"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

domenica 10 febbraio 2013

Benedetto XVI: il cristiano è martire, disperso e straniero ma eletto da Dio

"Nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico", "che può avere forme molto diverse". Tuttavia, "dobbiamo essere grati e gioiosi" per essere stati "eletti" da Dio "da sempre, prima della nostra nascita, del nostro concepimento". Lo ha detto Benedetto XVI incontrando i seminaristi del Pontificio Seminario Romano Maggiore, ai quali ha tenuto la tradizionale Lectio Divina sulla Prima Lettera di San Pietro (1, 3-5).

Questo "privilegio" dell'essere stati scelti da parte di Dio, rappresenta al tempo stesso una risposta in "umiltà", perché, come cristiani, diventiamo al tempo stesso"dispersi", "stranieri" e "perseguitati", nel senso che siamo chiamati "contro le tendenze dell'egoismo, del materialismo" di cui il mondo è saturo, restando "una minoranza", "in una situazione di estraneità , generando negli altri "meraviglia che uno possa ancora credere e vivere così".

Ma in ciò si trova "la forma di essere con Cristo Crocifisso", "non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti , ma vivendo - o cercando almeno di vivere - secondo la sua Parola, in una grande diversità rispetto a quanto dicono tutti". Una forma che si fa "missione" "di essere responsabili per gli altri, e, proprio così, dando forza al bene nel nostro mondo".

Essere cristiano, ha aggiunto il Papa, "non è un atto solo della mia volontà, non primariamente della mia volontà, della mia ragione: è un atto di Dio". Ecco perché "io non posso farmi cristiano, ma vengo fatto rinascere, vengo rifatto dal Signore nella profondità del mio essere". In questo modo - attraverso il Battesimo "che è un processo di tutta una vita" - entro "in una nuova famiglia: Dio, il Padre mio, la Chiesa mia Madre, gli altri cristiani, miei fratelli e sorelle".

Da cristiani abbiamo anche "il futuro", perché riceviamo in "eredità" "l'albero della Chiesa", "che cresce sempre di nuovo", anche se molti "profeti di sventura" ci impressionano dicendoci il contrario. È pur vero che ci sono "cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va" quando si fanno "cose sbagliate". Però al tempo stesso bisogna essere sicuri "che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza", ugualmente "nasce di nuovo".

In tutto ciò ci è di garanzia "la fede", come "il vigile che custodisce l'integrità del mio essere, della mia vita, della mia eredità" e "ci protegge, ci aiuta, ci guida, ci da la sicurezza". Grazie alla fede, insomma, noi tocchiamo "con il nostro cuore Cristo" ed entriamo "nella forza della sua vita, nella forza risanante del Signore".

Giovanni Tridente

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