"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 31 gennaio 2013

Benedetto XVI: Bene, perdono e amore di Dio, l'unica potenza che vincerà!

Quando affermiamo "Io credo in Dio Padre onnipotente", stiamo in effetti esprimendo "la nostra fede nella potenza dell'amore di Dio", che attraverso la morte in croce del suo Figlio Gesù, ha sconfitto "l'odio, il male, il peccato e ci apre alla vita eterna". Si tratta, perciò, di "un atto di fede, di conversione, di trasformazione del nostro pensiero, di tutto il nostro affetto, di tutto il nostro modo di vivere". Infatti, "il vero modo di essere potenza" di Dio è totalmente diverso da quello che professa il mondo e da ciò che siamo soliti pensare "secondo i nostri schemi mentali e i nostri desideri". 

Così si è espresso Benedetto XVI nell'Udienza Generale di questa settimana, commentando il significato della espressione iniziale del Credo, e continuando il ciclo di catechesi dedicato all'Anno della fede.

L'Onnipotenza di Dio si esprime pertanto "nell'amore, nella misericordia, nel perdono, nell'accettare la nostra libertà e nell'instancabile appello alla conversione del cuore". Un atteggiamento che può apparire "debole" ("fatto di pazienza, di mitezza e di amore"), ma che in definitiva dimostra come "solo chi è davvero potente può sopportare il male e mostrarsi compassionevole; solo chi è davvero potente può esercitare pienamente la forza dell'amore".

"La vera, autentica e perfetta potenza divina" consiste dunque nel "rispondere al male non con il male ma con il bene, agli insulti con il perdono, all'odio omicida con l'amore che fa vivere". Ed è questa l'unica potenza che "vincerà!".

Questa amorevolezza di estrema potenza configura anche un altro aspetto di Dio, quello cioè della sua paternità. Infatti, "come Padre, Dio accompagna con amore la nostra esistenza, donandoci la sua Parola, il suo insegnamento, la sua grazia, il suo Spirito". Ed è "così buono" che "non abbandona mai i suoi figli", "sorregge, aiuta, accoglie, perdona, salva", e tutto ciò "con una fedeltà che sorpassa immensamente quella degli uomini, per aprirsi a dimensioni di eternità".

E sono proprio le nostre manchevolezze, "la nostra debole natura umana, la nostra fragilità" a fare "appello alla misericordia del Signore perché manifesti la sua grandezza e tenerezza di Padre aiutandoci, perdonandoci e salvandoci". E Dio ovviamente risponde a questo nostro appello, "inviando il suo Figlio, che muore e risorge per noi", culmine e manifestazione del sua onnipotenza.

Giovanni Tridente

lunedì 28 gennaio 2013

Benedetto XVI: nell'unione matrimoniale la fede fa crescere e fruttificare l'amore degli sposi

Nell'unione matrimoniale tra uomo e donna, la fede è indispensabile per far "crescere e fruttificare" l'amore dei coniugi, "dando spazio alla presenza di Dio Trinità e rendendo la stessa vita coniugale, così vissuta, 'lieta novella' davanti al mondo". Tuttavia, anche nel caso di nubendi non credenti, "ai fini della sacramentalità" (perché il patto resti "indissolubile") è "condizione minima necessaria" "l'intenzione di fare ciò che fa la Chiesa", fermo restando che è impossibile separare totalmente questi due aspetti (intenzione e fede).

È quanto spiegato dal Santo Padre Benedetto XVI ai membri del Tribunale della Rota Romana, ricevuti in udienza in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario, incentrando il suo intervento sul "rapporto tra fede e matrimonio" e sulle conseguenze che "l'attuale crisi di fede" genera parimenti nelle famiglie, "con tutto il carico di sofferenza e di disagio".

Tra le "pressanti sfide" che la "cultura contemporanea" impone all'uomo d'oggi, vi è senz'altro il dubbio acclarato "sulla capacità stessa dell'essere umano di legarsi" in maniera indissolubile per tutta la vita, e l'affermazione che ciò invece sia "in contrasto con la sua libertà e con la sua autorealizzazione".

La storia dimostra che "il rifiuto della proposta divina" porta "ad uno squilibrio profondo in tutte le relazioni umane", inclusa dunque "quella matrimoniale", condannando l'uomo "a chiudersi nel suo egoismo ed egocentrismo".

Per cui, senza la fede diviene difficile "vivere la mutua dedizione e la fedeltà coniugale", anche se ciò non significa che non sia possibile essere fedeli anche "nel matrimonio naturale", il quale "non è privo dei beni" che provengono da Dio. In ogni caso, "il rifiuto della dimensione sacra dell'unione coniugale" - ha aggiunto il Papa - rende sicuramente "ardua l'incarnazione concreta del modello altissimo di matrimonio concepito dalla Chiesa secondo il disegno di Dio".

La vicinanza di Dio permette allora di "superare anche le situazioni più avverse", come dimostrano le esperienze di fede dei Santi - "che hanno vissuto l'unione matrimoniale e familiare nella prospettiva cristiana" -, ed è importante "nella realizzazione dell'autentico bene coniugale, che consiste semplicemente nel volere sempre e comunque il bene dell'altro".

Giovanni Tridente

sabato 26 gennaio 2013

Benedetto XVI: alla base dell'ecumenismo c'è la comunione nella stessa fede

È "la comunione nella stessa fede" a fare da "base per l'ecumenismo", e senza "un'autentica conversione" personale risulta quasi impossibile "avvicinarci maggiormente anche gli uni agli altri", in "un impegno reciproco di comprensione, rispetto e amore". Lo ha detto Benedetto XVI chiudendo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, la 46ª Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, alla presenza dei rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti a Roma.

L'unità, ha detto il Papa, "è donata da Dio come inseparabile dalla fede", altrimenti tutto lo sforzo ecumenico si ridurrebbe ad una semplice forma di "'contratto'" che vincola i contraenti solo ad un "interesse comune". 

Invece, in una società dove il messaggio cristiano sembra incidere "sempre meno nella vita personale e comunitaria", la stessa unità rappresenta "una sfida" e "un presupposto" per tutte le Chiese cristiane a trasmettere agli altri, "in modo sempre più credibile", la fede in Dio.

Tutte le questioni dottrinali che ancora divino i cristiani, secondo Benedetto XVI vanno affrontate con coraggio, fraternità e rispetto reciproco, perseguendo "una collaborazione concreta", consapevoli del fatto che "oggi c'è grande bisogno di riconciliazione, di dialogo e di comprensione reciproca". Tutto ciò rifuggendo però dal semplice moralismo e "in nome dell'autenticità cristiana per una presenza più incisiva nella realtà del  nostro tempo".

Avendo a mente che "l'unità dei cristiani è opera e dono dello Spirito Santo e va ben oltre i nostri sforzi", bisogna mettere al centro "la preghiera", sforzarsi per raggiungere la "santità personale" e ricercare la giustizia. Ci vorranno inoltre "gesti concreti di conversione che muovano le coscienze e favoriscano la guarigione dei ricordi e dei rapporti".

Giovanni Tridente

giovedì 24 gennaio 2013

Benedetto XVI: uscire continuamente da noi stessi per comunicare la certezza della fede

Siamo chiamati "ad uscire continuamente da noi stessi", "per portare nella realtà quotidiana in cui viviamo la certezza che ci viene dalla fede", e cioè "la presenza di Dio nella storia", "che porta vita e salvezza, e ci apre ad un futuro" senza tramonto. Lo ha detto Benedetto XVI nell'Udienza generale di questa settimana, continuando le catechesi sull'Anno della fede e riflettendo questa volta sulla "solenne professione di fede" racchiusa nel Credo.

"Credere in Dio" è "insieme un dono" ed "un impegno", "grazia divina e responsabilità umana", e ci "apre all'infinito mondo del rapporto con il Signore e con il suo mistero". Ad insegnare la fede è "tutta la Bibbia", che narra la storia del progetto di redenzione di Dio per l'uomo "attraverso tante luminose figure di persone" che a Lui credono e a Lui si affidano totalmente.

Tra queste il Papa ha focalizzato l'attenzione sul patriarca Abramo, "la prima grande figura di riferimento per parlare di fede in Dio", "modello esemplare, padre di tutti i credenti", così come ce lo racconta San Paolo nella Lettera agli Ebreri, nella Lettera ai Romani e come è narrato nel Libro della Genesi.

La "partenza al buio" di Abramo, "senza sapere dove Dio lo condurrà", dimostra "un'obbedienza e una fiducia radicali" ed è rischiarata "dalla luce di una promessa", di "un futuro di vita in pienezza" sigillato da una grande "benedizione". Come Abramo, dunque, chi accetta di seguire il Signore e "decide di partire accogliendo la sua chiamata", non avrà "mire di possesso" ma avvertirà "sempre la propria povertà" e assumerà "tutto come dono".

domenica 20 gennaio 2013

Benedetto XVI: il servizio della carità non può prescindere dalla dimensione profetica della fede

Il servizio della carità della Chiesa non può prescindere dalla "dimensione profetica" della fede, in quanto essa ne costituisce "il principio di discernimento", soprattutto "nel contesto attuale" caratterizzato da molte "ombre che oscurano il progetto di Dio". Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo in Udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio "Cor Unum". 

Dopo aver elencato le tante "idolatrie" che schiavizzano l'uomo contemporaneo, il Papa ha proposto dunque "la fede e il sano discernimento cristiano" come freno di "una deriva negativa per l'uomo, anche se si traveste di buoni sentimenti all'insegna di un presunto progresso, o di presunti diritti, o di un presunto umanesimo".

Al contrario, si tratta di "gravi ideologie", a cominciare ad esempio dal "capitalismo selvaggio", che "col suo culto del profitto" ha generato "crisi, disuguaglianze e miseria". C'è poi l'esplosivo connubio "tra una visione materialistica dell'uomo e il grande sviluppo della tecnologia" che professa un'antropologia in fondo "atea", perché "presuppone che l'uomo si riduca a funzioni autonome" e quindi prescinda da Dio e "dalla dimensione propriamente spirituale e dall'orizzonte ultraterreno".

In questo contesto pericoloso, "ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito" e così "ogni esperimento risulta accettabile, ogni politica demografica consentita, ogni manipolazione legittimata". "L'insidia più temibile", resta comunque quella della "radicale negazione della creaturalità e filialità dell'uomo", che in questo modo "finisce in una drammatica solitudine".

venerdì 18 gennaio 2013

Benedetto XVI: il Signore chiede di avanzare uniti lungo la via stretta della fedeltà alla sua volontà

Il Signore chiama tutti i cristiani "ad avanzare insieme lungo la stretta via della fedeltà" alla sua "sovrana volontà", e così "far fronte alle difficoltà o agli ostacoli" che si possono incontrare nel cammino "verso la piena e visibile unità". Lo ha detto Benedetto XVI ricevendo, alla vigilia della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, una delegazione ecumenica della Chiesa Luterana della Finlandia.

Giustizia, pietà e umiltà, unite ad obbedienza e fiducia nel "piano di grazia" di Dio, mostrano, "in modo eloquente", come deve procedere l'impegno verso la comunione ecumenica, nella quale si può avanzare soltanto se si è "sempre più uniti nella preghiera, sempre più impegnati nel proseguire al santità, e sempre più impegnati nella ricerca teologica e nella cooperazione al servizio di una società giusta e fraterna".

Quanto ai cristiani di Finlandia, il Papa ha auspicato "un amore ed un'unità ancora più grande", vivendo "nella luce del Vangelo" e portandola "nelle grandi questioni morali con le quali si confrontano le società attuali".

In questo modo, oltre a dimorare "nella verità", saranno anche "modello di gioia e di speranza per tutti coloro che cercano un sicuro punto di riferimento nel nostro mondo in rapida trasformazione".

Giovanni Tridente

giovedì 17 gennaio 2013

Benedetto XVI: l'Eucaristia è la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio

"L'Eucaristia è la grande scuola in cui impariamo a vedere il volto di Dio", e questo entrare "in rapporto intimo con Lui" attraverso "l'ascolto della Sua Parola" e l'amore verso il prossimo (povero, debole, sofferente) deve orientare "l'intera esistenza nostra". Lo ha affermato Benedetto XVI durante l'Udienza generale di questa settimana, nella quale ha ripreso il ciclo di catechesi dedicato all'Anno della fede soffermandosi sul "rivelare il volto di Dio".

"Il desiderio di conoscere Dio realmente" è scolpito in maniera insita "in ogni uomo, anche negli atei", ma è possibile realizzarlo soltanto mettendosi alla sequela di Cristo, e ciò "non solo nel momento nel quale abbiamo bisogno e quando troviamo uno spazio nelle nostre occupazioni quotidiane, ma con la nostra vita in quanto tale".

In questo modo saremo davvero capaci di vedere "Dio come amico" e di saziarci "con la luce del suo volto".

Con l'Incarnazione - ha spiegato il Papa - si è verificata "una svolta inimmaginabile" nella ricerca del volto del Signore, perché a differenza dell'Antico Testamento (e quindi della religione ebraica) - che vieta di rappresentare Dio attraverso le immagini e predica in un certo senso "l'impossibilità, in questa vita, di vedere il volto di Dio" se non in una maniera "limitata" seguendolo "vedendo le sue spalle" -, adesso lo si può vedere completamente e se ne conosce il nome.

Gesù, dunque, "inaugura in un nuovo modo la presenza di Dio nella storia, perché chi vede Lui, vede il Padre". E anche la "mediazione tra Dio e l'uomo" giunge a pienezza, perché sulla scia di Mosé, dei Profeti e dei Giudici (eletti da Dio perché conducano altri a Lui: "elezione è sempre elezione per l'altro"), lo stesso Gesù diventa "il" mediatore della nuova alleanza, questa volta eterna.

Giovanni Tridente


martedì 15 gennaio 2013

Famiglia, dialogo per la pace e Nuova Evangelizzazione nel discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana

Famiglia, servizio alla pace nel mondo attraverso il dialogo e annuncio evangelico sono i tre temi fondamentali che Benedetto XVI ha affrontato nel discorso alla Curia Romana in occasione dei tradizionali auguri per il Santo Natale, dopo aver menzionato le "molteplici situazioni travagliate", le "grandi questioni e sfide" e i "segni di speranza" che hanno caratterizzato il trascorso 2012.

Il Papa ha ricordato in particolare gli "incontri indimenticabili" in Messico e Cuba, la Festa della Famiglia a Milano, il Viaggio in Libano, il Sinodo sulla Nuova Evangelizzazione e l'inizio comunitario dell'Anno della Fede.

Tutte occasioni che hanno permesso di toccare "temi fondamentali del nostro momento storico". Innanzitutto la famiglia, percorsa da una crisi che "la minaccia fino nelle basi". Eppure, nonostante tutto, "è forte e viva anche oggi". Tuttavia, bisogna ripartire dalla consapevolezza che quando si parla di famiglia, c'è in gioco la "questione dell'uomo stesso", "di che cosa sia l'uomo e di che cosa occorra fare per essere uomini in modo giusto".

Checché ne dica la "nuova filosofia" del "gender" - che riduce la questione sessuale a puro "ruolo sociale del quale si decide autonomamente", negando la "natura precostituita" della corporeità dell'uomo e il suo essere "creatura di Dio" -, "solo nel dono si sé l'uomo raggiunge se stesso" e solo aprendosi "agli altri, ai figli, alla famiglia" e lasciandosi "plasmare nella sofferenza", scopre "l'ampiezza dell'essere persona umana".

lunedì 14 gennaio 2013

Benedetto XVI a Gendarmi e Poliziotti: intensificate la dimensione spirituale della vita

Stima, incoraggiamento, riconoscenza "per il generoso lavoro che svolgete con discrezione, competenza ed efficienza e non senza sacrificio"; un servizio "vigile e qualificato", portato avanti con "diligenza e sollecitudine"; un'opera "considerevole e delicata", "utile al tranquillo e sicuro svolgimento della vita quotidiana e delle manifestazioni religiose della Città del Vaticano" e delle zone adiacenti.

Benedetto XVI ha ricevuto in due distinte occasioni, venerdì pomeriggio e questa mattina, il Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano e i Dirigenti, i Funzionari e gli Agenti dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano, per la presentazione degli auguri del nuovo anno e per esprimere riconoscenza e gratitudine per la "encomiabile disponibilità" e la "preziosa opera" a servizio della Santa Sede.

"La vostra peculiare presenza nel cuore della cristianità", ha detto il Papa ai Gendarmi, "susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l'impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola coraggiosamente in ogni ambiente con un coerente condotta di vita".

Per i Funzionari e gli Agenti ha infine auspicato ugualmente un impegno sempre animato "da una salda fede cristiana, che è indubbiamente il più prezioso tesoro e valore spirituale, che le vostre famiglie vi hanno affidato e che voi siete chiamati a trasmettere ai vostri figli".

"Più saldi sono i principi morali che vi ispirano, più autorevoli saranno i vostri interventi", mentre "la vostra presenza" sia "una garanzia sempre più valida di quel buon ordine e di quella tranquillità" fondamentali "per costruire una vita sociale pacifica e composta", "segno di autentica civiltà".

Giovanni Tridente

Benedetto XVI: Gesù si mette dalla parte dei peccatori per risollevarli e condurli a Dio

Facendosi battezzare nel fiume Giordano da Giovanni il Battista, Gesù si mette "dalla parte dei peccatori, facendosi solidale con essi", perché se accettiamo "di convertirci, di lasciare i nostri egoismi, di staccarci dai nostri peccati", "Egli è capace di risollevarci" e condurci fino a Dio Padre. Così si spiega anche il paradosso che "proprio Colui che è senza peccato si pone tra i peccatori per farsi battezzare". 

Lo ha spiegato Benedetto XVI nell'omelia alla Messa nella Cappella Sistina, celebrata ieri nella Festività del Battesimo del Signore, nel corso della quale ha anche battezzato 20 neonati figli di dipendenti vaticani.

Il Battesimo sta a ricordarci innanzitutto la "vera manifestazione della Santissima Trinità" e quindi la potenza di Dio che si muove in una logica diversa da quella del mondo. Attraverso il Sacramento, noi veniamo "uniti in modo profondo e per sempre con Gesù", immersi proprio "nel mistero di questa sua potenza". 

Domandare il Battesimo è anche frutto della consapevolezza di aver ricevuto "un grande dono da Dio", gratuito, che ci fa sentire "accolti in un abbraccio d'amore". E ciò è dato dalla fede, fondata "sull'esperienza che non vi è niente di più grande che conoscere Cristo e comunicare agli altri l'amicizia con Lui".

mercoledì 9 gennaio 2013

Benedetto XVI: la fede coinvolge non solo mente e cuore ma tutta la nostra vita

Il "realismo dell'amore divino", che nell'Incarnazione del suo Figlio Gesù "si immerge nella nostra storia" assumendo le fatiche e i pesi della vita umana, rappresenta un "forte stimolo ad interrogarci sul realismo della nostra fede", che non va limitata alla sfera del sentimento o delle emozioni, "ma deve entrare nel concreto della nostra esistenza", orientandola anche in maniera pratica.

Lo ha detto Benedetto XVI nel corso dell'Udienza generale di questa mattina, commentando il significato "del grande mistero" del Verbo che "si è fatto carne". Una verità e una "novità" che passa spesso in sordina - abituati come siamo a prestare più attenzione "agli aspetti esteriori, ai 'colori' della festa" - ma che rappresenta "qualcosa di assolutamente impensabile, che solo Dio poteva operare" e a cui possiamo accedere soltanto attraverso la fede.

Il Papa ha auspicato, dunque, che si possa "recuperare lo stupore di fronte a questo mistero", lasciandosi avvolgere dalla sua grandezza, che poi in definitiva si è manifestata nell'"umiltà di un bambino".

Benedetto XVI ha anche riflettuto sul "gesto" dello scambio dei doni nel periodo natalizio, per ricordare come la donazione che Dio fa di sé al mondo rappresenti il "modello del nostro donare", fondato esclusivamente sulla "gratuità dell'amore". "Non è importante che un regalo sia costoso o meno; chi non riesce a donare un po' di se stesso, dona sempre troppo poco" - ha aggiunto il Papa, ravvisando sul rischio "di sostituire il cuore e l'impegno di donazione di sé con il denaro" o "con cose materiali".

"La grande e meravigliosa ricchezza del Mistero dell'Incarnazione" ci permette in definitiva di riconoscere "il vero volto dell'essere umano". E soltanto se l'uomo si apre "all'azione della Sua grazia" e cerca di seguirlo ogni giorno, permette a Dio di realizzare il Suo progetto "su ciascuno di noi".

Giovanni Tridente

Benedetto XVI: Buoni samaritani per l'umanità sofferente

L'atteggiamento del Buon Samaritano chinato sull'uomo sofferente è riproposto da Benedetto XVI nel messaggio per la ventunesima giornata mondiale del malato, che sarà celebrata l'11 febbraio, presso il santuario mariano tedesco di Altötting, sul tema "Il Buon Samaritano: 'Va' ed anche tu fa' lo stesso'".

Il Papa si rivolge ai malati per dir loro "mi sento particolarmente vicino a ciascuno di voi, cari ammalati che, nei luoghi di assistenza e di cura o anche a casa, vivete un difficile momento di prova a causa dell'infermità e della sofferenza". 

E poi rilancia le parole rassicuranti dei Padri del concilio Vaticano II. 
"Non siete né abbandonati, né inutili: voi siete chiamati da Cristo, voi siete la sua trasparente immagine". 

Un pensiero il Papa lo rivolge quindi "alle istituzioni sanitarie cattoliche e alla stessa società civile, alle diocesi, alle comunità cristiane, alle famiglie religiose impegnate nella pastorale sanitaria, alle associazioni degli operatori sanitari e del volontariato" ripetendo con Giovanni Paolo II che è proprio "nell'accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole e malata, che la Chiesa vive oggi un momento fondamentale della sua missione".


(©L'Osservatore Romano 9 gennaio 2013)

lunedì 7 gennaio 2013

Benedetto XVI: l'apertura al trascendente permette di agire secondo giustizia e pace

"Senza un'apertura al trascendente, l'uomo cade facile preda del relativismo e gli riesce poi difficile agire secondo giustizia e impegnarsi per la pace". Lo ha detto questa mattina Benedetto XVI, ricevendo in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede per i consueti auguri di inizio anno. I "proficui rapporti" che la Chiesa cattolica intrattiene con le Autorità civili di tutto il mondo, sono la dimostrazione del suo interesse per "il bene integrale, spirituale e materiale di ogni uomo" e del suo impegno per la promozione della "dignità della persona umana e i fondamenti della pace".

Nell'ottica cristiana, ha spiegato il Papa, "la pace non sorge da un mero sforzo umano, bensì partecipa dell'amore stesso di Dio", e un suo "oblio" è ciò che genera "la violenza", che si manifesta ad esempio anche nel "pernicioso fanatismo di matrice religiosa", che altro non è che una "falsificazione della religione stessa".

Agli Stati e ai Governi "incombe la grave responsabilità" di risolvere i conflitti, "a cominciare" dal Medio Oriente, passando per la Siria - dove si registra una "grave situazione umanitaria" -, la Terra Santa - auspicando "una pacifica convivenza" tra Israeliani e Palestinesi -, l'Iraq, il Libano, il Nord Africa e l'Egitto, l'Africa sub-sahariana, il Corno d'Africa e l'Est della Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Mali - "segnato da una profonda crisi istituzionale e sociale" -, e la Repubblica Centrafricana - per risparmiare "alla popolazione di rivivere gli orrori della guerra civile"...

domenica 6 gennaio 2013

Benedetto XVI: il Vescovo precede e indica la strada agli uomini verso la fede, la speranza e l'amore

Il Vescovo precede e indica la strada agli uomini "verso la fede, la speranza e l'amore" in una "grande processione" che, dagli inizi del "presepe di Betlemme", pervade tutta la storia. Da qui il nesso con la festività dell'Epifania e il pellegrinaggio dei Magi, che vanno all'incontro "con Dio nella figura del Bambino" e che la Chiesa "credente ed orante" celebra oggi.

Lo ha spiegato Benedetto XVI nel corso dell'omelia alla celebrazione di questa mattina nella Basilica Vaticana, in cui sono stati ordinati quattro nuovi Vescovi: mons. Georg Gänswein, segretario particolare del Papa e prefetto della Casa Pontificia, mons. Vincenzo Zani, segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, e i nunzi apostolici mons. Fortunatus Nwachukwu e mons. Nicolas Thevenin.

Ma "che tipo di uomini" erano i Magi?, si è chiesto il Papa. Sicuramente erano "uomini in attesa", "spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo", erano dotti ma interessati soprattutto a sapere "la cosa essenziale", ossia come "essere persona umana" e quale è "la verità su di noi, e su Dio e il mondo". Il loro era un pellegrinaggio del cuore.


Guardando all'esempio dei Magi si comprende anche la missione del Vescovo, chiamato ad essere "un uomo il cui interesse è rivolto verso Dio", e di conseguenza prova "inquietudine" per gli uomini. Un uomo di preghiera, in "permanente contatto interiore" con il Signore e con l'anima "largamente aperta" verso di Lui.


giovedì 3 gennaio 2013

Benedetto XVI: solo se affidiamo la nostra vita a Dio, tutto cambia

"Solo se ci apriamo all'azione di Dio", affidandogli completamente e con fiducia la nostra vita "come ad un amico", "tutto cambia" e il nostro vivere "acquista un nuovo senso e un nuovo volto" poiché diventiamo "figli di un Padre che ci ama e mai ci abbandona". Lo ha ricordato Benedetto XVI nella prima Udienza generale del 2013, durante la quale ha riflettuto sul mistero dell'origine di Gesù.

Senza la disponibilità di Maria, "l'ingresso di Dio nella storia dell'umanità non sarebbe giunto al suo fine", ecco perché Ella "appartiene in modo irrinunciabile alla nostra fede", e ci ricorda che "nulla è impossibile a Dio!", "anche in mezzo alle difficoltà più ardue da affrontare".

Avere fiducia in Dio, "nella sua presenza e azione nella nostra storia", permette perciò alla nostra esistenza di camminare "su un terreno sicuro", aprendoci "ad un futuro di ferma speranza".

La nascita di Gesù, questa "luce" che ancora una volta illumina "le tenebre che spesso avvolgono il nostro mondo e il nostro cuore, e porta speranza e gioia", ha quindi una "origine ben chiara", "viene da Dio", frutto "di un'azione a cui prendono parte le tre Persone divine e che si realizza ex Maria Virgine".

Tutto questo ci insegna, ha concluso Benedetto XVI, che "anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo, la potenza di Dio agisce sempre e opera meraviglie proprio nella debolezza". 

Giovanni Tridente

martedì 1 gennaio 2013

Benedetto XVI: il fondamento della nostra pace è la certezza di contemplare Dio in Gesù Cristo

Ogni uomo nutre come "aspirazione essenziale" il "desiderio di pace", ossia "di una vita umana piena, felice e ben realizzata". La pace è un "bene per eccellenza da invocare come dono di Dio" e "da costruire con ogni sforzo", soprattutto davanti agli eventi "a volte tumultuosi e confusi della storia", "che ci sconcertano" e dei quali spesso neppure "cogliamo il senso". Così Benedetto XVI nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio, celebrata lo scorso 1 gennaio, 46ª Giornata Mondiale della Pace.

Commentando le Letture della liturgia, il Papa ha spiegato come il fondamento, l'origine e la radice di questa pace sia possibile contemplarli nella "pace interiore di Maria", che per diventare la "Madre di Gesù" ha dovuto affrontare "tanti avvenimenti imprevisti", che ha vissuto senza scomporsi o agitarsi". Davanti a "fatti più grandi di lei", Maria "considera, in silenzio, quanto accade, lo custodisce nella sua memoria e nel suo cuore, riflettendovi con calma e serenità". Una "pace interiore" che tutti noi vorremmo avere.

Tuttavia, il vero "fondamento della nostra pace" risiede nella "certezza di contemplare in Gesù Cristo lo splendore del volto di Dio Padre", da cui "nascono gioia, sicurezza e pace". Solo conoscendo direttamente Dio - "mediante Gesù Cristo, nel quale si è rivelato" - impareremo a "comprendere qualcosa della sua vita intima e della sua volontà", provando "nel cammino della vita, la stessa sicurezza che il bambino prova nelle braccia di un Padre buono e onnipotente".

Nell'Angelus del primo giorno del 2013 il Papa ha quindi avuto un pensiero speciale per gli "operatori di pace", quei "tanti" che "non fanno rumore", tutti coloro che ogni giorno "cercano di vincere il male con il bene, con la forza della verità, con le armi della preghiera e del perdono, con il lavoro onesto e ben fatto, con la ricerca scientifica al servizio della vita, con le opere di misericordia corporale e spirituale".

Giovanni Tridente

lunedì 31 dicembre 2012

Benedetto XVI: silenzio e meditazione per guarire dalle inevitabili ferite del quotidiano

Silenzio, meditazione, "riflessione calma e prolungata" sono gli ingredienti indispensabili perché "il nostro animo" possa "trovare guarigione dalle inevitabili ferite del quotidiano". Il cristiano, d'altra parte, "è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c'è nel mondo" e la fede in Gesù gli favorisce "un costante rinnovamento nel bene", oltre alla "capacità di uscire dalle sabbie mobili del peccato e di ricominciare di nuovo". Lo ha detto Benedetto XVI nell'omelia alla celebrazione dei Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e del Te Deum di ringraziamento, il 31 dicembre.


"Scendere in profondità" permette di giungere alla vera sapienza, imparando "a guardare con verità le proprie azioni", compreso "il male presente in noi e intorno a noi" e iniziare così quel "cammino di conversione" che rende "più saggi e più buoni, più capaci di generare solidarietà e comunione".


Secondo il Papa, se vogliamo davvero "capire il mondo e la vita", non basta "fermarci solo alle notizie", perché molto spesso oscurano i tanti "gesti di amore e di servizio, la fatica quotidiana sopportata con fedeltà e pazienza", che sono ugualmente parte della realtà, anche se "il male fa più rumore".

Durante lo stesso Te Deum di ringraziamento, Benedetto XVI ha avuto un pensiero speciale per la città e la Diocesi di Roma, invitando ad un più attivo "impegno apostolico" a favore delle famiglie, dei giovani, degli operatori pastorali, dei poveri ed emarginati, dei malati e dei disabili, per "annunciare e testimoniare instancabilmente la ricchezza del Vangelo" e fare fronte a quei "contesti culturali" che ostacolano "il radicamento personale e la presenza sociale" della fede. 

Giovanni Tridente

sabato 22 dicembre 2012

Benedetto XVI: la nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità

"La nascita di Cristo ci sfida a ripensare le nostre priorità, i nostri valori, il nostro stesso modo di vivere". Il Natale è dunque "un'occasione di profonda riflessione", "un esame di coscienza". Lo ha scritto Benedetto XVI in un insolito articolo per il Financial Times, che gli aveva chiesto un commento prendendo spunto dalla pubblicazione dell'ultimo libro sull'infanzia di Gesù.

Gesù, come ha fatto ai suoi tempi, anche oggi ci mette in guardia dalla "politicizzazione della religione", dalla "deificazione del potere temporale" e dall'"instancabile ricerca della ricchezza", e invita i cristiani ad impegnarsi negli affari del mondo (politica, economia...) ma trascendendo "ogni forma di ideologia".

Un cristiano è propenso a combattere la povertà, a condividere equamente le risorse della terra, a "prendersi cura dei più deboli e dei più vulnerabili", opponendosi "all'avidità e allo sfruttamento" perché consapevole che la generosità e l'altruismo "sono la via che conduce alla pienezza della vita". Tutti principi, secondo il Papa, "condivisi da molti", che possono perciò aprire ad "una grande e fruttuosa collaborazione" anche con chi non è cristiano.

"Quando i cristiani rifiutano di inchinarsi davanti ai falsi dei proposti nei nostri tempi" è perché "sono liberi dai legami dell'ideologia" e rifiutano qualunque tipo di compromesso che "possa insidiare" la nobiltà "del destino umano", ha concluso.

Giovanni Tridente

venerdì 21 dicembre 2012

Benedetto XVI: Dio è l'autore della vita, della gioia, dell'amore e della pace, ed è vicinissimo a noi

Benedetto XVI ha incontrato i ragazzi dell'Azione Cattolica Italiana (ACR) in occasione degli auguri natalizi e, prendendo spunto dal motto scelto per il cammino associativo di quest'anno - "In cerca di autore" - ha parlato del Dio "autore della vita", della gioia, dell'amore e della pace, che si è fatto "vicinissimo" a noi in Gesù Bambino, percorrendo "le strade di questo nostro mondo" e comunicandoci la vita buona, felice e generosa.

"Quanto più imparerete a conoscerlo e a dialogare con Lui", ha detto il Papa ai giovani ACR, avvertirete nel cuore quella gioia "che sorpassa tutte le altre e che dura per tutta vita", sentendovi contenti e capaci "di vincere le piccole tristezze che ci sono a volte nell'animo.

Tutti "abbiamo bisogno di voler bene e di sentire che qualcuno ci accetta e ci vuole bene", non è possibile "vivere da soli, chiusi in se stessi"; amare "è necessario per vivere", così come è importante "amare gli altri", rendendo "bella la loro vita".

Quanto al mondo, esso ha tanto bisogno del Dio "autore della pace", proprio per sciogliere quell'egoismo "che spesso inquina e rapporti tra le persone e tra le Nazioni". Ma per fa sorgere "desideri di riconciliazione, di perdono e di pace", anche in coloro che hanno "il cuore indurito", dobbiamo ascoltarlo e fargli "spazio nella nostra vita".

Giovanni Tridente


mercoledì 19 dicembre 2012

Benedetto XVI: la Vergine Maria è icona della fede obbediente, modello e madre di tutti i credenti

La Vergine Maria è "icona della fede obbediente" e "modello e madre di tutti i credenti", perché si è messa nelle mani del Creatore "senza limiti", sottomettendosi "liberamente alla parola ricevuta". Un atteggiamento di "piena fiducia", annunciato da un invito alla "gioia profonda" che è fine delle tristezze del mondo (sofferenza, morte, cattiveria, male". 

Benedetto XVI ha dedicato alla figura di Maria, al suo "si" incondizionato che ha rinnovato "lungo tutta la sua vita", l'Udienza generale di stamattina, l'ultima di quest'anno.

Il Papa ha preso spunto dal "rallegrati" del saluto dell'Angelo per spiegare che il motivo di questa gioia risiede nel fatto che "in lei si compie l'attesa della venuta definitiva di Dio", e ciò proviene anche "dalla grazia" di essere in comunione con Dio, in "connessione vitale con Lui".

lunedì 17 dicembre 2012

Benedetto XVI riceve gli atleti olimpici e detta un grande inno allo sport e alla vita

"L'atleta che vive integralmente la propria esperienza si fa attento al progetto di Dio sulla sua vita, impara ad ascoltarne la voce", "a riconoscerlo nel volto del compagno" e soprattutto dell'avversario. Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Udienza una delegazione di atleti olimpici e ha condiviso con loro un grande inno allo sport e alla vita.

Agonismo, abilità tecniche, qualità umane, doti, capacità, impegno, rigore, preparazione, costanza nell'allenamento, consapevolezza dei limiti, dura disciplina, lealtà nella competizione, rispetto del proprio corpo, senso di solidarietà, altruismo, gioia, soddisfazione, festa... sono tutti ingredienti di un sano agonismo, che il Papa ha elencato come "cammino di autentica maturazione umana", fatto di rinunce, tenacia, pazienza, ma e sopratutto umiltà, che è il vero "segreto della vittoria".

Uno sport di questo tipo ha "senso pieno" ed è "sempre al servizio della persona", perché la educa al rispetto delle regole e la avvicina "a comprendere il valore profondo della sua vita".

Benedetto XVI: La venuta del Signore fa superare sfiducia, scoraggiamento e tristezza

"Dio si fa uomo come noi per donarci una speranza che è certezza: se lo seguiamo, se viviamo con coerenza la nostra vita cristiana, Egli ci attirerà a Sé" e "nel nostro cuore ci sarà la vera gioia e la vera pace, anche nelle difficoltà, anche nei moneti di debolezza". È questa la sintesi dell'Omelia che Benedetto XVI ha tenuto nella Messa domenicale "Gaudete" - III Domenica di Avvento - celebrata ieri presso la parrocchia romana di San Patrizio a Colle Prenestino.

Commentando le letture della liturgia, il Papa ha ricordato come "gioia" e "conversione" siano i due cardini che ci devono accompagnare nel cammino verso il Natale, per accogliere la venuta del Signore in mezzo a noi.

Gioia, innanzitutto, perché se siamo "certi della presenza del Signore, che da sola basta a rasserenare e rallegrare i cuori", non abbiamo più "alcun motivo di sfiducia, di scoraggiamento, di tristezza, qualunque sia la situazione che si deve affrontare". 
Spetta a noi "riflettere se realmente siamo consapevoli" di questa "nuova relazione con Dio", portatore della "vera gioia" e luce per i nostri cammini spesso oppressi "dalle tenebre e dall'egoismo". 

domenica 16 dicembre 2012

Benedetto XVI: fervore delle comunità cristiane, preghiera costante e zelo dei sacerdoti motore delle vocazioni

L'"intenso clima di fede" vissuto nelle comunità cristiane che aderiscono generosamente al Vangelo, insieme ad una "fervida", "costante e profonda" vita di preghiera e allo zelo dei tanti presbiteri e consacrati, sono il motore necessario per aprire i giovani alla vocazione sacerdotale e religiosa. È quanto sintetizza Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 50ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrate il prossimo 21 aprile, nella IV Domenica di Pasqua.

"È necessario" - ha scritto il papa - crescere nella "relazione profonda con Gesù", ascoltando la sua voce "che risuona dentro di noi" se si vuole essere "capaci di accogliere la chiamata di Dio". Un tale "itinerario" si può seguire "all'interno di comunità cristiane" che vivono, sperimentano e testimoniano quella "passione missionaria" che induce "al dono totale di sé per il Regno di Dio" e che praticano "una fervida vita di preghiera".

Dal canto loro, "i presbiteri e i religiosi", "con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico" rappresentano il migliore esempio per stimolare nelle giovani generazioni "il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo". A loro il compito di farsi "compagni di viaggio" dei giovani, mostrando loro "la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli" e l'entusiasmo di quell'impegno "che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza".

venerdì 14 dicembre 2012

Benedetto XVI: l'albero di Natale segno e richiamo della luce altissima di Dio

L'albero di Natale "è segno e richiamo" della "luce altissima" di Dio, venuto in mezzo agli uomini proprio "per dissipare le tenebre dell'errore e del peccato" con il suo splendore, soprattutto in quei momenti in cui "dobbiamo attraversare momenti di incertezza e difficoltà".

Lo ha detto Benedetto XVI rivolgendo il suo saluto ai cittadini di Pescopennataro, in provincia di Isernia, nel Molise, ricevuti in Udienza per il dono dell'"abete bianco" che quest'anno ornerà Piazza San Pietro per tutto il periodo delle festività natalizie.

Quell'albero è anche manifestazione della fede e della religiosità "della gente molisana", ha aggiunto il Papa, che ha saputo conservare lungo i secoli "un importante tesoro spirituale" manifestato "nella cultura, nell'arte e nelle tradizioni locali".

Ritornando sulla luce di Dio, il Santo Padre ha ricordato che quando si è tentato di spegnerla, "per accendere bagliori illusori e ingannevoli", si è sempre aperta la strada a "stagioni segnate da tragiche violenze sull'uomo". 

Infatti, "quando si cerca di cancellare il nome di Dio sulle pagine della storia", "anche le parole più belle e nobili" - come ad esempio la "libertà", il "bene comune" o la "giustizia" - perdono il loro significato, restando "in balìa degli interessi umani" e senza "l'aggancio con le esigenze di verità e di civile responsabilità".

Giovanni Tridente

Benedetto XVI: un'educazione mal garantita e mal assimilata alla base della disfunzione delle istituzioni

Alla base della "disfunzione di alcune istituzioni e di alcuni servizi pubblici e privati" c'è sicuramente "un'educazione mal garantita e mal assimilata", che ha finito per accantonare la morale a totale danno delle giovani generazioni. Lo ha spiegato Benedetto XVI in un bellissimo discorso ai nuovi ambasciatori di Guinea, Saint Vincent e Grenadine, Niger, Zambia, Thailandia, Sri Lanka presso la Santa Sede, ricevuti ieri mattina in Udienza.

Il Papa si è incentrato quindi sul tema dell'educazione che, tra "le numerose sfide della nostra epoca", occupa senz'altro "un posto di primo piano". Basti pensare a come la famiglia e la scuola abbiano perso, ad esempio, la loro capacità di garantire quella "linfa nutritiva" all'esistenza dei giovani, o a quegli insegnanti - "alcuni di loro" - affetti da una competenza parziale in termini cognitivi e carente a livello antropologico. 

Senza dimenticare che i centri educativi appaiono sempre più "incapaci di progetti creativi" "in grado di sedurre i giovani nel loro essere profondo". Tutto comporta nelle giovani generazioni il desiderio sbagliato di volere "aver successo e ottenere rapidamente uno status sociale e professionale importante", trascurando però la formazione e le competenze necessarie.

mercoledì 12 dicembre 2012

Benedetto XVI: leggere e meditare la Sacra Scrittura è un alimento prezioso per la nostra fede

La lettura e la meditazione della Sacra Scrittura, così come il "prestare maggiore attenzione alle Letture della Messa domenicale", rappresentano "un alimento prezioso per la nostra fede" perché mostrano "le tappe" della Rivelazione di Dio all'uomo.

Questo "rivelarsi di Dio" - che si fa "presenza" nella storia - è ciò che "dona un nuovo senso all'intero cammino umano", riempiendolo di significato e di speranza. Lo ha spiegato Benedetto XVI nel corso dell'Udienza generale di questa mattina, continuando le catechesi sull'Anno della fede.

Come mostrano i libri dell'Esodo, del Deuteronomio o il Magnificat e il Catechismo, fare "memoria" della "storia della salvezza" significa giungere alla consapevolezza della fedeltà di Dio verso l'uomo, e "costituisce il fondamento sicuro e stabile" su cui poggiare la nostra vita.

lunedì 10 dicembre 2012

Benedetto XVI: Dio parla nel silenzio, lontano da frastuono e agitazione, come a Maria

Dio rivela il suo disegno su ciascuno di noi "nel silenzio", come avviene per tutto ciò che è "veramente grande" e che spesso passa inosservato, e come dimostra la storia dell'Annunciazione alla Vergine Maria. Non serve agitarsi freneticamente, ma riconquistare la capacità di "fermarci, di stare tranquilli" per cogliere davvero la "voce discreta" del Signore e "sintonizzarci" con la sua azione.

D'altro canto, bisogna essere consapevoli che l'uomo da solo non si salva ma ha bisogno della Grazia, dell'Amore "nella sua purezza e bellezza": Dio, la cui potenza "è più forte del male", l'unico che "può colmare i vuoti che l'egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo".

Soltanto l'amore può salvarci dai vuoti della modernità, veri è propri "inferni", verso cui "la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla" e dove "perde di senso e di luce". Attingendo alla purezza della Grazia si immette "nei polmoni intossicati nuovo ossigeno, aria pulita, nuova energia di vita", sapendo che, "per quanto l'uomo possa cadere in basso", "il soffio mite" dell'amore di Dio "può disperdere le nubi più nere" e quindi rendere "la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane".

Benedetto XVI: è l'oblio di Dio la causa della violenza e delle ingiustizie

Quando l'uomo si chiude alla trascendenza ("oblio di Dio")  o "quando si nega la possibilità per tutti di riferirsi ad una verità oggettiva", si fa strada la violenza e l'individuo "diventa incapace di agire secondo giustizia e di impegnarsi per la pace". Per cui "la sorgente fondamentale dell'unità e della fraternità" risiede soltanto e in definitiva nella riconciliazione degli uomini con il loro Signore e Salvatore Gesù Cristo, morto sulla Croce.

Benedetto XVI ha condiviso queste riflessioni con i membri della Commissione Teologica Internazionale, ricevuti venerdì in Udienza a conclusione della loro Sessione Plenaria. Oltre a smentire il pregiudizio secondo cui le religioni monoteistiche sarebbero portatrici di violenza per la loro pretesa di possedere una verità universale, il Papa si è soffermato sull'importanza dello studio teologico presso i centri accademici e sul sensus fidelium.

Più che al monoteismo, le "forme di violenza operate nel nome di Dio" sono da attribuire a "cause storiche" e ancora di più "agli errori degli uomini", che si condensano "in una forma di relativismo, che genera ineluttabilmente la violenza".

mercoledì 5 dicembre 2012

Benedetto XVI: esistiamo per dono gratuito dell'amore di Dio che ci avvolge e ci trasforma

Esistiamo per dono gratuito dell'amore di Dio "che ci avvolge e ci trasforma". Un "disegno di benevolenza" che è motivo di gioia, stupore e ringraziamento e che dà il senso all'esistenza dell'uomo nella storia.
 

Dio ci ha scelti, "ancora prima della creazione del mondo", e si è "auto-comunicato a noi" nel suo Figlio Gesù Cristo, affinché attraverso questa "comunione" si possano compiere tutte le nostre "aspirazioni più profonde", compreso il "desiderio dell'infinito e di pienezza" che apre alla felicità eterna.

Continuando il ciclo di catechesi sull'Anno della fede, nel corso dell'Udienza generale di questa mattina Benedetto XVI ha posto l'accento sul "disegno di benevolenza" di Dio, che "ha aperto il suo Cielo e si è abbassato per guidare l'uomo nell'abisso del suo amore".

lunedì 3 dicembre 2012

Benedetto XVI: rinverdire i tizzoni della fede divenuti freddi

I "tizzoni ardenti della fede" dei popoli della prima evangelizzazione "sono divenuti freddi ed ora hanno bisogno di essere rinverditi nuovamente per divenire fiamma". Solo attraverso questo "piccolo fuoco" - che "può incendiare una intera foresta" - è possibile diffondere "nella comunità di una nazione" "il potere purificante e trasformante dell'amore di Dio". Ma per fare ciò c'è bisogno della "testimonianza fedele", anche di pochi, che si lasciano illuminare dalla luce di Cristo.

Per "arrivare a conoscere Cristo", è importante apprendere "a pregare quotidianamente" specialmente alla Sua presenza, "ascoltando attentamente la parola di Dio e permettendo al cuore di parlare al cuore", per dirla con le parole del Beato John Henry Newman.

"Consentite al fascino della sua persona di catturare la vostra immaginazione e di riscaldare il vostro cuore", ha aggiunto Benedetto XVI nella breve riflessione che ha condiviso con la comunità del Venerabile Collegio Inglese di Roma, ricevuto in udienza in occasione del 650º anniversario di fondazione.

Soltanto in questo modo, i futuri sacerdoti dell'Inghilterra e del Galles - ma vale per tutti - saranno in grado di sfamare spiritualmente il loro popolo, portando "il vero nutrimento che viene dal conoscere, amare e servire Cristo".

Giovanni Tridente

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