"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 21 marzo 2013

Scienza, tecnica, natura e creato in Papa Francesco

Un mio articolo per documentazione.info:

Qualcuno ha definito Papa Francesco "il Papa verde" per il suo riferimento alla custodia del creato fatto durante l'omelia di inizio del ministero petrino. Ma in Papa Bergoglio c'è molto più del semplice ecologismo. Analizzando alcuni suoi interventi sul tema, si delinea una ricca visione cristiana del rapporto tra uomo e natura; così come tra scienza, tecnica e creato. Ne offriamo qui una sintesi.


L'allora Cardinale Jorge Mario Bergoglio, in un messaggio alle Comunità educative di Buenos Aires (18 aprile 2007), spiegava che “la trascendenza della persona umana è data in ragione della sua natura”, per via di questa nostra “doppia condizione di figli della terra e figli di Dio. Siamo parte della natura; siamo soggetti agli stessi dinamismi fisici, chimici e biologici degli altri esseri che condividono il nostro mondo”. Tuttavia, questa affermazione è spesso “banalizzata e tante volte malintesa, 'siamo parte del tutto', un elemento del mirabile equilibrio della Creazione”.
“La terra è la nostra casa. La terra è il nostro corpo. Anche noi siamo la terra – aggiungeva il Card. Bergoglio -. Eppure, per la civiltà moderna, l'uomo vive armonicamente dissociato dal mondo. La natura ha finito per convertirsi in un semplice cantiere da cui attingere per esercitare il dominio, per portare avanti lo sfruttamento economico. E così la nostra casa, il nostro corpo, qualcosa di noi stessi, si degrada. La civiltà moderna porta con sé una dimensione biodegradabile”.
LA VOCAZIONE DI CUSTODIRE IL CREATO
Senz’altro, Papa Francesco si riferiva anche a questo “errato dinamismo” quando nell’omelia della Messa di inizio del suo Ministero Petrino e di Vescovo di Roma, il 19 marzo, ha più volte richiamato all'imperativo di custodire il creato, a cominciare da noi stessi, come una “vocazione” che “non riguarda solamente noi cristiani”, ma interpella “tutti”. Si tratta di “custodire l’intero creato, la bellezza del creato (...): è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene”.
In fondo - ha sintetizzato Papa Francesco -, “tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!”.
SE NON SI CUSTODISCE SI DISTRUGGEDiversamente, “quando l’uomo viene meno a questa responsabilità di custodire, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce”. Come è puntualmente avvenuto e ancora avviene “in ogni epoca della storia”, con i tanti “‘Erode’ che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna”.
RIPRISTINARE BUONE RELAZIONI
Papa Francesco questo discorso lo aveva già anticipato alle migliaia di operatori della comunicazione ricevuti in udienza nell'Aula Paolo VI, a tre giorni dalla sua elezione il 16 marzo, quando ha raccontato perché è giunto alla decisione di chiamarsi Francesco: “quella parola è entrata qui (indicando il capo): i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre (...). E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero...”.

TRASCENDENZA DENATURALIZZATA
Nel Messaggio del 2007 agli educatori, riferendosi al fatto che l'uomo si fosse in un certo senso dissociato dalla sua doppia natura terrena e divina, così proseguiva il Cardinale Bergoglio: “A cosa si deve tutto questo? In linea con quello che stiamo meditando, questa rottura (che sicuramente ci farà ulteriormente soffrire, facendoci dubitare addirittura della nostra stessa sopravvivenza) può essere intesa come una sorta di ‘trascendenza denaturalizzata’. Come se la trascendenza dell'uomo e il rispetto della natura e del mondo implicasse una separazione. Abbiamo iniziato a metterci contro la natura, a sfidarla e qui abbiamo seppellito la nostra trascendenza, la nostra umanità. Ecco ciò che è accaduto”.
RISPETTARE I DETERMINISMI NATURALI
“Perché trascendenza rispetto alla natura non significa che possiamo porre fine alla sua dinamica senza alcuna conseguenza. Essere liberi e poter fare sperimentazioni, comprendere e modificare il mondo nel quale viviamo non significa che tutto sia ammissibile. Non siamo stati noi a stabilire le sue “leggi”, né le possiamo ignorare senza subirne conseguenze serie. Questo vale anche per le leggi intrinseche che sostengono la nostra esistenza nel mondo. Noi esseri umani possiamo senz'altro imporci sui determinismi naturali... però per comprenderne la ricchezza e il senso e liberarli delle loro carenze, non per ignorarli; per limitarne le possibilità, non per calpestarne le finalità che si sono andate sedimentando durante centinaia di migliaia di anni”. 
SCIENZA E TECNICA IN FUNZIONE DELL’ORDINE
Questa è per Papa Francesco “la funzione della scienza e della tecnica, che non può darsi in maniera dissociata dalle profonde correnti della vita. Siamo liberi, però non dissociati dalla natura che ci è stata data. La scienza e la tecnica si muovono in una dimensione creativa: dall'ignoranza primordiale e per mezzo dell'intelligenza e del lavoro, hanno creato cultura. La prima forma di ignoranza si è trasformata in cultura. Però se non si rispettano le leggi che la natura porta in sé, tutta l'attività umana diventa distruttiva, produce caos; cioè si realizza una seconda forma di ignoranza, un nuovo caos capace di distruggere il mondo e l'umanità”.
UNA NUOVA SAPIENZA ECOLOGICA
Agli educatori suggeriva perciò, già nel 2007, la sfida di “contribuire a una nuova sapienza ecologica che comprenda il posto dell’uomo nel mondo e che rispetti lo stesso uomo che è parte del mondo”. E proseguiva: “Il senso della scienza e della tecnica, della produzione e del consumo, del corpo e della sessualità, dei mezzi attraverso i quali partecipiamo della creazione e trasformazione del mondo dato da Dio, merita una rigorosa riflessione nelle nostre comunità e nelle nostre aule; meditazione che non esclude una conversione della mente e del cuore per andare oltre la dittatura del consumismo, della cultura dell'apparire e della irresponsabilità”. E concludeva: “un umanesimo trascendente ci invita, dunque, a ripensare il mondo in cui siamo parte della ‘natura’ senza ridurci ad essa”.

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