"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

venerdì 12 novembre 2010

In Sierra Leone i Saveriani annunciatori del Vangelo nelle scuole


L'8 luglio 2010 i Missionari Saveriani hanno celebrato i 60 anni dal loro arrivo nella Sierra Leone. 

L'arrivo dei Saveriani a Makeni, nell'attuale Provincia del Nord, ha segnato un cambio significativo per la storia di quel Paese: il suo pieno sviluppo grazie soprattutto all'educazione promossa dai missionari. I Padri dello Spirito Santo, arrivati nella Colonia Britannica già nel 1864, con i Padri Blanchet e Koeberle, avevano limitato la loro presenza alla Penisola di Freetown e, lentamente, col procedere della ferrovia, si erano addentrati nella parte Sud del Paese, molto più prospera e sviluppata.

Non si avventurarono mai verso il Nord, ad eccezione di Lunsar (1933), un importante centro minerario per l'estrazione del ferro, per seguire le famiglie dei numerosi operai provenienti dal Sud.

Con la volontà di Propaganda Fide di affidare ai Missionari Saveriani la parte Nord del Protettorato Britannico, gli Spiritani furono costretti dalla Santa Sede ad aprire una stazione missionaria anche a Makeni (1949), per dare la possibilità a quanti arrivavano di avere un punto di riferimento e così poter lavorare nel nuovo territorio. I Saveriani si misero subito al lavoro. Pochi giorni dopo il loro arrivo nella Sierra Leone, P. Azzolini scrisse ai superiori: «L'11 mattina [1950] P. Calza e io siamo partiti per la nostra destinazione, Makeni; P. Olivani e P. Stefani nel pomeriggio per Lunsar.  Ho il grande piacere di comunicarle che sia a Freetown sia qui a Makeni i Padri sono stati molto buoni, gentili, cordiali».

A Makeni si trovarono catapultati sul limite estremo di quello che era stato, seppur per un breve periodo, l'impero musulmano di Samori Touré, proprio sulla rotta commerciale del grande traffico che collegava Freetown, la capitale coloniale, con l'interno, che era appartenuto agli imperi musulmani del Futa Jallon e di Samori Touré, nati dalle terrificanti Jihad della spada. Era questa la rotta commerciale che promuoveva l'arabo per comunicare tra un chief e l'altro, per registrare i contratti commerciali o per tenere la contabilità, e che ora, con i suoi commerci, diffondeva pacificamente la religione dell'Islam.

I Saveriani, su quelle antiche rotte commerciali costruirono il nuovo mondo della Sierra Leone, per mezzo della Buona Notizia, che veniva annunciata nelle scuole di ogni ordine e grado. La metodologia sperimentata dai primi missionari cristiani del XVII secolo, Gesuiti e Cappuccini, fu quella di predicare il Vangelo e stabilire comunità cristiane partendo dalla costa e risalendo i fiumi verso l'interno.

Era un modo facile per spostarsi da un luogo all'altro, in una terra dove le strade non esistevano ancora. I Musulmani, d'altro lato - che si diffondevano a partire dal grande oceano del deserto, il Sahel - entrarono nei territori della Sierra Leone, scendendo dal Nord, percorrendo i fiumi principali del Paese.

I Saveriani, che si trovarono proprio al centro del paese, non fecero altro che fare il percorso inverso dei musulmani e, a partire da dove terminava la ferrovia, si avventurarono verso i confini estremi del Paese. Se così si può dire, i Saveriani erano gli ultimi arrivati e, secondo le regole del gioco, avrebbero dovuto adattarsi o sottomettersi agli arrivati prima di loro, in particolare ai numerosi e prolifici gruppi protestanti"...

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