"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 16 gennaio 2019

Abusi sessuali da parte del clero: cosa ci si aspetta dell'incontro dei Vescovi convocato dal Papa per febbraio


- A febbraio prossimo la Chiesa ribadirà la sua ferma volontà nel proseguire, con tutta la sua forza, sulla strada della purificazione.

- La Chiesa si interrogherà, avvalendosi anche degli esperti, su come proteggere i bambini; come evitare tali sciagure, come curare e reintegrare le vittime; come rafforzare la formazione nei seminari.

- Si cercherà di trasformare gli errori commessi in opportunità per sradicare tale piaga non solo dal corpo della Chiesa ma anche da quello della società. Infatti, se questa gravissima calamità è arrivata a colpire alcuni ministri consacrati, ci si domanda: quanto essa potrebbe essere profonda nelle nostre società e nelle nostre famiglie?

- La Chiesa dunque non si limiterà a curarsi, ma cercherà di affrontare questo male che causa la morte lenta di tante persone, al livello morale, psicologico e umano".

[Dal Discorso di #PapaFrancesco alla Curia Romana, 21 dicembre 2018]

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- [L'incontro] prevede sessioni plenarie, gruppi di lavoro, momenti di preghiera comuni con ascolto di testimonianze, una liturgia penitenziale e una celebrazione eucaristica finale. Papa Francesco ha assicurato la Sua presenza per l’intera durata del meeting.

- Il Santo Padre ha affidato al Rev. P. Federico Lombardi, S.I., il compito di moderare le sessioni plenarie dell’Incontro.

[Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, 16 gennaio 2019]

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- L’Incontro di febbraio sulla protezione dei minori ha uno scopo concreto: il fine è che tutti i vescovi abbiano assolutamente chiaro che cosa bisogna fare per prevenire e combattere il dramma mondiale degli abusi sui minori.

- Papa Francesco sa che un problema globale si può affrontare solo con una risposta globale. E vuole che l’Incontro sia una riunione di Pastori, non un convegno di studi. Un incontro di preghiera e discernimento, catechetico e operativo.

- Per il Santo Padre, è fondamentale che tornando nei loro Paesi, nelle loro diocesi, i vescovi venuti a Roma siano consapevoli delle regole da applicare e compiano così i passi necessari per prevenire gli abusi, per tutelare le vittime, e per far sì che nessun caso venga coperto o insabbiato.

- Rispetto alle grandi aspettative che si sono create intorno all’Incontro è bene sottolineare che la Chiesa non è al punto di partenza nella lotta agli abusi. L’Incontro è la tappa di un cammino doloroso, ma senza battute d’arresto, che la Chiesa sta percorrendo con decisione da oltre quindici anni.

[Comunicazione ai giornalisti del direttore della Sala Stampa Alessandro Gisotti, 16 gennaio 2019]

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- L’incontro di febbraio è importante perché per la prima volta si parlerà in maniera focalizzata e sistematica dell’aspetto sistemico-strutturale dell’abuso e della sua copertura, dell’omertà e dell’inerzia nell’agire contro questo male.

- Il Papa stesso ci ha invitato ad affrontare il nesso tra “abuso sessuale, di potere e di coscienza”. La sessualità è sempre anche espressione di altre dinamiche, tra l’altro di potere.

- Ci saranno conferenze, gruppi di lavoro e liturgie tematiche. I tre giorni di lavoro avranno come tema “responsibility, accountability, transparency”, tematiche molto discusse negli ultimi mesi e che Papa Francesco in qualche maniera ha messo nell’agenda della Chiesa con le lettere ai Vescovi in Chile e al Popolo di Dio.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa (in spagnolo) alla Revista Palabra nel numero di gennaio 2019]

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- Il principale frutto concreto che ci auguriamo scaturisca dall’incontro è che tutti i partecipanti delle Chiese locali, i rappresentanti degli Ordini religiosi e delle Congregazioni, tornino a casa e possano veramente mettere in atto ciò di cui si è parlato. Poi dovremo vedere come possiamo definire più concretamente i temi della responsabilità, del ‘rendere conto’ di questa responsabilità e della trasparenza. Questi sono i tre temi che caratterizzeranno ciascuno dei tre giorni in cui è strutturato l’incontro.

- Un altro punto sarà come fare a trasmettere qualcosa di più chiaro sulle norme che si devono applicare e come possono essere veramente controllate le procedure, che abbiamo già definito ma che alcuni non sanno ancora come mettere in atto.

- E infine, vogliamo vedere come possiamo fare affinché non solo si conoscano le procedure, le norme – perché queste sono conosciute già da tempo – ma come possiamo fare per motivare le persone a impegnarsi a metterle in atto e a non titubare, a non esitare ma a impegnarsi con tutto il cuore affinché ciò che si deve fare venga veramente anche messo in atto.

- Una delle misure concrete che vogliamo offrire ai vescovi del mondo sarà la creazione di task force, cioè di squadre, che saranno probabilmente istituite nei vari continenti in cui la Chiesa cattolica è presente e che potranno poi spostarsi di luogo in luogo. Potranno informarsi sulle linee guida che le Conferenze episcopali stanno per implementare, a che punto siano con questo processo, di che cosa abbiano necessità. Cercheranno di capire come possono aiutarle, come possono fornire informazioni, ma anche le soluzioni più valide che sono state già sperimentate in altri Continenti.

- Così, queste task force dovrebbero diventare uno strumento anche per gli anni a venire per misurare il successo di questo esercizio di rendersi conto della propria responsabilità, anche a livello mondiale, di fronte alle aspettative pubbliche, in modo da fare emergere che siamo in un processo continuo, sempre di nuovo, per rivisitare lo stato delle cose, migliorare, approfondire la conoscenza del fenomeno degli abusi e del lavoro di prevenzione, che ovviamente è una delle missioni principali del nostro credere in un Dio che si è fatto uomo.

[Intervista di p. Hans Zollner concessa a Vatican News (Fabio Colagrande) il 23 gennaio 2019]

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- L’idea di questo incontro è nata nel C9 perché noi vedevamo che alcuni vescovi non capivano bene o non sapevano che cosa fare o facevano una cosa buona e un’altra sbagliata. Abbiamo sentito la responsabilità di dare una “catechesi” su questo problema alle conferenze episcopali e per questo si chiamano i presidenti degli episcopati.

- Primo: che si prenda coscienza del dramma, di che cos’è un bambino o una bambina abusata. Ricevo con regolarità persone abusate. Ricordo uno: 40 anni senza poter pregare. È terribile, la sofferenza è terribile.

- Secondo: che sappiano che cosa si deve fare, qual è la procedura. Perché talvolta il vescovo non sa che cosa fare. È una cosa che è cresciuta molto forte e non è arrivata dappertutto.
- E poi che si facciano dei programmi generali ma che arrivino a tutte le conferenze episcopali: su ciò deve fare il vescovo, ciò che devono fare l’arcivescovo metropolita e il presidente della conferenza episcopale. Che ci siano dei protocolli chiari. Questa è l’obiettivo principale.

- Ma prima delle cose che si devono fare, bisogna prendere coscienza. Lì, all’incontro, si pregherà, ci sarà qualche testimonianza per prendere coscienza, qualche liturgia penitenziale per chiedere perdono per tutta la Chiesa. Stanno lavorando bene nella preparazione dell’incontro.

- Io mi permetto di dire che ho percepito un’aspettativa un po’ gonfiata. Bisogna sgonfiare le aspettative a questi punti che vi ho detto, perché il problema degli abusi continuerà, è un problema umano, dappertutto. Ho letto una statistica l’altro giorno. Dice: il 50 per cento dei casi è denunciato, e solo nel 5 per cento di questi c’è una condanna. Terribile. È un dramma umano di cui prendere coscienza. Anche noi, risolvendo il problema nella Chiesa, aiuteremo a risolverlo nella società e nelle famiglie, dove la vergogna fa coprire tutto. Ma prima dobbiamo prendere coscienza e avere i protocolli.

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