"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

sabato 12 maggio 2018

#Educare alla #verità, promuovendo ascolto, dialogo sincero e responsabilità nel linguaggio


Il Messaggio di Papa Francesco per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali richiama all’importanza di sconfiggere le manipolazioni nell’informazione attraverso una consapevole responsabilità che il bene dipende da ciascuno di noi.

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“Educare alla verità significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene ‘abboccando’ ad ogni tentazione”. È un messaggio carico di significati e impregnato di spunti realistici quello che il Papa ha scritto per la 52ma Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra il 13 maggio nella Solennità dell’Ascensione del Signore. 

Francesco tocca il nervo scoperto delle “fake news” – la serie di informazioni infondate, distorte, ingannatrici e manipolatorie che si diffondono tanto online quanto attraverso i media tradizionali - che in tante parti del mondo sono diventate oggetto di grande dibattito perché la loro proliferazione può rappresentare un problema per la democrazia.

Un fenomeno che ha allertato anche le Autorità civili e le stesse media company, impegnate a mettere in campo soluzioni giuridiche per arginare la problematica. Poi ci sono diverse iniziative educative – non sempre organizzate in maniera corporativa, ma comunque molto necessarie e di grande servizio – che insegnano come leggere e valutare il contesto comunicativo senza trasformarsi in divulgatori inconsapevoli di disinformazione.

Francesco però nel suo Messaggio – pubblicato come consuetudine nella memoria di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, il 24 gennaio scorso – centra esattamente il punto, e cioè che “nessuno di noi può esonerarsi dalla responsabilità di contrastare” tutto ciò che è falso.

È vero – argomenta – che l’efficacia delle informazioni ingannatrici consiste proprio nella loro “natura mimetica”, per cui nell’apparire plausibili catturano l’attenzione dei destinatari con stereotipi, pregiudizi, facili emozioni, oltre a suscitare spesso rabbia, disprezzo e frustrazione, in un circolo vizioso che dilaga all’impazzata.

Però è altrettanto vero che questo rappresenta anche il “campo da arare” per ognuno di noi, mettendo in gioco tutta la nostra capacità di prevenire e identificare questi meccanismi perversi, casomai attraverso un “attento discernimento”.

Spesso succede un po’, dice il Papa, come ai primordi dell’umanità con l’“astuto serpente” che si rese artefice della prima fake news (Gen 3,1-15) provocando una catena di male che, a cominciare dal primo peccato, si è poi riversata “in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la società e il creato”.

Ma questa è anche la risposta al perché ciò accade. Non è affatto colpa dei social media e della logica che li caratterizza, come spesso si vuole far credere per esimersi dalle proprie responsabilità – il mezzo in sé è neutro, dipende da noi umani l’indirizzo che vogliamo dargli! –, quanto invece di quella “bramosia insaziabile che facilmente si accende nell’essere umano”.

In fondo, spiega Papa Francesco, dietro ci sono spesso motivazioni economiche e opportunistiche, sete di potere, avere e godere, e questo ci rende vittime del grande imbroglio chiamato male, “che si muove di falsità in falsità per rubarci la libertà del cuore”.

Come uscirne? L’antidoto più radicale in grado di estirpare il virus della falsità “è lasciarsi purificare dalla verità”, scrive Francesco. Questa verità non è affatto un concetto o un portare alla luce cose nascoste ma riguarda la vita intera, la persona nella sua interezza, e l’uomo la può riscoprire soltanto se “la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama”.

Questa verità può sgorgare solo da relazioni libere tra le persone e nell’ascolto, non può essere imposta come qualcosa di esterno e impersonale. È una ricerca continua, che oscilla tra ciò che favorisce la comunione tra le persone e promuove il bene e ciò che invece genera divisione, contrapposizione e isolamento.

Molto concretamente, afferma Papa Francesco, se gli enunciati con i quali abbiamo a che fare suscitano polemica, fomentano divisioni e infondono rassegnazione, possiamo stare certi che non sono abitati da verità, anche se l’argomentazione che ci viene proposta ha un bell’aspetto.

Inutile girarci intorno: la risposta contro le falsità non è data dalle strategie ma dalle persone, persone libere dalla bramosia, capaci di mettersi in gioco ascoltando l’interlocutore e generando un dialogo sincero, persone che sono così attratte dal bene che hanno cura anche nell’utilizzo del linguaggio. Evidentemente, ciò richiede grande apertura e molta pazienza.

Non sono indenni da questa responsabilità i giornalisti, a cui il Papa dedica l’ultima parte del Messaggio, ricordando che la loro è una vera e propria missione al servizio delle persone, in particolare di quelle che non hanno voce. L’invito è avere cura nella ricerca delle fonti, consapevoli che “informare è formare” e che bisogna generare processi di sviluppo del bene.

Bisogna riscoprire “un giornalismo di pace”, conclude il Papa, che rifugge la finzione, gli slogan ad effetto e le dichiarazioni roboanti, e che in definitiva avvia processi virtuosi e trova “soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale”.

Solo in questo modo il motto giovanneo “La verità vi farà liberi” sarà veramente attuale.

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