"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

sabato 13 ottobre 2012

Benedetto XVI: c'era una "straordinaria attesa" per il Concilio

Fino a pochi giorni fa era ancora inedito. Poi l'Osservatore Romano lo ha diffuso nell'edizione dell'11 ottobre anticipando la pubblicazione di un numero speciale sul Concilio Vaticano II, di cui lo stesso scritto è introduttivo. Si tratta della lettura personale e al tempo stesso interessante che il Santo Padre Benedetto XVI fa della "giornata splendida" in cui venne aperta l'Assise conciliare, raccontando di prima mano anche alcuni retroscena "operativi" che hanno poi accompagnato i lunghi mesi di lavoro dell'assemblea.

A differenza dei precedenti raduni ecclesiali - racconta il Papa -, in questo caso "non c'era un problema particolare da risolvere", ma talmente era forte la percezione, nella Chiesa, di un clima di "straordinaria attesa". Principalmente perché quel "cristianesimo, che aveva costruito e plasmato il mondo occidentale, sembrava perdere sempre più la sua forza efficace". E qui si comprende meglio anche ciò che Papa Giovanni XXIII intendeva con la parola "aggiornamento", che divenne quasi un elemento programmatico del Concilio: ridare alla cristianità quella forza e capacità di modellare il futuro dell'umanità.


Certo, ogni singolo episcopato era giunto a Roma con idee diverse da mettere sul tavolo delle discussioni e i più decisi - rivela il Papa con la solita spiccata delicatezza - si erano mostrati gli episcopati di Belgio, Francia e Germania, soprattutto sui temi del "rinnovamento liturgico", dell'ecumenismo e - più di tutti - del rapporto tra la Chiesa e il mondo moderno, tanto caro ai francesi, che portò poi alla stesura della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo. Proprio su questo punto, Benedetto XVI ricorda come "l'incontro con i grandi temi dell'età moderna", piuttosto che essere chiarito dalla omonima Costituzione  - che "non è riuscita a offrire un chiarimento sostanziale" su questo punto - è invece avvenuto "in due documenti minori", scoperti nel loro importante valore man mano che il Concilio veniva recepito: la Dichiarazione sulla libertà religiosa e la dichiarazione Nostra aetate sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane. 

Il primo documento è riuscito a rendere visibile "l'intimo ordinamento della fede al tema della libertà, soprattutto la libertà di religione e di culto". Mentre il secondo, "preciso e straordinariamente denso", ha avuto il merito di inaugurare un tema che poi si sarebbe rilevato di speciale importanza, anche se ha avuto come punto debole quello di parlare della religione "solo in modo positivo" ignorando "le forme malate e disturbate di religione", che pure hanno un'ampia portata.

In chiusura del testo, Benedetto XVI riconosce come lui abbia vissuto e tuttora vive un processo di apprendimento" del Concilio e della sua ricezione, e a dimostrazione cita i diversi scritti che hanno caratterizzato il suo percorso di studi e la sua riflessione teologica, una parte dei quali sono adesso pubblicati nel numero speciale prodotto da L'Osservatore Romano.

Giovanni Tridente

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