"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

domenica 16 dicembre 2012

Benedetto XVI: fervore delle comunità cristiane, preghiera costante e zelo dei sacerdoti motore delle vocazioni

L'"intenso clima di fede" vissuto nelle comunità cristiane che aderiscono generosamente al Vangelo, insieme ad una "fervida", "costante e profonda" vita di preghiera e allo zelo dei tanti presbiteri e consacrati, sono il motore necessario per aprire i giovani alla vocazione sacerdotale e religiosa. È quanto sintetizza Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 50ª Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che sarà celebrate il prossimo 21 aprile, nella IV Domenica di Pasqua.

"È necessario" - ha scritto il papa - crescere nella "relazione profonda con Gesù", ascoltando la sua voce "che risuona dentro di noi" se si vuole essere "capaci di accogliere la chiamata di Dio". Un tale "itinerario" si può seguire "all'interno di comunità cristiane" che vivono, sperimentano e testimoniano quella "passione missionaria" che induce "al dono totale di sé per il Regno di Dio" e che praticano "una fervida vita di preghiera".

Dal canto loro, "i presbiteri e i religiosi", "con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico" rappresentano il migliore esempio per stimolare nelle giovani generazioni "il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo". A loro il compito di farsi "compagni di viaggio" dei giovani, mostrando loro "la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli" e l'entusiasmo di quell'impegno "che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza".


Bisogna riportare i giovani a saper coltivare "l'attrazione verso i valori, le mete alte, le scelte radicali", abbandonando le "tante proposte superficiali e effimere".
"Non abbiate paura" di seguire Cristo, ha scritto Benedetto XVI: solo impegnandosi generosamente con lui - consegnandogli la propria vita e dandogli la precedenza rispetto "alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi" - "sarete felici di servire, sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare" e "fiamme vive di un amore infinito ed eterno".

Rispondere positivamente alla chiamata di Dio ha un fondamento di speranza che a sua volta si fonda sulla "verità consolante e illuminante" della "fedeltà di Dio", che ha sempre confermato all'uomo il suo amore, come dimostrano i tanti episodi dell'Antico Testamento e come dimostra la piena manifestazione in Gesù Cristo.

Proprio la venuta di Cristo "interpella la nostra esistenza, chiede una risposta su ciò che ciascuno vuole fare della propria vita, su quanto è disposto a mettere in gioco per realizzarla pienamente". Pur tra "percorsi impensabili", l'amore di Dio "raggiunge sempre coloro che si lasciano trovare", e quindi "ci da' coraggio, ci fa sperare nel cammino della vita e nel futuro, ci fa avere fiducia in noi stessi, nella storia e negli altri".

Giovanni Tridente

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