"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

lunedì 2 maggio 2011

La Beatificazione di Giovanni Paolo II. La Lezione di Benedetto XVI

Un "gigante". Ha "rivendicato" al cristianesimo la "speranza" che era stata "ceduta al marxismo e all'ideologia del progresso". Un uomo di fede, dalla grande "carica umana". Nella "sofferenza" una "roccia".

Primo Papa negli ultimi mille anni a beatificare il predecessore, Benedetto XVI ha raccontato

Come non ricordare quel giorno di sei anni fa in cui lui, cardinale-teologo che aveva trascorso gli ultimi 23 anni tra la Congregazione e le biblioteche, si trovò a celebrare i funerali del papa missionario, viaggiatore, prima atleta di Dio poi invalido, amato dalle folle, adorato dai giovani?

E papa Ratzinger ricorda: "sei anni fa in questa piazza eravamo nel "dolore", ma già "aleggiava il profumo della sua santità". Per questo, pur rispettando la normativa della Chiesa ha "volutò "procedere con discreta celerità". Una risposta indiretta a quanti avrebbero voluto Wojtyla santo subito e a quanti, all'opposto, giudicano troppo rapida la beatificazione. Ora "il grande giorno è arrivato": Giovanni Paolo II "é beato per la sua fede, forte, generosa, apostolica", ed è beato "perché così è piaciuto al Signore".

Karol Wojtyla, ricorda il Papa, "salì al soglio di Pietro portando con sé la profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull'uomo" e, soprattutto con il Giubileo del Duemila, "ha dato al cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro,...". "Ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non aver paura di dirsi cristiani" e "quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e alla ideologia del progresso egli l'ha legittimamente rivendicata al cristianesimo...".

Benedetto XVI ha oggi ulteriormente assunto su di sé lo stesso sforzo del papa polacco di recuperare la Chiesa al mondo globalizzato, e al mondo l'interesse per Dio. E lo ha fatto anche raccontando la "personale esperienza" dei 23 anni di collaborazione con il papa polacco: come ha imparato a conoscerlo; come ne è rimasto "colpito ed edificato"; come lo ha visto in preghiera "immergersi nell'incontro con Dio, pur" nelle incombenze del ministero; come lo ha contemplato resistere come una "roccia" alla malattia.

Beatificando Wojtyla e con le sue parole di oggi Benedetto XVI ha compiuto un ulteriore passo per colmare un vuoto che ai cattolici poteva appariva incolmabile, facendo di Karol Wojtyla non una figura del passato, ma un modello di vita, non una star, ma un santo.

Il mondo globale aspetta proposte di qualità che parlino all'intelligenza, ma che siano traducibili in esperienze di vita. Il papa teologo lo ha capito.
alla folla in piazza San Pietro il "suo" Papa, mescolando riflessione e sentimento, storia del mondo e vicende personali, interrotto sette volte dagli applausi di una folla che in città è stata stimata attorno al milione e mezzo di persone. E presiedendo un rito suggestivo e ricco della tradizione della Chiesa, dalla richiesta di beatificazione espressa dal vicario di Roma Agostino Vallini, alla formula recitata dal Papa, al disvelamento dell'arazzo con l'effige del beato sulla facciata della basilica, alle preghiere e letture in 12 lingue del mondo.

- Giovanna Chirri -

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