"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

mercoledì 11 maggio 2011

Giovani teatranti della parrocchia di Messigno mettono in scena la speranza

A poco più di un anno di distanza dal successo del musical "Non c'è amore più grande di questo" i ragazzi della parrocchia Sacri Cuori di Messigno vanno di nuovo in scena presentando "Io ci credo", tratto dal lavoro di Claudio Mattone "Scugnizzi".

Ad esibirsi saranno una cinquantina di giovani e giovanissimi che, da mesi, stanno provando il nuovo spettacolo in un clima di allegria e impegno. Non mancheranno anche i balletti le cui coreografie sono state curate da due maestre di ballo (Lucia e Daniela). 
Ad illustrare quello che sarà l'ennesimo evento-meditazione organizzato in seno alla chiesa di piazzetta Concordia è il parroco don Modestino Capodilupo."La volontà di mettere in piedi un nuovo spettacolo è nata per tenere insieme i giovani - ha spiegato don Modestino - ovviamente quando parlo di tenerli insieme mi riferisco alla chiara volontà di spingerli a fare un cammino congiunto. Le prove non erano propedeutiche solo a mettere in scena uno spettacolo ben curato ma anche a far sì che tutti potessero recepire il messaggio custodito nel musical, farlo proprio tanto da renderne partecipe tutta la comunità". 

"Io ci credo" non sembra essere un recital prettamente religioso, ma don Modestino spiega: "Il motivo di fondo per la scelta del copione da realizzare è quello di voler alternare uno spettacolo religioso nella forma e nel contenuto come 'Non c'è amore più grande di questo' con un musical dove la forma non è prettamente religiosa ma che conserva un contenuto molto forte: non ci si deve arrendere alla realtà ma cambiarla grazie all'Amore. Credere che l'Amore possa salvare diventa il naturale passo successivo allo spettacolo messo in scena nell'aprile dell'anno scorso. 'Io ci credo' contiene, dunque, un messaggio di fede e di speranza che i ragazzi hanno recepito e che cercheranno di restituire a tutta la comunità".

Lo spettacolo prende il via da una scena che si svolge nel carcere minorile di Nisida dove Saverio De Lucia e Raffaele Capasso sognano ad occhi aperti il loro futuro. Il resto si svolge vent'anni dopo quando De Lucia diventerà don Saverio, prete di strada, e il secondo sceglierà di essere o' russ', boss della malavita locale. I due si ritroveranno di nuovo faccia a faccia ma su due fronti opposti: il prete lotterà per allontanare i ragazzi dalla strada suscitando la rabbia del 'guappo' che si vede togliere la manovalanza utile allo spaccio della droga.

"Chi l'avrà vinta? - chiosano i giovani attori - non anticipiamo niente, diciamo solo che nello spettacolo a vincere è la speranza e noi lo proponiamo auspicando che la speranza possa vincere sulla rassegnazione anche nella vita di tutti i giorni".

-StabiaChannel-

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