"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 19 dicembre 2012

Benedetto XVI: la Vergine Maria è icona della fede obbediente, modello e madre di tutti i credenti

La Vergine Maria è "icona della fede obbediente" e "modello e madre di tutti i credenti", perché si è messa nelle mani del Creatore "senza limiti", sottomettendosi "liberamente alla parola ricevuta". Un atteggiamento di "piena fiducia", annunciato da un invito alla "gioia profonda" che è fine delle tristezze del mondo (sofferenza, morte, cattiveria, male". 

Benedetto XVI ha dedicato alla figura di Maria, al suo "si" incondizionato che ha rinnovato "lungo tutta la sua vita", l'Udienza generale di stamattina, l'ultima di quest'anno.

Il Papa ha preso spunto dal "rallegrati" del saluto dell'Angelo per spiegare che il motivo di questa gioia risiede nel fatto che "in lei si compie l'attesa della venuta definitiva di Dio", e ciò proviene anche "dalla grazia" di essere in comunione con Dio, in "connessione vitale con Lui".


Il suo è anche un atteggiamento di "ascolto, attenta a cogliere i segni di Dio", mentre la fede che la anima tesse tutta la sua esistenza. In questo modo, ponendosi sulla scia del "grande Patriarca" Abramo, ella diventa "modello e madre di tutti i credenti".

L'altro aspetto sottolineato dal Santo Padre riguarda "l'elemento dell'oscurità", che è un passaggio inevitabile nel cammino di "apertura dell'anima a Dio", perché a volte il volere del Signore è "misterioso" e non sempre corrisponde con i nostri desideri. 

Ciò è accaduto a Maria, ad Abramo, è accade nel "cammino di fede di ognuno di noi". Però, "quanto più ci apriamo a Dio", ponendo fiducia totale nelle sue mani, "tanto più Egli ci rende capaci, con la sua presenza, di vivere ogni situazione della vita nella pace e nella certezza della sua fedeltà e del suo amore".

Ma per arrivare a questo risultato, è necessario "uscire da sé stessi e dai propri progetti", perché sia realmente la parola divina a guidare "i nostri pensieri e le nostre azioni".

Maria ci insegna anche a non soffermarci "ad una prima comprensione superficiale" della volontà di Dio, ma a "guardare in profondità", lasciandosi "interpellare dagli eventi", elaborandoli, discernendoli: una comprensione "che solo la fede può garantire" insieme all'umiltà. 

Una umiltà che rende poi manifesta la "gloria di Dio" nell'"indifesa potenza" di un Bambino, che "alla fine vince il rumore delle potenze del mondo", ha concluso Benedetto XVI.

Giovanni Tridente

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