"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 24 novembre 2010

Clausura, la preghiera che dona luce al mondo

Lontani dal pubblico clamore di voci e parole eppure così vicini al cuore degli uomini e alle loro speranze più intime. È questo volto ambivalente che fa dei monasteri di clausura un tesoro prezioso custodito nel seno della Chiesa ma offerto come una luce per il mondo intero.

Ed è con questa attenzione che domenica scorsa, 21 novembre, anche nella nostra Penisola le comunità cristiane locali si sono strette in preghiera attorno ai monaci e alle monache di clausura. La
Giornata pro orantibus, celebrata nel giorno in cui la liturgia colloca la memoria della Presentazione di Maria al Tempio, è stata così l’occasione per volgere lo sguardo sul mondo della clausura.

Mondo al quale è andato anche il pensiero di Benedetto XVI, che durante l’Angelus di domenica scorsa, giorno in cui la Chiesa si è stretta «con particolare affetto alle monache e ai monaci di clausura», ha inviato «a sostenere concretamente queste comunità» e ha impartito loro la sua benedizione.

A istituire la ricorrenza fu, il 21 novembre 1953, papa Pio XII, che voleva così riunire gli sforzi per dare un aiuto concreto alle comunità di vita contemplativa claustrale. Per la memoria liturgica di quel giorno lo stesso Pacelli compose una preghiera rivolta alla Vergine. «Mutate le menti ai malvagi – chiedeva il Pontefice alla Madonna –, asciugate le lagrime degli afflitti e degli oppressi, confortate i poveri e gli umili, spegnete gli odi, addolcite gli aspri costumi, custodite il fiore della purezza nei giovani, proteggete la Chiesa santa, fate che gli uomini tutti sentano il fascino della cristiana bontà». In queste parole oggi è facile vedere rispecchiato il mandato affidato alle claustrali.

E i numeri parlano di una missione che continua ad affascinare, anche se mettono in luce le difficoltà cui vanno incontro queste comunità soprattutto nel Vecchio Continente, dove le vocazione sono in continuo calo (tra il 1998 e il 2008 le professe sono diminuite di un terzo in Europa). Africa, Asia e America del Sud assistono, invece, a vere e proprie fioriture di vocazioni.

In tutto il mondo (i dati sono aggiornati al 31 dicembre 2008) in 3.421 monasteri si contano circa 43.400 monache professe, 3.100 professe temporanee, 1.900 novizie e circa 1.950 postulanti, per un totale di oltre 50 mila persone. Considerando i dati per singoli continenti, però, il quadro che ne esce è quello di un’Europa che conta il 60% delle professe perpetue e dei monasteri ma meno del 40% delle postulanti, novizie e professe temporanee. Inverso l’andamento in Sud America, dove si passa dall’attuale 18% delle professe perpetue a più del 33% tra le «nuove leve». Il dato si triplica, inoltre, in Africa, con il 4% delle professe perpetue ma circa il 12% tra le postulanti, novizie e «temporanee» di tutto il mondo. In Asia si passa dal 7% delle perpetue all’11% delle «nuove forze».
 
Matteo Liut

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