"Abbiamo visto che la Chiesa anche oggi benché soffra tanto, come sappiamo, tuttavia è una Chiesa gioiosa, non è una Chiesa invecchiata, ma abbiamo visto che la Chiesa è giovane e che la fede crea gioia" (Benedetto XVI, 29 luglio 2010)

giovedì 28 ottobre 2010

Ecco la sfida educativa! La Chiesa italiana si mette in marcia

L’educazione è “un’arte delicata e sublime” e oggi rappresenta “una sfida culturale e un segno dei tempi”: lo scrive il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella presentazione del testo degli Orientamenti pastorali per il decennio 2010-2020 reso noto oggi, che ha per titolo “Educare alla vita buona del Vangelo".

 Nell’educazione – prosegue il cardinale – “noi Vescovi riconosciamo una sfida culturale e un segno dei tempi, ma prima ancora una dimensione costitutiva e permanente della nostra missione di rendere Dio presente in questo mondo e di far sì che ogni uomo possa incontrarlo, scoprendo la forza trasformante del suo amore e della sua verità”. Il documento propone “una approfondita verifica dell’azione educativa della Chiesa in Italia”, in vista di “promuovere con rinnovato slancio questo servizio al bene della società”. 
La Chiesa si dedica alla “cura del bene delle persone nella prospettiva di un umanesimo integrale e trascendente” – prosegue l’introduzione - per “educare al gusto dell’autentica bellezza della vita”, formando ad un tempo “intelligenza, volontà e capacità di amare”. Le comunità cristiane sul territorio nazionale si dovranno interrogare sul loro “agire” in quanto Chiesa che educa, confidenti “nel tesoro che il Signore ha posto nelle nostre mani”. 

Il momento attuale è segnato da “profonde trasformazioni”, dice il primo capitolo degli Orientamenti dell’episcopato italiano per il decennio 2010-2020. Si avverte l’esigenza di “riferimenti affidabili”, mentre la cultura contemporanea sembra favorire “il disorientamento, il ripiegamento su se stessi e il narcisismo”. 
In quella che ormai è definita “emergenza educativa” – come ha affermato a più riprese il Papa – la “formazione dell’identità personale” è sempre più difficile. “In un contesto plurale”, segnato da culture ed esperienze religiose diverse, si diffonde la pretesa di una educazione che vorrebbe essere “neutrale”, unita ad un diffuso “scetticismo e relativismo”. 
Gli Orientamenti denunciano così che la trasmissione dei grandi valori educativi da una generazione all’altra appare sempre più difficile. “A soffrirne di più è la famiglia”, dice il testo, mentre come conseguenza si registra la “separazione tra le dimensioni costitutive della persona” (razionalità, affettività, corporeità e spiritualità)”. 
Ecco quindi che “armonizzare queste componenti”, favorire uno “sviluppo armonioso di tutte le capacità dell’uomo” diviene un compito educativo molto difficile, più che in passato. 

Il testo degli Orientamenti pastorali sottolinea che, nell’attuale contesto pluralistico, la Chiesa avverte l’urgenza di interrogarsi sul “come” attua la propria vocazione educativa. Viene quindi proposta una verifica delle varie “dimensioni” dell’agire ecclesiale: quelle missionaria, ecumenica e dialogica, caritativa e sociale, fino a quella escatologica. La risposta a tutte le domande dell’uomo contemporaneo – prosegue il testo - viene da “Gesù, maestro di verità e di vita”. Tra i diversi protagonisti dell’educazione, anzitutto è la famiglia che deve educare a questo incontro col Cristo, oltre che con tutti gli uomini: in questo consiste soprattutto “la crescita piena del figlio”, perché sia “orientato nel mondo” e dotato di “un orizzonte di senso”. 
 Gli adulti, quindi, e i genitori tra di loro, sono i primi “educatori”, ai quali è chiesta “autorevolezza”, “credibilità”, coerenza di vita. Gli Orientamenti riconoscono poi che gruppi parrocchiali, associazioni, movimenti, volontariato, esperienze di servizio in ambito sociale e in missione possono parimenti svolgere un importante ruolo formativo dei giovani, verso i quali occorre sempre “guardare con speranza”. 
Così hanno fatto, del resto, i “grandi santi educatori” di cui è piena la storia della Chiesa e che nel documento sono ricordati in diverse pagine. 

Il capitolo quarto degli Orientamenti pastorali è dedicato alla “Chiesa, comunità educante”, con i suoi strumenti: catechesi, sacramenti, liturgia, impegno di carità, qualificati come elementi di “un poteziale educativo straordinario”. 
Grazie a questi strumenti si va formando la “coscienza credente”, che verrà corroborata – col crescere dell’età – da cammini specifici quali la scelta vocazionale, il matrimonio, la vita consacrata, il presbiterato, l’adesione ad associazioni e movimenti. Scuola e università – prosegue il documento - giocano un loro ruolo altrettanto rilevante nell’educazione: offrono gli strumenti per una “coscienza critica” che è alla base di una partecipazione convinta alla vita sociale. 
Tra i fattori educativi odierni gli Orientamenti citano poi “la cultura digitale”, vale a dire la rete internet, che “moltiplica a dismisura la rete dei contatti”. E’ un campo, quest’ultimo, che esige un particolare impegno della comunità cristiana, si sottolinea nel documento. L’ultimo capitolo offre “indicazioni per la progettazione pastorale” , indicando anche “percorsi di vita buona” per la “costruzione dell’identità personale” a partire dai più piccoli. 
Il documento esorta infine a “promuovere nuove figure educative”, specie di fronte alle novità costituite da immigrazione, devianza, rotture familiari, carcere, nuove povertà.

Il testo completo del documento

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