"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 16 gennaio 2019

Abusi sessuali da parte del clero: cosa ci si aspetta dell'incontro dei Vescovi convocato dal Papa per febbraio


- A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione.

- La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari.

- Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?

- La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano".

[Dal Discorso di #PapaFrancesco alla Curia Romana, 21 dicembre 2018]

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- [L'incontro] prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.

- Il Santo Padre ha affidato al Rev. P. Federico Lombardi, S.I., il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.

[Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 16 gennaio 2019]

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- L’Incontro di febbraio sulla protezione dei minori ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori.

- Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo.

- Per il Santo Padre, è fondamentale che tornando nei loro Paesi, nelle loro diocesi, i vescovi venuti a Roma siano consapevoli delle regole da applicare e compiano così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato.

- Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni.

[Comunicazione ai giornalisti del direttore della Sala Stampa Alessandro Gisotti, 16 gennaio 2019]

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- L’incontro di febbraio è importante perché per la prima volta si parlerà in maniera focalizzata e sistematica dell’aspetto sistemico-strutturale dell’abuso e della sua copertura, dell’omertà e dell’inerzia nell’agire contro questo male.

- Il Papa stesso ci ha invitato ad affrontare il nesso tra “abuso sessuale, di potere e di coscienza”. La sessualità è sempre anche espressione di altre dinamiche, tra l’altro di potere.

- Ci saranno conferenze, gruppi di lavoro e liturgie tematiche. I tre giorni di lavoro avranno come tema “responsibility, accountability, transparency”, tematiche molto discusse negli ultimi mesi e che Papa Francesco in qualche maniera ha messo nell’agenda della Chiesa con le lettere ai Vescovi in Chile e al Popolo di Dio.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa (in spagnolo) alla Revista Palabra]

venerdì 11 gennaio 2019

Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle


Come vengono raccontate le notizie della Chiesa e come è corretto leggerle. Gennaro Ferrara dialoga con Giovanni Tridente, professore incaricato di giornalismo d’opinione presso la Facoltà di Comunicazione della Pontificia Università della Santa Croce, che ha da poco pubblicato “Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web” (Edizioni Sant'Antonio) un breve corso su come scrivere da vaticanista di informazione religiosa con una proiezione sociale e spirituale.

Abbiamo così riascoltato e commentato le parole del Papa nell’Udienza con i rappresentanti dei media del 16 marzo 2013 e nell’Udienza al Consiglio Nazionale dell’ordine dei Giornalisti (Italia) del 22 settembre 2016, in cui si sofferma sul lavoro dell’informazione svolto con onestà e amore per la verità.

Poi a commento delle attività del Papa Francesco di oggi abbiamo ascoltato l’Omelia di Santa Marta in cui esorta all’amore e al pregare per il prossimo anche per quelli per cui non si prova simpatia.

lunedì 31 dicembre 2018

L'opposizione a Papa Francesco e il compito di prendersene cura: il mio auspicio per il 2019


Il #2018, negli ambienti strettamente ecclesiali (una piccola “bolla”, per intenderci), sarà anche ricordato per una più esplicita e battagliera opposizione a #PapaFrancesco da parte di un gruppo trasversale di fedeli cattolici, dagli Stati Uniti all’Europa.

Possiamo dire che nell’anno che si chiude sono diventate più manifeste alcune “indisposizioni” vissute da queste persone, che a conti fatti non sarebbero neppure tante, ma – almeno ad intra – fanno abbastanza rumore, costringendo quasi tutti a dibattere su aspetti di lana caprina mentre fuori c’è gente che aspetta l’annuncio. Tutto ciò in controtendenza, infatti, con le esortazioni del Papa, che resta la vera guida universale della Chiesa.

Di fronte a questa situazione, e dopo averci riflettuto abbastanza, mi viene da suggerire 3 cose:

* le “esternazioni” – alcune strillate, altre goliardiche, alcune altre sincere – di queste persone andrebbero prese sul serio, perché anche nella migliore delle ipotesi (gente onesta che soffre interiormente e fa fatica ad “adattarsi” a cosa chiede lo Spirito Santo per l’epoca odierna, appunto) rappresentano comunque un danno all’unità della Chiesa, anche se “fuori” di essa nessuno si pone il problema;

* qualcuno (e qui penso a persone carismatiche, integerrime, con visione e profondamente unite alla Chiesa) si dovrebbe occupare del malessere di questi “oppositori” e cercare di capirne insieme a loro l’origine – in molti casi scontata, come da essi stessi esternata: le “inspiegabili” dimissioni di Benedetto XVI – e da lì partire per avvicinarli all’immagine di Pontefice – e dunque della Chiesa di questa epoca – attinente alla realtà più che alle ipotesi;

* la biografia pubblica della maggior parte delle persone che si dicono oggi “confuse”, o che esternano questo malessere a loro dire generalizzato all’interno della Chiesa – salvo poi confermarlo solo tra la loro specifica cerchia e attraverso di essa, in modo particolare attraverso i social media –, attesta che in una determinata epoca della vita si sono riavvicinate alla fede; sarebbe un vero peccato lasciarle sole proprio nel momento in cui forse stanno nuovamente soffrendo un allontanamento.

Capisco che molti nella Chiesa e nei suoi vertici lasciano correre perché notano che in alcune circostanze ed esternazioni c’è davvero malafede e si celano interessi secondari – finanziari e anche politici – eppure poiché tutti siamo un “corpo”, se non ci si prende cura delle “ferite” i fattori di rischio aumentano. E finiamo tutti vittime.

Concludo con una considerazione di fondo: quanti conoscono da vicino la “vita di palazzo” del Vaticano sanno benissimo che ogni Pontefice si è scelto i collaboratori che ha ritenuto opportuno – e non potrebbe essere altrimenti –, e a sua volta si è fidato di alcuni particolari collaboratori per sceglierne di altri. Non può essere quindi questo un motivo di scandalo per alcuni che in altre epoche erano nelle cerchie dei collaboratori, o comunque vicini al Papa, e oggi si “rattristano” se non sono più loro a far parte della “famiglia”. La fede non si misura con gli incarichi.

Il mio auspicio per il 2019 - auguri! - è dunque quello di poter registrare passi di avvicinamento da entrambe le parti, nel mentre continua la missione della Chiesa ad extra.

Giovanni Tridente

mercoledì 5 dicembre 2018

Diventare vaticanista. Informazione religiosa ai tempi del web


Informare sulla Chiesa cattolica richiede delle peculiarità che vanno al di là delle procedure classiche del “semplice” giornalismo: la sua proiezione sociale è vincolata in maniera inseparabile alla sua indole spirituale, e comprendere ciò è il primo passo per un racconto giornalistico fedele alle ragioni e all’identità dell’Istituzione.

Tale premessa apre la strada a diverse altre specificità da conoscere e approfondire, a partire dalla dinamica che caratterizza la “produzione” di informazione da parte della Chiesa stessa, legata al mandato originario del suo fondatore, ai principi che la animano e alla struttura gerarchica che la caratterizza. 

Compreso ciò si può passare a esaminare i canali da cui attingere il materiale da elaborare (fonti, documentazione), anch’esso molto specifico, senza tralasciare anche in questo caso l’aspetto formativo e di crescita professionale. 

Un buon supporto di comunicazione istituzionale permetterà poi di fare la differenza.
* * *

Dalla Prefazione di Luigi Accattoli

Sono vaticanista da più di quarant’anni: i primi sei a La Repubblica e il resto al Corriere della Sera. Ho incontrato gente importante dentro i giornali, in Vaticano e per il mondo. Mi sono tenuto aggiornato, ho viaggiato, con lo stipendio ho mantenuto i cinque figli e con questi vantaggi credo di aver pareggiato le amarezze di un mestiere veloce fino a risultare spietato, due volte scomodo quando si applica a un soggetto alto come la Chiesa, che i media commerciali inevitabilmente portano al loro livello. Che non chiamerò basso, ma che è di mercato.

In tanti anni di vaticanismo ho anche ottenuto vantaggi indiretti, che portano il risultato oltre il pareggio. Ho appreso l’arte di cercare e narrare storie di vita, che è un modo di amare l’uomo. Ho conosciuto un’etica severa del lavoro e della cittadinanza, che nel mondo dei media viene onorata anche quando non è seguita. Ho imparato l’umiltà. Ho avvicinato tanti uomini di Dio che mi hanno aiutato a credere e a restare umano.

Non posso dunque che incoraggiare chi voglia avventurarsi in questa specializzazione giornalistica. Il libretto di Giovanni Tridente fornisce una bussola per quell’avventura. Io aggiungo qualche consiglio sul rapporto tra il laboratorio del vaticanista e la redazione generalista dei grandi media. Tra il desk ben provveduto dell’accreditato in Vaticano, dove sono testi di storia e documenti in latino, e l’open space del “settore politico”, o di “cronaca”, dove questo professionista deve “vendere” il suo “pezzo” e deve contrattare lo spazio, contenderlo alla pubblicità o alla notizia scandalistica.


In quell’ambiente chiassoso e spregiudicato il vaticanista dovrà infine resistere alla nativa vocazione della comunicazione di massa a manipolare l’immagine della Chiesa, come e più d’ogni altra immagine di umanità associata.

I media infatti tendono a deformare la notizia religiosa. La deformano sia con il registro alto o ideologico, sia con il registro basso o spettacolare. L’effetto d’insieme è di una duplice deformazione dell’immagine della Chiesa: che il primo registro tende a costringere sotto specie politica, il secondo
tende a relegare a notizia leggera.

Nel mercato dell’informazione, la notizia forte scaccia quella debole. E la notizia religiosa rischia di risultare debolissima ogni volta che si riduce a messaggio verbale, o a segnalazione di avvenimenti interni alla comunità religiosa. Essa invece può esser forte quando veicola un gesto o una storia di vita.

Non sempre il linguaggio della comunicazione ecclesiale aiuta il vaticanista nella sua lotta a difesa della notizia religiosa. Spesso infatti esso non è curato ai fini della sua comprensibilità nel più ampio contesto della vita associata a cui si rivolge la divulgazione giornalistica. Tale aspettativa – di una comprensibilità globale – non dovrebbe essere vista con sospetto dagli uomini di Chiesa: proporsi di raggiungere una comprensibilità mediatica significa avere cura che il linguaggio religioso abbia senso comune. In questo Papa Francesco offre un continuo insegnamento attraverso l’esempio.

Il vaticanista apprende presto che i gesti e i fatti possono essere più eloquenti dei discorsi: più eloquenti nella vita e nei media. Un esempio felice di “gesto” cristiano ottimamente veicolato dai media è la visita di Giovanni Paolo II ad Alì Agca nel carcere di Rebibbia, il 27 dicembre del 1983: il Papa che entra nella cella del suo attentatore e parla con lui per 21 minuti ebbe venti volte lo spazio che giornali e televisione avevano dedicato un anno prima all’enciclica “Dives in misericordia”.

Altro esempio di felice comunicazione cristiana per gesti e fatti è l’intera avventura di Madre Teresa: una donna che quasi non sapeva parlare e diceva pochissime parole, ma che è riuscita a farsi capire da tutti – e a essere ottimamente divulgata dai media – attraverso le innumerevoli invenzioni del suo genio di carità.

A rendere più eloquenti i fatti rispetto alle parole non c’è soltanto la pigrizia dei media nell’era della televisione e del digitale. A ben vedere, alla radice di questo privilegio ecclesiale dei gesti e delle storie di vita c’è il fatto che in origine il messaggio cristiano è notizia e testimonianza. Dalla preferenza istintiva dei media per i fatti può venire uno stimolo significativo alla stessa comunità ecclesiale: non è senza motivo, insomma, questa attesa del mondo – veicolata dai media – che la Chiesa non dimentichi mai di accompagnare la notizia evangelica con la testimonianza che l’accredita.

E i fatti ci sono sempre nella Chiesa: è la loro comprensione e comunicazione che è generalmente inferiore alla loro consistenza. Il vaticanista può esercitarsi a comprendere questa dinamica profonda della comunicazione testimoniale della fede attraverso lo studio della predicazione per atti e gesti di Papa Francesco. Gli undici “Venerdì della Misericordia” con cui ha scandito la celebrazione del Giubileo straordinario possono essere intesi come undici piccoli capolavori di annuncio in segni e parole.

mercoledì 21 novembre 2018

Videomessaggio di Papa Francesco ai giovani in preparazione alla GMG di Panama 2019




Cari giovani,

ci stiamo avvicinando alla Giornata Mondiale della Gioventù che si celebrerà a Panama il prossimo mese di gennaio e avrà come tema la risposta della Vergine Maria alla chiamata di Dio: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc1,38).

Le sue parole sono un “sì” coraggioso e generoso. Il sì di chi ha capito il segreto della vocazione: uscire da sé stessi e mettersi al servizio degli altri. La nostra vita trova significato solo nel servizio a Dio e al prossimo.

Ci sono molti giovani, credenti o non credenti, che al termine di un periodo di studi mostrano il desiderio di aiutare gli altri, di fare qualcosa per quelli che soffrono. Questa è la forza dei giovani, la forza di tutti voi, quella che può cambiare il mondo; questa è la rivoluzione che può sconfiggere i “poteri forti” di questa terra: la “rivoluzione” del servizio.

Mettersi al servizio del prossimo non significa soltanto essere pronti all’azione; bisogna anche mettersi in dialogo con Dio, in atteggiamento di ascolto, come ha fatto Maria. Lei ha ascoltato quello che le diceva l’angelo e poi ha risposto. Da questo rapporto con Dio nel silenzio del cuore, scopriamo la nostra identità e la vocazione a cui il Signore ci chiama, che si può esprimere in diverse forme: nel matrimonio, nella vita consacrata, nel sacerdozio… Tutti questi sono modi per seguire Gesù. L’importante è scoprire che cosa il Signore si aspetta da noi e avere il coraggio di dire “sì”.

Maria è stata una donna felice, perché è stata generosa davanti a Dio e si è aperta al piano che aveva per lei. Le proposte di Dio per noi, come quella che ha fatto a Maria, non sono per spegnere i sogni, ma per accendere desideri; per far sì che la nostra vita porti frutto, faccia sbocciare molti sorrisi e rallegri molti cuori. Dare una risposta affermativa a Dio è il primo passo per essere felici e rendere felici molte persone.

Cari giovani, abbiate il coraggio di entrare ciascuno nel proprio intimo e chiedere a Dio: che cosa vuoi da me? Lasciate che il Signore vi parli, e vedrete la vostra vita trasformarsi e riempirsi di gioia.

Prima della Giornata Mondiale della Gioventù di Panama, ormai vicina, vi invito a prepararvi, seguendo e partecipando a tutte le iniziative che vengono realizzate. Vi aiuterà a camminare verso questa meta. Che la Vergine Maria vi accompagni in questo pellegrinaggio e che il suo esempio vi spinga a essere coraggiosi e generosi nella risposta.

Buon cammino verso Panama! E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. A presto.


21 novembre 2018

martedì 6 novembre 2018

Quanti sono e quanto incidono gli opinionisti contrari a Papa Francesco?


di Giovanni Tridente

Non è più un mistero per nessuno – e forse non lo è mai stato –, che da quando è stato eletto al Soglio Pontificio, Papa Francesco ha iniziato a ricevere, un giorno sì e l’altro pure, una serie di accese critiche da parte di un tipo di cattolicesimo per così dire “molto esigente”, che però ha spesso mostrato tutte le sue contraddizioni.

Ci sono dei gruppi di credenti che non gli hanno mai perdonato quel “Buonasera” dalla loggia della Basilica vaticana, perché ritenuto troppo popolano (se non populista); e comunque non si sposava per nulla con la ieraticità di un saluto pontificio come tradizione comanda.

Altri si sono offesi perché ha iniziato a indossare scarpe ortopediche di colore poco consono, diciamo più adatte a un parroco di campagna a cui è permesso avere la tonaca sudicia perché appunto gira nei campi. Ma a un Papa no!

Sicuramente non ha mai giocato a suo favore l’essere “gesuita” – termine onnicomprensivo per definire, sempre in ambito “cattolico puro”, una sorta di relativismo à la carte che afferma una cosa e il suo contrario pur di aggraziarsi i fedeli.

Tantomeno, gli è stata perdonata la provenienza. È americano, ma non del Nord, del Sud, e poi è argentino. Figuriamoci!

Questo per quanto riguarda gli aspetti formali. Ma c’è la sostanza, che molti desumerebbero da ciò che loro stessi gli attribuiscono come discorsi. Salvo poi dimostrare di non averli mai letti questi discorsi del Papa, o di averne selezionato, attraverso ipotesi, opinioni, timori, giudizi, comunque sintesi di stampa espressi da altri, solo alcuni testi favorevoli al prestabilito disegno contro-esegetico da portare avanti.

Fatto sta che barcamenandosi nelle cronache di questi presunti informatori vaticani – o comunque presunti analisti dell’informazione Oltretevere – emerge chiaramente che in nome di una sbandierata “indipendenza”, non utilizzano mai l’appellativo Papa, Pontefice o Santo Padre, ma semplicemente “Bergoglio”, “l’argentino”, “il gesuita”, “l’ospite di Santa Marta”,… e in qualche caso anche “quello lì”.

Però sono molto esperti della materia religiosa, tanto da stabilire sempre la corretta esegesi biblica dei pronunciamenti papali, la corretta interpretazione morale a norma della bimillenaria tradizione della Chiesa e dell’intoccabile Catechismo della Chiesa Cattolica (che per alcuni è al di sopra delle “dieci tavole”), la giusta collocazione giuridica nell’ambito del Codice di Diritto Canonico, fino a detenere l’“esclusiva” sul soffio dello Spirito Santo. Non nascondendo, quindi, che loro appartengono alla Chiesa – ma alla Chiesa che dicono loro? –, tanto da collocare i loro malesseri nell’ambito delle “critiche interne”. E sicuramente è così.

Queste plateali esternazioni vengono trasmesse attraverso dispacci quasi quotidiani sulla rete, pubblicati in blog personali, e quindi con due vantaggi. Uno, è possibile conoscere coloro che esprimono le obiezioni, il loro trascorso biografico, l’esperienza professionale e anche le inquietudini eventualmente spirituali che li possono portare ad esprimersi così come si esprimono. Due, poiché i loro scritti sono pubblici e in chiaro, è molto facile analizzarli, sia per quantificarne il “peso” che la diffusione.

Quest’ultimo punto è importante, perché spesso si afferma che queste critiche interne al Papa – che comunque bisogna sempre “pesare” dal punto di vista intellettualmente onesto – siano molto numerose. E a questo riguardo abbiamo voluto fare un esperimento, di cui offriamo qui i risultati. Abbiamo scelto un campione di 8 blog italiani – che indicheremo con le prime lettere dell’alfabeto – dichiaratamente contrari a ogni decisione e dichiarazione del Pontefice, o comunque contrari rispetto a quei 4-5 temi e argomenti che loro stessi hanno preso a cuore dall’inizio del pontificato e dei quali scrivono esclusivamente: come se la vita della Chiesa e l’esercizio di un pontificato si limitasse ad alcune e uniche tematiche, per di più territorialmente (Italia?) circoscritte. È solo un caso che tutti questi blog siano gestiti da giornalisti, o presunti tali o pensionati tali.

Di queste piattaforme, attraverso il tool SimilarWeb nella versione gratuita, abbiamo estratto il numero totale di visite stimate nell’ultimo mese, sia come accesso diretto che come diffusione sui social o attraverso link riproposti in altre pagine. Questo primo dato, insieme al ranking a livello nazionale, fornisce un primo “peso” della diffusione di questi canali pseudo-informativi, che è più corretto chiamare di (accesa) opinione.

Un altro aspetto che abbiamo monitorato sono i referral, ossia il percorso di “provenienza” dei visitatori di questi blog (quale sito hanno visitato prima?) e quello di “destinazione” (quale sito visitano subito dopo?), trovando in questo caso le risposte più sorprendenti, perché in tutte le circostanze risulta, o come provenienza o come destinazione, almeno uno dei blog del campione.

Quindi, abbiamo riportato quanta incidenza hanno i social rispetto al numero totale delle visite (quindi potremmo dire delle letture) di questi blog e il tempo di permanenza di ciascun lettore sulle stesse piattaforme.

Infine, più per curiosità che per altro, abbiamo estratto le parole che chi giunge a queste piattaforme cerca su Google, arrivandoci dunque dopo aver cliccato sul risultato offerto dal motore di ricerca.

Ecco la tabella esplicativa:


* Dati inferiori al limite di analisi offerto dal tool perciò non disponibili
Data dell’analisi: 11.10.2018  - Tool utilizzato per l’analisi: SimilarWeb 

L’analisi è stata effettuata l’11 ottobre 2018 e non è necessario spiegare che non ha nessuna base scientifica ma soltanto di confronto di dati che è possibile recuperare mediante un tool di analisi gratuito, senza possibilità di accedere alle statistiche complessive di ciascuna piattaforma, i cui risultati, sicuramente più dettagliati e precisi, sono nella proprietà e disponibilità dei rispettivi autori. Proprio per questo ci sono diversi limiti, anche se i parametri di ricerca sono univoci.

Cosa emerge da questo monitoraggio? A livello di visite mensili, abbiamo una media di poco più di 200 mila accessi, e cioè 6.450 visite giornaliere per ciascuno di questi blog.

Il quantitativo degli utenti unici scende sensibilmente se si considerano – ed è importante considerarli – i referral. Come si vede, almeno in entrata in tutti i casi c’è almeno un “blog fratello” di provenienza, se non più di uno; lo stesso accade per le “destinazioni”. Per cui non è azzardato affermare che a navigare in questo gruppo di 8 contenitori ci sarebbe a ragion veduta buona parte della stessa utenza. E a fare la parte del leone – come a dire, a dettare l’agenda – sembrano confermarsi i blog A-B-C.

Importante è l’aspetto del ranking a livello nazionale, per cui nessuno dei blog considerati si posiziona al di sopra della 5.490ª posizione, se non addirittura oltre la 20.000ª.

Risicata è anche la loro diffusione sui social, a conferma che probabilmente fanno molto più rumore di quanto effettivamente risulta, e proprio negli ambienti dove “si vedrebbero” di più. In questo caso abbiamo una media del 10% della diffusione, a differenza di un oltre 50% di accessi diretti al blog e il restante generato dai motori di ricerca o link ospitati e rilanciati altrove.

Il tempo di permanenza degli utenti su queste piattaforme è mediamente e abbondantemente sotto ai 2 minuti, e sotto alle 2 pagine lette per visita.

Tra le parole cercate, con il tool gratuito non siamo potuti entrare molto nello specifico, per cui è evidente che la maggior parte delle ricerche riguardano proprio il nome del blog che l’utente intende visitare. In qualche caso, tuttavia, è emerso come risultato l’interesse per “mons. Viganò”, o la “massoneria in Italia”, o ancora la “messa in latino”, a conferma dell’ambito di cui questi spazi di opinione – come dicevamo abbondantemente contraria al Papa – si occupano.

Sarebbe interessante ripetere l'esperimento mensilmente, e così monitorare l'andamento di questa esplicita opposizione a Papa Francesco.

Questo articolo è apparso il 29 ottobre 2018 su Famiglia Cristiana

sabato 27 ottobre 2018

Scarica il Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui #giovani e le votazioni


Sintesi (a cura di Paolo Ondarza e Isabella Piro)

* * *

Dal saluto di Papa Francesco a conclusione delle votazioni del Documento finale del #Synod2018:  "Anche io devo dire grazie a tutti... specialmente ai giovani che ci hanno portato la loro 'musica' qui in aula, la parola diplomatica per dire 'chiasso'...

Ribadire una volta in più che il Sinodo non è un parlamento, è uno spazio protetto perché lo Spirito Santo possa attuare; per questo le informazioni che si danno sono generali...; questo è stato uno spazio protetto, è stato lo Spirito a lavorare qui.

Il risultato del Sinodo non è un Documento... siamo pieni di documenti.. non so se fuori questo documento farà qualcosa, ma si qualcosa in noi... L'abbiamo approvato il documento, adesso lo Spirito ce lo dà perché lavori in noi... siamo noi i destinatari di questo Documento. Bisogna fare preghiera, studiare... ma i primi destinatari siamo noi: lo Spirito ha fatto tutto questo, e torna a noi.

La terza cosa, penso a nostra madre, la santa Madre Chiesa. Gli ultimi tre numeri sulla santità fanno vedere cosa è la santità: nostra Madre è santa, noi figli siamo peccatori, tutti peccatori... A causa dei nostri peccati, sempre il grande Accusatore ne approfitta; come dice il primo capitolo di Giobbe: gira, gira per la terra cercando chi accusare.

In questo momento ci sta accusando forte, e questa accusa diventa persecuzione pure... come i popoli perseguitati dell'Oriente, e diventa anche un altro tipo di persecuzione con l'accusa continua per sporcare la Chiesa.

La madre non va sporcata, ed è il momento di difendere la Madre e la si difende dal grande Accusatore con la preghiera: per questo ho chiesto di pregare il rosario questo mese di ottobre.

È un momento difficile perché il grande accusatore tramite noi attacca la madre e la madre non si tocca. E adesso lo Spirito santo ci regala questo documento, anche a me, per riflettere cosa vuole dirci".

mercoledì 24 ottobre 2018

Una giornata in #carcere ad Ascoli: "Il pregiudizio si vince conoscendo"




“Per tre ore mi sono sentito fuori”, Lo dice Toni, 53 anni, che nel complesso ha più di 20 anni di detenzione sulle spalle. Lo incontro nel carcere di massima sicurezza di Ascoli Piceno dove per venerdì 19 ottobre è in calendario un incontro formativo per giornalisti. 


Non mi lascio sfuggire l’occasione e così decido di partecipare, assieme ai 50 colleghi che gremiscono la piccola sala riunioni della casa circondariale. Tra questi anche il direttore del quotidiano Avvenire, Marco Tarquinio, e il caporedattore di InBlu Radio, Andrea Domaschio, moderati da Giovanni Tridente della Pontificia università della Santa Croce (Francesco Zanotti)


I miei cinque minuti di celebrità:

sabato 8 settembre 2018

Una lobby gay nella Chiesa?


Non lo so se esiste una "lobby gay" nella #Chiesa, non lo posso sapere (e credo che nessuno potrà mai saperlo). Sono certo, però, che ci sono persone - in mezzo a tanti santi - che abusano della propria "#vocazione". Tra questi la storia, purtroppo, ha dimostrato che c'è di tutto: giovani, anziani, cosiddetti progressisti e conservatori, eterosessuali, omosessuali, criminali, psicopatici, corrotti...

Sarei perciò uno stupido se pensassi che il problema si risolve con una sorta di "daspo" ai gay (una caccia alle streghe 4.0), perché nessuno di loro ha il microchip o lo segnala nella carta d'identità. E comunque il Catechismo su questo punto è molto chiaro! Poi, dicevo, la storia dimostra qualcosa di leggermente più complesso.

Mi piacerebbe però ripristinare un minimo di decoro tra coloro che devono dare l'esempio. E alcuni campanelli d'allarme sono molto assordanti e partono da cose semplici come: narcisismo, impietrimento mentale (e spirituale), minuziosità, capricci e manie, rivalità e vanagloria, chiacchiere e pettegolezzi, carrierismo e opportunismo, gelosia o scaltrezza, rigidità, durezza e arroganza, accumulazione dei beni, profitto ed esibizionismo... che in definitiva denotano sindrome di potere e animo da corrotti e corruttibili.

Ecco, a me non importa della tendenza della persona; a me sta a cuore che quella persona che un giorno si è preso un impegno davanti a Dio lo porti avanti con sacro rispetto e responsabilità. Altrimenti, è prima di tutto un traditore! Ed essendo un traditore, è meglio che chiuda la porta dall'esterno.

(Giovanni Tridente)

venerdì 31 agosto 2018

Papa Francesco ai giovani: “Siate pellegrini sulla strada dei vostri sogni”


In vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre dedicato ai giovani, la Conferenza Episcopale Italiana ha organizzato, l’11 e il 12 agosto, un incontro di preghiera di circa 70 mila giovani con Papa Francesco al Circo Massimo e in Piazza San Pietro, preceduto da diversi giorni di pellegrinaggio dalle varie diocesi della Penisola.

* * *

Settantamila giovani dalle duecento diocesi d’Italia – comprese le isole – hanno preso parte, a ridosso del ferragosto, ad una mini Giornata mondiale della gioventù a Roma – denominata “Per mille strade” – che la sezione di pastorale giovanile della Conferenza episcopale italiana ha organizzato in vista del Sinodo dei Vescovi di ottobre.
Le giornate romane, con una veglia di preghiera al Circo Massimo alla presenza di Papa Francesco e la Messa collettiva in Piazza San Pietro celebrata dal Cardinale Presidente della Conferenza Episcopale, Gualtiero Bassetti, sono state precedute da giorni di preparazione e pellegrinaggio che i giovani appartenenti a parrocchie, associazioni e movimenti hanno realizzato, macinando chilometri durante le loro vacanze estive, dalle loro rispettive case per convergere nella Città Eterna.

Accanto a momenti celebrativi e di preghiera, si è dedicato tempo al cammino in silenzio, a incontri con testimoni e soste presso luoghi di servizio o impegno civile e realtà significative come santuari, ospedali, monasteri, carceri e aree di marginalità, oltre a posti dall’importante valore storico e artistico su tutto il territorio nazionale, ovviamente. L’iniziativa è stata anche pensata come una possibilità di integrazione, in particolare per le persone con disabilità, ponendosi a disposizione dei loro “tempi” e delle loro esigenze e ricalcolando così la durata dell’itinerario collettivo.

Stessa attenzione è stata prestata ai giovani stranieri – coinvolgendo i responsabili diocesani della Migrantes e della Caritas –, che molto spesso, pur essendo cattolici, non vengono coinvolti né presi in considerazione, e per coloro che, lontano dai “circuiti tradizionali”, pur essendo battezzati si sono allontanati per varie ragioni dalla Chiesa.

L’iniziativa italiana è molto importante perché rappresentativa di una realtà giovanile europea che vive gli stessi problemi e le stesse inquietudini, e che la Chiesa vuole intercettare per tornare ad essere una compagna di viaggio affidabile e disinteressata, desiderosa di trarre dalle nuove generazioni il meglio per la costruzione della società del domani.

Il Sinodo di ottobre sarà un’occasione universale per trovare i modi per concretizzare queste aspirazioni, ma intanto a Roma, durante due caldissime e afose giornate agostane che non hanno scoraggiato i giovani protagonisti, la Chiesa ha potuto viverne una breve anticipazione.

Indicativo in questo senso l’incontro che le migliaia di giovani hanno avuto al Circo Massimo con Papa Francesco, al quale hanno posto domande impegnative e senza peli sulla lingua, presentando uno spaccato della loro realtà, che di frequente risente della mancata fiducia degli adulti verso i loro sogni e le loro aspirazioni, spegnendo entuasiasmi e speranze – come hanno riflettuto Letizia e Lucamatteo –, di un mancato slancio a prendere impegni seri per tutta la vita – come ha chiesto Martina – oppure di una contro-testimonianza che spesso viene dagli stessi uomini di Chiesa, come ha argomentato infine Dario.

Sogni, amore duraturo e slancio

Rispondendo a queste sollecitazioni, sono state tre le parole chiave principali che il Santo Padre ha consegnato ai giovani italiani e di rimando ai giovani di tutto il mondo: non lasciarsi rubare i sogni, impegnarsi in ciò che conta veramente e non accontentarsi di un passo prudente, ma correre più velocemente quando si tratta delle questioni spirituali.

“I sogni grandi sono quelli che danno fecondità, perché pensano con il noi”, ha detto Papa Francesco, spiegando che il contrario dell’“io” non è il “tu” al singolare, ma la sua declinazione al plurale, perché grandi sogni “sono estroversi, condividono, generano nuova vita”, e in quanto tali hanno bisogno “di una sorgente inesauribile di speranza, hanno bisogno di Dio per non diventare miraggi o delirio di onnipotenza”.

È vero – ha aggiunto il Santo Padre – “i sogni dei giovani fanno un po’ paura agli adulti”, ormai un po’ assuefatti al male che ci circonda e quasi senza più speranza, però “non lasciatevi rubare i vostri sogni”. Un pò come fece un giovane italiano del XIII secolo, di nome Francesco (il Santo d’Assisi, ndr), che “era un giovane come voi, ma come sognava! Dicevano che era pazzo perché sognava così, e tanto bene ha fatto perché sognava continuamente”. Il Papa ha quindi invitato a non avere paura: “siate voi pellegrini sulla strada dei vostri sogni, rischiate su quella strada. Perché la vita non è una lotteria, la vita si fa”.

L’altro timore che Papa Francesco ha invitato a superare è quello per l’amore e per l’unità di vita nella vocazione al matrimonio: “Non abbiate paura di pensare all’amore, ma all’amore fedele, che rischia, che fa crescere l’altro, che è fecondo”, ed è indice della vera libertà.

Bisogna dunque imparare a discernere “quando c’è l’amore vero e quando c’è l’entusiasmo”, perché il nemico più grande in questo caso è “la doppia vita”. Invece, “l’amore non tollera mezze misure: o tutto, o niente”, e per farlo crescere non servono le scappatoie ma biosgna essere siceri, aperti e coraggiosi.

Di fronte al desiderio dei giovani di essere accompagnati, ascoltati e ricevere testimonianza, il Papa ha avvertito del rischio per la Chiesa di essere “formale, non testimoniale”, un vero scandalo. Invece Gesù insegna a uscire da se stessi, come facevano i primi cristiani, che “sapevano ascoltare e poi vivevano come dice il Vangelo”.

“Gesù bussa alla porta, ma da dentro, perché lo lasciamo uscire. Senza testimonianza lo teniamo prigioniero delle nostre formalità, delle nostre chiusure, del nostro egoismo, del clericalismo” – ha aggiunto Francesco – che a questo proposito ha parlato di “una perversione della Chiesa, che non è solo dei preti ma di tutti noi”. Lo stesso vale, evidentemente, anche per la contro-testimonianza che tutti possono dare. Da qui il monito: “la Chiesa senza testimonianza è soltanto fumo”.

Nel suo saluto di congedo il Papa ha poi chiesto ai giovani un impegno esigente che si traduce in una corsa in avanti sotto la spinta dello Spirito Santo: “Non accontentatevi del passo prudente di chi si accoda in fondo alla fila. Ci vuole il coraggio di rischiare un salto in avanti, un balzo audace e temerario per sognare e realizzare come Gesù il Regno di Dio, e impegnarvi per un’umanità più fraterna”. La Chiesa, infatti, “ha bisogno del vostro slancio, delle vostre intuizioni, della vostra fede. E quando arriverete dove noi non siamo ancora giunti, abbiate la pazienza di aspettarci”.

Tutto questo, però, camminando insieme, perché è ciò che “ci fa diventare un popolo, il popolo di Dio” e dà la vera sicurezza. Infine, la consegna: non stare lontano “dai luoghi di sofferenza, di sconfitta, di morte”, “quei tanti sepolcri che oggi attendono la nostra visita”, accogliendo l’altro senza pregiudizi e senza chiusure, perché “Dio ci ha dato una potenza più grande di tutte le ingiustizie e le fragilità della storia, più grande dei nostri peccati”.

Dopo l’incontro al Circo Massimo e prima della Messa in Piazza San Pietro l’indomani mattina presieduta dal Cardinale Gualtiero Bassetti – con un ulteriore saluto di Papa Francesco prima della preghiera dell’Angelus – i giovani hanno vissuto una sorta di “notte bianca” della spiritualità con tappe nelle diverse chiese del centro di Roma, per la visita al Santissimo Sacramento, momenti di preghiera e per ricevere il Sacramento della Riconciliazione.

Un’ultima esortazione il Papa l’ha rivolta proprio durante l’Angelus, invitando i giovani a essere protagonisti nel bene, perché “se non ci opponiamo al male, lo alimentiamo in modo tacito”. La soluzione è dunque quella di camminare nella carità, camminare nell’amore.

Giovanni Tridente

sabato 30 giugno 2018

IL POTERE DI COMANDARE E IL POTERE DI CAMBIARE


Ieri sera, come altre volte, ho guardato un po' di #LagrandeStoria (menomale in prima serata) e ho riflettuto molto sulla capacità e la forza comunicativo-persuasiva dei regimi dittatoriali: erano bravi questi, sapevano convincere, tutto era piacevole, ben presentato, visto come un valore da ammirare e da perseguire...

Poi constatavo che, in fondo, tutti i regimi sono falliti e falliti in malo modo e hanno lasciato intorno a loro molte macerie (vedi gli esiti della 2ª guerra mondiale).

Eppure, se pensiamo all'Italia, da quelle macerie il paese ha saputo ridarsi nuovo slancio, una nuova e invidiabile costituzione, uno spirito europeista, forza propulsiva e grande coraggio...

E questo perché sicuramente, nonostante la grande eco chamber del tutto bello, tutto perfetto, grandi terre da conquistare, onore e gloria, c'era qualcuno che era rimasto #contadino (copyright mio fratello @brunomastro) e si era messo - in silenzio e con pazienza - a lavorare sulle radici, lontano dai clamori e senza disperazione, senza voler concorrere a tutti i costi con il potente del momento.

Cosa mi insegna tutto questo? Che il vero cambiamento non lo realizzi attraverso il potere di comandare, perché ci sarà sempre qualcuno più bravo e più intelligente di te che vorrà prendersi il tuo posto (per il potere di comandare).

Il vero cambiamento lo realizzi con il potere di cambiare, restando momentaneamente nell'oscurità, ma fertilizzando il terreno e pronto ad emergere una volta che la propaganda sarà finita, per raccogliere le macerie e ricostruire il futuro, proprio di quelle stesse persone che la propaganda aveva "assoldato".

Preferiamo chi ci comanda o chi ci cambia? Preferiamo comandare o cambiare? Il potere di comandare vs. il potere di cambiare: tertium non datur.

mercoledì 20 giugno 2018

Sinodo dei giovani, reso noto lo "strumento di lavoro": wordcloud e parole più utilizzate


Ecco la #wordcloud del documento (che troverete qui: https://bit.ly/1MGZxYg) e la preghiera finale scritta da #PapaFrancesco

Queste invece le prime 20 parole più utilizzate nel testo:

#Giovani

#Chiesa

#Vita

#Discernimento

#Mondo

#Fede

#Dio

#Comunità

#Tutti

#Pastorale

#Vocazione

#Spirituale

#Giovane

#Formazione

#Chiamata

#Società

#Gesù

#Cultura

#Gioia

#Sinodo


#Synod18 Synod2018

lunedì 18 giugno 2018

Vi dico una cosa in camera caritatis


Molti - giustamente - lamentano che oggi la Chiesa abbia perso la sua rilevanza sui temi e valori sensibili, anzitempo detti "non negoziabili". E probabilmente hanno ragione. Anzi, è vero! Però è anche vero che ogni epoca raccoglie i frutti di quello che si è seminato nelle epoche precedenti.

[E io nutro molta fiducia che la prossima epoca possa raccogliere i frutti di quello che si sta seminando: guai a pensare di raccogliere un seme in fase di germinazione].

Allora mi chiedo: siamo sicuri che la crisi che stiamo vivendo oggi non sia la conseguenza di una semina sbagliata? Certo, involontariamente, dato anche il fervore e lo zelo con cui è stata fatta.

Siamo sicuri che quello stesso fervore e quello zelo - espresso casomai attraverso progetti, programmi ben confezionati, strutture "all'avanguardia" e un po' di burocrazia -, non abbia al contrario provocato quell'allontanamento a cui oggi assistiamo?

Si dirà che la società è cambiata. È vero. Io mi chiedo: chi l'ha fatta cambiare? O meglio, la si poteva "far cambiare" diversamente?

Vengo al punto: la Chiesa non cresce per proselitismo ma per attrazione (Benedetto XVI). Attrarre non lo si fa con le bandiere (gli slogan, l'arroganza, i proclami e i manifesti). Quella è appartenenza.

Attrarre lo si fa con l'identità. Un'identità completa, ponderata, integrale, che è l'altra faccia dell'autenticità.

Essere autentici è stare dalla parte degli ultimi, non dei primi della classe.

Esco dalla camera caritatis

sabato 12 maggio 2018

#Educare alla #verità, promuovendo ascolto, dialogo sincero e responsabilità nel linguaggio


Il Messaggio di Papa Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali richiama all’importanza di sconfiggere le manipolazioni nell’informazione attraverso una consapevole responsabilità che il bene dipende da ciascuno di noi.

* * *

“Educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione”. È un messaggio carico di significati e impregnato di spunti realistici quello che il Papa ha scritto per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il 13 maggio nella Solennità dell’Ascensione del Signore. 

Francesco tocca il nervo scoperto delle “fake news” – la serie di informazioni infondate, distorte, ingannatrici e manipolatorie che si diffondono tanto online quanto attraverso i media tradizionali - che in tante parti del mondo sono diventate oggetto di grande dibattito perché la loro proliferazione può rappresentare un problema per la democrazia.

Un fenomeno che ha allertato anche le Autorità civili e le stesse media company, impegnate a mettere in campo soluzioni giuridiche per arginare la problematica. Poi ci sono diverse iniziative educative – non sempre organizzate in maniera corporativa, ma comunque molto necessarie e di grande servizio – che insegnano come leggere e valutare il contesto comunicativo senza trasformarsi in divulgatori inconsapevoli di disinformazione.

Francesco però nel suo Messaggio – pubblicato come consuetudine nella memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio scorso – centra esattamente il punto, e cioè che “nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare” tutto ciò che è falso.

È vero – argomenta – che l’efficacia delle informazioni ingannatrici consiste proprio nella loro “natura mimetica”, per cui nell’apparire plausibili catturano l’attenzione dei destinatari con stereotipi, pregiudizi, facili emozioni, oltre a suscitare spesso rabbia, disprezzo e frustrazione, in un circolo vizioso che dilaga all’impazzata.

Però è altrettanto vero che questo rappresenta anche il “campo da arare” per ognuno di noi, mettendo in gioco tutta la nostra capacità di prevenire e identificare questi meccanismi perversi, casomai attraverso un “attento discernimento”.

Spesso succede un po’, dice il Papa, come ai primordi dell’umanità con l’“astuto serpente” che si rese artefice della prima fake news (Gen 3,1-15) provocando una catena di male che, a cominciare dal primo peccato, si è poi riversata “in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

Ma questa è anche la risposta al perché ciò accade. Non è affatto colpa dei social media e della logica che li caratterizza, come spesso si vuole far credere per esimersi dalle proprie responsabilità – il mezzo in sé è neutro, dipende da noi umani l’indirizzo che vogliamo dargli! –, quanto invece di quella “bramosia insaziabile che facilmente si accende nell’essere umano”.

In fondo, spiega Papa Francesco, dietro ci sono spesso motivazioni economiche e opportunistiche, sete di potere, avere e godere, e questo ci rende vittime del grande imbroglio chiamato male, “che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.

Come uscirne? L’antidoto più radicale in grado di estirpare il virus della falsità “è lasciarsi purificare dalla verità”, scrive Francesco. Questa verità non è affatto un concetto o un portare alla luce cose nascoste ma riguarda la vita intera, la persona nella sua interezza, e l’uomo la può riscoprire soltanto se “la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama”.

Questa verità può sgorgare solo da relazioni libere tra le persone e nell’ascolto, non può essere imposta come qualcosa di esterno e impersonale. È una ricerca continua, che oscilla tra ciò che favorisce la comunione tra le persone e promuove il bene e ciò che invece genera divisione, contrapposizione e isolamento.

Molto concretamente, afferma Papa Francesco, se gli enunciati con i quali abbiamo a che fare suscitano polemica, fomentano divisioni e infondono rassegnazione, possiamo stare certi che non sono abitati da verità, anche se l’argomentazione che ci viene proposta ha un bell’aspetto.

Inutile girarci intorno: la risposta contro le falsità non è data dalle strategie ma dalle persone, persone libere dalla bramosia, capaci di mettersi in gioco ascoltando l’interlocutore e generando un dialogo sincero, persone che sono così attratte dal bene che hanno cura anche nell’utilizzo del linguaggio. Evidentemente, ciò richiede grande apertura e molta pazienza.

Non sono indenni da questa responsabilità i giornalisti, a cui il Papa dedica l’ultima parte del Messaggio, ricordando che la loro è una vera e propria missione al servizio delle persone, in particolare di quelle che non hanno voce. L’invito è avere cura nella ricerca delle fonti, consapevoli che “informare è formare” e che bisogna generare processi di sviluppo del bene.

Bisogna riscoprire “un giornalismo di pace”, conclude il Papa, che rifugge la finzione, gli slogan ad effetto e le dichiarazioni roboanti, e che in definitiva avvia processi virtuosi e trova “soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”.

Solo in questo modo il motto giovanneo “La verità vi farà liberi” sarà veramente attuale.

lunedì 9 aprile 2018

"Gaudete et Exsultate", un balsamo, una carezza di padre in questo mondo sconquassato


GAUDETE ET EXSULTATE
(Rallegratevi ed esultate)

Che volete che vi dica della #GaudeteEtExsultate di #PapaFrancesco?
Sicuramente di leggerla. 
Un balsamo, una carezza di padre in questo mondo sconquassato. Tecnicamente, una "sosta ai box" nei primi 5 anni di pontificato, per affinare e concretizzare la grande profezia della #EvangeliiGaudium. Leggetela, leggiamola, gustiamocela!




sabato 24 marzo 2018

Cosa chiedono i #giovani di tutto il mondo alla #Chiesa


(Estratti dal Documento conclusivo della riunione pre-Synod2018)

· Questo documento è una piattaforma sintetizzata per esprimere alcuni dei nostri pensieri ed esperienze. È importante notare che queste sono le riflessioni di giovani del 21° secolo provenienti da diverse religioni e contesti culturali.

· È importante innanzitutto chiarire i parametri di questo documento. Non si tratta di comporre un trattato teologico né di stabilire un nuovo insegnamento della Chiesa. È piuttosto un documento che rispecchia le specifiche realtà, personalità, credenze ed esperienze dei giovani del mondo. Esso è destinato ai Padri sinodali.
· I giovani cercano il senso di se stessi in comunità che siano di sostegno, edificanti, autentiche e accessibili, cioè comunità in grado di valorizzarli. Riconosciamo luoghi che possono aiutare lo sviluppo della propria personalità, tra i quali la famiglia occupa una posizione privilegiata.

· Abbiamo bisogno di trovare modelli attraenti, coerenti e autentici. Abbiamo bisogno di spiegazioni razionali e critiche a questioni complesse - le risposte semplicistiche non sono sufficienti.

· In un mondo globalizzato e inter-religioso, la Chiesa ha bisogno non solo di un modello ma anche di un’ulteriore elaborazione sulle linee teologiche già esistenti per un pacifico e costruttivo dialogo con persone di altre fedi e tradizioni.

· Sogniamo maggiori opportunità, di una società che sia coerente e si fidi di noi. Cerchiamo di essere ascoltati e non solamente di essere spettatori nella società, ma partecipanti attivi. Cerchiamo una Chiesa che ci aiuti a trovare la nostra vocazione, in tutti i suoi significati.
· A volte, finiamo per rinunciare ai nostri sogni. Abbiamo troppa paura, e alcuni di noi hanno smesso di sognare. Questo si nota nelle molte pressioni socio-economiche che possono gravemente drenare il senso di speranza tra i giovani. Succede anche che non abbiamo neanche più l’opportunità di continuare a sognare.

· Vogliamo un mondo di pace, che tenga insieme un’ecologia integrale con una economia globale sostenibile.
· Offriamo qui due proposte concrete riguardo alla tecnologia. In primis, la Chiesa, impegnandosi in un dialogo costante con i giovani, dovrebbe approfondire la sua comprensione della tecnologia così da poter aiutarci nel ponderare il suo utilizzo. Inoltre la Chiesa dovrebbe considerare la tecnologia - in particolare internet - come un terreno fertile per la Nuova Evangelizzazione. I risultati di queste riflessioni dovrebbero essere formalizzati attraverso un documento ufficiale della Chiesa. In secondo luogo, la Chiesa dovrebbe rivolgere la sua attenzione alla piaga della pornografia, includendo gli abusi in rete sui minori, il cyberbullismo e il conto salato che essi presentano alla nostra umanità.

· C’è spesso grande disaccordo tra i giovani, sia nella Chiesa che nel mondo, riguardo a quegli insegnamenti che oggi sono particolarmente dibattuti. Tra questi troviamo: contraccezione, aborto, omosessualità, convivenza, matrimonio e anche come viene percepito il sacerdozio nelle diverse realtà della Chiesa. Ciò che è importante notare è che, indipendentemente dal loro livello di comprensione degli insegnamenti della Chiesa, troviamo ancora disaccordo e un dibattito aperto tra i giovani su queste questioni problematiche. Di conseguenza vorrebbero che la Chiesa cambiasse i suoi insegnamenti o, perlomeno, che fornisca una migliore esplicazione e formazione su queste questioni. Nonostante questo dibattito interno, i giovani cattolici cui convinzioni sono in contrasto con l’insegnamento ufficiale desiderano comunque essere parte della Chiesa. D’altra parte, molti giovani cattolici accettano questi insegnamenti e trovano in essi una fonte di gioia. Desiderano che la Chiesa non solo si tenga ben salda ai suoi insegnamenti, sebbene impopolari, ma li proclami anche con maggiore profondità.

· I giovani di oggi bramano una chiesa autentica. Con questo vogliamo esprimere, in particolar modo alla gerarchia ecclesiastica, la nostra richiesta per una comunità trasparente, accogliente, onesta, invitante, comunicativa, accessibile, gioiosa e interattiva.

· I giovani hanno molti interrogativi, ma non per questo chiedono risposte annacquate o preconfezionate. Noi, giovani della Chiesa, chiediamo alle nostre guide di parlare con una terminologia concreta su argomenti scomodi, come l’omosessualità e il dibattito sul gender, riguardo i quali i giovani già liberamente discutono senza alcuna inibizione.

· La chiesa deve coinvolgere i giovani nei processi decisionali e offrire loro ruoli di leadership. Questi devono essere individuati in parrocchie, diocesi, a livello nazionale e internazionale, e persino a livello delle commissioni in Vaticano. Siamo fermamente convinti di esser pronti per poter essere guide, capaci di maturare e imparare da membri più esperti della Chiesa, siano essi religiosi o laici.

· Auspichiamo che la Chiesa ci venga incontro nei diversi luoghi in cui è poco o per niente presente. In particolar modo, il luogo in cui speriamo di essere incontrati dalla Chiesa sono le strade, dove si trovano persone di tutti i tipi. La Chiesa dovrebbe provare a sviluppare creativamente nuove strade per andare ad incontrare le persone esattamente là dove stanno, nei luoghi a loro consoni e dove comunemente socializzano: bar, caffetterie, parchi, palestre, stadi, e qualsiasi altro centro di aggregazione culturale o sociale.

· In breve, vorremo essere incontrati dove siamo — intellettualmente, emotivamente, spiritualmente, socialmente e fisicamente.

· Bramiamo esperienze che possano accrescere la nostra relazione con Gesù nel mondo reale, iniziative efficaci ci offrono un’esperienza di Dio. Per questo apprezziamo particolarmente le esperienze che ci permettono di comprendere i Sacramenti, la preghiera e la liturgia, al fine di poter condividere e difendere la nostra fede nel mondo.

Qui il documento integrale (#daleggere): http://press.vatican.va/.../2018/03/24/0220/00482.html

giovedì 8 febbraio 2018

Di fake news e di giornalisti, note a margine


Se c'è una cosa buona del falso dibattito sulle #fakenews è che ormai è aumentato il sospetto su tutto ciò che viene messo in circolazione, dai giornali mainstream a qualunque sorta di spazio sul web.

Se prima la fiducia verso la "stampa" era in calo, adesso possiamo dire che sta oltrepassando (in negativo, ovviamente) l'asse delle ascisse.

Attenzione, però, a farsi prendere dallo scoraggiamento: ora come ora (right now) siamo noi ad avere in mano le chiavi (la rete?) per invertire la rotta.

Se vedete in giro dei giornalisti:
  • spronateli ad avere un sussulto di responsabilità;
  • siate loro riconoscenti quando li vedete affaticati (e non affrettati) nel ricostruire ciò che accade;
  • consigliate loro qualche ulteriore pista di riflessione a cui voi stessi siete casomai giunti dopo attento discernimento;
  • siate pazienti quando sbagliano ma inflessibili se notate malizia o malafede;
  • correggeteli amabilmente quando l'errore è talmente evidente (e a volte banale);
  • evitate di rilanciare senza opportuna verifica (e un congruo margine di tempo) ciò che notate essere stato scritto d'impatto e senza il giusto contesto;
  • diffidate da chi confonde opinioni spicciole (legittime ma limitate) con l'informazione e l'approfondimento;
  • insomma, sosteneteli, incoraggiateli, apprezzateli, mostrate loro vicinanza e fateveli amici.
L'amicizia risolve tutto.

(e ricordate, le #fakenews non esistono!)

P.S. Integrazione suggerita da Gigio-Luigi Rancilio, che condivido: "il primo passo per fare buon giornalismo è riuscire a fare #silenzio dentro di noi".

martedì 16 gennaio 2018

In estrema sintesi, cosa insegna la vicenda Vaticano-Ploumen (leader abortista)


Il 22 giugno 2017 Papa Francesco riceve in Vaticano i Reali d’Olanda. Nella delegazione è presente anche l’allora ministro per il commercio e lo sviluppo alla cooperazione Lilianne Ploumen.

Il 22 dicembre 2017 (esattamente sei mesi dopo), sul canale Youtube della radio olandese BNR Nieuwsradio compare un video (che al momento conta circa 9.600 visualizzazioni) in cui la Ploumen da’ notizia di un “premio” ricevuto dal Vaticano, e nello specifico dal Papa. Si tratta di un estratto di un’intervista più lunga mandata in onda dall’emittente olandese.

Il 12 gennaio 2018 la notizia comincia a diffondersi in ambito inglese ed americano, per poi approdare il giorno dopo anche in Italia, e quindi su alcuni giornali.

Il 15 gennaio 2018 la Sala Stampa della Santa Sede conferma la consegna dell’onorificenza a tutta la delegazione che accompagnava i Reali olandesi il 22 giugno dell’anno scorso come fatto di “prassi diplomatica dello scambio di onorificenze”.

Cosa si sa

Secondo quello che si apprende all’inizio dalla stessa protagonista, Lilianne Ploumen avrebbe ricevuto la medaglia di cavaliere dell’Ordine Pontificio di San Gregorio Magno.

Si tratta di un’onorificenza di un ordine cavalleresco (risalente al 1831) che viene conferita a persone che si siano particolarmente distinte nel loro servizio alla Santa Sede, alla Chiesa e in generale alla cattolicità.

Normalmente – stando alle disposizioni della Santa Sede del 2001 relative al conferimento delle onorificenze pontificie – si riceve su proposta di un Vescovo diocesano fatta alla Nunziatura Apostolica , che poi provvede a trasmetterla alla Segreteria di Stato. La richiesta, accompagnata dal curriculum vitae dei candidati, prevede anche una descrizione accurata delle benemerenze acquisite nei riguardi della Chiesa.

Il conferimento ha destato prontamente scandalo perché la Ploumen è una riconosciuta leader a favore dell’aborto, che ha dedicato quasi tutta la sua attività politica e personale a favore di questo tema, creando anche un’apposita ONG.

Cosa ha dichiarato la Ploumen

Nell’intervista rilasciata alla BNR, secondo la trascrizione pubblicata da Marco Tosatti, la Ploumen dice diverse cose interessanti: intanto scambia l’onorificenza per un “premio”, specifica che non è menzionato l’aborto come motivo del conferimento (e ci mancherebbe!) ma afferma di considerare questo riconoscimento come un’approvazione delle sue battaglie a favore dell’aborto, appunto.

La vera notizia è che la protagonista conferma una sua attività di lobby verso “il Vaticano”, soprattutto “negli anni passati” con molti investimenti di contatti, “perché il Vaticano, specialmente sotto i papi precedenti, aveva un atteggiamento piuttosto rigido quando si trattava dei diritti delle ragazze e delle donne…”. E aggiunge: “e quello non cambierà nel breve periodo, non bisogna farsi illusioni su questo. Ma ci sono alcune aree forse dove possiamo comunque cooperare”.

Poi il giornalista le chiede: “e allora lei è così pragmatica che se il papa o il Vaticano può essere di aiuto nella sua missione… anche se loro non approvano…”. E la sua risposta: “Sì, naturalmente”.

Cosa ha specificato la Santa Sede

Nella prima dichiarazione utile della Sala Stampa vaticana, viene ovviamente specificato che trattandosi di prassi diplomatica dello scambio di onorificenze fra Delegazioni in occasioni di Visite ufficiali di Capi di Stato o di Governo in Vaticano, la consegna della medaglia non è “minimamente un placet alla politica in favore dell’aborto e del controllo delle nascite di cui si fa promotrice la signora Ploumen”.


Cosa insegna la vicenda

Tutta questa vicenda sembra insegnare, a bocce ferme, almeno cinque cose:

* Se l’onorificenza dell’ordine di San Gregorio Magno viene consegnata normalmente alle Delegazioni in occasione delle Visite ufficiali di Capi di Stato, essa probabilmente non ha più il valore che poteva avere un tempo, o quanto meno fino a poco dopo il 2001, quando si ha conoscenza dell’apposita prassi per il suo ottenimento. Certamente, questo non sarebbe facilmente digeribile da chi invece ha ricevuto il riconoscimento per giusti meriti.

* Se la medaglia non ha più il valore di un tempo, potrebbe addirittura essere associata a qualunque altra gadgettistica, e in ogni caso non è un segno di apprezzamento per chiunque la riceva, ma solo un dono, forse un po’ barocco ma tant’è. Ciò spiegherebbe anche perché è tuttora facile procurarsela su qualche sito di commercio online, dove è disponibile a poco più di 100 euro, compreso l’astuccio.

* Le parole della stessa Ploumen trascritte da Tosatti confermano in un certo senso la “strategia” della leader olandese, e cioè trovare qualunque modo per “convincere” il Vaticano a cambiare idea sui temi dell’aborto e del controllo delle nascite. La Ploumen è però convinta che si tratta di un’impresa non proprio semplice: “non bisogna farsi illusioni”. Certamente, l’occasione le è stata servita su un piatto d’argento.

* Consegnando questa onorificenza, “il Vaticano” (evidentemente c’è qualcuno di concreto che ha curato il protocollo pontificio e ha deciso quella mattina del 22 giugno di scambiare proprio la medaglia di San Gregorio Magno piuttosto che qualche altra cosa) ha fatto senz’altro un grave errore di opportunità – e tutti gli altri che possono seguirne –, però alla fine questo ha permesso di accendere i riflettori sulle reali intenzioni di alcuni personaggi.

* Limitarsi a gridare allo scandalo senza approfondire come sono andate le cose è un segno di debolezza perché non permette alla verità di emergere. In più, si finisce per fare il gioco di coloro che in un certo senso si vorrebbe “combattere”. Tanto più attraverso i social.

È il caso di dire che non tutto il male viene per nuocere.


Giovanni Tridente

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