 15 aprile 2007.

L'allora Arcivescovo Marcel Agboton, aveva in seguito riorganizzato il Santuario, dove già viveva una comunità di sacerdoti e missionari, religiosi e religiose, con la nomina di un animatore pastorale proveniente dal clero diocesano di Cotonou. 

Dopo una sperimentazione durata più di tre anni, il Vescovo Ganye ha voluto tornare al vecchio modulo, stipulando con i frati Francescani dell'Immacolata una convenzione canonica. L'Istituto religioso, inoltre, celebrerà il 13 dicembre la sua presenza ventennale nel Benin.
 
Il Superiore della comunità di Allada, P. Michele Maria Iorio, è stato nominato rettore del Santuario. 

Questo gesto è stato accolto come segno di comunione ecclesiale e di efficace collaborazione tra la Diocesi e i religiosi, mentre si avvicina il viaggio apostolico in Benin di Benedetto XVI, previsto a novembre.

- Fides -

lunedì 21 febbraio 2011

Le Ancelle di Cristo Sacerdote di Cuzco ricevono in dono un innovativo depuratore d'acqua

Lo hanno chiamato "zaino d’acqua", ed è un’invenzione recente dell'Università tedesca di Kassel, che permette di purificare circa 1.200 litri d’acqua al giorno senza usare energia elettrica o chimica né carburante. 

L’apparecchio, non ancora in vendita, è stato donato dall’istituzione benefica Kinderhilfe, alle Ancelle di Cristo Sacerdote, che gestiscono una casa per bambini "Uñacha" nel distretto di Quiquijana, nei pressi di Cuzco, in Perù. 

La nuova invenzione consentirà alle religiose peruviane di far fronte alla richiesta di acqua potabile per oltre 1800 bambini che frequentano la casa dell’infanzia da loro gestita. 

Altri apparecchi sono andati in Cile, Pakistan, Vietnam, India, Haiti, Taiwan, Kenya, Bolivia. Tale dispositivo risulta ideale per le zone che non hanno accesso all'acqua potabile o che sono colpite da qualche disastro ambientale.

venerdì 18 febbraio 2011

I 5 momenti significativi della beatificazione di Giovanni Paolo II

I 5 momenti significativi della beatificazione di Giovanni Paolo II

Momento n. 1
Veglia di preparazione, che avrà luogo nella sera di sabato 30 aprile [ore 20.30-21.00: preparazione; ore 21.00-22.30: veglia], al Circo Massimo di Roma.
Organizzazione: Diocesi di Roma
La veglia sarà guidata dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, ed il Santo Padre Benedetto XVI si unirà spiritualmente tramite un collegamento video.

Momento n. 2
Celebrazione della beatificazione, domenica 1º maggio in Piazza San Pietro, con inizio alle ore 10.00 e presieduta dal Santo Padre.
La partecipazione non è regolata da singoli biglietti, tuttavia l'accesso alla Piazza e zone adiacenti sarà sotto la tutela della Sicurezza Pubblica.

Momento n. 3Venerazione delle spoglie del nuovo Beato, possibile a tutti i fedeli la stessa domenica 1º maggio, subito dopo la cerimonia della beatificazione e fino ad esaurimento del flusso dei fedeli.
Le spoglie del nuovo Beato saranno esposte per la venerazione nella Basilica di San Pietro, davanti all'Altare della Confessione.

Momento n. 4
Santa Messa di ringraziamento, programmata per lunedì 2 maggio, alle ore 10.30 in Piazza San Pietro, e presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato.
 
Momento n. 5
Tumulazione delle spoglie del nuovo Beato, nella Basilica Vaticana, presso la Cappella di San Sebastiano, in forma privata.
 
La Santa Sede fa sapere che i particolari dei vari momenti saranno resi noti successivamente dagli Uffici interessati

giovedì 17 febbraio 2011

Focus "solidale": la parrocchia romana di Nostra Signora di Coromoto

Nel 1652 la Vergine appare a Coromoto, capo indio che vive in Venezuela. Viene così eretto il santuario omonimo, considerato dai cattolici del Sudamerica un po’ la “Lourdes dell'America Latina”. Nel quartiere gianicolense (a Roma) una parrocchia ne riprende il nome: è Nostra Signora di Coromoto, comunità costituita da 25.000 persone e 7.500 famiglie. 

È guidata dal parroco, don Francesco Giuliani, coadiuvato dai tre viceparroci: don Paolo Martinelli, don Gianpiero Casolaro, monsignor Mario Quagliozzi. A loro si affiancano don Andrea Passos, studente e collaboratore, e Vitaliano Genco, diacono permanente.

E anche nel XVI Municipio «accadono ogni giorno dei piccoli miracoli, grazie alla disponibilità di tante persone che si mettono al servizio dei più bisognosi». Così Cristiana Squaglia, responsabile di uno dei gruppi della carità della parrocchia, il “Chicco di Senape”, descrive i risultati ottenuti dall’associazione. «Dal 2007 – spiega – offriamo un servizio di accoglienza verso le famiglie di bambini affetti da gravi malattie, non residenti a Roma, durante il periodo di controlli e cure presso l'ospedale Bambino Gesù».

Nostra Signora di Coromoto ha messo a disposizione un locale, sottostante la chiesa di San Francesco di Sales – sulla Portuense, ai confini del territorio di competenza della parrocchia – che, debitamente ristrutturato, è stato reso idoneo per il progetto di aiuto. «Grazie al lavoro di 100 volontari che operano 24 ore su 24, il “Chicco” è germogliato e sono spuntate le prime foglie» dice ancora Cristiana.

Si ispira agli stessi valori della solidarietà verso il prossimo l'attività del “Gruppo Amici”, che dal 1993 «per tre pomeriggi a settimana, si occupa di circa 60 persone diversamente abili residenti nel quartiere offrendo in tal modo – racconta Lucia Mantini, una volontaria – un sostegno alle famiglie. Siamo circa 70 volontari e cerchiamo di coinvolgere i ragazzi, dai 30 ai 60 anni, in attività manuali senza dimenticare i momenti di preghiera e le celebrazioni».

Ma è la Santa Messa, sottolinea don Francesco, «il cuore pulsante per l’intera comunità: è molto curato il canto, esiste un gruppo di lettori debitamente formati e si sta costituendo un gruppo liturgico secondo le indicazioni della diocesi».

La parrocchia offre diverse possibilità per approfondire la Parola di Dio: oltre alla lectio divina si sta tentando un nuovo rilancio dell'evangelizzazione attraverso l'esperienza dei centri di ascolto del Vangelo, e, ancora, l'iniziativa della catechesi per adulti.

Accanto alle occasioni di crescita spirituale, diverse le attività ricreative proposte, dato che sul territorio non sono presenti centri culturali né di aggregazione. Molto attivi l'oratorio e il centro anziani che due volte alla settimana propone incontri con esperti. Ancora, il circolo bocciofili e “Corovolley”, la squadra di pallavolo di preadolescenti. Assidui gli appuntamenti del gruppo scout, da 20 anni presente in parrocchia, mentre da 30 esiste il gruppo teatrale che «si riunisce due volte alla settimana per realizzare commedie di grandi autori quali Ceckov, Goldoni, De Filippo e il cui ricavato – spiega la regista Susanna Lupo – va a sostegno delle attività della parrocchia».

Un'iniziativa interessante è infine il corso di filosofia, «nato per fornire i fondamenti della disciplina agli iscritti al corso di teologia per laici organizzato in parrocchia dall'Istituto Ecclesia Mater – spiega il professor Manfreda – e al quale oggi partecipano settimanalmente circa 60 persone».

-RomaSette-

mercoledì 16 febbraio 2011

Il Vescovo di Pompei fa visita (pastorale) alla sua Diocesi

Venerdì 18 febbraio, alle ore 19, S.E. Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo Prelato e Delegato Pontificio di Pompei, presiederà la solenne celebrazione Eucaristica in occasione dell'inizio della sua Visita Pastorale alle parrocchie di Pompei.

Durante la cerimonia, sarà letto il decreto d'indizione della Visita che sarà consegnato a tutti i parroci della Diocesi.

In preparazione allo speciale evento di grazia, Mons. Liberati ha indirizzato a tutti i fedeli della Prelatura e del Santuario della B.V. Maria del S. Rosario una lettera in cui è espresso tutto il senso di una Visita Pastorale. 

Rivolgendosi direttamente al popolo che Dio gli ha affidato, l'Arcivescovo ha spiegato che sarà l'occasione "per conoscerci ancora più in profondità, per realizzare nel tessuto della vita quotidiana delle Vostre famiglie il mio desiderio di incontrarvi più da vicino, per condividere con maggiore cordialità ed affetto le gioie e le speranze, i dolori e le angosce che abbiamo nel cuore!".

martedì 15 febbraio 2011

Aumentano le dichiarazioni a favore della Chiesa cattolica in Spagna

Il numero delle dichiarazioni a favore della Chiesa cattolica in Spagna torna ad aumentare nel 2010. È stato annunciato oggi, in una conferenza stampa a Madrid per presentare i dati delle assegnazioni a favore della Chiesa nell’ultima campagna delle Dichiarazioni dei redditi. 

Nell’ultima Dichiarazione dei redditi, del 2010, che corrisponde all’Irpef del 2009, il numero di dichiarazioni con assegnazioni a favore della Chiesa cattolica in Spagna è aumentato di 65.983. Il numero totale delle dichiarazioni a favore della Chiesa ha raggiunto i 7.260.138 milioni. In soli tre anni, c’è stato un aumento di quasi 800.00 dichiarazioni (esattamente 777.983). 
Si tiene in conto che un buon numero di esse sono congiunte, si può stimare che nella scorsa primavera più di 9 milioni di contribuenti hanno firmato a favore della Chiesa cattolica. 

La percentuale sale quasi di mezzo punto e arriva al 34,75%, anche se la somma incassata è stata di 249.456.822 euro (3.225.724 euro in meno rispetto all’anno precedente). È un dato, comunque, molto positivo se si tiene in conto che, nel contesto generale di crisi economica, le previsioni che c’erano in relazione alla somma dell’Irpef e il suo impatto nella quota intera dell’imposta, che si utilizza come base para l’assegnazione, erano pessimistiche.

La Conferenza episcopale spagnola ritiene che i risultati di questo esercizio permetteranno di mantenere il sostentamento delle attività essenziali della Chiesa a livelli di efficienza e austerità come è stato fatto abitualmente finora. La decisione personale dei contribuenti nel momento di contrassegnare la casella corrispondente nella Dichiarazione dei redditi continuerà ad essere fondamentale. 

Possono farlo o solo per la Chiesa cattolica o insieme per la Chiesa cattolica e per quelli che sono chiamati “altri fini sociali”. Il nuovo e importante aumento nel numero di persone che hanno deciso di firmare a favore della Chiesa, in una congiuntura complessa, mostra che la percezione reale che la società ha della Chiesa è positiva. 

La Conferenza episcopale ringrazia tutti del gesto di firmare, specialmente coloro che lo hanno fatto per la prima volta, e ricorda che le altre forme di collaborazione al sostentamento della Chiesa, come le collette, le sottoscrizioni e altro, continuano ad essere assolutamente indispensabili. I risultati delle campagne di comunicazione degli ultimi anni fanno aver fiducia e la Conferenza episcopale ha intenzione di continuare a lavorare su questa linea per informare circa il lavoro della Chiesa e invitare a firmare a favore di essa nella Dichiarazione dei redditi.

-Sir-

lunedì 14 febbraio 2011

Un pozzo in Etiopia per realizzare il "sogno di Andrea"

Un pozzo per Andrea. Il 29 gennaio il quindicenne Andrea De Nando è stato travolto e ucciso mentre tornava a casa dopo una giornata trascorsa all’oratorio.

Il giovane viveva con la famiglia a Peschiera Borromeo, in provincia di Milano. Tra gli interessi di Andrea, c’era un sogno, scritto sul diario che la mamma ha ritrovato e che ora vuole realizzare: costruire un pozzo in Africa. 

Per questa ragione la signora Elisabetta, mamma del ragazzo, ha lanciato una campagna di raccolta fondi per la realizzazione del sogno di Andrea. 

“Siamo stati insieme due volte in Africa – spiega la donna - e vedendo la povertà estrema in cui vivono migliaia di persone, Andrea chiedeva il perché. Tra i vari motivi, rispondevamo che la mancanza d’acqua, la siccità e le difficoltà nelle coltivazioni erano la causa di tanta sofferenza. Per questo avrebbe voluto costruire un pozzo”. 

Il Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo), ong dei Salesiani, è l’organizzazione cui la famiglia di Andrea ha affidato il compito di identificare e definire il progetto idrico che sarà realizzato in Etiopia. 

La signora Elisabetta si recherà personalmente nella località dove sarà costruito il pozzo in occasione della posa della prima pietra e, più tardi, per la sua inaugurazione. Periodicamente sarà resa nota l’entità dei fondi raccolti e il loro impiego.

sabato 12 febbraio 2011

Cresce nel mondo il numero dei sacerdoti ordinati e diminuiscono gli abbandoni

Cresce nel mondo il numero dei sacerdoti ordinati, mentre diminuisce sensibilmente il numero di quanti abbandonano scegliendo di tornare allo stato laicale. In calo anche il numero dei morti. Forse i numeri dicono poco -- si parla dell'1,4 per cento dei nuovi ordinati e del 3-4 per mille di defezioni negli ultimi anni -- tuttavia basta riflettere sul fatto che dal 1999 non si registrava, nel computo dei sacerdoti nel mondo, un saldo positivo come quello registrato nel 2009, cioè 809 unità in più, per guardare al futuro con rinnovata speranza.

A certificare la buona notizia è l'Annuarium Statisticum Ecclesiae 2009, preparato dall'Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa ed edito dalla Libreria Editrice Vaticana, che sarà presentato nei prossimi giorni. Rispetto al più noto Annuario Pontificio, nel quale vengono privilegiati nomi e biografie, l'Annuario Statistico della Chiesa -- del quale anticipiamo alcuni contenuti -- fornisce una lettura quantitativa di tutte le forze della Chiesa cattolica impegnate nell'apostolato e nell'evangelizzazione nei diversi Paesi e continenti.
 
Le statistiche ufficiali più recenti si riferiscono al 2009. Il numero complessivo dei sacerdoti a quella data era 410.593, di cui 275.542 membri del clero diocesano e 135.051 del clero religioso. Nel 1999 erano invece 405.009 suddivisi in 265.012 diocesani e 139.997 religiosi. L'incidenza del clero diocesano e di quello religioso non è mutata in modo significativo: rispettivamente 65% e 35% nel 1999 contro il 67% e il 33% nel 2009. L'ammontare globale di sacerdoti nel mondo nel 2009, rispetto a quello del 1999, ha subito dunque un incremento dell' 1,4% risultante dall'aumento del 4,0% del clero diocesano e dalla flessione del 3,5% di quello religioso.
 
Il decremento percentuale ha interessato l'America del Nord (circa 7% per il clero diocesano e 21% per il clero religioso), l'Europa (col 9%) e l'Oceania (col 4,6%); sono invece aumentati i sacerdoti africani (38,5%), quelli dell'Asia (30,5%) e quelli diocesani dell'America Centrale e Meridionale. Tranne che nell'Africa e nell'Asia il clero religioso è ovunque diminuito.
 
La distribuzione del clero del 2009 tra i continenti è caratterizzata da una forte prevalenza di sacerdoti europei (46,5%) che sono circa il 56% in più di quelli americani; il clero asiatico incide per il 13,5%, quello africano per l' 8,9% e quello dell'Oceania per l' 1,2%. Tra il 1999 e il 2009 è cresciuto il peso sia del clero africano (da 6,6 a 8,9), sia quello asiatico (da 10,6 a 13,5) che quello dei sacerdoti americani (da 29,7 a 29,9); la crescita è andata a scapito del peso del clero europeo che è sceso dal 52,0% al 46,5%.
 
Per un quadro completo, alle statistiche sui sacerdoti conviene aggiungere quelle dei cattolici. Si avrà un quadro preciso tra domanda e offerta di servizio pastorale.
 
Per quanto concerne i cattolici, le loro percentuali di composizione sono cresciute in Africa, in Asia e nell'America Meridionale mentre sono diminuite nel Nord America e in Europa. Se esistesse un perfetto equilibrio tra presenza e richiesta di attività pastorale, le percentuali di composizione dei sacerdoti dovrebbero coincidere per ogni area con quella dei cattolici. Viceversa, dal confronto tra le due percentuali di composizione dei sacerdoti e dei cattolici, risulta che nel 1999 esistevano dei larghi divari: le percentuali dei sacerdoti superavano quelle dei cattolici nel Nord America, in Europa, nel Medio Oriente e in Oceania; le più evidenti carenze di sacerdoti erano localizzate in Africa e nell'America Meridionale e Centro Continentale.
 
Nel 2009 la sovrabbondanza relativa di sacerdoti rispetto ai cattolici si è manifestata in Europa, nel Nord America e in Asia. Dove invece sussisteva nel 1999 carenza relativa di sacerdoti rispetto ai cattolici, e cioè nell'America centrale e meridionale, si registra una diminuzione del divario (15,2% di sacerdoti contro 42,4% di cattolici nel 1999; 17,3% contro 42,2 % nel 2009).
 
Dal 1999 al 2009 il numero dei decessi tra i sacerdoti è stato costantemente inferiore alle ordinazioni e ha fatto registrare mediamente, nel periodo, le 7.750 unità.
Infine una notazione sul numero di decessi di sacerdoti nel mondo. Tendenzialmente è in diminuzione per i sacerdoti diocesani mentre si può rilevare una notevole stabilità del numero dei morti tra i sacerdoti religiosi. In Europa, caratterizzata da un corpo sacerdotale nettamente più anziano, i decessi sopravanzano costantemente le ordinazioni. L'Africa e l'Asia che godono di una popolazione sacerdotale assai più giovane, presentano un bilancio demografico ampiamente positivo; in questi continenti nel complesso i decessi sono stati nell'intero periodo circa un terzo delle ordinazioni. Quasi in perfetta parità il bilancio demografico in Oceania; saldo positivo in America.

(© L'Osservatore Romano - 11 febbraio 2011)

venerdì 11 febbraio 2011

Giovane laica da Hong Kong va in missione in Kenya

Con il mandato missionario conferitole da don Kam Po Wai Paul, presidente della Commissione della Pastorale Giovanile di Hong Kong, e da p. Franco Cumbo, Superiore provinciale del PIME (Pontificio Istituto Missioni Estere), la laica Liang Tian Ning è partita da Hong Kong alla volta del Kenya, per tre mesi di esperienza missionaria. 

Secondo quanto riferisce Kong Ko Bao (il bollettino diocesano in versione cinese), prima della sua partenza, avvenuta il 27 gennaio, la giovane ha partecipato al ritiro spirituale mensile organizzato dalla Commissione della Pastorale Giovanile di Hong Kong, l'l‚ l'8 e il 9 gennaio. 

Durante la solenne Eucaristia celebrata a conclusione del ritiro, Liang Tian Ning ha ricevuto il mandato e la Croce missionaria, con l'imposizione delle mani per invocare su di lei l'abbondante effusione dello Spirito Santo. 

Arrivata a destinazione, Liang Tian Ning si è unita ad un'altra laica missionaria di Hong Kong, Chen Qian Ying, e ha iniziato a prestare il proprio servizio missionario nelle scuole, nelle parrocchie e nelle Sunday-schools.

-Fides-

giovedì 10 febbraio 2011

Vocazioni, è impegno di ogni fedele promuoverle

Messaggio del Papa per la Giornata di Preghiera per le Vocazioni sul tema “Proporre le vocazioni nella Chiesa locale”

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE

Cari fratelli e sorelle!

La XLVIII Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni, che sarà celebrata il 15 maggio 2011, quarta Domenica di Pasqua, ci invita a riflettere sul tema- Proporre le vocazioni nella Chiesa locale. Settant'anni fa, il Venerabile Pio XII istituì la Pontifìcia Opera per le Vocazioni Sacerdotali. In seguito, opere simili sono state fondate dai Vescovi in molte diocesi, animate da sacerdoti e da laici, in risposta all'invito del Buon Pastore, il quale, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore, e disse- La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai. Pregate, dunque, il Signore della messe perché mandi operai nella sua messe! (Mt 9,36-38).

L'arte di promuovere e di curare le vocazioni trova un luminoso punto di riferimento nelle pagine del Vangelo in cui Gesù chiama i suoi discepoli a seguirlo e li educa con amore e premura. Oggetto particolare della nostra attenzione è il modo in cui Gesù ha chiamato i suoi più stretti collaboratori ad annunciare il Regno di Dio (cfr Lc 10,9).

Innanzitutto, appare chiaro che il primo atto è stata la preghiera per loro- prima di chiamarli, Gesù passò la notte da solo, in orazione ed in ascolto della volontà del Padre (cfr Lc 6,12), in un'ascesa inferiore al di sopra delle cose di tutti i giorni. La vocazione dei discepoli nasce proprio nel colloquio intimo di Gesù con il Padre.

Le vocazioni al ministero sacerdotale e alla vita consacrata sono primariamente frutto di un costante contatto con il Dio vivente e di un'insistente preghiera che si eleva al Padrone della messe sia nelle comunità parrocchiali, sia nelle famiglie cristiane, sia nei cenacoli vocazionali.

Il Signore, all'inizio della sua vita pubblica, ha chiamato alcuni pescatori, intenti a lavorare sulle rive del lago di Galilea- Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini (Mt 4,19). Ha mostrato loro la sua missione messianica con numerosi segni che indicavano il suo amore per gli uomini e il dono della misericordia del Padre; li ha educati con la parola e con la vita affinché fossero pronti ad essere continuatori della sua opera di salvezza; infine, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre (Gv 13,1), ha affidato loro il memoriale della sua morte e risurrezione, e prima di essere elevato al Cielo li ha inviati in tutto il mondo con il comando- Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli (Mt 28,19).

È una proposta, impegnativa ed esaltante, quella che Gesù fa a coloro a cui dice Seguimi!- li invita ad entrare nella sua amicizia, ad ascoltare da vicino la sua Parola e a vivere con Lui; insegna loro la dedizione totale a Dio e alla diffusione del suo Regno secondo la legge del Vangelo- Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto (Gv 12,24); li invita ad uscire dalla loro volontà chiusa, dalla loro idea di autorealizzazione, per immergersi in un'altra volontà, quella di Dio e lasciarsi guidare da essa; fa vivere loro una fraternità, che nasce da questa disponibilità totale a Dio (cfr Mt 12,49-50), e che diventa il tratto distintivo della comunità di Gesù- Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri (Gv 13,35). Anche oggi, la sequela di Cristo è impegnativa; vuol dire imparare a tenere lo sguardo su Gesù, a conoscerlo intimamente, ad ascoltarlo nella Parola e a incontrarlo nei Sacramenti; vuol dire imparare a conformare la propria volontà alla Sua. Si tratta di una vera e propria scuola di formazione per quanti si preparano al ministero sacerdotale ed alla vita consacrata, sotto la guida delle competenti autorità ecclesiali.

Il Signore non manca di chiamare, in tutte le stagioni della vita, a condividere la sua missione e a servire la Chiesa nel ministero ordinato e nella vita consacrata, e la Chiesa è chiamata a custodire questo dono, a stimarlo e ad amarlo- essa è responsabile della nascita e della maturazione delle vocazioni sacerdotali (GIOVANNI PAOLO II, Esort. ap. postsinodale Pastores dabo vobis, 41).

Specialmente in questo nostro tempo in cui la voce del Signore sembra soffocata da altre voci e la proposta di seguirlo donando la propria vita può apparire troppo difficile, ogni comunità cristiana, ogni fedele, dovrebbe assumere con consapevolezza l'impegno di promuovere le vocazioni.

È importante incoraggiare e sostenere coloro che mostrano chiari segni della chiamata alla vita sacerdotale e alla consacrazione religiosa, perché sentano il calore dell'intera comunità nel dire il loro sì a Dio e alla Chiesa. Io stesso li incoraggio come ho fatto con coloro che si sono decisi ad entrare in Seminario e ai quali ho scritto- Avete fatto bene a farlo. Perché gli uomini avranno sempre bisogno di Dio, anche nell'epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione- del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità (Lettera ai Seminaristi, 18 ottobre 2010).

Occorre che ogni Chiesa locale si renda sempre più sensibile e attenta alla pastorale vocazionale, educando ai vari livelli, familiare, parrocchiale, associativo, soprattutto i ragazzi, le ragazze e i giovani - come Gesù fece con i discepoli - a maturare una genuina e affettuosa amicizia con il Signore, coltivata nella preghiera personale e liturgica; ad imparare l'ascolto attento e fruttuoso della Parola di Dio, mediante una crescente familiarità con le Sacre Scritture; a comprendere che entrare nella volontà di Dio non annienta e non distrugge la persona, ma permette di scoprire e seguire la verità più profonda su se stessi; a vivere la gratuità e la fraternità nei rapporti con gli altri, perché è solo aprendosi all'amore di Dio che si trova la vera gioia e la piena realizzazione delle proprie aspirazioni. Proporre le vocazioni nella Chiesa locale, significa avere il coraggio di indicare, attraverso una pastorale vocazionale attenta e adeguata, questa via impegnativa della sequela di Cristo, che, in quanto ricca di senso, è capace di coinvolgere tutta la vita. Mi rivolgo particolarmente a voi, cari Confratelli nell'Episcopato. Per dare continuità e diffusione alla vostra missione di salvezza in Cristo, è importante incrementare il più che sia possibile le vocazioni sacerdotali e religiose, e in modo particolare quelle missionarie (Decr. Christus Dominus, 15). Il Signore ha bisogno della vostra collaborazione perché le sue chiamate possano raggiungere i cuori di chi ha scelto. Abbiate cura nella scelta degli operatori per il Centro Diocesano Vocazioni, strumento prezioso di promozione e organizzazione della pastorale vocazionale e della preghiera che la sostiene e ne garantisce l'efficacia.

Vorrei anche ricordarvi, cari Confratelli Vescovi, la sollecitudine della Chiesa universale per un'equa distribuzione dei sacerdoti nel mondo. La vostra disponibilità verso diocesi con scarsità di vocazioni, diventa una benedizione di Dio per le vostre comunità ed è per i fedeli la testimonianza di un servizio sacerdotale che si apre generosamente alle necessità dell'intera Chiesa.

Il Concilio Vaticano II ha ricordato esplicitamente che il dovere di dare incremento alle vocazioni sacerdotali spetta a tutta la comunità cristiana, che è tenuta ad assolvere questo compito anzitutto con una vita perfettamente cristiana (Decr. Optatam totius, 2). Desidero indirizzare quindi un fraterno e speciale saluto ed incoraggiamento a quanti collaborano in vario modo nelle parrocchie con i sacerdoti. In particolare, mi rivolgo a coloro che possono offrire il proprio contributo alla pastorale delle vocazioni- i sacerdoti, le famiglie, i catechisti, gli animatori. Ai sacerdoti raccomando di essere capaci di dare una testimonianza di comunione con il Vescovo e con gli altri confratelli, per garantire l'humus vitale ai nuovi germogli di vocazioni sacerdotali. Le famiglie siano animate da spirito di fede, di carità e di pietà (ibid.), capaci di aiutare i figli e le fìglie ad accogliere con generosità la chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata. I catechisti e gli animatori delle associazioni cattoliche e dei movimenti ecclesiali, convinti della loro missione educativa, cerchino di coltivare gli adolescenti a loro affidati in maniera di essere in grado di scoprire la vocazione divina e di seguirla di buon grado (ibid.).

Cari fratelli e sorelle, il vostro impegno nella promozione e nella cura delle vocazioni acquista pienezza di senso e di efficacia pastorale quando si realizza nell'unità della Chiesa ed è indirizzato al servizio della comunione. È per questo che ogni momento della vita della comunità ecclesiale - la catechesi, gli incontri di formazione, la preghiera liturgica, i pellegrinaggi ai santuari - è una preziosa opportunità per suscitare nel Popolo di Dio, in particolare nei più piccoli e nei giovani, il senso di appartenenza alla Chiesa e la responsabilità della risposta alla chiamata al sacerdozio ed alla vita consacrata, compiuta con libera e consapevole scelta. La capacità di coltivare le vocazioni è segno caratteristico della vitalità di una Chiesa locale. Invochiamo con fiducia ed insistenza l'aiuto della Vergine Maria, perché, con l'esempio della sua accoglienza del piano divino della salvezza e con la sua efficace intercessione, si possa diffondere all'interno di ogni comunità la disponibilità a dire sì al Signore, che chiama sempre nuovi operai per la sua messe. Con questo auspicio, imparto di cuore a tutti la mia Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, 15 novembre 2010

BENEDICTUS PP. XVI

© Copyright 2011 - Libreria Editrice Vaticana 

martedì 8 febbraio 2011

In Australia aumentano le iscrizioni nelle scuole cattoliche

Secondo un rapporto reso noto dal quotidiano australiano The Age, nel 2010 le scuole cattoliche hanno registrato il 53% delle iscrizioni in più, pari a 2.586 studenti, rispetto alle scuole del governo, 543 studenti, e a quelle autonome, 1789. 

Le cifre, confermate dall'Australian Bureau of Statistics, riportano nel 2010 un aumento delle iscrizioni nelle scuole cattoliche dello Stato di Victoria dell'1.4%, in quelle autonome dell' 1.5% e in quelle governative dello 0.1%. 

In una dichiarazione di Stephen Elder, responsabile dell'educazione cattolica dell'arcidiocesi di Melbourne, riportata da Cath News, si evidenzia come da queste cifre traspaia la fiducia dei genitori nelle istituzioni cattoliche e l'apprezzamento per il lavoro degli insegnanti e dello staff. 

"I genitori capiscono che le scuole cattoliche sono comunità vibranti di insegnamento e fede ed offrono ai giovani basi solide per la formazione dei loro valori", ha detto Elder. Tuttavia l'esodo dalle scuole pubbliche sembra rallentare in tutta la nazione. 

Le scuole del governo hanno registrato un 40% di iscrizioni in più nel 2010, rispetto al 35% del 2009. Le scuole cattoliche nel 2010 hanno registrato il 33% in più rispetto al 28% del 2009. In proporzione, nelle scuole autonome, negli ultimi 3 anni, si è avuto un calo in tutto il paese dal 90% nel 2008 al 37% nel 2009 e al 27% lo scorso anno. 

-Fides-

lunedì 7 febbraio 2011

Oggi parliamo dell'Associazione "Maria e Luigi", i beati Beltrame Quattrocchi

“L’Associazione Maria e Luigi” Beltrame Quattrocchi è nata il 18 Giugno 2010, con un respiro nazionale e internazionale, dotata di personalità giuridica, approvata dal Vescovo di Pescara, mons. Tommaso Valentinetti. 

Essa intende operare al servizio della persona, nella Chiesa e nella società, a sostegno dell’itinerario umano e spirituale dell’amore, con un particolare impegno nei confronti dei fidanzati e degli sposi, sulla scia  delle virtù, della spiritualità, delle opere dei Beati Maria e Luigi.

Per il primo quinquennio a presiedere  legalmente l’associazione sono stati chiamati  i coniugi Giulia Paola Di Nicola e Attilio Danese, docenti dell’Università di Chieti, esperti in scienze e spiritualità familiare. Presidente onorario a vita è Enrichetta, la quarta figlia della splendida famiglia romana, che tanto ha donato alla Chiesa anche grazie ai figli: Cecilia, monaca benedettina (Fanny),  Padre Paolino (Cesare), trappista delle Frattocchie, e don Tarcisio (Filippo), già monaco benedettino e poi sacerdote diocesano, tanto compianto dall’AGESCI.

L’associazione, rivolta soprattutto agli sposi, è aperta a quanti sono interessati a sostenere il matrimonio e la spiritualità coniugale (sacerdoti, religiose e religiosi, singoli). Sostiene gruppi che nascono dal basso, liberamente, in sintonia con gli obiettivi statutari dell’Associazione.

Non ha fini di lucro e mira alla formazione permanente dei propri membri, in modo particolare degli sposi e dei genitori, secondo una spiritualità di comunione, sull’esempio del vincolo coniugale e dell’opera educativa svolta dai Beati Coniugi”.

sabato 5 febbraio 2011

Arriva il riconoscimento pontificio per la Comunità "Nuovi Orizzonti"

Il Pontificio Consiglio per i Laici, dalle mani del cardinale Stanislaw Ryłko, presidente del dicastero, ha consegnato alla Comunità Nuovi Orizzonti il Decreto di riconoscimento pontificio come associazione internazionale di fedeli. Si tratta di una comunità nata circa 20 anni fa per iniziativa di Chiara Amirante.
Ecco l'intervista rilasciata dalla fondatrice alla Radio Vaticana:

R. - L’associazione Nuovi Orizzonti è nata da un semplice desiderio: condividere quella che è stata la grande scoperta della mia vita, la gioia della risurrezione grazie all’incontro con Cristo Risorto, proprio con quei giovani che vedevo più nella disperazione. Nel ’91 ho cominciato ad andare in strada, di notte, a cercare questi nostri fratelli e devo dire che il grido di questo popolo ha trafitto il mio cuore e sono diventati un po’ la mia nuova famiglia. Nel ’93 è nata la prima comunità di accoglienza a Trigoria e, poi, in questi anni sono stati gli stessi giovani accolti che, provando a vivere il Vangelo in Comunità, hanno sperimentato questa gioia della risurrezione e sono diventati testimoni per tanti altri. In pochi anni si sono moltiplicati i centri e le iniziative. Sono più di 150 mila i Cavalieri della Luce che hanno preso questo impegno di vivere il Vangelo e portare la gioia della risurrezione e la rivoluzione del Vangelo nel mondo.

D. - Oggi la vostra Comunità ha ottenuto il riconoscimento pontificio: una grande gioia per lei?


R. - Una gioia immensa! Il nostro cuore è più che mai ricolmo di commozione, di trepidazione, di gratitudine. Sentiamo che è un importante nuovo sigillo della Chiesa. Se è grande il senso di gratitudine, ancora più grande è questo senso di responsabilità nel cercare di essere fedeli alla vocazione ricevuta, docili allo Spirito Santo, perché questo carisma possa portare abbondanti frutti; quei frutti per cui è stato mandato nella nostra vita personale, nella vita di tanti.

D. - Domenica si svolgeranno grandi festeggiamenti a Roma …

R. - Al Teatro Orione ci sarà questa festa con una celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Ryłko e poi un momento di festa con due Cavalieri della Luce, che sono Andrea Bocelli e Nek. Sarà un momento per dire il nostro grazie al Signore per questa nuova meravigliosa avventura. 

giovedì 3 febbraio 2011

Educare alla pienezza della vita, messaggio per la Giornata della Vita

Messaggio del Consiglio Episcopale Permanente per la 33a Giornata Nazionale per la vita - (6 febbraio 2011)
 
L’educazione è la sfida e il compito urgente a cui tutti siamo chiamati, ciascuno secondo il ruolo proprio e la specifica vocazione.

Auspichiamo e vogliamo impegnarci per educare alla pienezza della vita, sostenendo e facendo crescere, a partire dalle nuove generazioni, una cultura della vita che la accolga e la custodisca dal concepimento al suo termine naturale e che la favorisca sempre, anche quando è debole e bisognosa di aiuto.

Come osserva Papa Benedetto XVI, «alla radice della crisi dell’educazione c’è una crisi di fiducia nella vita» (Lettera alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione, 21 gennaio 2008). Con preoccupante frequenza, la cronaca riferisce episodi di efferata violenza: creature a cui è impedito di nascere, esistenze brutalmente spezzate, anziani abbandonati, vittime di incidenti sulla strada e sul lavoro.

Cogliamo in questo il segno di un’estenuazione della cultura della vita, l’unica capace di educare al rispetto e alla cura di essa in ogni stagione e particolarmente nelle sue espressioni più fragili. Il fattore più inquietante è l’assuefazione: tutto pare ormai normale e lascia intravedere un’umanità sorda al grido di chi non può difendersi. Smarrito il senso di Dio, l’uomo smarrisce se stesso: «l’oblio di Dio rende opaca la creatura stessa» (Gaudium et spes, n. 36.

Occorre perciò una svolta culturale, propiziata dai numerosi e confortanti segnali di speranza, germi di un’autentica civiltà dell’amore, presenti nella Chiesa e nella società italiana. Tanti uomini e donne di buona volontà, giovani, laici, sacerdoti e persone consacrate, sono fortemente impegnati a difendere e promuovere la vita. Grazie a loro anche quest’anno molte donne, seppur in condizioni disagiate, saranno messe in condizione di accogliere la vita che nasce, sconfiggendo la tentazione dell’aborto.

Vogliamo di cuore ringraziare le famiglie, le parrocchie, gli istituti religiosi, i consultori d’ispirazione cristiana e tutte le associazioni che giorno dopo giorno si adoperano per sostenere la vita nascente, tendendo la mano a chi è in difficoltà e da solo non riuscirebbe a fare fronte agli impegni che essa comporta.

Quest’azione di sostegno verso la vita che nasce, per essere davvero feconda, esige un contesto ecclesiale propizio, come pure interventi sociali e legislativi mirati. Occorre diffondere un nuovo umanesimo, educando ogni persona di buona volontà, e in particolare le giovani generazioni, a guardare alla vita come al dono più alto che Dio ha fatto all’umanità. «L’uomo – afferma Benedetto XVI – è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Il desiderio della vita più grande è un segno del fatto che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace» (Messaggio per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 2011, 6 agosto 2010, n. 1).

È proprio la bellezza e la forza dell’amore a dare pienezza di senso alla vita e a tradursi in spirito di sacrificio, dedizione generosa e accompagnamento assiduo. Pensiamo con riconoscenza alle tante famiglie che accudiscono nelle loro case i familiari anziani e agli sposi che, talvolta anche in ristrettezze economiche, accolgono con slancio nuove creature. Guardiamo con affetto ai genitori che, con grande pazienza, accompagnano i figli adolescenti nella crescita umana e spirituale e li orientano con profonda tenerezza verso ciò che è giusto e buono. Ci piace sottolineare il contributo di quei nonni che, con abnegazione, si affiancano alle nuove generazioni educandole alla sapienza e aiutandole a discernere, alla luce della loro esperienza, ciò che conta davvero.

Oltre le mura della propria casa, molti giovani incontrano autentici maestri di vita: sono i sacerdoti che si spendono per le comunità loro affidate, esprimendo la paternità di Dio verso i piccoli e i poveri; sono gli insegnanti che, con passione e competenza, introducono al mistero della vita, facendo della scuola un’esperienza generativa e un luogo di vera educazione. Anche a loro diciamo grazie.

Ogni ambiente umano, animato da un’adeguata azione educativa, può divenire fecondo e far rifiorire la vita. È necessario, però, che l’anelito alla fraternità, posto nel profondo del cuore di ogni uomo, sia illuminato dalla consapevolezza della figliolanza e dalla gratitudine per un dono così grande, dando ali al desiderio di pienezza di senso dell’esistenza umana. Il nostro stile di vita, contraddistinto dall’impegno per il dono di sé, diventa così un inno di lode e ci rende seminatori di speranza in questi tempi difficili ed entusiasmanti.

Roma, 7 ottobre 2010
Memoria della Beata Vergine del Rosario

Il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana

mercoledì 2 febbraio 2011

Youcat, sussidio per "una fede giovane"

Le 300 pagine di YOUCAT sono originali fin dalla copertina: un giallo vivace con il titolo bianco che campeggia verso i tre quarti, mentre sullo sfondo sbalza una grande Y fatta da tante piccole croci dalle molte e varie fogge. Forte il richiamo alla bandiera vaticana, ai colori del Papa, e l’ammiccare fin da subito alla galassia di Internet, dove molti degli interlocutori di questo testo passano buona parte del loro tempo. Il nuovo catechismo dei giovani, tra l’altro, sarà nella sacca del pellegrino – in almeno sette lingue – delle centinaia di migliaia di giovani che quest’estate – dal 16 al 21 agosto – parteciperanno alla GMG (Giornata mondiale della gioventù) di Madrid, con un prevedibile festoso anticipo nella prima consegna la domenica della Palme, il 17 aprile. Un’esperienza collettiva di Chiesa che non potrà non lasciare il segno.

«Scambiatevi idee su Internet»
I giovani hanno bisogno di proposte forti, anche nel bene. FOTO: CHRISTOPHER FURLONG/GETTY IMAGES
I giovani hanno bisogno di proposte forti, anche nel bene. FOTO: CHRISTOPHER FURLONG/GETTY IMAGES

Ma con la gioventù sbandata e sbiadita dei nostri giorni – si chiederà qualcuno – a cosa può servire un catechismo, per di più fatto a domande e risposte? Benedetto XVI, nella sua Prefazione – che gentilmente l’editore italiano di YOUCAT (Città Nuova) ci ha concesso in esclusiva – non ha tentennamenti in proposito, e dà fiducia alla curiosità, all’intelligenza e acume dei giovani. Di più, da buon educatore chiede molto: «Studiate il catechismo con passione e perseveranza! Sacrificate il vostro tempo per esso! Studiatelo nel silenzio della vostra camera, leggetelo in due, se siete amici, formate gruppi e reti di studio, scambiatevi idee su Internet. Rimanete ad ogni modo in dialogo sulla vostra fede!».

Proposte forti anche nel bene

Sì, la perdita di contatto con la fede, per pigrizia o per mancanza di adulti che non sono in grado di mostrarne tutta la bellezza, è una scorciatoia per troppi giovani. Anche se oggi, in verità, a esser controcorrente non è l’incredulità banale di chi non vuole interrogarsi e nemmeno l’ateismo isterico di chi se la prende con la Chiesa per partito preso, ma la ricerca di chi onora le grandi domande della vita senza accontentarsi di risposte tanto facili quanto ingannevoli. Ed è qui che i giovani possono piazzare il loro colpo d’ala, venire allo scoperto con quel di più che la loro età non permette ancora di soffocare.
Sono convinto che YOUCAT, un catechismo nato da cammini di fede di gruppi giovanili in ambito tedesco (non a caso uno dei suoi principali promotori è il cardinale di Vienna Christoph Schönborn), rappresenti una grande occasione per i giovani d’Europa – e non solo – che intendono prendere sul serio la propria vita e quindi l’accoglimento e l’opzione della fede come cammino di autentica umanizzazione. I giovani hanno bisogno di proposte forti, anche nel bene, e questo strumento è all’altezza dei tempi, dei luoghi (che la globalizzazione avvicina e unifica sempre più) e dei destinatari.
Il teologo laico Manfred Lütz, uno degli ideatori dell’opera, l’ha definito «porta» al Catechismo della Chiesa Cattolica, perché dovrebbe suscitare il desiderio di un’adesione adulta alla Chiesa e alla fede che in essa viene professata. Si tratta di una porta invitante, e forse non solo per i giovani, perché ai nostri giorni la fede è per tutti ardua. Questo strumento potrà giovare a molti. Parola di Papa.     

Ugo Sartorio (Messaggero Sant'Antonio)

martedì 1 febbraio 2011

Le vocazioni, segno eloquente di vitalità

“Il grande lavoro dell’evangelizzazione richiede un numero sempre maggiore di persone che rispondano generosamente alla chiamata di Dio e si dedichino per la vita alla causa del Vangelo”. Lo ha scritto Benedetto XVI, nel suo messaggio per il II Congresso continentale latinoamericano per le vocazioni, in corso a Cartago (Costa Rica), da ieri al 5 febbraio.

“Un’azione missionaria più incisiva porta come frutto prezioso, insieme al rinvigorimento della vita cristiana in generale – ha sottolineato il Papa -, l’aumento delle vocazioni di speciale consacrazione. In ogni modo, l’abbondanza delle vocazioni è un segno eloquente di vitalità ecclesiale, così come del forte vissuto di fede da parte di tutti i membri del Popolo di Dio”.

Per il Pontefice, “la Chiesa, nel più suo intimo essere, ha una dimensione vocazionale” e “la vita cristiana partecipa anche di questa stessa dimensione vocazionale che caratterizza la Chiesa”.
Il Santo Padre, ricordando che l’obiettivo di questo II Congresso è fortificare la pastorale vocazionale, ha evidenziato come essa debba “essere pienamente inserita nella pastorale generale e con una presenza capillare in tutti gli ambiti pastorali concreti”. “L’esperienza ci insegna – ha aggiunto Benedetto XVI – che, laddove c’è una buona pianificazione e una pratica costante della pastorale vocazionale, le vocazioni non mancano”.
“Dio – ha proseguito il Papa – è generoso, e ugualmente generoso dovrà essere l’impegno pastorale vocazionale in tutte le Chiese particolari”. Tra gli aspetti che il Pontefice ha indicato come utili al far nascere le vocazioni, è importante “l’attenzione alla vita spirituale”.

“La vocazione – ha chiarito – non è frutto di nessun progetto umano o di un’abile strategia organizzativa. Nella sua realtà più profonda, è un dono di Dio, una iniziativa misteriosa e ineffabile del Signore, che entra nella vita di una persona catturandola con la bellezza del suo amore, e suscitando conseguentemente una dedizione totale e definitiva a questo amore divino”.
Dunque, “bisogna sempre tener presente la priorità della vita dello spirito come base di tutta la programmazione pastorale. È necessario offrire alle giovani generazioni la possibilità di aprire il cuore a una realtà più grande: a Cristo, l’unico che può dare senso e pienezza alle loro vite”.

Certamente, ha continuato il Santo Padre, “la testimonianza personale e comunitaria di una vita di amicizia e intimità con Cristo occupa un posto di primo piano nell’impegno di promozione delle vocazioni”. “La testimonianza fedele e gioiosa della propria vocazione è stata ed è – ha concluso Benedetto XVI - un mezzo privilegiato per risvegliare in tanti giovani il desiderio di seguire Cristo”.

-SIR-

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