"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 3 giugno 2019

#Europee: 16 #cattolici praticanti su 100 hanno scelto #Lega, 13 il #Pd e 7 il #M5s; 52 di loro sono rimasti a casa




#EUROPEE: 16 #CATTOLICI PRATICANTI SU 100 HANNO SCELTO #LEGA
13 IL #PD e 7 IL #M5S; 52 DI LORO SONO RIMASTI A #CASA

Come hanno votato i #cattolici praticanti (o presunti tali) italiani alle #Europee (su temi, si presume, prettamente "europei" e non italiani)?

Se la matematica non è un'opinione, prendendo per buona l'analisi post-voto #Ipsos è andato a votare soltanto il 48% dei cattolici praticanti (che vanno a Messa settimanalmente) aventi diritto, ciò significa che "un poco più di 1 italiano-cattolico su 2" è rimasto a casa (52%).

Dei "poco meno di 1 italiano-cattolico su 2" che è dunque andato al voto:

- il 33% - calcolato sui voti validi (come dice l'analisi Ipsos) - ha scelto #Lega, ossia il 15,84% di tutti i cattolici aventi diritto;
- il 27% ha scelto #PD, ossia il 12,96% degli aventi diritto
- il 14% ha scelto #M5S, ossia il 6,72% degli aventi diritto
- il 10% ha scelto #FI, ossia il 4,8% degli aventi diritto

RICAPITOLANDO

La #Lega è stata preferita (stando all'analisi Ipsos sui voti validi) da 16 cattolici praticanti (Messa settimanale) su 100;
il #PD da 13 cattolici su 100;
il #M5S da 7 cattolici su 100;
#FI da 5 cattolici su 100;
ben sapendo che 52 di loro sono rimasti a casa.

Questo spiegherebbe anche perché molti, tra i cattolici puri che pur di fatto si professano "vincitori" in questa tornata, non smettono di mostrare evidenti segni di nervosismo, prendendosela con la "gerarchia". Sarà che il vero nome del risultato è - purtroppo - la (loro) #irrilevanza?

mercoledì 1 maggio 2019

In un libro le visite del Papa nella periferia romana


Si intitola “Pellegrino di periferia” il libro di Giovanni Tridente che per la prima volta analizza il magistero di Papa Francesco durante le sue visite alle parrocchie romane. Andrea Monda firma la prefazione



Fabio Colagrande - Città del Vaticano

Nel libro “Pellegrino di periferia”, edito da Amazon, Giovanni Tridente, giornalista e docente di comunicazione alla Pontificia Università Santa Croce, rilegge le più recenti visite di Papa Francesco nelle parrocchie della sua diocesi. Prendendo in esame le ultime nove visite alle parrocchie romane del Papa - che nel suo pontificato ne ha visitate venti - l’autore individua i temi ricorrenti di questa predicazione itinerante del vescovo di Roma. Ai microfoni di Radio Vaticana Italia, Giovanni Tridente spiega la genesi del libro:

Ascolta l'intervista a Giovanni Tridente:

Sul Papa sono stati scritti molti libri, però seguendo la sua attività mi aveva sempre colpito la presenza di una sorta di filo conduttore nelle sue visite alle parrocchie romane, anche se non propriamente esplicito. Quindi ho voluto cercarlo per verificare se davvero ci fosse un denominatore comune nel magistero ‘parrocchiale’ del vescovo romano. Mi colpiva il fatto che fosse un aspetto del magistero di Papa Francesco che non era stato mai approfondito, a dispetto del fatto che nel giorno della sua elezione, dalla Loggia della Basilica Vaticana, si fosse presentato proprio come vescovo di Roma. Mano a mano che leggevo i discorsi pronunciati e rivedevo le dirette televisive, ho scoperto che ci sono dei punti in comune fra le varie visite. Probabilmente il Papa, in quelle occasioni, vuole veicolare dei contenuti molto concreti e specifici.

Quali sono i luoghi della Capitale in cui il Papa si è recato più volentieri, ovvero, come sono state scelte le parrocchie che ha visitato?

R. - Questo è un altro aspetto che mi ha colpito. Alla fine del libro ho voluto pubblicare una mappa, realizzata con un navigatore on-line, per verificare i percorsi compiuti dal Papa nelle sue più recenti visite alle parrocchie romane e approfondire l’aspetto territoriale. Ho scoperto che i 178 km percorsi dal Papa per raggiungere le ultime nove parrocchie che ha visitato, tracciano una linea continua che dal Vaticano va verso le periferie in tutte le latitudini, raggiungendo gli estremi periferici. Sicuramente quando si organizzano queste visite si fa una sorta di turnazione fra i settori della diocesi di Roma, ciascuno affidato a un vescovo ausiliare. Ma, a conferma di questo itinerario, mi colpisce che sempre in queste visite Francesco ha dedicato delle parole ai poveri, ai sofferenti e ai volontari che si occupano di queste situazioni di emarginazione. E si tratta di strutture parrocchiali che, per queste persone, rappresentano l’unica risorsa sul territorio per sopperire ai lori bisogni materiali. Dunque, zone periferiche sia in senso territoriale che esistenziale. Una tradizione, quella delle visite in periferia, che Francesco si porta dietro certamente dalla sua esperienza precedente come vescovo di Buenos Aires.

Quali sono i temi forti toccati dal Papa quando di reca in visita alle comunità parrocchiali romane?
R. - Nell’ultimo capitolo ne ho elencati una decina. Tra i più frequenti, c’è l’invito a evitare le chiacchiere, che com’è noto considera un vero atto terroristico, e a praticare l’apostolato dell’orecchio. Se si va nei luoghi periferici ed esistenziali ad annunciare il Vangelo bisogna innanzitutto ascoltare le esigenze delle persone. E questo è un monito che il Papa lascia ad ogni parrocchia che deve essere come un’antenna in grado di captare le esigenze del territorio per poi svolgere la propria missione. Ma l’aspetto che più mi ha colpito è che sempre, puntualmente, il Papa mette al primo posto l’incontro con Gesù. Non è possibile fare nulla, fare volontariato, ascoltare, evitare i pettegolezzi, se prima non si è coltivato un rapporto personale con Gesù. Questo è un aspetto centrale che ribadisce ai bambini della prima comunione, a quelli della cresima ed è fondamentale, in questo percorso, riconoscerlo. Quando va in periferia, Il Papa parla prima di tutto di Gesù e questo va sottolineato nei confronti di certi ambienti che sono critici verso di lui o non raccontano ciò che effettivamente dice.

venerdì 12 aprile 2019

Papa Francesco pellegrino nelle periferie di Roma


Un libro analizza le visite del Vescovo di Roma alle parrocchie. Prefazione di Andre Monda

INDICE
Mappa delle visite

“Francesco è in senso tecnico un rivoluzionario, uno che rovescia i paradigmi, cambia le prospettive, ribalta le mentalità e tra le tante rivoluzioni una è proprio questa: per lui la periferia è il centro, centro e periferia coincidono”. È quanto scrive Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano, nella Prefazione al libro di Giovanni Tridente, Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane, in uscita in questi giorni per le edizioni Amazon.

“Il cuore di un popolo lo s’incontra, lo si tocca andando in periferia, frequentando il margine del territorio, l’area degli ‘scarti’ – aggiunge Monda –. Il suo è lo stesso approccio del medico che la prima cosa che fa incontrando il paziente per conoscere le sue condizioni è sentire il polso, cioè la periferia, per capire come va il cuore”.

L’ultimo lavoro realizzato da Giovanni Tridente – che insegna giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce ed è corrispondente in Italia della rivista spagnola PALABRA –, prende spunto dalle prime parole pronunciate da Papa Francesco sei anni fa, dalla Loggia della Basilica Vaticana la sera del 13 marzo 2013. In quell’occasione, il Pontefice appena eletto irruppe con quel poco canonico “buonasera” rivolgendosi alla “comunità diocesana di Roma”, che finalmente ri-aveva il suo Vescovo. E chiese al “popolo” di benedirlo, per incominciare insieme il cammino.

Un cammino che si è poi concretizzato negli anni attraverso le visite alle parrocchie della Diocesi, una ventina quelle realizzate finora, che Tridente ha in parte analizzato nei dettagli, tracciando quello che a suo dire può essere definito un vero e proprio “apostolato della periferia”.

Infatti, soffermandosi su quelle compiute a partire dal 2017 – subito dopo il Giubileo della Misericordia –, partendo dalla periferia nord di Guidonia, passando per Ponte di Nona, Ottavia, Casal Bernocchi, Ponte Mammolo, Corviale, Tor de’ Schiavi, Labaro e fino all’ultima di pochi giorni fa a San Giulio a Monteverde, Tridente evidenzia come il Papa abbia voluto portarsi in territori dove molta gente vive spesso ai margini e le parrocchie sono l’unica realtà che prova a far fronte nei limiti del possibile a tante esigenze.


L’idea del pellegrinaggio è data poi dalla frequenza con cui il Vescovo di Roma penetra nei territori più periferici della sua Diocesi; se si rappresentasse graficamente su una mappa il tragitto compiuto dal Papa ipoteticamente a piedi partendo dalla Città del Vaticano, verrebbe fuori – considerando le ultime 9 visite analizzate – un percorso di ben 178 chilometri, per una durata calcolata da Google Maps di 37 ore di cammino.

Il libro di Tridente mette quindi in evidenza, soprattutto nelle conclusioni, i temi forti di questo apostolato cittadino e periferico del Vescovo di Roma, che è stato possibile trarre dai discorsi che il Papa ha pronunciato nei diversi incontri con le specifiche realtà di ciascuna comunità – bambini, ragazzi, famiglie, anziani, malati, poveri, volontari. Su tutti risaltano la condanna delle “chiacchiere” – un vero e proprio “atto terroristico” secondo Francesco, che ha stigmatizzato quasi in ogni visita –, l’esigenza della “preghiera vicendevole”, l’urgenza della “testimonianza esemplare” e della “gioia” che porta “pace”, ma anche un amore testimoniale fatto di “ascolto”, l’apprezzamento della vita in ogni sua fase e la predilezione per la “mamma di tutti”, Maria, la Madonna.

“Il Papa sa che il dialogo, altro suo tema forte, non si fa tanto con le parole, ma facendo qualcosa insieme, condividendo un’esperienza operosa, concreta. È quello che il Vescovo Francesco sta facendo dal 13 marzo 2013 camminando insieme al suo popolo, il popolo della Diocesi di Roma”, conclude Andrea Monda nella sua Prefazione.

* * *

Pellegrino di periferia. Le visite di Papa Francesco alle parrocchie romane
Autore: Giovanni Tridente
Editore: Amazon
Pagine: 96
Prezzo: 12,00 € (Ebook 5,99 €)
ISBN: 9781799217886

mercoledì 3 aprile 2019

CHRISTUS VIVIT: IL #DESIDERIO DEL #PAPA PER I #GIOVANI


"299. Cari giovani, sarò felice nel vedervi correre più velocemente di chi è lento e timoroso. Correte «attratti da quel Volto tanto amato, che adoriamo nella santa Eucaristia e riconosciamo nella carne del fratello sofferente. Lo Spirito Santo vi spinga in questa corsa in avanti.

La Chiesa ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. Ne abbiamo bisogno! E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci»"

Ecco l'Esortazione apostolica postsinodale #ChristusVivit di #PapaFrancesco ai #giovani e a tutto il #PopolodiDio


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giovedì 21 marzo 2019

Le più belle parole sulla #famiglia pronunciate da #PapaFrancesco all'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie di #Dublino (agosto 2018)




Pubblichiamo a seguire alcuni estratti dei Discorsi pronunciati da Papa Francesco durante l'ultimo Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto a Dublino dal 21 al 26 agosto 2018. I WMOF sono nati nel 1994 su iniziativa di San Giovanni Paolo II e vengono organizzati ogni tre anni. Il prossimo si terrà a Roma nel 2021.


















mercoledì 16 gennaio 2019

Abusi sessuali da parte del clero: cosa ci si aspetta dell'incontro dei Vescovi convocato dal Papa per febbraio


- A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione.

- La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari.

- Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?

- La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano".

[Dal Discorso di #PapaFrancesco alla Curia Romana, 21 dicembre 2018]

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- [L'incontro] prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.

- Il Santo Padre ha affidato al Rev. P. Federico Lombardi, S.I., il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.

[Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 16 gennaio 2019]

* * *

- L’Incontro di febbraio sulla protezione dei minori ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori.

- Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo.

- Per il Santo Padre, è fondamentale che tornando nei loro Paesi, nelle loro diocesi, i vescovi venuti a Roma siano consapevoli delle regole da applicare e compiano così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato.

- Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni.

[Comunicazione ai giornalisti del direttore della Sala Stampa Alessandro Gisotti, 16 gennaio 2019]

* * *

- L’incontro di febbraio è importante perché per la prima volta si parlerà in maniera focalizzata e sistematica dell’aspetto sistemico-strutturale dell’abuso e della sua copertura, dell’omertà e dell’inerzia nell’agire contro questo male.

- Il Papa stesso ci ha invitato ad affrontare il nesso tra “abuso sessuale, di potere e di coscienza”. La sessualità è sempre anche espressione di altre dinamiche, tra l’altro di potere.

- Ci saranno conferenze, gruppi di lavoro e liturgie tematiche. I tre giorni di lavoro avranno come tema “responsibility, accountability, transparency”, tematiche molto discusse negli ultimi mesi e che Papa Francesco in qualche maniera ha messo nell’agenda della Chiesa con le lettere ai Vescovi in Chile e al Popolo di Dio.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa (in spagnolo) alla Revista Palabra nel numero di gennaio 2019]

* * *

- Il principale frutto concreto che ci auguriamo scaturisca dall’incontro è che tutti i partecipanti delle Chiese locali, i rappresentanti degli Ordini religiosi e delle Congregazioni, tornino a casa e possano veramente mettere in atto ciò di cui si è parlato. Poi dovremo vedere come possiamo definire più concretamente i temi della responsabilità, del ‘rendere conto’ di questa responsabilità e della trasparenza. Questi sono i tre temi che caratterizzeranno ciascuno dei tre giorni in cui è strutturato l’incontro.

- Un altro punto sarà come fare a trasmettere qualcosa di più chiaro sulle norme che si devono applicare e come possono essere veramente controllate le procedure, che abbiamo già definito ma che alcuni non sanno ancora come mettere in atto.

- E infine, vogliamo vedere come possiamo fare affinché non solo si conoscano le procedure, le norme – perché queste sono conosciute già da tempo – ma come possiamo fare per motivare le persone a impegnarsi a metterle in atto e a non titubare, a non esitare ma a impegnarsi con tutto il cuore affinché ciò che si deve fare venga veramente anche messo in atto.

- Una delle misure concrete che vogliamo offrire ai vescovi del mondo sarà la creazione di task force, cioè di squadre, che saranno probabilmente istituite nei vari continenti in cui la Chiesa cattolica è presente e che potranno poi spostarsi di luogo in luogo. Potranno informarsi sulle linee guida che le Conferenze episcopali stanno per implementare, a che punto siano con questo processo, di che cosa abbiano necessità. Cercheranno di capire come possono aiutarle, come possono fornire informazioni, ma anche le soluzioni più valide che sono state già sperimentate in altri Continenti.

- Così, queste task force dovrebbero diventare uno strumento anche per gli anni a venire per misurare il successo di questo esercizio di rendersi conto della propria responsabilità, anche a livello mondiale, di fronte alle aspettative pubbliche, in modo da fare emergere che siamo in un processo continuo, sempre di nuovo, per rivisitare lo stato delle cose, migliorare, approfondire la conoscenza del fenomeno degli abusi e del lavoro di prevenzione, che ovviamente è una delle missioni principali del nostro credere in un Dio che si è fatto uomo.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa a Vatican News (Fabio Colagrande) il 23 gennaio 2019]

* * *

- L’idea di questo incontro è nata nel C9 perché noi vedevamo che alcuni vescovi non capivano bene o non sapevano che cosa fare o facevano una cosa buona e un’altra sbagliata. Abbiamo sentito la responsabilità di dare una “catechesi” su questo problema alle conferenze episcopali e per questo si chiamano i presidenti degli episcopati.

- Primo: che si prenda coscienza del dramma, di che cos’è un bambino o una bambina abusata. Ricevo con regolarità persone abusate. Ricordo uno: 40 anni senza poter pregare. È terribile, la sofferenza è terribile.

- Secondo: che sappiano che cosa si deve fare, qual è la procedura. Perché talvolta il vescovo non sa che cosa fare. È una cosa che è cresciuta molto forte e non è arrivata dappertutto.
- E poi che si facciano dei programmi generali ma che arrivino a tutte le conferenze episcopali: su ciò deve fare il vescovo, ciò che devono fare l’arcivescovo metropolita e il presidente della conferenza episcopale. Che ci siano dei protocolli chiari. Questa è l’obiettivo principale.

- Ma prima delle cose che si devono fare, bisogna prendere coscienza. Lì, all’incontro, si pregherà, ci sarà qualche testimonianza per prendere coscienza, qualche liturgia penitenziale per chiedere perdono per tutta la Chiesa. Stanno lavorando bene nella preparazione dell’incontro.

- Io mi permetto di dire che ho percepito un’aspettativa un po’ gonfiata. Bisogna sgonfiare le aspettative a questi punti che vi ho detto, perché il problema degli abusi continuerà, è un problema umano, dappertutto. Ho letto una statistica l’altro giorno. Dice: il 50 per cento dei casi è denunciato, e solo nel 5 per cento di questi c’è una condanna. Terribile. È un dramma umano di cui prendere coscienza. Anche noi, risolvendo il problema nella Chiesa, aiuteremo a risolverlo nella società e nelle famiglie, dove la vergogna fa coprire tutto. Ma prima dobbiamo prendere coscienza e avere i protocolli.

venerdì 11 gennaio 2019

Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle


Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle. Gennaro Ferrara dialoga con Giovanni Tridente, professore incaricato di giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, che ha da poco pubblicato “Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web” (Edizioni Sant'Antonio) un breve corso su come scrivere da vaticanista di informazione religiosa con una proiezione sociale e spirituale.

Abbiamo così riascoltato e commentato le parole del Papa nell’Udienza con i rappresentanti dei media del 16 marzo 2013 e nell’Udienza al Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti (Italia) del 22 settembre 2016, in cui si sofferma sul lavoro dell’informazione svolto con onestà e amore per la verità.

Poi a commento delle attività del Papa Francesco di oggi abbiamo ascoltato l’Omelia di Santa Marta in cui esorta all’amore e al pregare per il prossimo anche per quelli per cui non si prova simpatia.

lunedì 31 dicembre 2018

L'opposizione a Papa Francesco e il compito di prendersene cura: il mio auspicio per il 2019


Il #2018, negli ambienti strettamente ecclesiali (una piccola “bolla”, per intenderci), sarà anche ricordato per una più esplicita e battagliera opposizione a #PapaFrancesco da parte di un gruppo trasversale di fedeli cattolici, dagli Stati Uniti all’Europa.

Possiamo dire che nell’anno che si chiude sono diventate più manifeste alcune “indisposizioni” vissute da queste persone, che a conti fatti non sarebbero neppure tante, ma – almeno ad intra – fanno abbastanza rumore, costringendo quasi tutti a dibattere su aspetti di lana caprina mentre fuori c’è gente che aspetta l’annuncio. Tutto ciò in controtendenza, infatti, con le esortazioni del Papa, che resta la vera guida universale della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, e dopo averci riflettuto abbastanza, mi viene da suggerire 3 cose:

* le “esternazioni” – alcune strillate, altre goliardiche, alcune altre sincere – di queste persone andrebbero prese sul serio, perché anche nella migliore delle ipotesi (gente onesta che soffre interiormente e fa fatica ad “adattarsi” a cosa chiede lo Spirito Santo per l’epoca odierna, appunto) rappresentano comunque un danno all’unità della Chiesa, anche se “fuori” di essa nessuno si pone il problema;

* qualcuno (e qui penso a persone carismatiche, integerrime, con visione e profondamente unite alla Chiesa) si dovrebbe occupare del malessere di questi “oppositori” e cercare di capirne insieme a loro l’origine – in molti casi scontata, come da essi stessi esternata: le “inspiegabili” dimissioni di Benedetto XVI – e da lì partire per avvicinarli all’immagine di Pontefice – e dunque della Chiesa di questa epoca – attinente alla realtà più che alle ipotesi;

* la biografia pubblica della maggior parte delle persone che si dicono oggi “confuse”, o che esternano questo malessere a loro dire generalizzato all’interno della Chiesa – salvo poi confermarlo solo tra la loro specifica cerchia e attraverso di essa, in modo particolare attraverso i social media –, attesta che in una determinata epoca della vita si sono riavvicinate alla fede; sarebbe un vero peccato lasciarle sole proprio nel momento in cui forse stanno nuovamente soffrendo un allontanamento.

Capisco che molti nella Chiesa e nei suoi vertici lasciano correre perché notano che in alcune circostanze ed esternazioni c’è davvero malafede e si celano interessi secondari – finanziari e anche politici – eppure poiché tutti siamo un “corpo”, se non ci si prende cura delle “ferite” i fattori di rischio aumentano. E finiamo tutti vittime.

Concludo con una considerazione di fondo: quanti conoscono da vicino la “vita di palazzo” del Vaticano sanno benissimo che ogni Pontefice si è scelto i collaboratori che ha ritenuto opportuno – e non potrebbe essere altrimenti –, e a sua volta si è fidato di alcuni particolari collaboratori per sceglierne di altri. Non può essere quindi questo un motivo di scandalo per alcuni che in altre epoche erano nelle cerchie dei collaboratori, o comunque vicini al Papa, e oggi si “rattristano” se non sono più loro a far parte della “famiglia”. La fede non si misura con gli incarichi.

Il mio auspicio per il 2019 - auguri! - è dunque quello di poter registrare passi di avvicinamento da entrambe le parti, nel mentre continua la missione della Chiesa ad extra.

Giovanni Tridente

mercoledì 5 dicembre 2018

Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web


Informare sulla Chiesa cattolica richiede delle peculiarità che vanno al di là delle procedure classiche del “semplice” giornalismo: la sua proiezione sociale è vincolata in maniera inseparabile alla sua indole spirituale, e comprendere ciò è il primo passo per un racconto giornalistico fedele alle ragioni e all’identità dell’Istituzione.

Tale premessa apre la strada a diverse altre specificità da conoscere e approfondire, a partire dalla dinamica che caratterizza la “produzione” di informazione da parte della Chiesa stessa, legata al mandato originario del suo fondatore, ai principi che la animano e alla struttura gerarchica che la caratterizza. 

Compreso ciò si può passare a esaminare i canali da cui attingere il materiale da elaborare (fonti, documentazione), anch’esso molto specifico, senza tralasciare anche in questo caso l’aspetto formativo e di crescita professionale. 

Un buon supporto di comunicazione istituzionale permetterà poi di fare la differenza.
* * *

Dalla Prefazione di Luigi Accattoli

Sono vaticanista da più di quarant’anni: i primi sei a La Repubblica e il resto al Corriere della Sera. Ho incontrato gente importante dentro i giornali, in Vaticano e per il mondo. Mi sono tenuto aggiornato, ho viaggiato, con lo stipendio ho mantenuto i cinque figli e con questi vantaggi credo di aver pareggiato le amarezze di un mestiere veloce fino a risultare spietato, due volte scomodo quando si applica a un soggetto alto come la Chiesa, che i media commerciali inevitabilmente portano al loro livello. Che non chiamerò basso, ma che è di mercato.

In tanti anni di vaticanismo ho anche ottenuto vantaggi indiretti, che portano il risultato oltre il pareggio. Ho appreso l’arte di cercare e narrare storie di vita, che è un modo di amare l’uomo. Ho conosciuto un’etica severa del lavoro e della cittadinanza, che nel mondo dei media viene onorata anche quando non è seguita. Ho imparato l’umiltà. Ho avvicinato tanti uomini di Dio che mi hanno aiutato a credere e a restare umano.

Non posso dunque che incoraggiare chi voglia avventurarsi in questa specializzazione giornalistica. Il libretto di Giovanni Tridente fornisce una bussola per quell’avventura. Io aggiungo qualche consiglio sul rapporto tra il laboratorio del vaticanista e la redazione generalista dei grandi media. Tra il desk ben provveduto dell’accreditato in Vaticano, dove sono testi di storia e documenti in latino, e l’open space del “settore politico”, o di “cronaca”, dove questo professionista deve “vendere” il suo “pezzo” e deve contrattare lo spazio, contenderlo alla pubblicità o alla notizia scandalistica.


In quell’ambiente chiassoso e spregiudicato il vaticanista dovrà infine resistere alla nativa vocazione della comunicazione di massa a manipolare l’immagine della Chiesa, come e più d’ogni altra immagine di umanità associata.

I media infatti tendono a deformare la notizia religiosa. La deformano sia con il registro alto o ideologico, sia con il registro basso o spettacolare. L’effetto d’insieme è di una duplice deformazione dell’immagine della Chiesa: che il primo registro tende a costringere sotto specie politica, il secondo
tende a relegare a notizia leggera.

Nel mercato dell’informazione, la notizia forte scaccia quella debole. E la notizia religiosa rischia di risultare debolissima ogni volta che si riduce a messaggio verbale, o a segnalazione di avvenimenti interni alla comunità religiosa. Essa invece può esser forte quando veicola un gesto o una storia di vita.

Non sempre il linguaggio della comunicazione ecclesiale aiuta il vaticanista nella sua lotta a difesa della notizia religiosa. Spesso infatti esso non è curato ai fini della sua comprensibilità nel più ampio contesto della vita associata a cui si rivolge la divulgazione giornalistica. Tale aspettativa – di una comprensibilità globale – non dovrebbe essere vista con sospetto dagli uomini di Chiesa: proporsi di raggiungere una comprensibilità mediatica significa avere cura che il linguaggio religioso abbia senso comune. In questo Papa Francesco offre un continuo insegnamento attraverso l’esempio.

Il vaticanista apprende presto che i gesti e i fatti possono essere più eloquenti dei discorsi: più eloquenti nella vita e nei media. Un esempio felice di “gesto” cristiano ottimamente veicolato dai media è la visita di Giovanni Paolo II ad Alì Agca nel carcere di Rebibbia, il 27 dicembre del 1983: il Papa che entra nella cella del suo attentatore e parla con lui per 21 minuti ebbe venti volte lo spazio che giornali e televisione avevano dedicato un anno prima all’enciclica “Dives in misericordia”.

Altro esempio di felice comunicazione cristiana per gesti e fatti è l’intera avventura di Madre Teresa: una donna che quasi non sapeva parlare e diceva pochissime parole, ma che è riuscita a farsi capire da tutti – e a essere ottimamente divulgata dai media – attraverso le innumerevoli invenzioni del suo genio di carità.

A rendere più eloquenti i fatti rispetto alle parole non c’è soltanto la pigrizia dei media nell’era della televisione e del digitale. A ben vedere, alla radice di questo privilegio ecclesiale dei gesti e delle storie di vita c’è il fatto che in origine il messaggio cristiano è notizia e testimonianza. Dalla preferenza istintiva dei media per i fatti può venire uno stimolo significativo alla stessa comunità ecclesiale: non è senza motivo, insomma, questa attesa del mondo – veicolata dai media – che la Chiesa non dimentichi mai di accompagnare la notizia evangelica con la testimonianza che l’accredita.

E i fatti ci sono sempre nella Chiesa: è la loro comprensione e comunicazione che è generalmente inferiore alla loro consistenza. Il vaticanista può esercitarsi a comprendere questa dinamica profonda della comunicazione testimoniale della fede attraverso lo studio della predicazione per atti e gesti di Papa Francesco. Gli undici “Venerdì della Misericordia” con cui ha scandito la celebrazione del Giubileo straordinario possono essere intesi come undici piccoli capolavori di annuncio in segni e parole.

mercoledì 21 novembre 2018

Videomessaggio di Papa Francesco ai giovani in preparazione alla GMG di Panama 2019




Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A presto.


21 novembre 2018

martedì 6 novembre 2018

Quanti sono e quanto incidono gli opinionisti contrari a Papa Francesco?


di Giovanni Tridente

Non è più un mistero per nessuno – e forse non lo è mai stato –, che da quando è stato eletto al Soglio Pontificio, Papa Francesco ha iniziato a ricevere, un giorno sì e l’altro pure, una serie di accese critiche da parte di un tipo di cattolicesimo per così dire “molto esigente”, che però ha spesso mostrato tutte le sue contraddizioni.

Ci sono dei gruppi di credenti che non gli hanno mai perdonato quel “Buonasera” dalla loggia della Basilica vaticana, perché ritenuto troppo popolano (se non populista); e comunque non si sposava per nulla con la ieraticità di un saluto pontificio come tradizione comanda.

Altri si sono offesi perché ha iniziato a indossare scarpe ortopediche di colore poco consono, diciamo più adatte a un parroco di campagna a cui è permesso avere la tonaca sudicia perché appunto gira nei campi. Ma a un Papa no!

Sicuramente non ha mai giocato a suo favore l’essere “gesuita” – termine onnicomprensivo per definire, sempre in ambito “cattolico puro”, una sorta di relativismo à la carte che afferma una cosa e il suo contrario pur di aggraziarsi i fedeli.

Tantomeno, gli è stata perdonata la provenienza. È americano, ma non del Nord, del Sud, e poi è argentino. Figuriamoci!

Questo per quanto riguarda gli aspetti formali. Ma c’è la sostanza, che molti desumerebbero da ciò che loro stessi gli attribuiscono come discorsi. Salvo poi dimostrare di non averli mai letti questi discorsi del Papa, o di averne selezionato, attraverso ipotesi, opinioni, timori, giudizi, comunque sintesi di stampa espressi da altri, solo alcuni testi favorevoli al prestabilito disegno contro-esegetico da portare avanti.

Fatto sta che barcamenandosi nelle cronache di questi presunti informatori vaticani – o comunque presunti analisti dell’informazione Oltretevere – emerge chiaramente che in nome di una sbandierata “indipendenza”, non utilizzano mai l’appellativo Papa, Pontefice o Santo Padre, ma semplicemente “Bergoglio”, “l’argentino”, “il gesuita”, “l’ospite di Santa Marta”,… e in qualche caso anche “quello lì”.

Però sono molto esperti della materia religiosa, tanto da stabilire sempre la corretta esegesi biblica dei pronunciamenti papali, la corretta interpretazione morale a norma della bimillenaria tradizione della Chiesa e dell’intoccabile Catechismo della Chiesa Cattolica (che per alcuni è al di sopra delle “dieci tavole”), la giusta collocazione giuridica nell’ambito del Codice di Diritto Canonico, fino a detenere l’“esclusiva” sul soffio dello Spirito Santo. Non nascondendo, quindi, che loro appartengono alla Chiesa – ma alla Chiesa che dicono loro? –, tanto da collocare i loro malesseri nell’ambito delle “critiche interne”. E sicuramente è così.

Queste plateali esternazioni vengono trasmesse attraverso dispacci quasi quotidiani sulla rete, pubblicati in blog personali, e quindi con due vantaggi. Uno, è possibile conoscere coloro che esprimono le obiezioni, il loro trascorso biografico, l’esperienza professionale e anche le inquietudini eventualmente spirituali che li possono portare ad esprimersi così come si esprimono. Due, poiché i loro scritti sono pubblici e in chiaro, è molto facile analizzarli, sia per quantificarne il “peso” che la diffusione.

Quest’ultimo punto è importante, perché spesso si afferma che queste critiche interne al Papa – che comunque bisogna sempre “pesare” dal punto di vista intellettualmente onesto – siano molto numerose. E a questo riguardo abbiamo voluto fare un esperimento, di cui offriamo qui i risultati. Abbiamo scelto un campione di 8 blog italiani – che indicheremo con le prime lettere dell’alfabeto – dichiaratamente contrari a ogni decisione e dichiarazione del Pontefice, o comunque contrari rispetto a quei 4-5 temi e argomenti che loro stessi hanno preso a cuore dall’inizio del pontificato e dei quali scrivono esclusivamente: come se la vita della Chiesa e l’esercizio di un pontificato si limitasse ad alcune e uniche tematiche, per di più territorialmente (Italia?) circoscritte. È solo un caso che tutti questi blog siano gestiti da giornalisti, o presunti tali o pensionati tali.

Di queste piattaforme, attraverso il tool SimilarWeb nella versione gratuita, abbiamo estratto il numero totale di visite stimate nell’ultimo mese, sia come accesso diretto che come diffusione sui social o attraverso link riproposti in altre pagine. Questo primo dato, insieme al ranking a livello nazionale, fornisce un primo “peso” della diffusione di questi canali pseudo-informativi, che è più corretto chiamare di (accesa) opinione.

Un altro aspetto che abbiamo monitorato sono i referral, ossia il percorso di “provenienza” dei visitatori di questi blog (quale sito hanno visitato prima?) e quello di “destinazione” (quale sito visitano subito dopo?), trovando in questo caso le risposte più sorprendenti, perché in tutte le circostanze risulta, o come provenienza o come destinazione, almeno uno dei blog del campione.

Quindi, abbiamo riportato quanta incidenza hanno i social rispetto al numero totale delle visite (quindi potremmo dire delle letture) di questi blog e il tempo di permanenza di ciascun lettore sulle stesse piattaforme.

Infine, più per curiosità che per altro, abbiamo estratto le parole che chi giunge a queste piattaforme cerca su Google, arrivandoci dunque dopo aver cliccato sul risultato offerto dal motore di ricerca.

Ecco la tabella esplicativa:


* Dati inferiori al limite di analisi offerto dal tool perciò non disponibili
Data dell’analisi: 11.10.2018  - Tool utilizzato per l’analisi: SimilarWeb 

L’analisi è stata effettuata l’11 ottobre 2018 e non è necessario spiegare che non ha nessuna base scientifica ma soltanto di confronto di dati che è possibile recuperare mediante un tool di analisi gratuito, senza possibilità di accedere alle statistiche complessive di ciascuna piattaforma, i cui risultati, sicuramente più dettagliati e precisi, sono nella proprietà e disponibilità dei rispettivi autori. Proprio per questo ci sono diversi limiti, anche se i parametri di ricerca sono univoci.

Cosa emerge da questo monitoraggio? A livello di visite mensili, abbiamo una media di poco più di 200 mila accessi, e cioè 6.450 visite giornaliere per ciascuno di questi blog.

Il quantitativo degli utenti unici scende sensibilmente se si considerano – ed è importante considerarli – i referral. Come si vede, almeno in entrata in tutti i casi c’è almeno un “blog fratello” di provenienza, se non più di uno; lo stesso accade per le “destinazioni”. Per cui non è azzardato affermare che a navigare in questo gruppo di 8 contenitori ci sarebbe a ragion veduta buona parte della stessa utenza. E a fare la parte del leone – come a dire, a dettare l’agenda – sembrano confermarsi i blog A-B-C.

Importante è l’aspetto del ranking a livello nazionale, per cui nessuno dei blog considerati si posiziona al di sopra della 5.490ª posizione, se non addirittura oltre la 20.000ª.

Risicata è anche la loro diffusione sui social, a conferma che probabilmente fanno molto più rumore di quanto effettivamente risulta, e proprio negli ambienti dove “si vedrebbero” di più. In questo caso abbiamo una media del 10% della diffusione, a differenza di un oltre 50% di accessi diretti al blog e il restante generato dai motori di ricerca o link ospitati e rilanciati altrove.

Il tempo di permanenza degli utenti su queste piattaforme è mediamente e abbondantemente sotto ai 2 minuti, e sotto alle 2 pagine lette per visita.

Tra le parole cercate, con il tool gratuito non siamo potuti entrare molto nello specifico, per cui è evidente che la maggior parte delle ricerche riguardano proprio il nome del blog che l’utente intende visitare. In qualche caso, tuttavia, è emerso come risultato l’interesse per “mons. Viganò”, o la “massoneria in Italia”, o ancora la “messa in latino”, a conferma dell’ambito di cui questi spazi di opinione – come dicevamo abbondantemente contraria al Papa – si occupano.

Sarebbe interessante ripetere l'esperimento mensilmente, e così monitorare l'andamento di questa esplicita opposizione a Papa Francesco.

Questo articolo è apparso il 29 ottobre 2018 su Famiglia Cristiana

sabato 27 ottobre 2018

Scarica il Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui #giovani e le votazioni


Sintesi (a cura di Paolo Ondarza e Isabella Piro)

* * *

Dal saluto di Papa Francesco a conclusione delle votazioni del Documento finale del #Synod2018:  "Anche io devo dire grazie a tutti... specialmente ai giovani che ci hanno portato la loro 'musica' qui in aula, la parola diplomatica per dire 'chiasso'...

Ribadire una volta in più che il Sinodo non è un parlamento, è uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa attuare; per questo le informazioni che si danno sono generali...; questo è stato uno spazio protetto, è stato lo Spirito a lavorare qui.

Il risultato del Sinodo non è un Documento... siamo pieni di documenti.. non so se fuori questo documento farà qualcosa, ma si qualcosa in noi... L'abbiamo approvato il documento, adesso lo Spirito ce lo dà perché lavori in noi... siamo noi i destinatari di questo Documento. Bisogna fare preghiera, studiare... ma i primi destinatari siamo noi: lo Spirito ha fatto tutto questo, e torna a noi.

La terza cosa, penso a nostra madre, la santa Madre Chiesa. Gli ultimi tre numeri sulla santità fanno vedere cosa è la santità: nostra Madre è santa, noi figli siamo peccatori, tutti peccatori... A causa dei nostri peccati, sempre il grande Accusatore ne approfitta; come dice il primo capitolo di Giobbe: gira, gira per la terra cercando chi accusare.

In questo momento ci sta accusando forte, e questa accusa diventa persecuzione pure... come i popoli perseguitati dell'Oriente, e diventa anche un altro tipo di persecuzione con l'accusa continua per sporcare la Chiesa.

La madre non va sporcata, ed è il momento di difendere la Madre e la si difende dal grande Accusatore con la preghiera: per questo ho chiesto di pregare il rosario questo mese di ottobre.

È un momento difficile perché il grande accusatore tramite noi attacca la madre e la madre non si tocca. E adesso lo Spirito santo ci regala questo documento, anche a me, per riflettere cosa vuole dirci".

mercoledì 24 ottobre 2018

Una giornata in #carcere ad Ascoli: "Il pregiudizio si vince conoscendo"




“Per tre ore mi sono sentito fuori”, Lo dice Toni, 53 anni, che nel complesso ha più di 20 anni di detenzione sulle spalle. Lo incontro nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove per venerdì 19 ottobre è in calendario un incontro formativo per giornalisti. 


Non mi lascio sfuggire l’occasione e così decido di partecipare, assieme ai 50 colleghi che gremiscono la piccola sala riunioni della casa circondariale. Tra questi anche il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio, e il caporedattore di InBlu Radio, Andrea Domaschio, moderati da Giovanni Tridente della Pontificia università della Santa Croce (Francesco Zanotti)


I miei cinque minuti di celebrità:

sabato 8 settembre 2018

Una lobby gay nella Chiesa?


Non lo so se esiste una "lobby gay" nella #Chiesa, non lo posso sapere (e credo che nessuno potrà mai saperlo). Sono certo, però, che ci sono persone - in mezzo a tanti santi - che abusano della propria "#vocazione". Tra questi la storia, purtroppo, ha dimostrato che c'è di tutto: giovani, anziani, cosiddetti progressisti e conservatori, eterosessuali, omosessuali, criminali, psicopatici, corrotti...

Sarei perciò uno stupido se pensassi che il problema si risolve con una sorta di "daspo" ai gay (una caccia alle streghe 4.0), perché nessuno di loro ha il microchip o lo segnala nella carta d'identità. E comunque il Catechismo su questo punto è molto chiaro! Poi, dicevo, la storia dimostra qualcosa di leggermente più complesso.

Mi piacerebbe però ripristinare un minimo di decoro tra coloro che devono dare l'esempio. E alcuni campanelli d'allarme sono molto assordanti e partono da cose semplici come: narcisismo, impietrimento mentale (e spirituale), minuziosità, capricci e manie, rivalità e vanagloria, chiacchiere e pettegolezzi, carrierismo e opportunismo, gelosia o scaltrezza, rigidità, durezza e arroganza, accumulazione dei beni, profitto ed esibizionismo... che in definitiva denotano sindrome di potere e animo da corrotti e corruttibili.

Ecco, a me non importa della tendenza della persona; a me sta a cuore che quella persona che un giorno si è preso un impegno davanti a Dio lo porti avanti con sacro rispetto e responsabilità. Altrimenti, è prima di tutto un traditore! Ed essendo un traditore, è meglio che chiuda la porta dall'esterno.

(Giovanni Tridente)

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

* * *

Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

sabato 30 giugno 2018

IL POTERE DI COMANDARE E IL POTERE DI CAMBIARE


Ieri sera, come altre volte, ho guardato un po' di #LagrandeStoria (menomale in prima serata) e ho riflettuto molto sulla capacità e la forza comunicativo-persuasiva dei regimi dittatoriali: erano bravi questi, sapevano convincere, tutto era piacevole, ben presentato, visto come un valore da ammirare e da perseguire...

Poi constatavo che, in fondo, tutti i regimi sono falliti e falliti in malo modo e hanno lasciato intorno a loro molte macerie (vedi gli esiti della 2ª guerra mondiale).

Eppure, se pensiamo all'Italia, da quelle macerie il paese ha saputo ridarsi nuovo slancio, una nuova e invidiabile costituzione, uno spirito europeista, forza propulsiva e grande coraggio...

E questo perché sicuramente, nonostante la grande eco chamber del tutto bello, tutto perfetto, grandi terre da conquistare, onore e gloria, c'era qualcuno che era rimasto #contadino (copyright mio fratello @brunomastro) e si era messo - in silenzio e con pazienza - a lavorare sulle radici, lontano dai clamori e senza disperazione, senza voler concorrere a tutti i costi con il potente del momento.

Cosa mi insegna tutto questo? Che il vero cambiamento non lo realizzi attraverso il potere di comandare, perché ci sarà sempre qualcuno più bravo e più intelligente di te che vorrà prendersi il tuo posto (per il potere di comandare).

Il vero cambiamento lo realizzi con il potere di cambiare, restando momentaneamente nell'oscurità, ma fertilizzando il terreno e pronto ad emergere una volta che la propaganda sarà finita, per raccogliere le macerie e ricostruire il futuro, proprio di quelle stesse persone che la propaganda aveva "assoldato".

Preferiamo chi ci comanda o chi ci cambia? Preferiamo comandare o cambiare? Il potere di comandare vs. il potere di cambiare: tertium non datur.

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

lunedì 18 giugno 2018

Vi dico una cosa in camera caritatis


Molti - giustamente - lamentano che oggi la Chiesa abbia perso la sua rilevanza sui temi e valori sensibili, anzitempo detti "non negoziabili". E probabilmente hanno ragione. Anzi, è vero! Però è anche vero che ogni epoca raccoglie i frutti di quello che si è seminato nelle epoche precedenti.

[E io nutro molta fiducia che la prossima epoca possa raccogliere i frutti di quello che si sta seminando: guai a pensare di raccogliere un seme in fase di germinazione].

Allora mi chiedo: siamo sicuri che la crisi che stiamo vivendo oggi non sia la conseguenza di una semina sbagliata? Certo, involontariamente, dato anche il fervore e lo zelo con cui è stata fatta.

Siamo sicuri che quello stesso fervore e quello zelo - espresso casomai attraverso progetti, programmi ben confezionati, strutture "all'avanguardia" e un po' di burocrazia -, non abbia al contrario provocato quell'allontanamento a cui oggi assistiamo?

Si dirà che la società è cambiata. È vero. Io mi chiedo: chi l'ha fatta cambiare? O meglio, la si poteva "far cambiare" diversamente?

Vengo al punto: la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione (Benedetto XVI). Attrarre non lo si fa con le bandiere (gli slogan, l'arroganza, i proclami e i manifesti). Quella è appartenenza.

Attrarre lo si fa con l'identità. Un'identità completa, ponderata, integrale, che è l'altra faccia dell'autenticità.

Essere autentici è stare dalla parte degli ultimi, non dei primi della classe.

Esco dalla camera caritatis

sabato 12 maggio 2018

#Educare alla #verità, promuovendo ascolto, dialogo sincero e responsabilità nel linguaggio


Il Messaggio di Papa Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali richiama all’importanza di sconfiggere le manipolazioni nell’informazione attraverso una consapevole responsabilità che il bene dipende da ciascuno di noi.

* * *

“Educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione”. È un messaggio carico di significati e impregnato di spunti realistici quello che il Papa ha scritto per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il 13 maggio nella Solennità dell’Ascensione del Signore. 

Francesco tocca il nervo scoperto delle “fake news” – la serie di informazioni infondate, distorte, ingannatrici e manipolatorie che si diffondono tanto online quanto attraverso i media tradizionali - che in tante parti del mondo sono diventate oggetto di grande dibattito perché la loro proliferazione può rappresentare un problema per la democrazia.

Un fenomeno che ha allertato anche le Autorità civili e le stesse media company, impegnate a mettere in campo soluzioni giuridiche per arginare la problematica. Poi ci sono diverse iniziative educative – non sempre organizzate in maniera corporativa, ma comunque molto necessarie e di grande servizio – che insegnano come leggere e valutare il contesto comunicativo senza trasformarsi in divulgatori inconsapevoli di disinformazione.

Francesco però nel suo Messaggio – pubblicato come consuetudine nella memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio scorso – centra esattamente il punto, e cioè che “nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare” tutto ciò che è falso.

È vero – argomenta – che l’efficacia delle informazioni ingannatrici consiste proprio nella loro “natura mimetica”, per cui nell’apparire plausibili catturano l’attenzione dei destinatari con stereotipi, pregiudizi, facili emozioni, oltre a suscitare spesso rabbia, disprezzo e frustrazione, in un circolo vizioso che dilaga all’impazzata.

Però è altrettanto vero che questo rappresenta anche il “campo da arare” per ognuno di noi, mettendo in gioco tutta la nostra capacità di prevenire e identificare questi meccanismi perversi, casomai attraverso un “attento discernimento”.

Spesso succede un po’, dice il Papa, come ai primordi dell’umanità con l’“astuto serpente” che si rese artefice della prima fake news (Gen 3,1-15) provocando una catena di male che, a cominciare dal primo peccato, si è poi riversata “in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

Ma questa è anche la risposta al perché ciò accade. Non è affatto colpa dei social media e della logica che li caratterizza, come spesso si vuole far credere per esimersi dalle proprie responsabilità – il mezzo in sé è neutro, dipende da noi umani l’indirizzo che vogliamo dargli! –, quanto invece di quella “bramosia insaziabile che facilmente si accende nell’essere umano”.

In fondo, spiega Papa Francesco, dietro ci sono spesso motivazioni economiche e opportunistiche, sete di potere, avere e godere, e questo ci rende vittime del grande imbroglio chiamato male, “che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.

Come uscirne? L’antidoto più radicale in grado di estirpare il virus della falsità “è lasciarsi purificare dalla verità”, scrive Francesco. Questa verità non è affatto un concetto o un portare alla luce cose nascoste ma riguarda la vita intera, la persona nella sua interezza, e l’uomo la può riscoprire soltanto se “la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama”.

Questa verità può sgorgare solo da relazioni libere tra le persone e nell’ascolto, non può essere imposta come qualcosa di esterno e impersonale. È una ricerca continua, che oscilla tra ciò che favorisce la comunione tra le persone e promuove il bene e ciò che invece genera divisione, contrapposizione e isolamento.

Molto concretamente, afferma Papa Francesco, se gli enunciati con i quali abbiamo a che fare suscitano polemica, fomentano divisioni e infondono rassegnazione, possiamo stare certi che non sono abitati da verità, anche se l’argomentazione che ci viene proposta ha un bell’aspetto.

Inutile girarci intorno: la risposta contro le falsità non è data dalle strategie ma dalle persone, persone libere dalla bramosia, capaci di mettersi in gioco ascoltando l’interlocutore e generando un dialogo sincero, persone che sono così attratte dal bene che hanno cura anche nell’utilizzo del linguaggio. Evidentemente, ciò richiede grande apertura e molta pazienza.

Non sono indenni da questa responsabilità i giornalisti, a cui il Papa dedica l’ultima parte del Messaggio, ricordando che la loro è una vera e propria missione al servizio delle persone, in particolare di quelle che non hanno voce. L’invito è avere cura nella ricerca delle fonti, consapevoli che “informare è formare” e che bisogna generare processi di sviluppo del bene.

Bisogna riscoprire “un giornalismo di pace”, conclude il Papa, che rifugge la finzione, gli slogan ad effetto e le dichiarazioni roboanti, e che in definitiva avvia processi virtuosi e trova “soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”.

Solo in questo modo il motto giovanneo “La verità vi farà liberi” sarà veramente attuale.

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